Per carità, un hashtag su twitter non si nega a nessuno, figuriamoci a chi se lo merita. E ben vengano pure le citazioni a Sanremo, come è stato, se questo serve a svegliare un po’ l’Italia su temi che generalmente interessano a pochi. Rossella Urru non vestiva una divisa, quando quattro mesi fa è stata rapita nel campo profughi di Hassi Raduni, e così nessuno ha scomodato finora per lei la categoria di eroe; agli occhi dell’opinione pubblica rischiava di venire dimenticata, pur essendo un pezzo dell’Italia migliore, così come del resto è dimenticata la cooperazione internazionale, nata per essere una colonna della politica estera italiana e ridotta a un club – tra l’altro sempre più ristretto – di anime belle. Free Rossella, allora, se lo slogan servisse davvero a qualcosa. Ma purtroppo la situazione è complicatissima, come qualsiasi addetto ai lavori potrebbe spiegare se solo avesse voglia di parlarne pubblicamente. Invece, tutto prosegue nel silenzio, come è giusto che sia.

Se Rossella Urru fosse stata rapita in un’isola in mezzo all’oceano, tutto sarebbe più facile: il governo italiano si metterebbe in contatto con quello locale, e i servizi segreti di entrambi i Paesi comincerebbero a lavorare insieme. Prima o poi – più prima che poi – se ne verrebbe a capo. Purtroppo, invece, il sequestro della cooperante italiana è avvenuto in un’area dai confini abbastanza labili, gli stessi tracciati a tavolino con la riga quando i colonizzatori europei se ne andarono; l’ultimo episodio analogo andato a buon fine – quello dei coniugi Sergio e Philomène Cicala – iniziò a dicembre 2009 in Mauritania con il rapimento, finì ad aprile 2010 in Mali con la liberazione e passò attraverso “un grande lavoro diplomatico”, come disse l’allora ministro Frattini, coinvolgendo addirittura il presidente del Burkina Faso (Paese di origine della signora Philomène). Un altro caso recente – chi ricorda la turista fiorentina Alessandra Mariani, anche lei sequestrata nel sudovest dell’Algeria? – è ancora irrisolto dopo un anno. Anche per Rossella, dicono dunque i precedenti, i Paesi da coinvolgere potrebbero essere più di uno, con conseguente moltiplicazione degli sforzi (“L’unità di crisi della Farnesina è impegnata costantemente”, ha scritto l’altro giorno proprio su twitter il ministro Giulio Terzi) e dei rischi di fallimento. Più se ne parla – penserei, se fossi un diplomatico al lavoro su questo caso – peggio è, perché ogni attenzione mediatica sulla vicenda rafforza la posizione dei rapitori. E lo stesso direi se fossi un familiare di Rossella: quello che mi sta a cuore è la sua liberazione, non che diventi un simbolo, perché di fronte ai simboli – come ha dimostrato la vicenda del soldato israeliano Gilad Shalit, liberato dopo cinque anni di trattative che hanno coinvolto mezzo mondo – i negoziati si complicano all’ennesima potenza. L’incontro di Cagliari tra il presidente Napolitano e i familiari di Rossella testimonia che lo Stato è presente, ed è questa la cosa essenziale.

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11 commenti to “Free Rossella”

  1. MANLIO scrive:

    La categoria di eroe è stata “scomodata” solo per chi in missione ci ha lasciato le penne:magari per liberare qualche imbecille piantagrane.Poi per chi all’estero ci muore per garantire la liberta’ ai diffamatori della propria Nazione.Poi per chi sta in Parlamento ed allo stesso tempo sta sul libro paga di servizi stranieri.Perchè per garantire la lberta’ agli italiani occorre molto piu’ eroismo di quanto ne occorra alla Urru.Ricordo inoltre che tre nostri fratelli sono appena morti in Afghanistan.Qui non se n’è parlato.Forse dimenticanza,forse menefreghismo,forse non erano juventini,forse non è arrivato il permesso dell’Ambasciata.

  2. Chit scrive:

    Opinione per opinione, mi permetta di dire la mia che quelladi re che, per fortuna, non è nè ministro degli Esteri nè tantomeno familiare di Rossella.
    E provi a riflettere sul fatto che se i familiari e amici di Rossella sono vicini e condividono queste iniziative è forse perchè diamo un po’ più di calore e vicinanza di quello che fanno altri.
    Credo inoltre che non solo l’hashtag non si nega, ma non si dovrebbero negare neanche i complimenti a chi, giusto o sbagliato, ma mette e MOLTO del suo tempo (spesso sottratto ad altri doveri ndr) per farli sentire un po’ meno soli, un po’ meno abbandonati. Insomma, per quelli che bene o male, poco o tanto, fanno quello che dovrebbero fare le Istituzioni: non abbandonare i propri cittadini!!

    Grazie per l’attenzione e buona giornata

  3. Marco Menu scrive:

    Concordo in linea di massima con il ragionamento ma c’è un dettaglio non di poco conto da considerare: la sfiducia nelle istituzioni.
    Se ci fossero state dichiarazioni rassicuranti e incontri pubblici con i parenti di Rossella prima della spinta dal basso poi ripresa da alcuni personaggi noti, probabilmente non si sarebbe arrivati a questo punto.
    Lo Stato siamo tutti noi, e abbiamo il dovere di vigilare.
    Purtroppo spesso in Italia il silenzio delle istituzioni uccide molte più persone di quante ne salva.

  4. Sara scrive:

    Ho sentito esprimere anche questo pensiero ieri, mentre appendevo una fotografia di Rossella all’ingresso del negozio di mia madre. E’ vero, nè il Free Rossella, nè il mio cartello serviranno ai fini del sequestro… ma questo silenzio dei media è stato orribile…Ricordi il sequestro di Simona Pari e Simona Torretta? Ogni giorno c’erano notizie che le riguardavano… campagne di sensibilizzazione ovunque e sempre raccontate dai media… io non voglio ovviamente sentire la cronaca minuto per minuto di ciò che le autorità competenti intendono fare, ma non voglio neanche che non si spendano parole per lei. Perchè è davvero sembrata una sequestrata di serie B e io, essendo una conterranea di Rossella, sarò anche prevenuta, ma ho avuto la conferma che qualunque cosa succeda in Sardegna o a un sardo, faccia sempre meno notizia.

  5. Perfettamente d’accordo con il Suo post. L’ho citato sul mio blog, estendendo un po’ il ragionamento, perché il silenzio è necessario non solo nel caso dei rapimenti.
    http://mondiepolitiche.blogspo.....sario.html

  6. MANLIO scrive:

    @SARA.SIMONA PARI E SIMONA TORRETTA?La Torretta ha scritto un libro di centinaia di pagine sulla loro avvemtura nel quale i nosTri militari a Nassiria(tra i quali molte donne) non sono nominati una sola volta.Simona Pari comparve su LA7,affermando che tutti in Iraq ci odiavano.Menzogna infame.Se poi aggiungiamo LILLI GRUBER(ache lei oggi a LA7,guarda caso),intervisto’per il TG3 un francese,un falso rapito da tutti conosciuto a Baghadad come spia di Parigi,che termino’ la sua testimonianza girandosi un dito intrno alla gola mentre diceva”..les italiens..”.Sono questa le eroine di Baghdad.

  7. sabrina scrive:

    La famiglia di Rossella Urru ha chiesto alle persone il sostegno dal loro blog http://www.rossellaurru.it/. I quasi 500 partecipanti al bloggin day (495 per l’esattezza) hanno voluto esprimere solidarietà alla famiglia Urru e alle famiglie degli altri sequestrati di cui non abbiamo notizie, i loro nomi sono: Maria Sandra Mariani (e non Alessandra come lei ha scritto), Giovanni Lo Porto (cooperante), Franco Lamolinara (lavoratore) e i sei marinai della Enrico Ievoli: Valerio Longo, Letterio La Maestra, Agostino Musumeci, Valentino Longo, Daniele Grasso e Carmelo Sortino. Queste sono notizie che può trovare, come ho fatto io, in rete. Credo che ci siano altri italiani in mano ai terroristi di cui, per ovvi motivi di sicurezza, non si hanno notizie. Proprio oggi ho letto la notizia che è stato negato il volo di Stato all’On. Boniver che è impegnata nelle trattative per il rilascio di Rossella Urru e Maria Sandra Mariani, questo lo trovo profondamente ingiusto, si portano avanti spese militari e non si ha cura dei propri connazionali e delle loro famiglie che vivono terribili momenti di angoscia, vorrei che qualche politico protestasse per queste cose. Ci sono tante persone che desiderano dare il loro sostegno e che, come me, sono onorate dall’impegno di Rossella Urru e di tutti i volontari che sacrificano il loro tempo rischiando la propria vita per gli altri. Curiamocene, solo questo. Ricordo ancora la vicenda di Enzo Baldoni e le parole sprezzanti verso di lui da parte di alcuni esponenti di stato riguardo questa terribile vicenda. Difficile fidarsi delle istituzioni che prediligono l’acquisto dei caccia bombardieri e che chiedono sacrifici ai cittadini vivendo per prime nel lusso. Credo che i cittadini comuni unendo le proprie voci possono servire a scuotere voi politici e i media, spero che in un futuro questo accada sempre più spesso.

