Non so quanti ricordano l’ammontare dei danni provocati a Roma dagli infiltrati anarco-insurrezionalisti durante la manifestazione del 15 ottobre: io stesso mi ricordo un numero, mi pare intorno ai 2 milioni e mezzo di euro, ma non ne sono troppo sicuro. Quasi tutti, invece, ricordiamo bene un’immagine di quel pomeriggio: la statua della Madonna tolta da una chiesa e fatta a pezzi, in mezzo alla strada. Valore monetario della statua: un centinaio d’euro, forse duecento, in un qualunque negozio di articoli religiosi. Valore simbolico del gesto: altissimo. Ci rimasero male anche alcune persone agnostiche, che non si sentivano direttamente toccate dall’atto vandalico: lo percepivano, però, come un’offesa al sentire comune, perché appunto si era colpito un simbolo, e quando colpisci un simbolo c’è il rischio che tutti gli altri aspetti passino in secondo piano.

Qualcosa di simile sta capitando, in queste ore, nel dibattito sulla riforma del lavoro, dove tutto sembra ruotare intorno all’articolo 18. Che non è neppure il difetto peggiore del testo, se dobbiamo dirla tutta: il problema serio – ammesso dal governo stesso – è la mancanza di soldi, che riduce certe apprezzabili novità al livello di buone intenzioni. Tipo la conciliazione tra lavoro e famiglia per le donne, ad esempio, o il congedo di paternità, o le misure sul lavoro per le categorie svantaggiate. E gli stessi ammortizzatori sociali, naturalmente, che potrebbero essere più generosi. Ma tre titoli su quattro dei giornali sono sull’articolo 18, proprio per il valore simbolico, nonostante – nel merito – lo stesso presidente della Repubblica abbia detto una frase che dovrebbe bastare a chiudere il discorso: “Non è che stiamo aprendo le porte a una valanga di licenziamenti facili. Quando si parla dell’articolo 18 bisogna pure sapere a cosa ci si riferisce”. Ed è bastato questo, in una certa opinione pubblica, per far diventare Napolitano “di destra”. Il tasso di emotività, insomma, è indubbiamente oltre la soglia; e così Elsa Fornero, nel suo intervento di stamattina a Cernobbio, ha avuto buon gioco nel lamentarsi che nel dibattito attuale sulla riforma “ci sono valori simbolici quasi eretti a principî assoluti”. Io non vorrei cascarci, se fosse possibile: una volta detto che il nostro modello sulla flessibilità in uscita è quello tedesco, e che in Parlamento proveremo a migliorare quel passaggio, mi concentrerei su tutto il resto. Anche per far capire ai nostri elettori che dentro a questa riforma ci sono parecchie richieste storiche del Pd: il cambio di rotta “meno contratti usa-e-getta, costi più alti per il lavoro flessibile, apprendistato serio in vista di un’assunzione, meno partite Iva finte” è quello che noi diciamo da tempo, e dobbiamo esserne fieri; così come il contrasto alle dimissioni in bianco, o le maggiori garanzie alle donne che decidono di avere un figlio. Ma poi c’è un altro aspetto, se vogliamo essere sinceri: l’attenzione esasperata sull’articolo 18 svia l’attenzione dai problemi reali di un mercato del lavoro in difficoltà, perché quando Elsa Fornero dice che gli investitori esteri verranno qui grazie alla maggiore flessibilità in uscita (“Non ci considereranno più una cittadella chiusa”) viene smentita in tempo reale dal neo presidente di Confindustria, Squinzi, che ammette come la prima preoccupazione di un imprenditore italiano oggi non sia quella di poter licenziare. Se io fossi un investitore straniero, per dire, avrei molta più paura della corruzione in Italia e della criminalità organizzata; eppure, il ddl anticorruzione sta ancora lì. Con tutto il rispetto per i simboli, allora, non facciamoci mettere all’angolo.

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15 commenti to “Il peso di un simbolo”

  1. Nicola scrive:

    CAro Andrea,è vero non dobbiamo perderci dietro ad un simbolo(mi pare di capire che tale lo consideri).
    MA se iniziassimo a dire che:L’Art 18 deve valere anche per i politici(che possono essere licenziati per giusta causa,quando non fanno il loro lavoro con impegno) cosa credi che rimarrebbe del Parlamento??
    Come hai scritto tu, forse le imprese straniere non investono qui,perche la corruzione ha livelli da paura,epperò c’è da dire che dietro la corruzione da paura, si annida un esercito di politici,o ex politici “trombati” che continuano inperteriti a fare danni al paese!
    Che ne pensi, credi che ci sia un po di verità ???
    Vado oltre:Come mai nel Parlamento tranne le eccezioni ci stanno orde di persone con problemi penali,cause in corso,etc??
    Quando qualcuno dice che:In Parlamento la metà dei politici è inquisita e l’altra metà sono avvocati che diffendono la prima metà,dice una cosa vera??
    Se si, allora il problema è tutta lì, non tra la gente che,come me fatica a vivere con uno stipendio da fame!
    O no? Saluti Operai!

  2. cicero tertio scrive:

    Condivido quanto ha scritto Nicola. Perchè poi l’art. 18 inoltre non riguarda gli impoegati statali? Forse prchè anche lo sono tali?

  3. elio Vergna scrive:

    Non vorrei che questi investitori stranieri ci considerassero terzo mondo, visto che poi gli investitori italiani se ne vanno la dove non ci sono diritti sindacati che tutelano il lavoro e i lavoratori, calpestandone spudoratamente la dignità. Sicuri di portare sviluppo e progresso che però puzza di sfruttamento, di quanto di peggio si e`combattuto da noi che solo nella miseria e nel bisogno si può vigliaccamente sviluppare.

  4. Maria scrive:

    D’accordo con Sarubbi: la modifica dell’art. 18 in questi termini è più un simbolo che un danno reale; poi per eliminare i dubbi che il licenziamento per motivi economici sia usato strumentalmente per licenziare dipendenti scomodi, basterebbe aggiungere la clausola che: “superati i motivi economici, se l’azienda ha necessità di assumere personale, per prima cosa si rivolga al lavoratore che ha dovuto licenziare”, o no?

    Non mi sembra la cosa peggiore della riforma: qualcuno ha fatto caso che la necessità di eliminare a decorrere dal 2014 i casi in cui la cassa integrazione straordinaria (CIGS) copre esigenze non connesse alla conservazione del posto di lavoro porta all’eliminazione della causale per cessazione di attività, quindi se l’azienda chiude i lavoratori non avranno la cassa integrazione ma solo l’Aspi per un anno (12 mesi)?

    La flessibilità in entrata costa di più all’azienda, ma il dipiù andrà tutto allo stato; il lavoratore non ne avrà alcun vantaggio…

    Nel frattempo, il “rilancio dell’economia” non è rilancio del lavoro in Italia:

    - il 14/03/2012 UniCredit promette a Roma 40 miliardi di euro per la ripresa economica e 15 mila imprese del Made in Italy accompagnate all’estero (“UniCredit per l’Italia”), alla presenza del ministro Passera,

    - il 19/03/2012 l’ex-banca di Passera, il Gruppo Intesa Sanpaolo annuncia un accordo con SACE per sostenere l’internazionalizzazione delle PMI italiane facilitandone l’accesso al credito con 500 milioni di euro.

    Non sarebbe più utile che lo Stato pagasse tutte le sue pendenze con le imprese (non solo edili)?

