pd partito democratico

Personalmente, nei miei cinque anni da deputato del Partito democratico in Campania, non sono mai stato avvicinato da esponenti della criminalità organizzata. O almeno così credo, perché può anche darsi che qualcuno ci abbia provato ma io non me ne sono nemmeno accorto. Ho invece partecipato a decine e decine di eventi, sempre organizzati dal Pd, per la legalità. Questo non significa che in quel partito siano tutti puliti: serve solo a spiegare il mio stato d’animo di fronte all’indagine in corso, che mi auguro arrivi a scagionare Stefano Graziano. In ogni caso, il gruppo Espresso mi ha chiesto un commento sulla permeabilità (la scalabilità, forse) del Pd attuale, di fronte ai rischi di infiltrazioni. Eccolo qui, se vi va di leggerlo.

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italy candidate united nations security council 2017 2018

Se ne comincia a parlare ora, perché il voto si avvicina, ma sono ormai due anni abbondanti che seguo la campagna elettorale italiana per il Consiglio di sicurezza Onu. Sono cose che si programmano con parecchio anticipo, e a New York c’è un diplomatico della Farnesina – molto bravo, tra l’altro: si chiama Pier Luigi Zamporlini e lavora con il rappresentante italiano alle Nazioni Unite, l’ambasciatore Sebastiano Cardi – che ormai si dedica a tempo pieno a questo obiettivo. Non c’è molta differenza con le campagne elettorali “normali”: devi andare dai tuoi elettori (in questo caso, i Paesi membri dell’Assemblea generale dell’Onu) e convincerli a votare te anziché un altro al posto tuo. Nel nostro caso, l’altro sarebbe la Svezia oppure l’Olanda: siamo in tre (tutti dell’Europa occidentale: si va per aree geografiche) ma passiamo in due.  Che cosa vuol dire stare nel Consiglio di sicurezza per un biennio (nel nostro caso, 2017 e 2018)? Parecchio, in termini non solo di prestigio ma anche di peso a livello internazionale. Se andiamo noi, per esempio, alziamo l’attenzione sulla situazione nel Mediterraneo e quella delle coste nordafricane; ci battiamo per la moratoria della pena di morte; cerchiamo di rendere l’Onu ancora più democratica, perché i meccanismi attuali sono un’eredità della storia e premiano eccessivamente le potenze vincitrici di una guerra conclusa 71 anni fa (a proposito: buon 25 aprile a tutti!), e così via. Se vi interessa sapere qualcosa di più sulla nostra campagna elettorale, qui c’è il mio commento per i giornali locali del Gruppo Espresso.

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referendum trivelle

Alla fine ieri sono andato a votare, e ho votato sì, ma non mi sento un gufo, né un demagogo, né un rosicone. Non ho visto il referendum come un plebiscito su Renzi, perché sulla scheda c’era scritto altro: mi si chiedeva, cioè, se fossi favorevole ad abrogare le concessioni di estrazione “finché morte (del giacimento) non ci separi”. E ho risposto di sì – vado con l’accetta, scusate – per un paio di motivi: uno liberale (anche sulle concessioni vorrei concorrenza) e uno statalista (vorrei che fosse sempre lo Stato a poter avere l’ultima parola, anche quando i suoi beni o servizi passano per il privato). Tutto il resto lo trovo un po’ demagogico: tanto la difesa dei posti di lavoro (erano le obiezioni che mi facevano per gli F-35, quando presentavo mozioni per rinunciare al programma) quanto i discorsi sulla politica energetica (che naturalmente mi sta a cuore, ma che poco ha a che vedere con il referendum in questione). E proprio la demagogia, da entrambe le parti, mi ha dato come al solito molto fastidio. In ogni caso, se a qualcuno interessa il mio commento per i giornali locali del gruppo Espresso, è qui.

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gianroberto casaleggio

Mi è dispiaciuto non aver mai conosciuto Casaleggio, perché come tipo mi incuriosiva parecchio. Sicuramente ha cambiato la politica italiana degli ultimi anni e avrebbe potuto cambiarla ancora: se avesse avuto ambizioni di governo, per esempio, avrebbe accettato l’offerta di Bersani e magari oggi sarebbe il vicepresidente del Consiglio; mi chiedo dunque che cosa farebbe ora Renzi, per esempio, e così via. Ma anche stando dietro le quinte, Casaleggio ha avuto un impatto notevole: l’elezione di Boldrini e Grasso (entrambi neofiti del Parlamento) alla presidenza di Camera e Senato, per esempio, è frutto di quel momento storico in cui lui e Grillo avevano l’opinione pubblica in mano. I giornali locali del Gruppo Espresso mi hanno chiesto un commento sulla sua scomparsa e sulle possibili conseguenze politiche: eccolo qui, se avete voglia di leggerlo.

