La decisione del governo di intervenire sul permesso di soggiorno agli immigrati irregolari che denunciano il proprio datore di lavoro – ieri in un comunicato l’ho definita “legge Rosarno”, per rendere bene l’idea - mi sembra un atto di civiltà, che non meriterebbe nemmeno troppi commenti. Invece, grazie alla parte più becera della destra, in queste ore sta scoppiando il solito finimondo, come se ci fosse stato chissà quale colpo di mano: il grido è naturalmente quello di “sanatoria, sanatoria”, proprio da parte di chi – quando conveniva al proprio elettorato – non ha esitato a vararne una. Si vede che i raccoglitori di pomodori valgono meno di colf e badanti, oppure che i falchi del Pdl e la Lega hanno la memoria corta.

Il discorso sarebbe un po’ lungo, ma lo riassumo brevemente. Quando la legge comunitaria 2009 arriva dalla Camera al Senato, a fine 2009, la Commissione Politiche Ue di Palazzo Madama toglie alcune parti e ne aggiunge altre; tra le aggiunte c’è l’articolo 48, che richiama il recepimento di una direttiva Ue (la 52 del 2009) sul contrasto al lavoro nero. Copia-incollo la scheda del servizio studi, per essere il più neutrale possibile:

“L’articolo, introdotto durante l’esame in sede referente al Senato, contiene disposizioni di delega al Governo per dare completa applicazione alla direttiva 2009/52/CE, in materia di sanzioni e a provvedimenti nei confronti dei datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi, il cui soggiorno è irregolare. Tra i princìpi e criteri direttivi individuati nel testo, risultano, tra gli altri: l’utilizzo di sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, per assicurare l’emersione più ampia possibile del lavoro nero; meccanismi idonei a garantire l’effettiva percezione – da parte del lavoratore – del pagamento di ogni retribuzione arretrata, delle imposte e dei contributi (mora e sanzioni inclusi); l’introduzione di strumenti dissuasivi contro il ‘caporalato’; l’introduzione di meccanismi per facilitare la denuncia dello sfruttamento lavorativo, anche attraverso la concessione un permesso di soggiorno temporaneo, trascorso il quale si potrà procedere ad espulsione; la non applicazione delle sanzioni a carico di quei datori di lavoro che si autodenunciano e siano disposti a regolarizzare i lavoratori; la possibile estensione delle norme contro il lavoro nero extra-comunitario anche a quello nazionale, ove più favorevoli”.

L’articolo viene approvato dalla Commissione, dove tra l’altro Pdl e Lega hanno la maggioranza, ma quando poi arriva in Aula (28 gennaio 2010) il Centrodestra cambia idea e la dà vinta ai falchi: l’articolo 48 viene stralciato dal testo, che dunque ritorna alla Camera senza questa norma sull’emersione del lavoro nero. Il senatore dell’Udc D’Alia la ripresenta immediatamente sotto forma di proposta di legge – merita di essere letta la sua relazione introduttiva, perché dice cose di assoluto buonsenso – che però non viene mai discussa: parlare di questi temi sotto un governo a trazione leghista è impossibile senza che vengano strumentalizzati per mostrare la faccia feroce. Alla Camera, intanto, il Pd prepara una mozione, che viene discussa l’8 aprile: si parla di immigrazione in maniera non ideologica, ma concreta, e c’è anche un passaggio sulle regolarizzazioni di chi denuncia il proprio sfruttatore. Il sottosegretario Viespoli dà parere contrario, la maggioranza di allora vota contro (ricordo ancora la motivazione di Cazzola: “Noi crediamo che non vi sia un continuum – come l’opposizione sembra credere – tra clandestinità, accoglienza ed integrazione”); riusciamo a convincere qualcuno, ma non tutti: la mozione viene respinta con 11 voti di scarto. Ora, due anni dopo, arriva un provvedimento del governo che recepisce finalmente la direttiva 52 dell’Unione europea, tra l’altro amplificando nelle sanzioni quanto già contenuto nella legge 40 del 1998 e recepito dal testo unico sull’immigrazione (decreto legislativo 286 del 1998), che all’articolo 18 parla proprio di “soggiorno per motivi di protezione sociale”: un permesso di sei mesi, rinnovabile per un anno e convertibile in un permesso per motivi di lavoro o di studio, in presenza delle condizioni richieste. Ora si introduce anche il ravvedimento operoso, come prevede la direttiva, e in sostanza si dà l’occasione di far uscire dal sommerso alcune migliaia di posti di lavoro che in realtà esistono già, senza per questo danneggiare la manodopera italiana. Sembrerebbe un ragionamento molto facile, ma capisco che per certa destra rabbiosa non lo sia abbastanza.

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10 commenti to “La legge Rosarno”

  1. Sabino scrive:

    Ottima legge, finalmente. Ora decisi e determinati per inasprire le pene per i reati di corruzione e concussione e vedrete come arriveranno gli investimenti in Italia.

