Se tutto va bene, questa settimana – o al massimo la prossima – uscirà dal Senato una legge che i giornalisti precari attendono da parecchio tempo. Poi toccherà fare un altro passaggio alla Camera, perché i senatori hanno introdotto qualche piccola modifica, ma entro fine ottobre verrà stabilito il concetto di equo compenso per i giornalisti non inquadrati nel contratto nazionale: se le testate non lo rispettano, vengono escluse dai finanziamenti pubblici. Ma se non si dà un’occhiata alle tariffe attuali – le prendo dalla cartella dell’incontro organizzato oggi da Stamparomana, il sindacato dei giornalisti di Roma, e provengono dall’autocensimento dei precari organizzato da Errori di stampa – non si capisce bene l’entità dello sfruttamento.

Il Messaggero (350 co.co.co., 150 pagati a diritto d’autore, 100 superoccasionali): da 10 a 36 euro lordi per un pezzo, ma al di sotto delle 800 battute non viene pagato. La Repubblica (4 co.co.co., 20 collaboratori): da 25 a 50 euro lordi al pezzo, dai 400 agli 800 lordi al mese. Libero: da 20 a 25 lordi in cronaca locale, 40 lordi in edizione nazionale. Il Fatto quotidiano (5 co.co.co., 3 borderò, moltissimi collaboratori saltuari): da 25 a 70 netti per il cartaceo a seconda dell’articolo, 25 netti per la versione online, 100 lordi per i video, circa 950 euro al mese. Il Tempo: sotto le 2000 battute si va dai 7,5 ai 12,5 euro lordi al pezzo; sopra dai 10 ai 25. Difficile superare i 600 euro al mese. Corriere della Sera (9 co.co.co, tra cui 2 pensionati): 50 lordi online, tra i 60 e i 70 lordi in cronaca locale, da 100 a 120 lordi in edizione nazionale. L’Unità: da 10 a 50 euro lordi al pezzo. Europa: da 25 a 50 euro lordi al pezzo. Il Foglio: 120 euro lordi al pezzo (in tutta la tabella di Stamparomana, è la testata che paga meglio). Paese sera: 7 euro lordi al pezzo (sul sito), 150 lordi al mese (sul cartaceo). La Gazzetta dello sport: da 5 a 40 euro lordi al pezzo. Metro: da 350 a 800 euro lordi al mese. Leggo (13 con cessione diritti d’autore): da 500 a 900 euro lordi al mese. Le agenzie di stampa non vanno meglio: l’Ansa paga 7 euro lordi a lancio (fra i 300 e gli 800 lordi al mese), l’Agi fra i 4 e i 7 euro a lancio, mentre con l’Adnkronos si guadagnano circa 1000 euro lordi al mese e con la Dire 500, sempre lordi. Sulle tv locali dipende: quando c’è il contratto depotenziato si oscilla sui 1000-1700 lordi al mese, ma la tabella di Stamparomana denuncia in diversi casi l’assenza di contratti giornalistici in regola.

Il giornalismo precario è la dimostrazione lampante, secondo me, della nuova frontiera del proletariato. Da un lato, chi ha iniziato questo mestiere parecchio tempo fa si trova con stipendi buoni (a volte ottimi), con un sistema previdenziale privilegiato e con una rete non trascurabile di sussidi; dall’altro, le nuove generazioni – categoria meno giovanilistica di quanto sembri, perché racchiude padri e madri di famiglia – fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e sono rassegnati a morire con la penna in mano, perché i contributi (quando ci sono) sono inadeguati a garantire una pensione vera. Altro che freelance.

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3 commenti to “I nuovi proletari”

  1. cicero tertio scrive:

    Qui si parla della precarietà dei giovani giornalisti ma non c’è nel paese precarietà dappertutto ? La precarietà c’è continuerà ad esserci, anzi sarà aggravata fin che rimmarremo nella trapola dell’euro. Questa troppola impone di abbassare a salari, incide sul welfare dei cittadini, toglie le conqueste sindacali ai lavoratori e il loro posto di lavoro. Non c è speranza di una ripresa con questa moneta non nostra che dobbiamo prendere a prestito a tassi da strozzinaggio da una banca straniera (BCE) e restituire puntualmente, perchè altrimenti arriveranno multe enormi col meccanismo sciagurato del ESM di recente approvazione. La soluzione è una sola: uscire SUBITO dall’euro, dal servaggio verso la BCE, banca non nostra ma straniera, ritornare ad una moneta nazionale che alimenta con spesa a deficit la ripresa dell’economia con positiva la creazione di servizi e infrastrutture per far ripartire il paese. Ma questo non lo si vuol capire, si teme chissà quale catastrofe se si esce, spaventano la gente : i trattati non lo prevedono, non si può, avremmo chissà quale svalutazione, tutte balle mediatiche che ci racconta il sistema ed i suoi asserviti mass media. Il precedente che dimostra il contrario c’è ed è reale. Nel 1992 crollò lo SME sotto i colpi della speculazione fatta da Soros contro la lira e la sterlina. L’Italia è vero che dovette svalutare ma poi l’economia si riprese, ritornammo competitivi, cessando la speculazione i tassi sulla lira scesero e meraviglia delle meraviglie l’inflazione non aumentò! la crescita ritornò e cosi’ la credibilità dell’Italia sui mercati che potè riportare i conti a posto: questo per rispondere alla Cassandre più o meno interessate a mantenere lo status quo.
    Non si vuol capire che è invece il permanere nell’euro con i suoi meccanismi perversi ben documentati da Paolo Barnard (rimando sempre ai suoi scritti e video su youtube) a rovinarci e portarci su una via fallimentare sicura. Non è difficile capirlo ma pare che questo paese addormentato o addomesticato e questa classe politica non ci riescano proprio.
    Ma io continuerò a proclamarlo , perchè in questo paese ci voglio vivere, possibilemente anche bene e non vederlo andare in rovina e dover emigrare. Se ne vada Monti, il suo governo di peseudotecnici all’arrembaggio, i politici che lo sostengono per ignavia e quelli che rubano ai cittadini.

  2. Fringui scrive:

    Aggiungo alla lista Il Resto del Carlino: dai 2 ai 9 euro lordi a pezzo con Inpgi non pagata ai collaboratori occasionali.
    Finalmente una legge metterà fine a uno sfruttamento vergognoso da parte degli editori.
    Grazie per questo post Andrea!

  3. Pietro Nigro scrive:

    Suggerirei all’on. Sarubbi di chiedere notizie anche ai precari meridionali. Scoprirà che in Campania, Basilicata, e peggio ancora in Calabria, soprattutto per i corrispondenti dai mille paesi quei prezzi “romani” sono un vero miraggio…

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