  5. MANLIO scrive:

    Mi permetto sommessamente di far notare che la foto soprastante è la foto di BANCA INTESA,inquadrando i due rappresentanti di questa banca nel nostro Governo.Ora,questa banca nel 2011 ha dichiarato,non pagando una lira di tasse,8 miliardi di perdita.Come mai una banca che chiude in perdita impone i suoi scagnozzi nel Governo,invece di nascondersi dalla vergogna?Come mai è stato distribuito un dividendo?Naturalmente,se andate a cercarne i bilanci,scoprirete che c’è un artificio contabile,si è fatto ricorso a “riserve” ed altre balle.Il sunto è che 1)LA BANCA NON HA PAGATO TASSE SUGLI UTILI E 2)HA IMPOSTO DUE SUOI PERSONAGGI DI PESO PER CONDIZIONATE L’AZIONE DEL GOVERNO.Ma perchè la Fornero fa capo,per imporre le sue idee,ai contratti tedeschi?La risposta è semplice:perchè questa riforma non è fatta per “tenere le imprese in Italia”.La Fornero chiagne e fotte(gli italiani).La Fornero sa che le imprese italiane si sono abituare da tempo a questo “inferno sindacale,l’energia costa il 30% in piu’,la magistartura non fa nulla” eccetera.Ma che cio’ vale da sempre,e che chi se ne va si trasferisce dove il lavoro costa un quarto,non per altro.La Fornero ed il suo boss Monti agiscono in obbedienza alle “lettere” che arrivano dall’entita’ illegale perchè mai eletta da nessuno,chiamata COMMISSIONE EUROPEA,dietro la quale si nacondono coloro che stanno pianificando la fine dell’Italia come paese sovrano.L’alleanza tra coloro che vogliono la fine del nostro paese è composta da
    1)industriali tedeschi la cui percezione xenofoba dell’Italia,è ben documentata dal loro rappresentatnte in Italia,Tobias Piller,antitaliano giornalista della FRANKFRTER ALLGEMEINE ZEITUNG,da sempre autore di articoli diffamatori sul nostro paese ed ora ospite d’onore di importanri trasmissioni TV.Bisogna insomma fare contenti i futuri padroni,se si vuole che vengano a cannibalizzarci.
    2)dalle banche francesi,e dagli assassini ed affamatori loro complici della lobby mediatico finanziaria internazionle che,per non passare per razzista chiamero’ “cosmopolita”.Costoro,garanti del potere sarkozista insieme a altre entita’ francesi che ora non sto a nominare,vogliono mettere le mani sui risparmi degli italiani e sulle nostre industrie strategiche,asportandone i centri di ricerca,il marketing strategico,le direzioni generali,e lasciando un gusci semivuoti di lavoratori mal pagati e ricattati da un alto tasso di disoccupazione(lavora, o chiamo un altro).E poi privandoci di qualsiasi sovranita’ nazionale.Mentre il governo Monti finge di lavorare per l’Italia,e lavora per il re di Prussia e quello di Francia,prosegue il complotto che vede gli assassini ed affamatori pronti a seminare l’Italia di poveri e di disperati,di famiglie sul lastrico,di suicidi.Guardate che non parlo per opinione.Quando alla FIAT fu vietato di acquisire OPEL su base di pregiudizi tedeschi ovvero xenofobi,si fece avanti PSA PEUGEOT:il suo piano consisteva nel trasferire in Francia le entita’ che ho nominato,e lasciare in Italia qualche fabbrica.Berlusconi lo impedi’,e lo schiaffo fu nascosto dai pennivendoli della stampa asservita.Banche ai francesi,industrie strategiche ai francesi,medie aziende ai tedeschi.Disoccupazione record.Per raggioungere questo scopo occorre portare l’Italia sull’orlo del disastro,(e grazie a Monti lo si sta facendo),poi le “agenzie”,in particolare STANDARD AND POOR,provvederanno a gettare il panico tra i risparmiatori.Gia’ ora,S&P dietro la quale si nasconde la banda di assassini affamatori e speculatori alleati del sarkozismo,continua ad imperversare sull’Italia,sottolineandone le “debolezze” e preparando il prossimo downgrading.Domenica scorsa ho visto cosa signfica tutto cio’ dove sta gia’ accadendo:poveri vecchi in file interminabili per essere curati,o ricevere un misero assegno,disperati che piangono,senza soldi e senza lavoro:io riscontro nel giudizio che gli oppositori danno del governo una strana ma felice identita’di vedute tra STORACE e DIPIETRO,tra LEGA e CGIL.E’ bene che si sappia che portare l’Italia in queste condizioni provocherebbe lo scatenarsi della RESISTENZA ARMATA DEL POPOLO ITALIANO,coerentemente con l’insegnamento del Risorgimento e della Resistenza(quella dei veri democratici).Gli assassini che verrano a ristrutturare,sfruttare,derubare, indsolentire scopriranno che la loro vita vale molto meno dei miseri stipendi che si preparano a pagarci,la fame e la poverta’ regalataci ricompensata con la guerra.

