Cécile Kyenge

La discussione sulla cittadinanza ai nuovi italiani sembra iscritta all’albo dei temi che tornano a riva a ogni cambio di legislatura, per poi finire inghiottiti dalle onde dell’emergenza e riperdersi sul fondo del mare. Non c’è il clima, si ripete ogni volta. Non sono queste le priorità, si argomenta con saccenza. E l’Italia resta ferma a una legge scritta nel 1992, quando i figli degli immigrati nati nei nostri ospedali erano meno di tremila all’anno.

Poi ogni tanto arriva un’iniziativa bipartisan che rompe gli schemi, o magari un ministro di buona volontà, e il dibattito ricomincia; ma il risultato rischia di essere già scritto, a meno che dal campo dei conservatori non arrivi qualche segnale positivo: un po’ perché una riforma così importante – che riguarda il perimetro stesso della Nazione – non può essere fatta a colpi di maggioranze risicate e rischiare di essere stravolta dopo ogni tornata elettorale; molto perché, anche volendo, la fu-coalizione Italia bene comune non avrebbe comunque i numeri al Senato, neppure con l’apporto di Scelta civica. Rimane sempre l’appiglio dei Cinquestelle, in teoria, ma le poche uscite pubbliche di Beppe Grillo sul tema non sembrano particolarmente incoraggianti.
C’è da fare un cammino insieme, dunque, e allora vale la pena ricordare dove lo si è interrotto: fu in Commissione Affari Costituzionali della Camera, a luglio 2012, quando il Pdl decise di non accogliere l’ultima offerta del Centrosinistra. Il relatore di minoranza, il democratico Bressa, aveva proposto di accantonare la discussione sugli adulti, fonte di divisioni più profonde, e di limitarsi a uno stralcio: ne veniva fuori una brevissima legge, di un solo articolo, che estendeva la cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia o arrivati da piccoli, legandola a una certa stabilità del nucleo familiare o alla scuola.
Anche allora, come oggi, c’era un ministro per l’Integrazione molto favorevole (Andrea Riccardi), ma non bastò: nel Popolo delle libertà, preoccupato sia delle ripercussioni elettorali che della possibile nuova alleanza con la Lega, prevalse la linea dei falchi. A contarli bene, quei falchi non erano nemmeno la maggioranza del partito; eppure avevano un’arma di ricatto formidabile su Palazzo Chigi, tanto da aver costretto Monti – in un’intervista a Famiglia cristiana, qualche mese prima – ad annunciare che, per quanto personalmente favorevole alla riforma, non avrebbe potuto sacrificare la stabilità del governo sull’altare della cittadinanza ai figli degli immigrati.
Negli Stati Uniti, che hanno conosciuto l’immigrazione moderna prima di noi, la cittadinanza alle nuove generazioni è un tema capace di rompere la classica barriera tra destra e sinistra; tanto è vero che il Dream act, attualmente in discussione a Washington, nasce come proposta di legge bipartisan ed è sostenuto da un arco parlamentare che va dai democratici a McCain. Convergenze analoghe si trovano anche altrove (in tutti quei Paesi in cui il dibattito sulla cittadinanza viene giustamente slegato da quello sull’ordine pubblico e la sicurezza) e non è detto che l’Italia sia destinata alle barricate ancora a lungo.
Al di là delle schermaglie tattiche, infatti, il fronte favorevole a una riforma fa breccia anche nel Pdl, dove ormai sono rimasti in pochi a opporsi seriamente sui contenuti: qualcuno è indifferente al tema, qualcun altro lo giudica un terreno scivoloso sul fronte del consenso elettorale, ma nel merito c’è almeno metà del partito di Berlusconi (cattolici in testa) disponibile a ragionare. Le armi della polemica, ormai, sono spuntate, e quando lo stesso Gasparri si dice indisponibile a “legare automaticamente la cittadinanza alla nascita” non fa altro che sventolare un fantasma inesistente: lo ius soli secco, infatti, non ha nessuna possibilità di diventare legge dello Stato, mentre una sua versione temperata con i criteri della stabilità familiare e della scuola – e il ministro Kyenge lo sa bene – avrebbe qualche possibilità in più. A meno che anche Letta, come Monti, non si rassegni presto alla ragion di Stato e getti la spugna.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

Did you like this? Share it:

Tags: , , , , , , , , , , , , , , ,

Un commento to “Si ricomincia?”

  1. Giulio scrive:

    Mi sembra un finto problema a cui la politica dà l’ennesima prova di mancare di pragmatismo. In realtà lo ius soli già esiste, dopo 4 anni di residenza in Italia un comunitario può chiedere la cittadinanza italiana e dopo 10 anni di residenza in Italia un non comunitario può chiedere la cittadinanza italiana. Deve essere abbassata questa soglia? Parliamone, anche se questa soglia dei 10 anni mi sembra ragionevole. Dove invece serve pragmatismo è nel concedere la cittadinzanza ai giovani. Attualmente viene concessa solo a chi compie 18 anni e ha vissuto ininterrottamente da sempre in Italia. Probabilmente serve abbassare la soglia, per dare modo a chi, pur non avendo vissuto ininterrottamente in Italia, ma qui ha studiato e qui vuole vivere, di poterlo fare senza sottostare alla schiavitù del rinnovo del permesso di soggiorno. Altro grave punto su cui la politica dovrebbe dare risposta è il tempo per ottenere la cittadinzanza. Attualmente passano anni da quando se ne fa richiesta a quando viene effettivamente concessa. Questo è scandaloso. La prima immagine che l’Italia dà ai suoi neo-cittadini è di assoluta inefficenza e di incapacità di gestire la propria amministrazione. Se uno ha diritto a richiedere la cittadinanza, secondo la legge italiana, questa deve essere concessa in tempi ragionevoli. Non è possibile che alle volte sia necessario mettere di mezzo avvocati per ottenere dallo stato un diritto sancito nelle stesse leggi dello stato. Questa dovrebbe essere la prima priorità, a livello legislativo.

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Paged comment generated by AJAX Comment Page
IMPORTANTE! Prima di pubblicare il commento, devi mostrare le tue abilità matematiche e risolvere la difficilissima operazione qui sotto (è una precauzione anti-spam, abbi pazienza). Poi spingi il pulsante "submit".

Quanto fa 12 + 14 ?
Please leave these two fields as-is: