de luca impresentabili campania legge severino

I titoli dei giornali, i talk show televisivi, le battaglie su twitter a colpi di hashtag, i tormentoni su Facebook e tutto il resto; ma poi, quando si va a votare, il dibattito sugli impresentabili scompare nel nulla. “All’inizio avevamo vissuto il tema con una certa preoccupazione – spiega Lorenzo Pregliasco di Quorum, la squadra di spin doctor ingaggiati da Vincenzo De Luca per l’ultima fase della campagna elettorale in Campania – ma ci siamo accorti subito di quanto poco interessasse al cittadino comune. Un po’ per mancanza di informazione, un po’ perché alla fine i motivi che spingono a mettere la crocetta su un candidato sono quelli che hanno più impatto sulla vita quotidiana delle persone”.

Ad aprile, con la vicenda impresentabili ancora di là da venire, si discuteva di Tar e decadenze, cercando di capire dalle smorfie di Renzi se la maggioranza avrebbe messo mano alla legge Severino per salvare De Luca da una possibile sospensione. “Il Paese reale – racconta Pregliasco – non sapeva nemmeno di che cosa si stesse parlando: il 63 per cento degli intervistati in Regione non conosceva la norma e il 57 per cento non aveva nemmeno idea della condanna dell’ex sindaco di Salerno per abuso d’ufficio, nonostante tutta la polemica politica vertesse su quello”.
Qualcosa è cambiato negli ultimi giorni, con il dibattito sugli impresentabili in Campania e Puglia, ma neppure qui si è visto un grande coinvolgimento dell’elettorato: soltanto il 42 per cento degli intervistati da Quorum ne aveva sentito parlare, e appena il 42,5 per cento di costoro (ossia meno del 18 per cento dell’elettorato) diceva che la vicenda avrebbe influenzato il suo comportamento in cabina. Incrociando i dati con le intenzioni di voto, poi, i numeri si ridimensionavano ulteriormente: al netto di chi avrebbe comunque votato Centrodestra o Cinquestelle, i consensi persi effettivamente da De Luca per la questione sono stati piuttosto limitati.
“Se c’è stato un riflesso della vicenda impresentabili sul risultato elettorale in Campania – sostiene Pregliasco – non è stato per la lista Bindi in sé, né per i nomi contenuti, ma piuttosto per il clima che si è creato nell’imminenza del voto proprio in seno al Pd: la notizia principale, soprattutto tra gli indecisi, non è stata l’inclusione nella lista dell’ex sindaco di Salerno, ma piuttosto il fatto che il Partito democratico si stesse tirando stracci. E in quel momento ogni candidato del Centrosinistra, non soltanto in Campania, ha perso punti: lo testimonia anche il crollo di Raffaella Paita, che sondaggi riservati davano in vantaggio del 3 per cento su Toti a poche ore dallo spoglio. Nella stessa giornata di domenica, al di là delle dichiarazioni di facciata, erano in molti a credere ancora in un 6-1”.
Le previsioni, però, non sempre ci azzeccano: la scommessa pubblica di Renzi nell’ultima newsletter (“Nessuno degli impresentabili verrà eletto”) è stata smentita dai fatti, e tra gli stessi non eletti c’è chi, come Sandra Lonardo Mastella, ha comunque raccolto 10 mila voti nella sola Benevento: da un lato perché il consenso radicato sul territorio è spesso più forte dei possibili spostamenti nel voto di opinione, dall’altro perché a buona parte dell’elettorato questa discussione è sembrata tutta interna alla politica, con la Commissione antimafia a fare la figura di un organo di parte anziché di un’istituzione credibile.
Appena i dati delle ricerche lo hanno confermato, quindi, gli spin doctor sono intervenuti chirurgicamente: a Quorum è bastato centrare l’ultima fase della campagna elettorale sul ribaltamento della parola “impresentabile”, affibbiandola a quegli avversari politici che – secondo De Luca – non avevano saputo governare bene la Regione negli ultimi 5 anni. Ne è venuta fuori una serie di slogan piuttosto aggressivi, nello stile dello sceriffo di Salerno, con un richiamo esplicito all’orgoglio (la frase “A testa alta”) e un sottofondo molto orecchiabile per l’elettore della strada: chi sia impresentabile lo decido io, cittadino, e non una politica di cui non mi fido.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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3 commenti to “Impresentabili per chi?”

  1. Raffaele scrive:

    Credo sia meglio verificare le fonti prima di fare le interviste. Sono di Salerno e posso confermare con certezza (anche perchè li ho conosciuti e sono stato alla loro sede di piazza amendola) che l’intera campagna del nostro sindaco è stata curata dal suo team interno e dalla squadra di cambiareora, sia ai tempi delle primarie che alle regionali. Mi piacerebbe quindi capire chi sono e che titolo hanno queste persone e se sono state mai autorizzate da Vincenzo De Luca a parlare della sua campagna e della sua strategia elettorale.

  2. Fabio scrive:

    @Raffaele Conoscendo Sarubbi penso che abbia verificato le fonti, peraltro avevo letto sul “Mattino” (o sul Cormez, non ricordo bene) che Quorum era stata chiamata proprio per coordinare la strategia della campagna di De Luca e che avevano creato il nuovo slogan A testa alta. Te lo dico perche’ sono abbastanza appassionato di comunicazione e comunicazione politica e quindi mi ricordo questo fatto. Certo, se la tua fonte e’ che una volta sei passato al comitato elettorale stiamo a posto…

    http://www.salernonotizie.it/2.....sh-finale/

  3. BOOMERANG scrive:

    Ma non è il metodo usato con Berlusconi?Istituzioni dello Stato usate a fini politici,interpretazione arbitraria della Legge,etc.L’abitudine alla diffamazione ed all’arbitrio si fatta contagiosa ed autolesionistica.Ma poi,sto DeLuca,anche se dice che odia i napoletani,napoletano lo è fino in fondo.Nella commedia quotidiana che è la vita a Napoli,lui ha i toni burberi e severi della Persona Seria.E’ Pulcinella cambiato di segno algebrico.Indossano una maschera,quella che a chi tocca tocca.A lui,sul palcoscenico,tocca quella dell’Uomo Vero.Ad altri quella del buffone.Poi,finita la commedia,si muore tra lacrime di quelli davanti al funerale,e spinte e liti di quelli di dietro:gli eredi che cominciano a suonarsele.E’ cosi’,il nostro Sud,e se non ci fosse,occorrerebbe inventarlo.Per il resto,chi ha avuto ha avuto ha avuto,chi ha dato ha dato ha dato,chi ha rubato come Bassolino sara’ scagionato.KIm Jong Il da Firenze,non vuole rotture di hoglioni.Lui,ci sta guidando fuori dalla crisi,altro che queste querelle tra membri dell’equipaggio:ingrati!La facciano finita,che c’è da salvare l’Italia.E da metterla in mano agli Ebrei ed ai Massoni.O lo è gia’?Come mai un’inchiesta di Pignatone che fa rima con Massone su “Mafia Capitale” mentre Putin,accusato di essere mafioso da tutta la stampa internazionale a trazione giudaico-massonica,arriva in Italia?E’a queste cose che bisognerebbe guardare,non a De Luca e la sua “scorta”.Come i capponi del Manzoni,ci accapigliano mentre ci preparano la festa.Bravi,come sempre!

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