trump

Se fossi un elettore repubblicano negli Usa, in un momento del genere mi sentirei terribilmente in imbarazzo. Non lo sono, eppure da osservatore esterno non riesco a godermi lo spettacolo: la vittoria di Trump metterebbe a dura prova le relazioni internazionali dell’America, con ripercussioni enormi anche sull’Europa, e – con tutto il rispetto per l’Ungheria o la Polonia – una sterzata a Washington non ha esattamente lo stesso impatto che a Budapest o Varsavia. In Trump vedo ben poco di repubblicano, ma credo che anche negli Stati Uniti siano ormai saltati gli schemi: conosco molti ex elettori di Obama che a novembre voteranno per lui, in nome di un non meglio specificato change. Per chi ha voglia di leggerlo, qui c’è il mio commento sui giornali locali del Gruppo Espresso.

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theresa may brexit

Non stravedevo per la Thatcher vera, mentre quella del film mi piaceva un po’ di più, ma se Theresa May lasciasse nel Regno Unito un quarto del segno che lasciò the Iron Lady sarebbe già una statista. Premesso ciò, la partita per la premiership britannica mi è sembrata, in questi giorni post-Brexit, un campionato di traversone (noi romani chiamiamo così il tresette a non prendere, quello che i milanesi chiamano ciapanò): guidare l’uscita dall’Unione, con tutto da perdere e poco da guadagnare, è una discreta rogna per chiunque. Ma per Theresa May è anche la chance of a lifetime, e quindi in bocca al lupo. Sperando, senza troppa fiducia, che sugli immigrati si dimostri più moderata e meno miope di quanto fatto vedere finora da ministro dell’Interno. Se vi interessa il mio ritratto per i giornali locali del Gruppo Espresso, eccolo.

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ncd vitel tonné

L’uragano in arrivo su NCD mi sembra più una tempesta tropicale: basterà chiudersi in casa qualche giorno, con le finestre tappate, e tenere a portata di mano una candela nel caso in cui salti la luce. Non credo che verranno spazzati via dalla storia delle Poste, né penso che accadrà qualcosa di significativo – al di là della cronaca quotidiana: sette dubbiosi vanno di là, due ci ripensano e restano qua, e così via – prima del referendum costituzionale. Più che le Poste, il problema del Nuovo Centro Destra mi pare la sindrome del vitel tonné: sono nati per essere contemporaneamente sia carne che pesce, ma rischiano di piacere a pochi. L’ho scritto pure nel mio commento per i giornali locali del Gruppo Espresso: eccolo.

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Chi mi conosce sa che sono un appassionato del genere, quindi ieri sera ho seguito le votazioni all’Onu come una finale dei Mondiali. Ero fuori, a una festa di compleanno, aggrappato a qualche tacca di cellulare e allo streaming sulla web tv dell’Onu, e ogni volta che venivano letti i risultati del ballottaggio soffrivo fisicamente. Se non avete capito di che cosa stia parlando, o se avete comunque voglia di sapere la mia opinione sul risultato, ecco il commento che ho scritto per i giornali locali del Gruppo Espresso: uscirà su carta domani, ma lo abbiamo già anticipato online.

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brexit

Dopo avere approvato l’allargamento a 28, tirando dentro anche Paesi problematici, fare adesso spallucce al Brexit al grido di “meglio pochi ma buoni” rischia di non apparire credibile. Però è proprio l’allargamento a tutti i costi ad averci insegnato che stare insieme non può essere un supplizio, e che chi va avanti a forza di continui distinguo non è un pilastro su cui poter costruire il futuro.

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virginia raggi sindaco roma

Lo confesso: sono preoccupato per Roma. Da cittadino è mio interesse che il nuovo sindaco faccia bene, quindi gli auguri a Virginia Raggi sono sinceri, e comunque non sono mai stato bravo a tifare contro: spero che ieri i romani abbiano eletto il miglior sindaco della storia, e che quando i nostri figli penseranno a lei benediranno il giorno in cui si è messa la fascia tricolore al collo. Temo però che resterà solo una speranza, perché amministrare questa città è difficilissimo: paradossalmente anche più difficile che fare il presidente del Consiglio, data la ristrettezza delle risorse e l’enormità dei problemi. Invidio un po’ chi ha votato ieri con spensieratezza e chi oggi festeggia. Fine della parentesi personale. Chi fosse invece interessato a leggere il mio commento su questi ballottaggi, per i giornali del Gruppo Espresso, lo trova qui.

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amministrative 2016

Non è mai semplice scrivere un commento sulle amministrative, perché ogni Comune fa storia a sé. E sulla carta stampata tutto si complica, rispetto alla rete, perché hai tempi di consegna piuttosto rigidi: se scrivi il pezzo alle 5 del mattino, quando le proiezioni sono ormai definitive, il giornale è già sul furgoncino che lo porta all’edicolante. Il pezzo che leggerete ora, ammesso che ne abbiate voglia, è stato scritto intorno alla mezzanotte di ieri: il che è un bene, perché poi per un paio d’ore le proiezioni hanno cominciato a vaneggiare. Ho cercato di essere equilibrato, come sempre. Eccolo qui.

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mons. antonio spetta vescovo ventimiglia

Cappellano in carcere, parroco, economo, rettore del seminario. E da un anno vescovo di Ventimiglia – Sanremo, la diocesi adiacente a quella di Albenga – Imperia in cui è cresciuto. Mons. Antonio Suetta è il simbolo della Chiesa che si apre all’accoglienza: ha invitato le sue parrocchie a spalancare le porte ai migranti e ha messo a disposizione il proprio seminario per piantare tende, prima ancora dell’appello di mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, ad accogliere tutti quelli che chiedono aiuto. Uomo schietto e informale, è allergico ai convenevoli: “Niente eccellenza, sono don Tonino”.

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presidenziali austria hofer van der bellen

In molti osservatori e politici di destra hanno condannato, in queste ore, il modo in cui dall’Italia si guarda all’Austria e al suo possibile nuovo presidente, Hofer, liquidato come nazista anti-immigrati. Anche io, che pure non ho nessuna simpatia per le idee del soggetto in questione, credo che il dissenso sia un po’ più profondo: la xenofobia gioca sicuramente un ruolo in una parte dell’elettorato, ma mi pare più un voto sull’Europa che non contro i migranti. Premesso questo, chi avesse voglia di leggere il mio commento per i giornali del Gruppo Espresso lo trova qui.

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unioni civili camera deputati

Nella scorsa legislatura ero membro del comitato diritti del Pd: eravamo una ventina di persone, di sensibilità molto diverse tra loro, che con regolarità si incontravano per cercare di buttare giù un testo sulle unioni civili. Non avevamo nessuna possibilità di approvarlo, visto che ci mancava una maggioranza in Parlamento: era più un lavoro teorico che non pratico, in vista di tempi migliori. I tempi migliori sono arrivati ieri, anche senza di me, e personalmente sono soddisfatto del passo in avanti compiuto; un po’ meno delle modalità, ma sarebbe un discorso a parte. Così come quello sulle politiche vere a sostegno della famiglia, che rimando a un’occasione diversa per non cadere nel benaltrismo. Fine del capitolo personale. Il capitolo professionale, ovvero il mio commento per i giornali locali del Gruppo Espresso, è qui.

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