C’è Avvenire che oggi protesta contro la decisione della giunta Pisapia di destinare i fondi anticrisi anche alle coppie non sposate. Il contributo fino a 5 mila euro – riporta Repubblica – andrà a persone con reddito Isee inferiore a 25mila euro “sposate o coabitanti nello stato di famiglia per sussistenza di vincolo affettivo al primo gennaio 2012”. Si parla dunque anche di persone che, a prescindere dall’orientamento sessuale, hanno deciso di vivere insieme “per sussistenza di vincolo affettivo” e che hanno dato una dimensione pubblica a questa scelta, certificandola nello stato di famiglia. Avvenire parla di violazione della Costituzione e cita addirittura don Milani: “La peggiore ingiustizia è trattare in maniera uguale situazioni differenti”. Frase che io adoro e che, a mia volta, cito spesso, ma che non mi pare azzeccata in questa circostanza.

Sarò breve, perché quello che devo dire l’avete già intuito, ma voglio partire da un esempio concreto. A Brescia, l’attuale giunta (Pdl-Lega) fece un bonus bebè per le famiglie indigenti: fra i requisiti c’era quello della cittadinanza italiana, per cui le famiglie davvero povere – che nel Comune erano per la maggior parte costituite da immigrati – rimasero escluse. Le associazioni cattoliche locali si indignarono e risposero al sindaco inventandosi il donum bebè: una cosa molto simile, solo che per accedere ai contributi non veniva richiesto il passaporto. Il vescovo stesso lanciò parecchi appelli, invitando le famiglie di sangue italico a rinunciare al bonus del Comune per destinarlo agli immigrati. Tutto il fronte cattolico – anche quello più ufficiale, per così dire – si riconosceva nelle parole di Renato Zaltieri, segretario generale della Cisl: “I bambini, tutti i bambini, indipendentemente dal colore della pelle sono un bene prezioso per la nostra comunità. Integrazione significa soprattutto riconoscere pari diritti”. Le associazioni fecero ricorso al Tar contro il Comune, che venne condannato per violazione del principio di parità di trattamento; quello stesso Comune che invocava la Costituzione, nei passaggi in cui si riferisce ai “cittadini” e non agli stranieri residenti. Ora, a Milano, sta accadendo una cosa simile, che però la Chiesa interpreta in maniera opposta: c’è un aiuto alle persone in difficoltà, al di là delle loro scelte affettive, e se in una casa non si arriva alla fine del mese mi pare poco rilevante che i suoi abitanti – soprattutto se ci sono bimbi di mezzo, e il reddito Isee tiene conto anche di questo – siano sposati o soltanto conviventi, perché il Comune ha il dovere di aiutarli. Questo significa equiparare la convivenza al matrimonio? No, io non la vedo così. Significa solo prendere atto della realtà e saperla amministrare, come invece la giunta di Brescia non è riuscita a fare per colpa del suo approccio ideologico. Significa rassegnarsi al fatto che la società cambia senza chiedere il permesso alla politica, e che la politica stessa deve dare risposte ai bisogni, anche a quelli nati senza il suo permesso. Significa non trasformare i limiti del nostro welfare in una lotta tra poveri, perché il problema è che tu non arrivi alla fine del mese, non che tu sia sposato. E se c’è un vuoto normativo sulle unioni civili, perché negli ultimi 70 anni l’Italia è cambiata, significa riempirlo: magari anche trattando situazioni diverse in maniera diversa, come diceva don Milani, ma senza insabbiare ogni discussione in merito. Perché la peggiore ingiustizia, in questo caso, sarebbe dimenticare che stiamo parlando di persone.

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12 commenti to “La peggiore ingiustizia”

  1. nonunacosaseria scrive:

    condivido pure la punteggiatura.

  2. Simona scrive:

    Grazie Andrea, bel post – sono completamente d’accordo, anche se probabilmente non la pensiamo alla stessa maniera sulle coppie di fatto (e quelle dello stesso sesso in particolare) concordo ce la società è più avanti della politica, in Italia più che altrove, e che la giunta Pisapia si sta pian piano distinguendo per averne preso atto.. speriamo continui a farlo (ad es. anche sul reegistro del testamento biologico, rimasto lettera morta per ora..)
    con simpatia, la tua amica valdese 😉

  3. Cathbeliever scrive:

    Non sono d’accordo: la differenza la fanno i figli, non la convivenza in sé. Un single, a differenza di due conviventi, non ha nessuno con cui dividere le spese per la luce, il gas e l’affitto. Eppure non sono certo la metà di quelle che pagano due omosessuali!
    Siccome aiutare tutti è impossibile, la cosa giusta da fare è aiutare chi ha dei figli e fatica a crescerli. I bambini sono il futuro: non dilapidiamolo!

  4. salvino scrive:

    Cathbeliever mi pare evidente che tu non abbia letto bene l’articolo.Te ne posto uno stralcio qui sotto :

    “Ora, a Milano, sta accadendo una cosa simile, che però la Chiesa interpreta in maniera opposta: c’è un aiuto alle persone in difficoltà, al di là delle loro scelte affettive, e se in una casa non si arriva alla fine del mese mi pare poco rilevante che i suoi abitanti – soprattutto se ci sono bimbi di mezzo, e il reddito Isee tiene conto anche di questo – siano sposati o soltanto conviventi, perché il Comune ha il dovere di aiutarli.”

