Renzi Lupi dimissioni

L’assunto dottrinario di Matteo Renzi sulla giustizia è piuttosto chiaro, e visto il clima anche molto coraggioso: le indagini servono solo per chiarire, un processo ha più gradi di giudizio, un cittadino è innocente finché la sentenza di condanna non sia passata in giudicato.  Il problema è il corollario: in certe circostanze, anche se una persona è innocente per la legge, non lo è per la politica. Deve dunque prenderne atto, come se fosse colpevole, ma con una differenza: che nel caso di una condanna giuridica ci pensano i giudici, mentre in quello di una condanna politica ci devi pensare da solo. Cioè, ti devi dimettere: spontaneamente, giurando che nessuno te l’ha chiesto e che, anzi, ci sono rimasti pure male, ma per te il bene del Paese era prioritario.

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L’idea che resta, dopo aver visto Maurizio Lupi ieri alla Camera, è quella di un braccio di ferro dagli esiti ancora incerti. Che potrebbe essere facilmente vinto dai fautori delle sue dimissioni, se Matteo Renzi decidesse di mettere i muscoli sul tavolo, ma che – visti i precedenti – non è detto che lo sia. Perché l’unica certezza, al momento, è che l’attuale ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture non ha nessuna voglia di lasciare l’incarico: ne spiegherà il motivo al Parlamento, ha detto, quando avrà la possibilità di farlo in più di tre minuti, cosa che invece i tempi contingentati del question time non gli consentivano.

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berlusconi maglia milan

Se c’è un vuoto normativo, ci si può arrangiare con la prassi o con la giurisprudenza. Ma se c’è un vuoto in politica, dice un vecchio proverbio, è destinato a durare pochissimo, perché qualcuno prima o poi lo riempirà. La conferma dell’assoluzione di Berlusconi in appello, da parte della Cassazione, non cambia il panorama politico italiano, ma cambia di nuovo quello di un pezzo del Centrodestra: il vuoto lasciato dall’ex Cavaliere – che non è eterno, ma ha amministrato Forza Italia come se non esistesse un futuro – era troppo grande per essere riempito da una persona sola, e i satrapi del partito si sono rivelati troppo ambiziosi per non approfittarne. Ora è tornato l’imperatore, ma non è detto che il vuoto ci sia ancora: da un lato Fitto e Verdini, dall’altro Salvini, dall’altro ancora lo stesso Renzi.

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kirchner bachelet rousseff

Con un certo orgoglio, l’America latina vantava un anno fa la più alta concentrazione di donne presidenti nella storia contemporanea: erano in quattro (Argentina, Brasile, Cile, Costarica), e non era neppure una novità. La prima in assoluto era stata l’argentina Isabel Martínez, terza moglie di Perón, subentrata al marito nel 1974 e poi deposta dai golpisti di Videla; la prima eletta, invece, fu la nicaraguense Violeta Chamorro nel 1990. In quell’anno, per capirci, l’Italia non aveva ancora avuto una donna al Viminale in tutta la sua storia: la prima fu Rosetta Iervolino, dal 1998 al 1999; la seconda (e ultima, finora) Anna Maria Cancellieri, da fine 2011 a inizio 2013.

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primarie campania pd 2015

Si fa presto a dire Renzi. Le primarie campane raccontano invece un’altra storia, che con i vertici nazionali del Pd c’entra fino a un certo punto: è una storia già vista in Emilia-Romagna, e per certi versi anche in Liguria, nella quale il segretario del Partito democratico si limita a fare il vigile urbano senza nemmeno la facoltà (o la voglia, chissà) di comminare multe.  La vicenda di De Luca è, da questo punto di vista, paradossale: quello stesso Pd che gli ha permesso di candidarsi, nonostante la legge Severino, gli comunica ora che non farà nulla per evitarne la decadenza, nel caso in cui i giudici ne ravvisassero gli estremi. Un messaggio un po’ contorto, che tradotto suona più o meno così: sapevamo che avresti corso il rischio di essere ineleggibile, ma non avevamo la forza per fermare la tua candidatura.

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Berlusconi Renzi Raiway Ei Towers Rai Mediaset

Due frasi di Matteo Renzi, a distanza di pochi giorni. Una è quella di ieri ai giornalisti, nella conferenza stampa dopo l’incontro con il segretario generale della Nato: “Dovete abituarvi a considerare le operazioni di mercato per quello che sono. Non politiche, ma di mercato”. L’altra è quella di lunedì 16, quando all’ultima direzione del Pd citò il film Birdman: “Nel nostro tempo la comunicazione ha assunto un ruolo talmente pervasivo ed efficace che diventa snob o velleitario pensare di rispondere dicendo ‘noi ci occupiamo di contenuti, lasciamo stare la comunicazione’”. Ecco, la vicenda Rai-Mediaset è tutta qui, e forse è tutto qui anche l’ultimo ventennio della politica italiana.

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governo renzi giuramento quirinale

Mi è stato chiesto un commento sul primo anno del governo Renzi. Quando parlo di Matteo Renzi c’è sempre una dietrologia doppia, quindi devo pesare pure le virgole: se ne parlo bene, “e ti credo, era uno di quelli che lo sostenevano alle primarie del 2012″; se ne parlo male, “e ti credo, se l’è legata al dito perché è stato fatto fuori”. Ma siccome l’alternativa sarebbe stare zitto, e – come direbbe Jep Gambardella – “non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare”, io scrivo lo stesso e tanti saluti.

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bernardo cervellera

Padre Bernardo Cervellera, del Pontificio Istituto per le Missioni Estere, è esperto di libertà religiosa e politica internazionale. Giornalista, dirige l’agenzia AsiaNews.

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