  2. Elena M. scrive:

    Agli eventuali elettori di chi non vorrebbe questa legge, di chi la vede come l’ennesima espressione di “buonismo”:
    Le aziende italiane oneste sono le prime ad aver bisogno di una legge come questa. Chi rispetta le regole si vede buttare fuori mercato dalla concorrenza sleale di sfruttatori di mano d’opera irregolare. Se davvero i destini delle imprese di questo paese sono di vostro interesse, delle imprese sane che possono dare crescita e lavoro, allora la lotta alle forme di sfruttamento è necessaria come è necessario per il suo successo una norma che consenta agli sfruttati di uscire dalla posizione di ricattabilità assoluta in cui si trovano.
    Evitiamo la solita scorciatoia secondo cui l’evasione e il lavoro nero sono un modo di “dare competitività”. Queste cose finiscono in una lotta al ribasso tra imprese che devono evadere, sfruttare, scadere di qualità e magari scendere a patti con la malavita sempre di più per mantenersi concorrenziali. Se qualche settore senza il nero non ce la fa, è ora di far affiorare il problema ed affrontarlo in modo esplicito, invece di girarsi dall’altra parte mentre si arrangia in qualche modo.

  3. cicero tertio scrive:

    Intanto Marchionne delocalizza in Cina e in Serbia. Grazie al WTO il futuro che ci aspetta è di avere paghe da cinesi per essere competitivi, diciamo 200 o 300 euro mensili.
    Magari così resteremo anche nell’euro ma sarà l’euro a non restare nelle nostre tasche, ma vuoi mettere la moneta forte!

  4. ¢o scrive:

    Gli stranieri saranno costretti ad andare via da Rosarno, perchè nessuno più darà loro da lavorare. Dove andranno questi poveracci? tutti a Roma? o Milano?
    mah…

  5. cicero tertio scrive:

    @ c o
    perchè necessariamente a Roma o Milano? Potrebbero anche tornare ai loro paesi, qualcuno lo sta già facendo viste le prospettive che ci sono ora in Italia. Siamo noi che avremmo difficoltà a lasciare il nostro paese dato che non ne abbiamo un altro ; molti giovani però lo stanno già facendo perchè hanno capito che qui le prospettive scarseggiano.

  6. Chaim Recanati scrive:

    E’ chiaro che chi denuncera’ il datore di lavoro non avra’ alcuna intenzione di continuare a lavorare per lo stesso o a rimanere in zona, visto che le voci corrono veloci e nessuno lo assumera’. Ma almeno si sara’ fatta giustizia (ohibo’!) e si dara’ alle vittime dello sfruttamento la possibilita’ legale di rifarsi una vita altrove. Sarebbe anche opportuno che la legge venisse rinforzata da un dispositivo che mettesse a disposizione delle vittime avvocati per una class action nei confronti degli sfruttatori, che sarebbero cosi’ anche obbligati a pagare i danni agli sfruttati.
    Quanto alla Destra, sta dimostrando di aver completamente perso ogni contatto con quella Destra economica (politiche economiche neo-classiche e monetariste, libero mercato, concorrenza, ecc.) a cui diceva di fare riferimento al momento della “discesa in campo” dell’Eroe dei Suoi Mondi e dello sdoganamento della destra fascistoide. In realta’, grazie alle infusioni di filosofia politica della Lega e grazie ai rigurgiti mai sopiti di fascismo repubblichino, la Destra italiana e’ diventata la protettrice dei prevaricatori, di quell’elettorato razzista e intransigente che farebbe avere sussulti di vergogna persino a P.W. Botha, il teorico dell’Apartheid.

  7. pfra64 scrive:

    @C.Recanati

    perché la Destra è “diventata” protettrice ecc. ?
    Cerco di sforzare la mia (precaria) memoria, ma non riesco a trovare una figura della Destra nostrana che si sia distinta in saggezza economica.
    Per cui penso che sia più appropriato dire che la Destra “rimane” protettrice ecc.

    PS trovo geniale quel “Eroe dei Suoi Mondi”

  8. Chaim Recanati scrive:

    Grazie, mi veniva difficile immaginarlo eroe di un mondo che non fosse suo o dove comunque non avesse la maggioranza delle azioni. :) Quanto alla Destra, mi riferivo al suo programma iniziale, fatto di tante belle intenzioni, come al solito seguite da ben altro tipo di messa in pratica. Diciamo che non si sono sconfessati.

  9. pfra64 scrive:

    @C.Recanati
    ho mescolato la sua frase del “protettrice”, che era riferita al razzisno, con il concetto dell’economia che Lei ha espresso nella frase precedente.
    La mia considerazione vale naturalmente per entrambi i fronti, ovvero la Destra “rimane” protettrice delle vecchie, solite idee sul razzismo e sulla economia tutt’altro che liberale.

  10. Chaim Recanati scrive:

    In effetti, per “protettrice” mi riferivo al suo ruolo di referente politico dei prevaricatori e dei razzisti, questo in contrasto con il programma – se di programma si puo’ parlare – del 1994, quando sembrava che l’Eroe dei Suoi Mondi avesse reinventato la ruota e che la parola “Destra” potesse essere associata con “liberta’”, “liberta’ dei mercati”, “politica economica liberista”, ecc., ergo la confusione nella mente dei poveri elettori quando se ne vennero fuori con nomi quali “Casa delle Liberta’”, “Polo delle Liberta’”. In realta’, le uniche liberta’ da essi invocate sono quelle di gestire il potere, di gestire i propri affari leciti o illeciti in assoluto spregio delle leggi vigenti, anzi magari facendone di proprie che permettano quella liberta’, e quella di mandare il Paese in bancarotta.

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