  8. Giovanni Paci scrive:

    Beh, la consegna del silenzio non è stata rispettata né da quello sprovveduto del Segretario generale delle Nazioni Unite, tal Ban Ki-Moon http://www.adnkronos.com/IGN/N.....42782.html né dal membro del Parlamento italiano On. Andrea Sarubbi, come è possibile constatare qui http://www.camera.it/412?idSed.....#038;fase= .
    Quindi credo lei confonda, e non riesco a spiegarmi come mai, il doveroso riserbo istituzionale sulle trattative e le relazioni internazionali con il pericoloso silenzio di una nazione.

  9. Chit scrive:

    Note stampa battuta ieri in serata da tutte le agenzie: <> (Fonte: http://www.repubblica.it/ester.....-32011907/ )

    Sig. Sarubbi credo sia stato abbandonato anche dal Ministro degli Esteri e sia rimasto veramente solo a sostenere questa sua posizione.

    Buona giornata!?! ;)

  10. Andrea Sarubbi scrive:

    Ho scritto questo post tre settimane fa. E purtroppo i fatti mi hanno dato ragione (ricorda la falsa notizia della liberazione, guarda caso pochissimi giorni dopo? Sulla rete tutti in festa, poi tutti zitti). Dire che quella mobilitazione poteva avere delle controindicazioni non significava essere meno preoccupato della sorte di Rossella. Anzi, il contrario. Se Lei seguisse i miei interventi in Aula, ad esempio, saprebbe che ho parlato della situazione degli ostaggi italiani anche la settimana scorsa, in un intervento proprio sul Sahel. Ma per quanto riguarda la rete, ripeterei mille volte quello che ho scritto, cioè che non sarà un hashtag a salvarla, ma negoziati molto più complessi. E che non bisogna sempre pensare “meno male che me ne ricordo io su twitter, visto che la politica dorme”. Perché la politica non stava dormendo tre settimane fa, né dorme ora, come lo stesso Terzi ha ricordato anche ieri. Tutto qui. Poi, se ora il ministro si dice contento per gli appelli, buon per lui. Chissà come la pensano i funzionari dell’Unità di crisi della Farnesina, impegnati direttamente nei negoziati, dove una parola è poca e due sono troppe.

  11. Chit scrive:

    “tutti in fest” con rispetto parlando, lo sostiene lei e sbaglia, sbaglia di molto!? Forse neanche lei segue la persona con cui sta parlando su Twitter e sul suo blog ;-) Personalmente da dopo il caso Calipari-Sgrena aspetto di vedergli scendere le scalette dell’aereo in Italia per dichiararli liberi!

    Questo suo scritto mi rafforza la mia convinzione che non siamo stati sufficientemente chiari o che lei ha capito poco del perchè di quel bloggin day: l’importante però è che l’abbiano capito le persone a cui era rivolta l’inziativa ovvero i familiari di Rossella (cha hanno ringraziato), l’abbia capito il Ministro da cui lei aveva preso spunto per questo scritto (vedasi nota stampa di ieri) e… chissà che con il tempo non lo capiscano anche gli altri che oggi sono contrari, che poi non sono tanti per fortuna!?

    Grazie della risposta e buon blog!

    Grazie comunque per la risposta

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