mare nostrum lampedusa migranti

Il 7 aprile 2011, a poco più di 24 ore da un naufragio che provocò 250 morti tra i migranti diretti a Lampedusa, il ministro dell’Interno si presentò alla Camera per l’informativa urgente. Appena finì il suo intervento – su molti punti sovrapponibile a quelli dei suoi successori al Viminale, compreso l’attuale inquilino – venne contestato duramente dall’Italia dei valori, che srotolò uno striscione con la scritta “Maroni assassino”. Si alzò il leghista Giorgetti e lo strappò dalle mani dell’ideatore, il deputato Zazzera, che nel frattempo venne sommerso dagli insulti dell’Aula. Anche l’allora capogruppo del Pd, Franceschini, prese le distanze, perché un tale colpo basso superava i limiti dello scontro politico, e venti secondi dopo Di Pietro chiese pubblicamente scusa a nome del suo partito. Lo stesso Zazzera, che si prese da Fini due giornate di sospensione, ammise più tardi l’errore, spiegando comunque che non voleva trattarsi di un’accusa personale al ministro ma piuttosto di una provocazione per denunciare il dramma dei migranti.

Tre anni dopo, purtroppo, gli sbarchi continuano, mentre l’indignazione della Lega è un po’ venuta meno. “Maroni assassino” era giustamente una vergogna, perché non si può speculare sulle tragedie nel Mediterraneo; “le camicie di Alfano e Renzi sono sporche di sangue”, invece, si può dire, e infatti Matteo Salvini – che della Lega è il segretario, non un deputato anonimo come Zazzera nell’Idv – lo ha scritto ieri su Facebook, dopo un post contro il bancomat obbligatorio (“un regalo alle banche”) e una battuta sul maltempo (“Giugno o novembre? Ci stanno rubando anche l’estate”).
Tra quel governo Berlusconi, in cui la Lega giocava un ruolo fondamentale, e questo governo Renzi, in cui il Carroccio è invece all’opposizione, sull’altra sponda del Mediterraneo sono successe parecchie cose. La più rilevante è la rivoluzione in Libia, che ha tolto di mezzo Gheddafi: venuto meno il suo sistema di lager per i migranti senza rispetto delle convenzioni internazionali, l’Italia ha perso la sponda sanguinolenta su cui aveva costruito l’equilibrio per parecchi anni. Ma quel cambiamento che poteva e doveva essere un bene, soprattutto per il rispetto dei diritti umani, ha invece prodotto caos: e così – come ha ammesso più volte la ministra Pinotti, riferendo in Parlamento sull’operazione Mare Nostrum – l’Italia si è ritrovata senza un interlocutore e ha dovuto fare da sola. Riuscendo solo in parte a fermare gli scafisti e a salvare le vite dei migranti, e comunque fallendo sul fronte della deterrenza.
In realtà, di interlocutori ce ne mancano almeno un paio: uno è appunto la Libia – ma c’è da chiedersi, anziché rimpiangere Gheddafi e il nefasto Trattato di amicizia, se il metodo “lontano dagli occhi, lontano dal cuore” fosse degno di un Paese democratico come il nostro – e un altro è l’Europa, che solo negli ultimi mesi sta prendendo coscienza del problema. Il merito non è di Renzi, né di Letta, né di Monti, né di Berlusconi, ma da un lato di tutti coloro che – parlamentari europei compresi – si sono battuti per la modifica (parziale, purtroppo) del regolamento di Dublino, dall’altro dell’avvicinarsi del semestre europeo: è proprio oggi, con l’Italia alla guida dell’Unione, che comincia davvero la nostra partita, e abbiamo 6 mesi di tempo per chiuderla bene.
Non è corretto dire che abbiamo portato da soli, finora, tutto il peso delle migrazioni: ne sanno qualcosa i partner europei che durante gli anni Novanta hanno aperto le porte, più di noi, ai richiedenti asilo dei Balcani. È innegabile, però, che lo sforzo operativo nel Mediterraneo sia oggi quasi tutto sulle nostre spalle, complice l’inaffidabilità dell’agenzia Frontex (che ci dà gli spiccioli, anche a livello economico) e la resistenza degli altri governi nel mettere in agenda un tema così poco popolare sul fronte del consenso. Il fatto che il neopresidente Juncker stia pensando a un commissario apposito è certamente buon segno, e lo sarebbe ancora di più se questo commissario per le migrazioni fosse italiano.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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