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papa francesco saluto

La premessa scontata – che chi ha la ventura di leggermi si sarà stancato di sentirmi ripetere – è che Francesco gode di una stampa (e in particolare di una stampa progressista) nettamente migliore rispetto ai suoi predecessori: se Benedetto XVI avesse pubblicato l’Amoris laetitia, i giornali oggi parlerebbero della chiusura del Vaticano su matrimoni gay e utero in affitto. Detto ciò, sia per la mia storia che per la mia sensibilità, ogni volta che Bergoglio dice o fa qualcosa ci vedo dentro il mio punto di vista sul ruolo del cristianesimo nella società: che non è l’unico, naturalmente, e quindi non mi sorprende il disagio di una parte del mondo cattolico rispetto al documento. Questa esortazione postsinodale ha il grande pregio, come del resto tutta la pastorale di questo Papa, di poter parlare anche a chi non crede. La rete dei giornali locali del Gruppo Espresso mi ha chiesto una riflessione sul tema. Eccola qui, per chi ha voglia di leggerla.

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guidi boschi governo parlamento

Se c’è una cosa che mi dispiace, nel dibattito politico italiano, è che le questioni non vengano mai affrontate razionalmente. Mi piacerebbe, per esempio, che pure sul referendum delle trivelle si discutessero con argomentazioni i pro e i contro di ogni scelta, mentre mi pare che stia assumendo contorni di tutt’altro genere: una specie di referendum su Renzi, sulla corruzione, sul magna magna, sull’atteggiamento del governo nei confronti dei cosiddetti poteri forti. La tempistica delle inchieste, in tutta onestà, non aiuta: il solo pensiero di non essere usciti da vent’anni di scontri tra politica e magistratura mi deprime non poco. Comunque, i giornali del Gruppo Espresso mi hanno chiesto un commento sulla vicenda Guidi. Eccolo, per chi ha voglia di leggerlo.

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attentati bruxelles aeroporto

Troppo facile, dopo gli attentati di ieri, fare campagna elettorale contro l’Islam. Che poi, a farla, sono gli stessi che invece, quando i tifosi della loro squadra provocano incidenti, sanno ben distinguere gli ambiti e difendono giustamente il gioco del calcio, spiegandoti che in quelle curve e in quegli ultras c’è una violenza e un disagio che nel calcio trovano solo un vestito. Ma sull’Islam no, non transigono. E ti spiegano che l’Europa è morta, loro che non ci hanno mai creduto e che – pur eletti all’euroParlamento – avranno messo piede a Bruxelles due o tre volte. Comunque, per chi non si rassegna a pensare con la pancia, qui c’è una mia riflessione pubblicata oggi sui giornali locali del Gruppo Espresso.

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giorgia meloni pantheon

Chi conosce Giorgia Meloni da vicino, e la sente con frequenza, diceva già da alcune settimane che il tema della sua candidatura al Campidoglio non era ancora archiviato: così come la gravidanza in corso poteva essere un problema per il suo fisico, la preoccupazione di finire in un angolo lo era per la mente. C’era in ballo, e c’è ancora, la ricomposizione della destra, che nell’era del tardo impero berlusconiano ha l’esigenza primaria di trovare nuovi equilibri e nuovi leader di riferimento. E siccome in politica, come nella vita, a volte i treni passano una volta sola, l’ex ministro della Gioventù ha deciso che bisognava prenderlo: anche perché, nel frattempo, i possibili alleati – divisi da mesi su operazioni autoreferenziali, tradotte nell’appoggio a un proprio candidato contro quello degli altri – hanno fatto di tutto per ridursi all’insignificanza.

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eu council migrants consiglio europeo migranti

Mi piacerebbe vedere un’Europa determinata sui migranti così come lo è su altri temi, economia in testa. Che non significa mettere tutti d’accordo in un attimo, perché naturalmente sarebbe impossibile, ma almeno non cambiare linea una volta ogni due settimane. Capisco tutto, e in particolare capisco la difficoltà di sedersi al tavolo con due spade di Damocle: la prima sono i governi che non vogliono proprio sentire ragioni e chiudono le frontiere, la seconda sono le opposizioni interne presenti anche nei Paesi più disponibili a una linea comune. Però mi pare che sulla strategia interna stiamo andando un po’ a casaccio. Se vi interessa, qui c’è una mia riflessione per i giornali locali del Gruppo Espresso. Buona lettura.

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guerra in libia

Tra i vari errori (in buonafede: credo che non ci sia nemmeno bisogno di aggiungerlo) che ho fatto da deputato, c’è il mio voto a favore della missione in Libia. Mi convinse la cornice internazionale, che dibattemmo in una riunione del gruppo parlamentare, e vinsi la mia ritrosia personale da obiettore di coscienza in nome di un bene maggiore. Che invece non arrivò, purtroppo. E oggi mi rimane quel rimorso – tutto personale, perché alla fine il mio voto non fu determinante – ogni volta che ci penso. I giornali locali del gruppo Espresso mi hanno chiesto un commento sulla situazione attuale. Eccolo qui.

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