  6. Jacopo scrive:

    l’articolo 18 non è (solo) un simbolo. è invece uno strumento che, da un lato, consente al lavoratore di sapere il perchè viene licenziato, dall’altro lato impedisce un licenziamento (meglio, lo priva di effetti: è questo il reintegro), se la ragione (sia essa la giusta causa o il giustificato motivo) non c’è o è falsa. scalfari oggi su repubblica delira che l’articolo 18 non è così importante perchè tanto di cause basate su di esso ce ne sono poche: sono deliri, appunto, poichè è proprio grazie al potere deterrente che ha la norma, che poche volte si va davanti al giudice. toglieremmo la scorta a un personaggio pubblico, accampando il pretesto che tanto non ha ricevuto attentati, se è proprio la scorta a scoraggiarli? il punto, secondo me, è che oggi imperano due leit-motiv: 1) che per attrarre fantomatici investimenti bisogna togliere diritti ai lavoratori (mentre ben altre cose bisognerebbe fare, lo dice perfino squinzi e lo dici anche tu alla fine del post; 2) che per dare diritti a chi non ne ha bisogna toglierli a chi li ha (lapidario franceschini, non lenin, su repubblica di oggi “nostro compito è stabilizzare i precari, non precarizzare gli stabili”). ora: è il pd convinto che queste argomentazioni siano vere? voti sì alla riforma, e ne spieghi urbi et orbi, con chiarezza, il perchè; non lo è? secondo me è il caso di votare no. perchè in questa riforma, in realtà, non c’è nulla di veramente concreto per stabilizzare i precari (e rinvio all’analisi di luciano gallino sempre su repubblica di oggi, proprio sotto le farneticazioni senili di scalfari); c’è invece una mossa puramente dettata da una nuova ideologia animal-liberista che è poi quella che ci ha precipitato nella crisi. è ciò che contiene la riforma a essere puramente, e negativamente simbolico; non certo l’articolo 18!

  7. pfra64 scrive:

    Certo, l’articolo 18 è uno dei problemi, non è il solo problema.

    Certo, c’è la corruzione e malavita.

    Aaggiungiamoci pure anche l’inefficienza della pubblica amministrazione, le lungaggini burocratiche, l’eccessivo peso fiscale e, non ultima, la volatilità delle decisioni (un governo decide una cosa, il successivo la abroga e chi ha investito in base alla prima decisione se la prende in saccoccia, vedi ad esempio gli incentivi per il fotovoltaico).

    Tutto vero.

    Però non possiamo ragionare così. Non possiamo sempre dire che i problemi sono altri.

    Anzi, non possiamo pensare che il problema sia uno solo, di solito un altro, quando invece sono tanti tutti messi insieme. Compreso l’articolo 18.

    Non nascondiamoci perciò dietro ai simboli, ciascuno di noi conosce tante aziende che rimangono per scelta al di sotto dei 15 dipendenti ed evitano così una redifinizione dei rapporti con i dipendenti.
    Naturalmente per fare ciò si inventano le cose più incredibili per spezzare e frammentare la loro attività in aziende minuscole.

    Altro che simboli.

    Lo sappiamo tutti, perché vogliamo far finta che non sia vero ?

    E lo sanno anche gli investitori stranieri, e tutto ciò unito ai problemi di burocrazia malavita ecc. ci rende molto poco attraenti.

  8. pfra64 scrive:

    una ultima cosa, malavita e corruzione ci sono in tutti i paesi BRIC e non mi sembra che questo scoraggi investimenti esteri in quei siti

  9. Jacopo scrive:

    beh, per quanto riguarda la russia, è un paese che con le materie prime di cui dispone, che può esportare e che può usare senza comprarle da altri, ha, in questo campo, vantaggi che l’italia non ha; il modello di sviluppo di india e soprattutto cina è basato su una fortissima divisione sociuale, paghe bassissime, ritmi massacranti di lavoro, pochi ricchi sfondati e masse di poveri; la cina è una dittatura e lo può fare, anche se pure lì iniziano, poco pubblicizzate, ad affacciarsi le prime proteste di chi lavora; anche la russia di fatto è una dittatura; è questo il modello di sviluppo a cui aneli? il brasile invece sta sweguendo un modello totalmente diverso con i governi lula e roussef, in cui lo sviluppo si affianca a un sempre maggiore riconoscimento dei diritti dei lavoratori e delle classi meno forti in genere, che stanno migliorando le loro condizione e dando vita a una vera classe media; basta scegliere e sapere cosa fare…

