renzi scissione pd direzione

Umanamente mi dispiacerebbe per la scissione nel Pd, perché anni fa sotto quel simbolo misi la faccia e perché ci sarebbero comunque persone che stimo da entrambe le parti. Politicamente molto meno, perché non ci vedo il fallimento di un progetto (mettere insieme culture diverse in un grande partito riformista ancorato ai valori della solidarietà) ma piuttosto il cumulo di una serie di frizioni personali. Qualcuno paventa conseguenze apocalittiche, qualcun altro – io, per dire 😉 – pensa invece che, vista una probabile nuova elegge elettorale più tendente al proporzionalismo, sarebbe solo uno scomporsi e ricomporsi sotto altra forma. Se interessa a qualcuno il mio commento per i giornali locali del Gruppo Espresso, è qui. Buona lettura.

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virginia raggi roma

Non li ho votati, ma da romano mi dispiace che i Cinquestelle stiano fallendo nell’amministrazione della mia città: se fossero stati bravi, ci avremmo guadagnato tutti. La cosa che mi fa più imbestialire, però, è che sia venuta meno anche la loro unica ragione d’essere, ossia quel mix di onestà e trasparenza che avrebbe dovuto aprire una fase nuova a Roma. Fino all’anno scorso, l’opinione pubblica sembrava convinta che la scelta fosse tra due categorie: i competenti-ma-disonesti e gli incompetenti-ma-onesti; la presenza degli incompetenti-nonché-disonesti, non prevista, ha spezzato parecchi cuori. Tutte queste valutazioni personali, comunque, le separo dall’analisi politica; per quella c’è un mio commento sui giornali locali del Gruppo Espresso, se avrete voglia di leggerlo.

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m5s alde grillo verhofstadt

Una battuta che facevo spesso, negli anni da parlamentare, è che ho già abbastanza dogmi nella mia fede religiosa per permettermi di averne anche in politica. Tra i Cinquestelle, invece, devono pensarla diversamente: la vicenda grottesca della tentata intesa con l’Alde, che tre anni fa sarebbe sembrata fantascienza, rischia di passare inosservata tra militanti ed elettori pronti a votare tutto. Qui c’è un mio commento per i giornali locali del Gruppo Espresso. Buona lettura.

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consiglio di sicurezza onu

La notizia è passata abbastanza inosservata, ma abbiamo iniziato il nostro anno in Consiglio di sicurezza Onu. Chi non ricorda la storia dell’elezione (che prima sembrava fatta, poi era sfumata, poi si è chiusa con un pareggio con l’Olanda) la trova qui. Per i giornali locali del Gruppo Espresso ho scritto un commento su quello che l’Italia cercherà di fare, in un momento in cui le Nazioni Unite rischiano grosso. Eccolo: buona lettura.

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gentiloni renzi campanella governo

La premessa è che umanamente faccio un po’ di fatica a scrivere su Paolo Gentiloni, perché nella mia esperienza in Parlamento è stato una delle persone a me più vicine. Detto ciò, il lavoro è lavoro, e qui c’è un mio commento per i giornali locali del Gruppo Espresso sul nuovo governo, dopo la conferenza stampa di ieri. Buona lettura.

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matteo renzi amici de filippi fonzie

Sul referendum avevo scritto abbastanza, nella notte tra domenica e lunedì, e riassumendo avevo sintetizzato il risultato in un problema di matematica: il 40 per cento basta per stravincere le elezioni contro le opposizioni divise – nemmeno è detto, se resta il ballottaggio dell’Italicum – ma non per vincere un referendum contro le opposizioni unite al 60. Oggi i giornali del Gruppo Espresso mi hanno chiesto invece un ritratto di Matteo Renzi meno politico e più personale: ho cercato di essere obiettivo. Qualcuno lo troverà agiografico, qualcun altro irriverente: meglio così. Buona lettura.

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renzi bandiere italiane

Ieri parlavo con un conoscente delle bandiere italiane di Renzi nella diretta Facebook. Mi ha detto che ha fatto bene, “perché dell’Europa non se ne può più”. Immaginavo. A me – che pure non sono nato ieri, e qualcosa di comunicazione politica capisco – è comunque dispiaciuto, come del resto a Prodi (ma forse a pochi altri). Il commento che ho scritto per i giornali locali del Gruppo Espresso spiega perché quelle bandiere non siano slegate dalla vittoria di Trump negli Stati Uniti. Buona lettura, a chi ha voglia di leggerlo.

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costituzione italiana

Con i risultati delle elezioni americane ancora caldi, stamattina sul presto, lo stato maggiore di Forza Italia era impegnato a twittare una foto allusiva: diceva “gli americani votaNO”, e naturalmente l’accento era tutto sul no al referendum. Traduzione: eleggendo Trump, loro hanno votato NO all’establishment democratico, al gruppo di potere in carica, e noi faremo lo stesso votando NO a Renzi e al suo giro di amici. Ognuno abbia l’opinione che vuole sulle attinenze e sulla qualità del tweet storm in questione, io mi fermo al punto centrale: per il modo in cui la campagna referendaria è stata impostata, e poi è proseguita, il merito della riforma è davvero un dettaglio. Per la maggioranza di chi andrà a votare si potrebbe anche togliere il quesito, ormai superfluo: è diventato un referendum su Renzi, anche all’interno del Pd, e nessuno è esente da colpe. Qui c’è una mia riflessione per i giornali locali del Gruppo Espresso.

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cattedrale di norcia terremoto

Non mi ricordo se nel terremoto dell’Irpinia ci furono le stesse polemiche, ma mi pare di no. Forse perché tutti noi, ancora privi della rete, non ritenevamo obbligatorio avere un commento su tutto. Comunque quelle di questi giorni mi hanno piuttosto depresso e mi hanno rafforzato una convinzione: sempre più usiamo i fatti per rafforzare nostre idee preesistenti, anche se non c’entrano nulla. Comunque, ho scritto questa riflessione per i giornali locali del Gruppo Espresso. Buona lettura.

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renzi equitalia

La politica è anche marketing – è un dato di fatto, non una valutazione – e non lo è solo con Renzi. Mi ricordo i nomi trovati da Monti (quel Monti: il professore serissimo, il presidente in loden) ai suoi decreti: Salva Italia, Crescitalia e così via. Se quindi Renzi cambia nome a Equitalia, perché il brand è fallimentare, non c’è da scandalizzarsi: fa politica. Del resto, Visco lo aveva inventato pensando che funzionasse. Premesso che la novità politica vera è sul taglio delle more, mi sono divertito a scrivere per i giornali del Gruppo Espresso un pezzo sui nomi e il loro destino. Buona lettura.

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