Berlusconi Renzi Raiway Ei Towers Rai Mediaset

Due frasi di Matteo Renzi, a distanza di pochi giorni. Una è quella di ieri ai giornalisti, nella conferenza stampa dopo l’incontro con il segretario generale della Nato: “Dovete abituarvi a considerare le operazioni di mercato per quello che sono. Non politiche, ma di mercato”. L’altra è quella di lunedì 16, quando all’ultima direzione del Pd citò il film Birdman: “Nel nostro tempo la comunicazione ha assunto un ruolo talmente pervasivo ed efficace che diventa snob o velleitario pensare di rispondere dicendo ‘noi ci occupiamo di contenuti, lasciamo stare la comunicazione’”. Ecco, la vicenda Rai-Mediaset è tutta qui, e forse è tutto qui anche l’ultimo ventennio della politica italiana.

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governo renzi giuramento quirinale

Mi è stato chiesto un commento sul primo anno del governo Renzi. Quando parlo di Matteo Renzi c’è sempre una dietrologia doppia, quindi devo pesare pure le virgole: se ne parlo bene, “e ti credo, era uno di quelli che lo sostenevano alle primarie del 2012″; se ne parlo male, “e ti credo, se l’è legata al dito perché è stato fatto fuori”. Ma siccome l’alternativa sarebbe stare zitto, e – come direbbe Jep Gambardella – “non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare”, io scrivo lo stesso e tanti saluti.

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bernardo cervellera

Padre Bernardo Cervellera, del Pontificio Istituto per le Missioni Estere, è esperto di libertà religiosa e politica internazionale. Giornalista, dirige l’agenzia AsiaNews.

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brunetta renzi riforme

Il 6 aprile dello scorso anno, in piena campagna elettorale per le Europee, Renato Brunetta era una furia: l’Italicum, trasmesso al Senato a metà marzo, giaceva da tre settimane nei cassetti della Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama. Tre settimane, non tre mesi. Ma il capogruppo di Forza Italia alla Camera definiva già “insabbiata” la legge elettorale, e accusava Matteo Renzi di essere ostaggio della minoranza del partito. Analoga preoccupazione veniva manifestata per le sorti della riforma costituzionale: Palazzo Chigi aveva approvato il disegno di legge lunedì 31 marzo, e 6 giorni dopo non era stato ancora presentato al Senato.

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Mario Monti scelta civica

Per alcuni transfughi di Scelta civica, entrati ieri nel Pd, è davvero un ritorno a casa, perché erano nel Partito democratico il giorno in cui venne fondato. E lo avevano lasciato per due motivi, dopo la vittoria di Bersani nelle primarie 2012: quello nobile era il dissenso su alcuni temi, in particolare di natura economica; quello più prosaico era la mancanza di spazio nelle liste, perché nessuno dei fuoriusciti avrebbe probabilmente superato le parlamentarie.

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cloud discorso insediamento mattarella parole

Mattarella ha ripetuto il concetto due volte: prima nel discorso in Parlamento, poi nella cerimonia al Quirinale. Perché restasse ben chiaro, e perché lo ritiene una priorità assoluta: riavvicinare le istituzioni al popolo, scendere dal Palazzo e andare tra la gente. Un po’ come Gronchi, che nel 1955 sentiva una grande responsabilità (“mai la più alta istituzione della Repubblica è stata così vicina all’anima popolare”), e come Cossiga, che trent’anni dopo indicò “la misura della gente comune” come il “punto di riferimento” del proprio mandato.

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discorsi insediamento presidenti della Repubblica

In ogni ricetta c’è la mano creativa dello chef, e in ogni discorso di insediamento la storia personale del nuovo presidente. Ma alcuni ingredienti non cambiano mai: esaltazione dei predecessori tra gli applausi dell’Aula, ruolo della Resistenza (o del Risorgimento, dirà Ciampi) nella storia del Paese, centralità del Parlamento, importanza del dibattito politico, appello all’unità nazionale e alla concordia, ruolo degli organismi sovranazionali, rapporti tra Stato e Chiesa, importanza delle riforme, richiamo alla Costituzione e all’autonomia dei poteri dello Stato, ringraziamento alle Forze armate, citazione (soprattutto negli ultimi decenni) degli italiani all’estero e delle minoranze linguistiche. Difficile che stamattina, a Montecitorio, Sergio Mattarella ne lasci per strada qualcuno: è un po’ come nel pattinaggio artistico di figura, dove certi salti e sequenze di passi sono praticamente obbligatori. Poi, certo, ogni momento storico ha le sue peculiarità e le sue sfide: nei discorsi dei presidenti si rileggono la ricostruzione del dopoguerra, le stragi di mafia, le guerre nei Balcani, la nascita dell’Europa, la guerra fredda, gli anni di piombo, l’immigrazione, il Sessantotto, Mani Pulite. E ripercorrerli tutti insieme è un tuffo nella storia d’Italia.

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sergio mattarella presidente elezione

C’è chi politico nasce e chi lo diventa: il nuovo presidente della Repubblica lo è diventato, per orgoglio e per amore, quando nel 1980 la mafia gli uccise il fratello. Era Piersanti, in famiglia, il movimentista: Sergio, che pure a casa aveva respirato la stessa aria, alle schede elettorali preferiva i libri e ai seggi le cattedre. Poi – come molte volte accade a chi subisce un dolore così grande – un pezzo di colui che hai perso ti si infila dentro. E le sue battaglie diventano le tue: un po’ per farlo vivere ancora, un po’ per dire a chi l’ha ucciso che la morte non è l’ultima parola.

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