presidenziali austria hofer van der bellen

In molti osservatori e politici di destra hanno condannato, in queste ore, il modo in cui dall’Italia si guarda all’Austria e al suo possibile nuovo presidente, Hofer, liquidato come nazista anti-immigrati. Anche io, che pure non ho nessuna simpatia per le idee del soggetto in questione, credo che il dissenso sia un po’ più profondo: la xenofobia gioca sicuramente un ruolo in una parte dell’elettorato, ma mi pare più un voto sull’Europa che non contro i migranti. Premesso questo, chi avesse voglia di leggere il mio commento per i giornali del Gruppo Espresso lo trova qui.

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unioni civili camera deputati

Nella scorsa legislatura ero membro del comitato diritti del Pd: eravamo una ventina di persone, di sensibilità molto diverse tra loro, che con regolarità si incontravano per cercare di buttare giù un testo sulle unioni civili. Non avevamo nessuna possibilità di approvarlo, visto che ci mancava una maggioranza in Parlamento: era più un lavoro teorico che non pratico, in vista di tempi migliori. I tempi migliori sono arrivati ieri, anche senza di me, e personalmente sono soddisfatto del passo in avanti compiuto; un po’ meno delle modalità, ma sarebbe un discorso a parte. Così come quello sulle politiche vere a sostegno della famiglia, che rimando a un’occasione diversa per non cadere nel benaltrismo. Fine del capitolo personale. Il capitolo professionale, ovvero il mio commento per i giornali locali del Gruppo Espresso, è qui.

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sadiq khan london

Quando il Gruppo Espresso mi ha chiesto un commento sull’elezione di Sadiq Khan a sindaco di Londra, ho pensato che fra una decina d’anni una notizia del genere non sarebbe stata più una notizia. E mi sono venuti in mente un paio di film che ho apprezzato parecchio. Per chi avesse voglia di leggere il pezzo che vincerà il prossimo Pulitzer – si scherza, eh – eccolo qui.

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pd partito democratico

Personalmente, nei miei cinque anni da deputato del Partito democratico in Campania, non sono mai stato avvicinato da esponenti della criminalità organizzata. O almeno così credo, perché può anche darsi che qualcuno ci abbia provato ma io non me ne sono nemmeno accorto. Ho invece partecipato a decine e decine di eventi, sempre organizzati dal Pd, per la legalità. Questo non significa che in quel partito siano tutti puliti: serve solo a spiegare il mio stato d’animo di fronte all’indagine in corso, che mi auguro arrivi a scagionare Stefano Graziano. In ogni caso, il gruppo Espresso mi ha chiesto un commento sulla permeabilità (la scalabilità, forse) del Pd attuale, di fronte ai rischi di infiltrazioni. Eccolo qui, se vi va di leggerlo.

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italy candidate united nations security council 2017 2018

Se ne comincia a parlare ora, perché il voto si avvicina, ma sono ormai due anni abbondanti che seguo la campagna elettorale italiana per il Consiglio di sicurezza Onu. Sono cose che si programmano con parecchio anticipo, e a New York c’è un diplomatico della Farnesina – molto bravo, tra l’altro: si chiama Pier Luigi Zamporlini e lavora con il rappresentante italiano alle Nazioni Unite, l’ambasciatore Sebastiano Cardi – che ormai si dedica a tempo pieno a questo obiettivo. Non c’è molta differenza con le campagne elettorali “normali”: devi andare dai tuoi elettori (in questo caso, i Paesi membri dell’Assemblea generale dell’Onu) e convincerli a votare te anziché un altro al posto tuo. Nel nostro caso, l’altro sarebbe la Svezia oppure l’Olanda: siamo in tre (tutti dell’Europa occidentale: si va per aree geografiche) ma passiamo in due.  Che cosa vuol dire stare nel Consiglio di sicurezza per un biennio (nel nostro caso, 2017 e 2018)? Parecchio, in termini non solo di prestigio ma anche di peso a livello internazionale. Se andiamo noi, per esempio, alziamo l’attenzione sulla situazione nel Mediterraneo e quella delle coste nordafricane; ci battiamo per la moratoria della pena di morte; cerchiamo di rendere l’Onu ancora più democratica, perché i meccanismi attuali sono un’eredità della storia e premiano eccessivamente le potenze vincitrici di una guerra conclusa 71 anni fa (a proposito: buon 25 aprile a tutti!), e così via. Se vi interessa sapere qualcosa di più sulla nostra campagna elettorale, qui c’è il mio commento per i giornali locali del Gruppo Espresso.

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referendum trivelle

Alla fine ieri sono andato a votare, e ho votato sì, ma non mi sento un gufo, né un demagogo, né un rosicone. Non ho visto il referendum come un plebiscito su Renzi, perché sulla scheda c’era scritto altro: mi si chiedeva, cioè, se fossi favorevole ad abrogare le concessioni di estrazione “finché morte (del giacimento) non ci separi”. E ho risposto di sì – vado con l’accetta, scusate – per un paio di motivi: uno liberale (anche sulle concessioni vorrei concorrenza) e uno statalista (vorrei che fosse sempre lo Stato a poter avere l’ultima parola, anche quando i suoi beni o servizi passano per il privato). Tutto il resto lo trovo un po’ demagogico: tanto la difesa dei posti di lavoro (erano le obiezioni che mi facevano per gli F-35, quando presentavo mozioni per rinunciare al programma) quanto i discorsi sulla politica energetica (che naturalmente mi sta a cuore, ma che poco ha a che vedere con il referendum in questione). E proprio la demagogia, da entrambe le parti, mi ha dato come al solito molto fastidio. In ogni caso, se a qualcuno interessa il mio commento per i giornali locali del gruppo Espresso, è qui.

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gianroberto casaleggio

Mi è dispiaciuto non aver mai conosciuto Casaleggio, perché come tipo mi incuriosiva parecchio. Sicuramente ha cambiato la politica italiana degli ultimi anni e avrebbe potuto cambiarla ancora: se avesse avuto ambizioni di governo, per esempio, avrebbe accettato l’offerta di Bersani e magari oggi sarebbe il vicepresidente del Consiglio; mi chiedo dunque che cosa farebbe ora Renzi, per esempio, e così via. Ma anche stando dietro le quinte, Casaleggio ha avuto un impatto notevole: l’elezione di Boldrini e Grasso (entrambi neofiti del Parlamento) alla presidenza di Camera e Senato, per esempio, è frutto di quel momento storico in cui lui e Grillo avevano l’opinione pubblica in mano. I giornali locali del Gruppo Espresso mi hanno chiesto un commento sulla sua scomparsa e sulle possibili conseguenze politiche: eccolo qui, se avete voglia di leggerlo.

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papa francesco saluto

La premessa scontata – che chi ha la ventura di leggermi si sarà stancato di sentirmi ripetere – è che Francesco gode di una stampa (e in particolare di una stampa progressista) nettamente migliore rispetto ai suoi predecessori: se Benedetto XVI avesse pubblicato l’Amoris laetitia, i giornali oggi parlerebbero della chiusura del Vaticano su matrimoni gay e utero in affitto. Detto ciò, sia per la mia storia che per la mia sensibilità, ogni volta che Bergoglio dice o fa qualcosa ci vedo dentro il mio punto di vista sul ruolo del cristianesimo nella società: che non è l’unico, naturalmente, e quindi non mi sorprende il disagio di una parte del mondo cattolico rispetto al documento. Questa esortazione postsinodale ha il grande pregio, come del resto tutta la pastorale di questo Papa, di poter parlare anche a chi non crede. La rete dei giornali locali del Gruppo Espresso mi ha chiesto una riflessione sul tema. Eccola qui, per chi ha voglia di leggerla.

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guidi boschi governo parlamento

Se c’è una cosa che mi dispiace, nel dibattito politico italiano, è che le questioni non vengano mai affrontate razionalmente. Mi piacerebbe, per esempio, che pure sul referendum delle trivelle si discutessero con argomentazioni i pro e i contro di ogni scelta, mentre mi pare che stia assumendo contorni di tutt’altro genere: una specie di referendum su Renzi, sulla corruzione, sul magna magna, sull’atteggiamento del governo nei confronti dei cosiddetti poteri forti. La tempistica delle inchieste, in tutta onestà, non aiuta: il solo pensiero di non essere usciti da vent’anni di scontri tra politica e magistratura mi deprime non poco. Comunque, i giornali del Gruppo Espresso mi hanno chiesto un commento sulla vicenda Guidi. Eccolo, per chi ha voglia di leggerlo.

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attentati bruxelles aeroporto

Troppo facile, dopo gli attentati di ieri, fare campagna elettorale contro l’Islam. Che poi, a farla, sono gli stessi che invece, quando i tifosi della loro squadra provocano incidenti, sanno ben distinguere gli ambiti e difendono giustamente il gioco del calcio, spiegandoti che in quelle curve e in quegli ultras c’è una violenza e un disagio che nel calcio trovano solo un vestito. Ma sull’Islam no, non transigono. E ti spiegano che l’Europa è morta, loro che non ci hanno mai creduto e che – pur eletti all’euroParlamento – avranno messo piede a Bruxelles due o tre volte. Comunque, per chi non si rassegna a pensare con la pancia, qui c’è una mia riflessione pubblicata oggi sui giornali locali del Gruppo Espresso.

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