    Non mi pare che qui si parli di famiglie senza figli …

  5. Cathbeliever scrive:

    “Si parla dunque anche di persone che, a prescindere dall’orientamento sessuale, hanno deciso di vivere insieme “per sussistenza di vincolo affettivo” e che hanno dato una dimensione pubblica a questa scelta, certificandola nello stato di famiglia.”

    Io mi riferivo a questo: al fatto che anche degli omosessuali possano ricevere contributi che io vorrei veder destinati a chi ha dei figli.

  6. Stefano scrive:

    Nel giorno in cui muore Oscar Luigi Scalfaro leggere e sapere che ci sono cattolici come te, tranquillizza molto.
    Soprattutto perché sono giovane e milanese!

  7. Andrea Sarubbi scrive:

    @Cathbeliever: solo 2 precisazioni. La prima è che la priorità la dà il reddito Isee, e il reddito Isee tiene conto della presenza di figli. Il tuo auspicio mi pare dunque recepito. La seconda precisazione riguarda le coppie omosessuali, che tu – con un po’ di cattiveria, permettimi – definisci conviventi “per dividersi le spese”. Come se gli etero vivessero insieme perché si amano, e gli omo per dividersi le spese. Il bando del Comune parla di convivenze certificate nello stato di famiglia, non di due studenti universitari fuorisede che si dividono l’appartamento. Se il tuo auspicio è: aiutiamo le famiglie, facciamo tornare ai giovani il desiderio di sposarsi e di avere figli, non potresti trovare terreno più fertile del mio. Ma non conosco nessuno che abbia avuto voglia di sposarsi “perché tanto il discorso sulle unioni civili è insabbiato”, e se lo conoscessi mi preoccuperei per il suo matrimonio.

  8. Teresa Benedini scrive:

    Condivido ogni parola. Continua la tua “battaglia” politica. E’ anche la nostra. Spero e farò di tutto perchè avvenga, che il PD sia un partito che guarda le persone e non i farisaici princìpi.

  9. riccardo scrive:

    Bravo Andrea. Anche io non avevo capito cosa c’entrasse Don Milani, citazione che ci sta, come si dice, come il cavolo a merenda. Credo il buon Lorenzo si sia rivoltato nella tomba. Altro che avvenire (avvento = novità che cambia e fa l’uomo nuovo). Ancora una volta questa nostra povera madre Chiesa conferma che il suo tempo è più indietro dei tempi della società. Speriamo bene.

  10. MANLIO scrive:

    “C’E’ UN AIUTO ALLE PERSONE IN DIFFICOLTA’,AL DI LA’ DELLE LORO SCELTE AFFETTIVE.Siccome pero’ non è stata ancora inventata la macchina per fabbricare i soldi,nonostante Visco ai suoi tempi abbia fatto molto per avvicinarcisi,e Monti lo stia imitando magnificamente mettendo le mani in tasca gli italiani in modo selvaggio,ogni aiuto agli omosessuali è un aiuto negato ai bambini ed ai loro genitori.Perchè se il budget è 10,vale 2+8,vale 5+5,ma sempre 10 fa.Nel bagaglio culturale degli esponenti del PD c’è il solito sogno della societa’ perfetta della felicita’ obbligatoria,dove tutti avranno tutto cio’ che servira’ loro,ed a pagare saranno “i ricchi”.Poi c’è la frottola ideologica della “societa’ che cambia senza chiedere il permesso alla politica”.Allo stesso tempo,la sinistra spende risorse enormi in propaganda per orientare,eccome,quel cambiamento.Il quesito è se sia nato prima l’uovo della societa’ che cambia,o la politica che ne orienta i cambiamenti.La sinistra ha gia deciso che il punto è la gallina,e lo dimostra quotidianamente.Intanto,coloro che pagano il canone si preparino a finanziare,in nome dell’impossibile cambiamento,(e cito solo un piccolo esempio)il prossimo festival ideologico di Sanremmo,ovvero i comunisti Celentano(definito da Don Backy ed Al Bano suoi ex dipendenti come uno sfruttatore senza pieta’) e l’altra icona comunista Rocco Papaleo.Per non parlare di Gianni Morandi,gia’ bandiera del PCI dal mesozoico.La societa’ cambia eccome,attraverso la propagnda e la menzogna ideologica.E come cambia in peggio,potrebbe cambiare in meglio,se giustamete orientata.

  11. Cathbeliever scrive:

    Io non ho detto che gli omosessuali convivono per dividere le spese e gli etero no, semmai che da questo punto di vista un single ha spese fisse maggiori rispetto a una coppia, dato che non divide con nessuno né affitto nè bollette. Quindi se non si aiutano i single a maggior ragione non si dovrebbero aiutare gli omosessuali o le coppie senza figli.

    Per questo non trovo giusto dare contributi a coppie senza figli quando molte persone non sanno come mantenere i propri, il fatto che anche coppie omosessuali senza figli entrino in graduatoria mi disturba. Tutto qui.

  12. Antonio scrive:

    Grazie. Mi dispiace che frasi preziose come quelle di don Milani siano utilizzate a vanvera, anzi al contrario, perché riconoscere ai conviventi, di qualsiasi sesso e orientamento, l’applicazione di criteri uguali mi pare proprio rispondente alla frase di don Milani. Mi dispiace l’accanimento omofobo che non fa capire la complessità, la ricchezza e l’uguaglianza di tante situazioni di convivenza. