sergio mattarella papa francesco

Prima di diventare presidente della Repubblica, e prima ancora che Jorge Bergoglio diventasse Papa, Sergio Mattarella era di casa dai gesuiti. Che a Palermo hanno una scuola rinomata, il Centro educativo ignaziano, proprio nella via che porta il nome di Piersanti: è in quel complesso (all’epoca diviso con le suore) che parte della famiglia di Sergio ha studiato, è lì che studiano ancora i suoi nipoti. Fino a poco tempo fa, dai gesuiti il futuro capo dello Stato andava molto spesso, per una Messa o due chiacchiere con l’amico rettore: ne apprezzava l’approccio intellettuale, ne condivideva l’apertura mentale, ne ammirava la profondità.

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sbarchi migranti immigrati lampedusa italia

Seimilacinquecento abitanti è la dimensione del comune di Apice, in provincia di Benevento, oppure di quello nato l’anno scorso, in provincia di Udine, dalla fusione di Rivignano e Teor. È meno dei residenti nel Serpentone, il palazzo lungo un chilometro nel quartiere romano di Corviale. È il numero di spettatori di una partita media di serie B alla Spezia o a Livorno. Messi tutti sui barconi, naturalmente, fanno un altro effetto, ma è bene partire dai freddi numeri, perché affrontare la questione di pancia non aiuta nessuno.

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g8 diaz

Attendevamo la sentenza della Cassazione su Bolzaneto, a fine maggio di tre anni fa. Avevo visto da poco Diaz, il film di Daniele Vicari, e mi aveva rovinato il sonno di parecchie notti. A Genova ero stato anch’io, qualche giorno prima degli scontri, mentre Berlusconi sistemava i vasi di fiori e faceva togliere la biancheria dai terrazzi per accogliere degnamente i grandi del mondo: era una specie di pre-summit, organizzato dall’associazionismo cattolico, e la tensione era già abbastanza alta.

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berlusconi struccato vecchio

La prima premessa, doverosa, è che certe cose non si tramandano per testamento o per quota legittima, né è sempre sufficiente attrezzarsi per tempo, formando gli eredi. Le società di calcio appartengono appunto alla categoria, e la storia recente ne è un esempio: se si eccettuano forse la Roma dei Sensi (ora in mani americane) e l’Udinese dei Pozzo, non ci sono grandissimi esempi di gestioni familiari semplici. La Juve degli Agnelli è passata per il terremoto di Calciopoli prima di avere la nuova dirigenza, mentre Massimo Moratti ha preso l’Inter quando ormai il padre l’aveva lasciata da 27 anni. Non basta dunque una Barbara amministratrice delegata, peraltro a metà con Galliani, per garantire un futuro radioso al Milan se papà Silvio deciderà di occuparsi d’altro.

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minoranza pd fassina civati cuperlo

Se due solitudini non fanno una coppia, tre o quattro minoranze non fanno un partito: viva la sincerità di Nichi Vendola, che ieri al consiglio nazionale di Sel ha condiviso la propria preoccupazione per “lo sbando esistente” tra le forze a sinistra di Matteo Renzi. Ammesso che di sinistra si possa parlare, perché in certi casi non è la collocazione politica a fare la differenza: tra Gennaro Migliore e Rosy Bindi, infatti, chi sta con Renzi è il primo, mentre la seconda è in piazza quando Landini definisce l’attuale presidente del Consiglio “peggiore di Berlusconi”. Quel Berlusconi che con lei, come dire, non ha mai avuto un grande feeling.

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Renzi Lupi dimissioni

L’assunto dottrinario di Matteo Renzi sulla giustizia è piuttosto chiaro, e visto il clima anche molto coraggioso: le indagini servono solo per chiarire, un processo ha più gradi di giudizio, un cittadino è innocente finché la sentenza di condanna non sia passata in giudicato.  Il problema è il corollario: in certe circostanze, anche se una persona è innocente per la legge, non lo è per la politica. Deve dunque prenderne atto, come se fosse colpevole, ma con una differenza: che nel caso di una condanna giuridica ci pensano i giudici, mentre in quello di una condanna politica ci devi pensare da solo. Cioè, ti devi dimettere: spontaneamente, giurando che nessuno te l’ha chiesto e che, anzi, ci sono rimasti pure male, ma per te il bene del Paese era prioritario.

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L’idea che resta, dopo aver visto Maurizio Lupi ieri alla Camera, è quella di un braccio di ferro dagli esiti ancora incerti. Che potrebbe essere facilmente vinto dai fautori delle sue dimissioni, se Matteo Renzi decidesse di mettere i muscoli sul tavolo, ma che – visti i precedenti – non è detto che lo sia. Perché l’unica certezza, al momento, è che l’attuale ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture non ha nessuna voglia di lasciare l’incarico: ne spiegherà il motivo al Parlamento, ha detto, quando avrà la possibilità di farlo in più di tre minuti, cosa che invece i tempi contingentati del question time non gli consentivano.

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berlusconi maglia milan

Se c’è un vuoto normativo, ci si può arrangiare con la prassi o con la giurisprudenza. Ma se c’è un vuoto in politica, dice un vecchio proverbio, è destinato a durare pochissimo, perché qualcuno prima o poi lo riempirà. La conferma dell’assoluzione di Berlusconi in appello, da parte della Cassazione, non cambia il panorama politico italiano, ma cambia di nuovo quello di un pezzo del Centrodestra: il vuoto lasciato dall’ex Cavaliere – che non è eterno, ma ha amministrato Forza Italia come se non esistesse un futuro – era troppo grande per essere riempito da una persona sola, e i satrapi del partito si sono rivelati troppo ambiziosi per non approfittarne. Ora è tornato l’imperatore, ma non è detto che il vuoto ci sia ancora: da un lato Fitto e Verdini, dall’altro Salvini, dall’altro ancora lo stesso Renzi.

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kirchner bachelet rousseff

Con un certo orgoglio, l’America latina vantava un anno fa la più alta concentrazione di donne presidenti nella storia contemporanea: erano in quattro (Argentina, Brasile, Cile, Costarica), e non era neppure una novità. La prima in assoluto era stata l’argentina Isabel Martínez, terza moglie di Perón, subentrata al marito nel 1974 e poi deposta dai golpisti di Videla; la prima eletta, invece, fu la nicaraguense Violeta Chamorro nel 1990. In quell’anno, per capirci, l’Italia non aveva ancora avuto una donna al Viminale in tutta la sua storia: la prima fu Rosetta Iervolino, dal 1998 al 1999; la seconda (e ultima, finora) Anna Maria Cancellieri, da fine 2011 a inizio 2013.

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primarie campania pd 2015

Si fa presto a dire Renzi. Le primarie campane raccontano invece un’altra storia, che con i vertici nazionali del Pd c’entra fino a un certo punto: è una storia già vista in Emilia-Romagna, e per certi versi anche in Liguria, nella quale il segretario del Partito democratico si limita a fare il vigile urbano senza nemmeno la facoltà (o la voglia, chissà) di comminare multe.  La vicenda di De Luca è, da questo punto di vista, paradossale: quello stesso Pd che gli ha permesso di candidarsi, nonostante la legge Severino, gli comunica ora che non farà nulla per evitarne la decadenza, nel caso in cui i giudici ne ravvisassero gli estremi. Un messaggio un po’ contorto, che tradotto suona più o meno così: sapevamo che avresti corso il rischio di essere ineleggibile, ma non avevamo la forza per fermare la tua candidatura.

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