grillo stepchild adoption unioni civili cinquestelle m5s

Se anche il partito-movimento lascia libertà di coscienza ai suoi parlamentari-portavoce, vuol dire che il tema delle unioni civili e della stepchild adoption è davvero dibattuto e ricco di valutazioni differenti. Da un certo punto di vista, per i Cinquestelle sembra quasi una resa: l’idea di una democrazia diretta che avesse bisogno di eletti solo per schiacciare bottoni decisi dalla rete a maggioranza, alla fine, si è scontrata con la complessità della politica. Dall’altro, però, può essere anche visto come un segno di maturità: consapevole dell’impossibilità di riassumere il pensiero dei propri elettori in una posizione unica, la ditta Grillo & Casaleggio si è ricordata che la Costituzione non prevede vincolo di mandato e, per una volta, si affida al discernimento dei propri rappresentanti.

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migranti europa

La difficoltà maggiore di fare politica, secondo me, è conciliare la razionalità con l’emotività, che è strettamente legata al consenso: difficile su tutto, ma su certi argomenti – tipo l’immigrazione e la sicurezza – ancora di più. Mi vengono in mente due momenti: muore il piccolo Aylan e “siamo tutti siriani, benvenuti, poveracci, aiutiamoli”; a Capodanno alcune donne vengono molestate a Colonia, anche da profughi, e la vignetta di Charlie Hebdo ci spiega – con la crudeltà di una satira che traduce un pensiero diffuso – che Aylan da grande sarebbe diventato un pizzicatore di chiappe. Finché è il cittadino comune, passi; il politico, però, è chiamato a guardare un po’ più lontano. Invece, tanto per fare un esempio, il dibattito sul reato di clandestinità in Italia è un caso-scuola di miopia. I giornali locali del Gruppo Espresso mi hanno chiesto una riflessione su questi temi: eccola.

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cirinnà governo boschi unioni civili senato

Nell’era della tecnologia domestica e della comodità, vedere gente uscire di casa e scendere in piazza per difendere delle idee continua a stupirmi. Lo dico al di là del merito, come constatazione generale: l’idea che qualcuno lasci le proprie pantofole in nome di un’idea o di un principio è tutto il contrario del televoto nelle trasmissioni tv, in cui decidi senza spostarti dal divano; qui, invece, ti sposti dal divano per far arrivare il tuo messaggio a chi è deputato a decidere. Proprio due grandi eventi di piazza (Sveglia Italia ieri, Family day sabato prossimo) accompagnano la discussione sulle unioni civili in Senato, e per una volta il Parlamento torna a essere un luogo centrale delle decisioni. Ma il Parlamento è anche plurale, per sua natura, e quindi il dibattito non sarà facile. I giornali locali del Gruppo Espresso mi hanno chiesto un commento, io l’ho scritto qui. Buona lettura.

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m5s quarto

Se c’è una cosa che mi dà fastidio, della vicenda di Quarto, è la trasformazione della politica in un gioco di ruolo: quelli che fino alla settimana scorsa si dicevano garantisti ora invocano la ghigliottina, mentre quelli che di ghigliottina campavano cominciano a fare distinguo appena sentono la lama sul proprio collo. Non c’entra molto con l’articolo che ho scritto per il Gruppo Espresso, ma ci tenevo a premetterlo per inquadrare la situazione. Che sta avendo conseguenze anche sulle prossime amministrative, tanto da ridare fiato a un Pd ormai rassegnato su Roma: se i Cinquestelle perdono l’innocenza, infatti, perdono anche il miglior motivo perché una parte di elettorato decida di votarli. Buona lettura.

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renzi alfano governo

“Questo governo fa cose di Centrodestra”, commentò il ministro Alfano a metà ottobre, quando Palazzo Chigi decise di alzare la soglia del contante. “Francamente cose di sinistra fatte dal governo non mi vengono in mente”, aveva già detto mesi prima, elencando i risultati raggiunti: dalla riforma dell’articolo 18 alla decontribuzione per le nuove assunzioni, passando per l’eliminazione del costo del lavoro dal computo dell’Irap, la responsabilità civile dei magistrati, la riforma della custodia cautelare in carcere, lo sblocco dei tetti stipendiati e le nuove assunzioni per le forze dell’ordine. Tutte cose che Berlusconi aveva sempre detto – è stato il mantra di NCD finora – ma che solo Renzi ha avuto la forza e il coraggio di portare a termine.

