brexit

Dopo avere approvato l’allargamento a 28, tirando dentro anche Paesi problematici, fare adesso spallucce al Brexit al grido di “meglio pochi ma buoni” rischia di non apparire credibile. Però è proprio l’allargamento a tutti i costi ad averci insegnato che stare insieme non può essere un supplizio, e che chi va avanti a forza di continui distinguo non è un pilastro su cui poter costruire il futuro.

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virginia raggi sindaco roma

Lo confesso: sono preoccupato per Roma. Da cittadino è mio interesse che il nuovo sindaco faccia bene, quindi gli auguri a Virginia Raggi sono sinceri, e comunque non sono mai stato bravo a tifare contro: spero che ieri i romani abbiano eletto il miglior sindaco della storia, e che quando i nostri figli penseranno a lei benediranno il giorno in cui si è messa la fascia tricolore al collo. Temo però che resterà solo una speranza, perché amministrare questa città è difficilissimo: paradossalmente anche più difficile che fare il presidente del Consiglio, data la ristrettezza delle risorse e l’enormità dei problemi. Invidio un po’ chi ha votato ieri con spensieratezza e chi oggi festeggia. Fine della parentesi personale. Chi fosse invece interessato a leggere il mio commento su questi ballottaggi, per i giornali del Gruppo Espresso, lo trova qui.

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amministrative 2016

Non è mai semplice scrivere un commento sulle amministrative, perché ogni Comune fa storia a sé. E sulla carta stampata tutto si complica, rispetto alla rete, perché hai tempi di consegna piuttosto rigidi: se scrivi il pezzo alle 5 del mattino, quando le proiezioni sono ormai definitive, il giornale è già sul furgoncino che lo porta all’edicolante. Il pezzo che leggerete ora, ammesso che ne abbiate voglia, è stato scritto intorno alla mezzanotte di ieri: il che è un bene, perché poi per un paio d’ore le proiezioni hanno cominciato a vaneggiare. Ho cercato di essere equilibrato, come sempre. Eccolo qui.

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mons. antonio spetta vescovo ventimiglia

Cappellano in carcere, parroco, economo, rettore del seminario. E da un anno vescovo di Ventimiglia – Sanremo, la diocesi adiacente a quella di Albenga – Imperia in cui è cresciuto. Mons. Antonio Suetta è il simbolo della Chiesa che si apre all’accoglienza: ha invitato le sue parrocchie a spalancare le porte ai migranti e ha messo a disposizione il proprio seminario per piantare tende, prima ancora dell’appello di mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, ad accogliere tutti quelli che chiedono aiuto. Uomo schietto e informale, è allergico ai convenevoli: “Niente eccellenza, sono don Tonino”.

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presidenziali austria hofer van der bellen

In molti osservatori e politici di destra hanno condannato, in queste ore, il modo in cui dall’Italia si guarda all’Austria e al suo possibile nuovo presidente, Hofer, liquidato come nazista anti-immigrati. Anche io, che pure non ho nessuna simpatia per le idee del soggetto in questione, credo che il dissenso sia un po’ più profondo: la xenofobia gioca sicuramente un ruolo in una parte dell’elettorato, ma mi pare più un voto sull’Europa che non contro i migranti. Premesso questo, chi avesse voglia di leggere il mio commento per i giornali del Gruppo Espresso lo trova qui.

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unioni civili camera deputati

Nella scorsa legislatura ero membro del comitato diritti del Pd: eravamo una ventina di persone, di sensibilità molto diverse tra loro, che con regolarità si incontravano per cercare di buttare giù un testo sulle unioni civili. Non avevamo nessuna possibilità di approvarlo, visto che ci mancava una maggioranza in Parlamento: era più un lavoro teorico che non pratico, in vista di tempi migliori. I tempi migliori sono arrivati ieri, anche senza di me, e personalmente sono soddisfatto del passo in avanti compiuto; un po’ meno delle modalità, ma sarebbe un discorso a parte. Così come quello sulle politiche vere a sostegno della famiglia, che rimando a un’occasione diversa per non cadere nel benaltrismo. Fine del capitolo personale. Il capitolo professionale, ovvero il mio commento per i giornali locali del Gruppo Espresso, è qui.

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sadiq khan london

Quando il Gruppo Espresso mi ha chiesto un commento sull’elezione di Sadiq Khan a sindaco di Londra, ho pensato che fra una decina d’anni una notizia del genere non sarebbe stata più una notizia. E mi sono venuti in mente un paio di film che ho apprezzato parecchio. Per chi avesse voglia di leggere il pezzo che vincerà il prossimo Pulitzer – si scherza, eh – eccolo qui.

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pd partito democratico

Personalmente, nei miei cinque anni da deputato del Partito democratico in Campania, non sono mai stato avvicinato da esponenti della criminalità organizzata. O almeno così credo, perché può anche darsi che qualcuno ci abbia provato ma io non me ne sono nemmeno accorto. Ho invece partecipato a decine e decine di eventi, sempre organizzati dal Pd, per la legalità. Questo non significa che in quel partito siano tutti puliti: serve solo a spiegare il mio stato d’animo di fronte all’indagine in corso, che mi auguro arrivi a scagionare Stefano Graziano. In ogni caso, il gruppo Espresso mi ha chiesto un commento sulla permeabilità (la scalabilità, forse) del Pd attuale, di fronte ai rischi di infiltrazioni. Eccolo qui, se vi va di leggerlo.

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italy candidate united nations security council 2017 2018

Se ne comincia a parlare ora, perché il voto si avvicina, ma sono ormai due anni abbondanti che seguo la campagna elettorale italiana per il Consiglio di sicurezza Onu. Sono cose che si programmano con parecchio anticipo, e a New York c’è un diplomatico della Farnesina – molto bravo, tra l’altro: si chiama Pier Luigi Zamporlini e lavora con il rappresentante italiano alle Nazioni Unite, l’ambasciatore Sebastiano Cardi – che ormai si dedica a tempo pieno a questo obiettivo. Non c’è molta differenza con le campagne elettorali “normali”: devi andare dai tuoi elettori (in questo caso, i Paesi membri dell’Assemblea generale dell’Onu) e convincerli a votare te anziché un altro al posto tuo. Nel nostro caso, l’altro sarebbe la Svezia oppure l’Olanda: siamo in tre (tutti dell’Europa occidentale: si va per aree geografiche) ma passiamo in due.  Che cosa vuol dire stare nel Consiglio di sicurezza per un biennio (nel nostro caso, 2017 e 2018)? Parecchio, in termini non solo di prestigio ma anche di peso a livello internazionale. Se andiamo noi, per esempio, alziamo l’attenzione sulla situazione nel Mediterraneo e quella delle coste nordafricane; ci battiamo per la moratoria della pena di morte; cerchiamo di rendere l’Onu ancora più democratica, perché i meccanismi attuali sono un’eredità della storia e premiano eccessivamente le potenze vincitrici di una guerra conclusa 71 anni fa (a proposito: buon 25 aprile a tutti!), e così via. Se vi interessa sapere qualcosa di più sulla nostra campagna elettorale, qui c’è il mio commento per i giornali locali del Gruppo Espresso.

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referendum trivelle

Alla fine ieri sono andato a votare, e ho votato sì, ma non mi sento un gufo, né un demagogo, né un rosicone. Non ho visto il referendum come un plebiscito su Renzi, perché sulla scheda c’era scritto altro: mi si chiedeva, cioè, se fossi favorevole ad abrogare le concessioni di estrazione “finché morte (del giacimento) non ci separi”. E ho risposto di sì – vado con l’accetta, scusate – per un paio di motivi: uno liberale (anche sulle concessioni vorrei concorrenza) e uno statalista (vorrei che fosse sempre lo Stato a poter avere l’ultima parola, anche quando i suoi beni o servizi passano per il privato). Tutto il resto lo trovo un po’ demagogico: tanto la difesa dei posti di lavoro (erano le obiezioni che mi facevano per gli F-35, quando presentavo mozioni per rinunciare al programma) quanto i discorsi sulla politica energetica (che naturalmente mi sta a cuore, ma che poco ha a che vedere con il referendum in questione). E proprio la demagogia, da entrambe le parti, mi ha dato come al solito molto fastidio. In ogni caso, se a qualcuno interessa il mio commento per i giornali locali del gruppo Espresso, è qui.

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