m5s espulsioni grillo

Diciannove euro e novantasei centesimi sono per il supermercato, quattordici per non meglio specificate “pulizie”, milleduecentocinquanta per l’affitto, duecento per il ristorante e centrotrenta alla voce “decoro personale”. Forse il parrucchiere, forse l’estetista – “è la sindrome Ladylike”, si ironizza in rete – ma alla fine, leggendo il resoconto di settembre 2014 della deputata Paola Pinna, il dubbio vero è un altro: è proprio questo ciò che intendevano per trasparenza gli 8 milioni e 800 mila elettori che alle Politiche 2013 votarono i Cinquestelle, con il desiderio di cambiare l’Italia? E quanto conta, per il destino del Paese, che la rendicontazione sia pubblicata su una pagina Facebook, sul blog di Grillo, su un volantino o su un sito personale?

Quello che agli occhi dell’italiano medio sembra un dettaglio, nell’ingranaggio delicatissimo del MoVimento 5 Stelle rischia di far saltare tutto. Perché non è solo di soldi che si parla, naturalmente, ma di equilibri interni: a cominciare dal ruolo del leader e di Casaleggio, per alcuni legittimo e per altri troppo ingombrante. E non mancano le frizioni sull’atteggiamento da tenere nei confronti del governo: se si debba cioè aprire il dialogo su alcuni punti, e avviare dunque un’alternativa al patto del Nazareno, oppure proseguire nell’opposizione a Renzi senza se e senza ma.
Dicono alcuni interni, naturalmente sotto anonimato, che la batosta alle Regionali – preceduta dal ridimensionamento alle Europee – sia stata una mano santa. Perché quando ti presenti alle elezioni dal nulla, e dal nulla prendi il 25,5 per cento, ti ritrovi con 162 parlamentari senza avere un radicamento territoriale adeguato; in altre parole, non controlli – perché non sei ancora in grado di farlo – chi si imbuca nelle tue liste, per poi finire in Parlamento con qualche centinaio di click, e ti ritrovi gente di tutti i tipi (“anche pericolosa”, testuale), che non è facile gestire.
E così, in questi primi 20 mesi, i gruppi parlamentari grillini hanno mostrato le corde in varie occasioni: l’inesperienza, l’eterogeneità e la mancanza di un punto di riferimento interno sono stati letali nella gestione delle crisi, concluse il più delle volte con un intervento dall’alto. Ovvero dall’asse Genova-Milano, dove si stabiliva di chiudere tutto con un’espulsione decretata dal sacro blog e quindi ratificata da votazioni online senza sorprese: per alcuni censura del dibattito interno e intollerabile dittatura, per altri soluzione necessaria per fare un po’ di pulizia e tamponare le ferite, nell’attesa che il MoVimento cresca e – non si può dire in pubblico, ma è così – assomigli di più a un partito vero.
Nel frattempo, però, c’è chi non ci sta, e cerca strade alternative. Una è già pronta, e la sta preparando Federico Pizzarotti con l’appuntamento nazionale del 7 dicembre a Parma: sarà il ritrovo di parecchi fuoriusciti, ma anche di alcuni parlamentari ancora nel gruppo che mal sopportano i diktat. Rizzetto e Pinna erano tra questi: più che a intascare soldi, la loro rendicontazione per vie alternative serviva a rivendicare una propria indipendenza, a tirare la corda con i vertici (rifiutando anche proposte di compromesso, che non sono mancate) per vedere se davvero qualcuno li avrebbe cacciati, anche a rischio di farli passare da vittime.
Ecco allora che Grillo si stanca – perché non è questo che immaginava, e perché tutto sommato pensa ancora di essere un comico che fa politica per hobby – e chiama attorno a sé cinque parlamentari (tutti deputati, nessun senatore) di cui, insieme a Casaleggio, si fida. Qualcuno, dall’esterno, ci vede una svolta a destra, considerando i nomi, ma l’atteggiamento in Parlamento dei Cinquestelle sembra dire altro: le due proposte principali del momento (introduzione del reddito di cittadinanza e identificativi delle forze dell’ordine) sono compatibili, e in certi punti sovrapponibili, con quelle di SEL. Qualcun altro, dall’interno, teme invece che sia nata una segreteria di partito. Eppure non sarebbe una parolaccia, e il MoVimento prima o poi dovrà capirlo.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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Un commento to “Pochi ma buoni?”

  1. ciceto tertio scrive:

    beh, sono d’accordo o che i grillini si sono impatanati sugli scontrini che pubblicano in rete oltre che più gravemente sul resto ma sono curioso di vedere pubblicati tutti gli scontroni di Mafia Capitale… ooops è sparito nel frattempo um computer dagli uffici comunali….

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