renzi marino

Una legge non scritta della politica dice che, se vuoi sopravvivere, devi adeguarti al vento. E se il vento cambia – come capita spesso, e come sta capitando ora – devi cambiare anche tu: possibilmente al primo soffio, e comunque mai troppo tardi. Per semplificare: è quello che Renzi ha fatto con Marino, è quello che una parte del Centrosinistra (anche interna al Pd) sta facendo con il presidente del Consiglio.

L’ultimo sondaggio, pubblicato ieri, dice che il Partito democratico a Roma prenderebbe il 26%: un risultato identico al più recente dell’era bersaniana, quello delle amministrative 2013 vinte da Marino, e addirittura inferiore a quello del 2008, quando – con Rutelli sconfitto da Alemanno – portò a casa il 34%. L’attuale sindaco fu salvato, due anni fa, da un paio di fattori: il suo profilo di candidato di rottura, che infatti gli fruttò un 7,5% nella lista civica, e una larga alleanza con l’appoggio determinante di SEL, oltre il 6%. Oggi entrambi i fattori sono in sofferenza – tanto la popolarità del primo cittadino quanto i rapporti con SEL – e quindi, se Marino si ricandidasse domani, rischierebbe seriamente di perdere.
La storia del chirurgo chiamato a curare la Capitale è appunto il ritratto di come il vento cambi in fretta: solo a dicembre, con i primi sentori dell’inchiesta, era considerato il baluardo dell’onestà contro la corruzione; la stessa vicenda della sua Panda rossa, giunta addirittura in consiglio comunale, veniva interpretata come un tentativo di bloccare la sua opera meritoria di pulizia. Non c’era un esponente del Pd, sei mesi fa, che si azzardasse a mettere in discussione il sindaco; oggi sono in pochi – tolto il giro dei fedelissimi – quelli che sacrificherebbero un’unghia per difenderlo. E Renzi, appunto, si è messo in scia: abbandonandolo al proprio destino o, peggio ancora, dandogli pubblicamente dell’incapace, mentre il ministero dell’Economia batte cassa per i salari accessori erogati ai dipendenti comunali e rischia di lasciare il Campidoglio in mutande.
Qualcosa di speculare, però, sta avvenendo nei confronti dello stesso presidente del Consiglio, uscito più debole dalle amministrative e costretto a sfidare un’opposizione crescente – in Parlamento e tra le parti sociali – su alcuni temi, riforma della scuola in testa. La Liguria, Venezia, Arezzo: tre indizi sono una prova, e i navigatori esperti si attrezzano immediatamente. Non è un caso, allora, che proprio in queste settimane un pezzo di partito silente abbia deciso di rimettersi in moto: quegli ex bersaniani che non hanno mai cercato strappi, ma che in fondo renziani non sono mai stati, e che – al contrario dei giovani turchi, alleati dall’inizio con l’ex sindaco di Firenze – hanno votato a fatica il Jobs act e vorrebbero ritoccare al Senato la riforma della scuola. Ne è nata una corrente (Primavera democratica), presentata ieri al grido di “né gufi, né struzzi”, che si definisce “una minoranza scomoda e propositiva”, e che conferma come in politica il vuoto non esista: due mesi fa non ci sarebbe stato spazio per un’alternativa interna (tanto che Civati è uscito dal Pd per provare a costruirla), oggi quello spazio c’è perché, appunto, il cambio di vento lo ha creato.
Come tutto questo si rifletta sul governo, e sulla stabilità della legislatura, è ancora da definire. Di certo – e la vicenda del ddl scuola sembra confermarlo – potrà crescere ancora il ricorso al voto di fiducia, ufficialmente reso necessario dalla necessità di stringere i tempi e portare a casa le riforme. Ma non è neppure da escludere quel rimpasto che in tanti, all’interno della maggioranza, aspettano: dai partitini più piccoli che cercano di entrare, alle correnti vecchie e nuove che chiedono una rappresentanza a Palazzo Chigi, è sempre più probabile che ci siano dei cambiamenti nella squadra, e non in funzione del merito ma delle appartenenze. C’era una volta un candidato alle primarie che diceva di sognare “un Paese in cui si va avanti perché conosci qualcosa, non perché conosci qualcuno”: era il Renzi zero, un modello che piacque agli appassionati del genere ma poi non resse alla concorrenza.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

Did you like this? Share it:

Tags: , , , , , , , ,

2 commenti to “Cambia il vento”

  1. SEMPRE ALLO ZOO IN CERCA DI ISPIRAZIONE scrive:

    Sempre li allo zoo,in compagnia di animali,in cerca di ispirazione.Infatti,ad uscire un attimo dal tema,si vedono un po’troppi cani sulle rubriche RAI.La lobby cinofile(5 MILIARDI DI FATTURATO) corrompe qualcuno a sinistra,ma le Procure non se ne accorgono.Tornando a noi,Bersani non è colui che porto’ avanti la campagna elettorale con lo slogan “MONTI,LABIAMO VOLUTO NOI”,con quel bell’accento emiliano che profuma cosi’ squisitamente di Resistenza:quella che ogni tanto si distraeva ed assassinava un prete.I galantuomini come LANDINI nel PD non ci mettono piede,altro che scomodita’ e propositivita’.Nessuno mai in quel partito-regime riuscira’a cambiarne la direzione:quella che porta alla consegna dell’Italia alle lobbies della turbofinanza.Giunto l’avvertimento dell’elettorato,in Luglio arriveranno i dati sui consumi,seriamente compromessi dalla mazzata fiscale che serve ad arricchire i criminali della turbofinanza.Intanto,GOLDMANN-SACHS prevede il nostro spread a 450,in caso di GREXIT(whishful thinking,chè anche gli assassini sognano),e la CNN scopre,segnalati dal MOSSAD,i “pedofili fuori da Stazione Termini”(e molti magari sarebbero preti,vero).In vista dei guai prossimi venturi,ci si attrezza nella turbofinanza e nei suoi media per succhiare piu’ sangue possibile.La minoranza scomoda e propositiva? Opposizione di Sua Maesta’,si chiamava una volta.Ora chiamiamola opposizione con la Kippah.

  2. PEZZI PERDUTI PER SEMPRE scrive:

    Dopo Cofferati,dopo Civati,tocca a Fassina andarsene.In un intervista a RAI 24,Fassina afferma che questo governo è al servizio della finanza internazionale,al punto che uomini e donne che vi appartengono occupano sempre piu’ spesso istituzioni nazionali.Se la nuova legge che trasforma la scuola in azienda lo aveva urtato gravemente,la nomina di un burattino di GOLDMANN SACHS a capo di CASSA DEPOSITI E PRESTITI,ovvero al salvadanaio della povera gente,è sembrata giustamente a Fassina la goccia che ha fatto traboccare il vaso.I messaggi che questa persone,che se ne vanno non potendo piu’ resistere alla propria coscienza,mandano all’elettorato sono sempre piu’ chiari e pericolosi,per il regime:non si puo’ stare in un partito guidato da un traditore che mette i soldi dei pensionati nelle mani delle lobbies giudaiche,delle quali è noto lo scellerato cinismo.Che finalmente i trinariciuti si sveglino e si rendano conto che Renzi sta facendo strame della loro buona fede e della loro disponibilita’?Che aspettano a comprendere che stanno votando per la destra internazionale ultraliberale,che stanno appoggiando dalla parte sbagliata la lotta di classe che di fatto è in corso in Italia e nel mondo in direzione opposta,finanza contro lavoro(Marx prevedeva il contrario)?Il bravo filosofo marxista DIEGO FUSARO, autore di uno straordinario testo su Marx,afferma che NON ESISTE PIU’ LOTTA TRA DESTRA E SINISTRA,MA TRA CAPITALE E LAVORO.Quando se ne rendera’ conto,il fanatico elettorato del PD,e scarichera’ questi bulli?

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Paged comment generated by AJAX Comment Page
IMPORTANTE! Prima di pubblicare il commento, devi mostrare le tue abilità matematiche e risolvere la difficilissima operazione qui sotto (è una precauzione anti-spam, abbi pazienza). Poi spingi il pulsante "submit".

Quanto fa 9 + 13 ?
Please leave these two fields as-is: