Elezioni

Il 28 giugno, l’Onu vota i 5 nuovi membri del Consiglio di sicurezza 2017-2018. Noi siamo in campagna elettorale da 2 anni e siamo messi abbastanza bene.

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Berlusconi non è più Berlusconi, ognuno va per conto suo. Giorgia Meloni vede passare il treno e ci sale: anche a destra è l’ora di ammazzare il padre.

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Il M5S, d’accordo sulle unioni civili, non vuole togliere le castagne dal fuoco al Pd. Anche perché prendere le castagne con le mani in tasca è difficile.

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La Spagna, dopo la Francia, conferma che la nuova sfida non è tra destra e sinistra, ma tra partiti tradizionali e resto del mondo.

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A Bologna Salvini è il protagonista e Berlusconi lo special guest. Al Centrodestra di qualche anno fa, Renzi ha portato via il centro.

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Ignazio Marino si è dimesso da sindaco di Roma, dopo 2 anni e mezzo al Campidoglio in cui ha pestato qualche piede e qualche cacca. E il Pd lo ha sostenuto a intermittenza.

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Strani parallelismi tra Renzi e Marino: il sindaco di Roma soffre e il premier lo molla, ma anche su Renzi il vento cambia e parte del Pd si organizza.

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Tra Venezia e la Toscana, i ballottaggi confermano che il vento sta cambiando: Renzi ha un anno di tempo per dare la scossa.

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Severino? Impresentabili? Una roba per pochi, che non ha pesato: il Pd ha perso voti da solo. Parola degli spin doctor di De Luca alle Regionali.

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Alle Regionali finisce l’effetto Renzi e tornano panorami familiari alla politica italiana. La destra non è morta, Grillo prende voti anche quando dorme.

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