  10. pfra64 scrive:

    mi riferivo all’incidenza di criminalità e corruzione sugli investimenti.
    nei paesi BRIC ce n’è quanto e più che in Italia, se per gli investitori stranieri questo non rappresenta un gran problema quando si parla di BRIC, perché lo dovrebbe essere quando si parla di Italia ?
    Sto esagerando un po’ naturalmente nel sottovalutare la cosa, lo so, però il concetto rimane valido nel suo cinismo.
    I BRIC hanno dell’altro da offrire in cambio (che è quel dici tu) ma noi cosa gli offriamo a compensazione della corruzione e criminalità ?
    Più tasse, più burocrazia e più articolo 18 ?

  11. Jacopo scrive:

    hai espresso chiaramente il tuo pensiero. poichè l’italia ha la criminalità ma è priva di risorse di altro tipo, ecco che la priorità diventa non combattere la criminalità, ma magari “conviverci” e trovare un’altre strada, come l’abolizione dei diritti. se si parla tanto di modello tedesco, bisognerebbe ricordare anche quanto, in germania, sia minima o comunque molto inferiore rispetto all’italia l’influenza della criminalità, e ben diverso il modello di sviluppo; la cogestione tedesca fa si che nelle società, l’organo di vigilanza sia composto per metà da rappresentanze dei lavoratori; e nel loro sistema, detto “duale”, l’organo di vigilanza ha molto potere, poichè elegge l’ìorgano gestorio, quello che da noi è il “consiglio di amministrazione”; tanto per dire il peso reale che hanno i lavoratori nel sistema tedesco (mi permetto di invitare sarubbi, se mai vorrà a scrivere un post che parla dell’argomento, che merita una discussione approfondita). l’alternativa è il modello di sviluppo cinese: corruzione, sfruttamento, paghe bassissime, prodotti ovviamnte di qualità scarsa ma a prezzi stracciati; il tutto in una dittatura; è questo ciò a cui tu aspiri? perchè dal post di sopra parrebbe proprio di sì…

  12. pfra64 scrive:

    ascolta @jacopo, i tuoi sono bellissimi ragionamenti ma per realizzare in Italia un modello tedesco occorrerebbe fare una cosa molto complicata: mandare via tutti gli italiani, o perlomeno attendere un cambio radicale di mentalità, cioè almeno 1000 anni.

    L’organo di vigilanza composto dai lavoratori (o dai Land) in Italia è fantascienza o anche peggio, abbiamo le rappresentanze sindacali divise su tutto, sempre indisposte ad arretrare di un millimetro dalle loro posizioni del secolo scorso. Figurati quanto sarebbero poco disponibili a gestire con un minimo di elasticità le trattative.

    In Germania (o Francia) sono stati disposti a lavorare meno per lavorare tutti, mentre in Italia ?
    Guarda le gabbie salariali, se non ci fossero state sai quante aziende del Nord Italia invece che la Romania avrebbero scelto la Sicilia ?
    Ma nulla, è una questione religiosa, non è possibile, e allora la Fiat ha chiuso Termini (lo so, non è solo per questo, ma è ANCHE per questo)

    Piuttosto che niente è meglio piuttosto, questo è il principio ispiratore di chi sta in proprio come me, se non vuole perdere la commessa, perché non lo dovrebbe essere per i dipendenti ? Perché non lo è per i sindacati ?

    Ma ormai non c’è più nemmeno il piuttosto, tuttavia abbiamo delle rappresentanze di lavoratori che si danno un gran dafare per sindacare su tutto, compresa la legge elettorale.
    Non credo che tu pensi VERAMENTE che in Italia il modello tedesco sia applicabile.

    Per quanto riguarda il modello cinese nessuno vuole quello, ma non è che per questo motivo il mercato del lavoro può rimanere così com’è, a meno che tu non riesca a convincere tutti i consumatori a non comperare le merci che costano meno. Cioè quelle cinesi.

  13. MANLIO scrive:

    .@PFRA 64.L’Italia come paese della corruzione e della malavita è una menzogna inventata da agenzie di propaganda appartenenti a paesi che sognano di metterci le mani,su questo inferno,e gia’ se ne leccano le dita.In questo paese 4,5 milioni di aziende lavorano e,fino all’arrivo di Monti, prosperavano.MARCO FORTIS,ha sottolineato con una messe di dati sul SOLE che il nostro paese è il piu’ competitvo del mondo dopo la GErmania,e se godesse di una moneta svalutata qual’è di fatto l’Euro rispetto al Marco tedesco,sarebbe il primo.Statistiche europee mostrano che il tasso di criminalita’ è assai maggiore a Parigi piuttosto che a Milano o Roma,e nelle aziende che ho citato licenziare è molto facile,anche troppo.La mobilita’ esiste di fatto,in gran parte dell’economia italiana,eccome,e basta ascolatere le torme di disperati che parlano in TV per onvincersene.Nè si capise che ci facciano in Italia 5 milioni di lavoratori stranieri.Un mercato che assorbe 6/700000 auto straniere all’anno è un affare per chiunque,come lo è uno che importa immense quantita’ di prodotti agricoli come carne e latte:e nonostante cio’,e la nostra pesante dipendenza energetica,la nostra bilancia commerciale è molto piu’ favorevole di quella della Francia.Tutto cio’ fa del nostro un paese ricco che i nostri sfruttatori sognano,sperando di guadagnarci piu’ del lecito grazie a dei prezzolati che nessuno ha eletto.Modelli tedeschi non ci servono,nè occorre camuffarsi da sciocche marionette ad imitazione di questo Paese della Perfezione assoluta come,per ragioni inconfessabili,pretende gente come Severgnini,che ci dipimge come una nazione di buffoni bisognosa di un tutore,per giustificare le mire di chi,come ho gia’ detto,ci detesta ma non vede l’ora di venire qui.

  14. Jacopo scrive:

    pfra, tralasci una questione importantissima: i salari. guarda quanto prende un operaio tedesco, o un operaio francese; e poi osserva la paga del suo omologo italiano. ti accorgerai che il confronto è impietoso. un operaio della volkswagen prende il doppio di un operaio fiat; mi rifiuto di credere che tu pensi che questo succede per colpa del sindacato italiano. così è possibile anche far fare meno ore ai lavoratori, abbassando così uno stipendio che rimane dignitoso, pur di lavorare tutti. invece, prendiamo un nome a caso, marchionne che fa? a pomigliano ha messo tutti in cassa integrazione (e tralascio la vicenda giudiziaria che meriterebbe lunghissime riflessioni), pr poi riassorbire chirurgicamente in modo tale da lasciar fuori fiom; a melfi la cassa è invece di due giorni sui cinque lavorativi; peccato che negli altri tre, testimonianze degli oerai non smentite dall’azienda, i ritmi siano alzati per concentrare in quei tre giorni la produzione che normalmente si dovrebbe avere in cinque. io credo che se un modello come quello tedesco è di là da venire in italia la colpa sia, in buona parte, anche di certi imprenditori che abbiamo in italia; peraltro dire che la metà dell’organo di vigilanza deve rappresentare i lavoratori non significa dire che i membri debbano venire tutti dallo stesso sindacato: i sindacati eleggono questa metà; chiaramente i più rappresentativi riusciranno a piazzare più uomini. e lasciamo stare le gabbie salariali, e lasciamo perdere l’atteggiamento “religioso”: una comparazione con gli opeari di altri paesi come francia e germania, quelli che dovrebbero essere i nostri diretti competitori, mostra come gli italiani siano quelli che stanno peggi; invece di cercare di avvicinarci ai loro standard, noi puntiamo il fondo, la polonia e la romania. mi sa che non è esattamente la soluzione giusta…

  15. MANLIO scrive:

    Le statistiche citate da JACOPO,la cui prosa assomiglia stranamentea quella di CICERO,(dovevano essere compagni di banco alle elementrri,lassu’a Digione)sono di provenienza assai sospetta:EUROSTAT.Come è a tutti noto,l’ente statistic europeo pubblico’,qualche giorno dopo la visita a Madrid del delinquente fascista asserragliato all’Eliseo,una statistica che fece ridere tutto il mondo,spagnoli compresi.Annunciava il sorpasso dell’economia spagnola su quella italiana.I dati ISTAT smentiscono totalmente i dati EUROSTAT di Jacopo

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