raggi frongia m5s roma

Giuro che non godo a scrivere pezzi del genere, perché da romano mi interessa innanzitutto il benessere della mia città: vorrei che Virginia Raggi le azzeccasse tutte, che i Cinquestelle cambiassero la vita di tutti noi, che gli errori fatti in passato non si ripetessero mai più. Purtroppo, però, quando mi si chiede un’opinione sul caos di Roma non posso che dire la verità, o almeno quella che dal mio punto di vista è tale. Buona lettura, per chi vuole, sui giornali locali del Gruppo Espresso.

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carta d'identità silvio berlusconi

Per parecchio tempo ho cercato di essere aberlusconiano, cercando di giudicare l’allora Cavaliere in base a quello che faceva alla guida dei vari governi; ciò non mi ha mai portato a votarlo, perché non mi ha mai convinto fino in fondo, ma il mio era comunque un voto ragionato e mai di pancia. Una volta arrivato in Parlamento, ho dovuto prendere atto dell’impossibilità di essere aberlusconiani fino in fondo: vista da vicino la ripercussione dei suoi interessi personali sui nostri lavori e sulle leggi in esame, ho dovuto rassegnarmi all’idea della polarizzazione estrema, così lontana dal mio concetto di politica. O eri con lui, di fronte a certe scelte, oppure gli facevi la guerra. Può dunque una persona che ha combattuto Berlusconi in Parlamento scrivere una riflessione credibile sul percorso politico di questo signore che domani compie 80 anni? I giornali locali del Gruppo Espresso me lo hanno chiesto, io ci ho provato in 70 righe qui. Buona lettura.

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HIllary Clinton salute

Nel mese passato in America ho visto un fiume ininterrotto di programmi televisivi sulle presidenziali. Ma siccome non sempre c’è qualcosa di nuovo da dire, si fanno film su ogni dettaglio e si va avanti a cascata. Quando poi la notizia arriva davvero, tipo il  forfait di Hillary Clinton alla cerimonia dell’11 settembre, i mass media diventano uno studio medico e si imbastiscono ore di trasmissione sulla salute della paziente. A me non piace, per loro è informazione. I giornali del Gruppo Espresso mi hanno chiesto un commento: eccolo, per chi ha voglia di leggerlo.

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m5s raggi di battista di maio roma

Il titolo del post è da un tweet di Giovanni Innamorati, giornalista dell’ANSA, che ieri sera – durante il vertice burrascoso dei Cinquestelle in Campidoglio – mi ha fatto sorridere. La foto è un meme che mi sono inventato ieri pomeriggio mentre la radio continuava a mandare “We don’t talk anymore” di Charlie Puth con Selena Gomez, uno dei vari martelli dell’estate. L’articolo che leggerete, se avrete voglia, è invece una mia riflessione per i giornali locali del Gruppo Espresso sul momento difficile del partito di Grillo. Nota a margine da romano: qui siamo già in autogestione, mi sembra di capire, ma non è una novità. Buona lettura.

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Leo cane terremoto

Alla ventesima notizia di fila sul labrador Leo, protagonista delle ricerche tra le macerie del terremoto di Amatrice, i giornali locali del Gruppo Espresso mi hanno chiesto che cosa ne pensassi. Chissà, forse il fatto di aver appena visto a New York l’ennesimo cartone sugli animali (Pets, da noi esce a ottobre) mi ha un po’ condizionato. In ogni caso, se interessa, la mia riflessione è qui.

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shahrzad houshmand

Conosco Shahrzad Houshmand da diversi anni: è una teologa in due religioni diverse – Islam e cristianesimo – e può quindi parlare a ragion veduta di Bibbia e di Corano. Ho pensato a lei, quando mi è stata chiesta dai giornali locali del Gruppo Espresso un’intervista sulla possibile guerra di religione in atto. Mi pare che, come al solito, Shahrzad offra spunti interessanti. Buona lettura, per chi vuole.

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parrocchia Saint-Etienne-du Rouvray attentato Rouen islam

Uno dei miei posti preferiti sono le chiesette in pietra nel nord della Francia. Fresche dentro, anche d’estate, come se le stagioni si fermassero e come se fuori non ci fosse il mondo. Non è stato facile, poche ore dopo l’attentato di ieri nella parrocchia di Saint-Etienne-du Rouvray, scrivere un’analisi per i giornali locali del Gruppo Espresso senza dare spazio alle emozioni personali; comunque, eccola qua. I nuovi crociati possono anche non leggerla: li deluderei, come sempre.

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trump

Se fossi un elettore repubblicano negli Usa, in un momento del genere mi sentirei terribilmente in imbarazzo. Non lo sono, eppure da osservatore esterno non riesco a godermi lo spettacolo: la vittoria di Trump metterebbe a dura prova le relazioni internazionali dell’America, con ripercussioni enormi anche sull’Europa, e – con tutto il rispetto per l’Ungheria o la Polonia – una sterzata a Washington non ha esattamente lo stesso impatto che a Budapest o Varsavia. In Trump vedo ben poco di repubblicano, ma credo che anche negli Stati Uniti siano ormai saltati gli schemi: conosco molti ex elettori di Obama che a novembre voteranno per lui, in nome di un non meglio specificato change. Per chi ha voglia di leggerlo, qui c’è il mio commento sui giornali locali del Gruppo Espresso.

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theresa may brexit

Non stravedevo per la Thatcher vera, mentre quella del film mi piaceva un po’ di più, ma se Theresa May lasciasse nel Regno Unito un quarto del segno che lasciò the Iron Lady sarebbe già una statista. Premesso ciò, la partita per la premiership britannica mi è sembrata, in questi giorni post-Brexit, un campionato di traversone (noi romani chiamiamo così il tresette a non prendere, quello che i milanesi chiamano ciapanò): guidare l’uscita dall’Unione, con tutto da perdere e poco da guadagnare, è una discreta rogna per chiunque. Ma per Theresa May è anche la chance of a lifetime, e quindi in bocca al lupo. Sperando, senza troppa fiducia, che sugli immigrati si dimostri più moderata e meno miope di quanto fatto vedere finora da ministro dell’Interno. Se vi interessa il mio ritratto per i giornali locali del Gruppo Espresso, eccolo.

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ncd vitel tonné

L’uragano in arrivo su NCD mi sembra più una tempesta tropicale: basterà chiudersi in casa qualche giorno, con le finestre tappate, e tenere a portata di mano una candela nel caso in cui salti la luce. Non credo che verranno spazzati via dalla storia delle Poste, né penso che accadrà qualcosa di significativo – al di là della cronaca quotidiana: sette dubbiosi vanno di là, due ci ripensano e restano qua, e così via – prima del referendum costituzionale. Più che le Poste, il problema del Nuovo Centro Destra mi pare la sindrome del vitel tonné: sono nati per essere contemporaneamente sia carne che pesce, ma rischiano di piacere a pochi. L’ho scritto pure nel mio commento per i giornali locali del Gruppo Espresso: eccolo.

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