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elezioni spagna 2015

Farsi un abito su misura con le elezioni altrui è il modo migliore per avere sempre ragione, o almeno per non rischiare mai di avere torto: in assenza di controprova, infatti, tutto è lecito e nulla è smentibile. Alle ultime Regionali francesi, per esempio, sono volati stracci all’interno del Centrodestra italiano: metà magnificava il Front National primo partito (“Il modello è Salvini, non la vecchia Forza Italia”), l’altra metà commentava le sconfitte ai ballottaggi spiegando che, per vincere, la destra ha bisogno del centro (“Senza di noi non andate da nessuna parte”). Il voto in Spagna, naturalmente, non ha fatto eccezione. Né il governo ha resistito alla tentazione di magnificare l’Italicum, spiegando che da noi certe cose non potranno accadere e sentendosi rispondere che, se l’alternativa è dare il 55 per cento dei seggi a un partito che prende il 25 per cento dei consensi, allora è meglio la grande coalizione o addirittura lo stallo.

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leopolda 2015

Scrive Marco Damilano, sull’Espresso, che la Leopolda negli anni ha mietuto vittime illustri. E in mezzo ci mette anche me (illustre o meno, vabbe’), che partecipai quando non era ancora di moda. Sarà proprio per quello – per il fatto, cioè, che non fosse ancora di moda – che io non vedevo nella Leopolda (né nel Big Bang) un trampolino per ambizioni personali, ma soprattutto un luogo in cui andare a condividere un approccio alla politica che – lo dico con onestà, ma lo dicevo anche allora e i video sono ancora online – non mi sembrava di trovare altrove, nel Pd. Faccio questa premessa perché chi avrà voglia di leggere il mio pezzo per i giornali del Gruppo Espresso capisca meglio la mia analisi, o almeno il punto di partenza, su quello che la Leopolda è diventata negli ultimi anni. Più che una critica, appunto, è un’analisi: come ho scritto, mi farei le stesse domande su un V-Day con i Cinquestelle al governo da due anni. Buona lettura.

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san bernardino shooting strage california

L’avevo già detto e scritto in altre circostanze che preferivo le guerre di un tempo: ho cercato di spiegarlo meglio sui giornali locali del Gruppo Espresso, che mi hanno chiesto un commento sulla strage di San Bernardino. Mi sono fatto aiutare da un libro che ho appena letto: me lo aveva regalato Mario Giro, la settimana scorsa, quando è venuto ospite a Today, e mi ha dato diversi spunti di riflessione. Il mio pezzo, per chi ha voglia di leggerlo, è qui.

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Confesso che avevo paura per il Papa, e che la battuta sulle zanzare non mi aveva rassicurato nemmeno un po’. Da alcune settimane stavamo preparando la puntata di Today con un reportage dal Centrafrica – perché sapevamo che lì si giocava il senso profondo di questo viaggio – e avevamo dovuto rinviarlo perché si stava sparando anche lì dove normalmente non si spara. Ora che Francesco è tornato in Vaticano, senza nemmeno grandi stravolgimenti del programma, mi piacerebbe che l’opinione pubblica si rendesse conto del motivo per cui è partito, e perché ha scelto quel posto per aprire il Giubileo: perché voleva portarci gli occhi di tutti, compresi quelli dei giornalisti che pigramente raccontano da mesi di una guerra per motivi religiosi tra milizie cristiane e musulmane. Certo, non tutti hanno apprezzato: le risorse del Centrafrica sono tante e costano poco, e se quel Paese trovasse pace – e magari si desse un governo stabile, in grado di sedersi al tavolo con gli acquirenti per ricontrattare i prezzi – a qualcuno non converrebbe. Nel video qui sopra c’è la puntata di Today, andata in onda sabato sera, mentre per i giornali del Gruppo Espresso dico la mia qui.

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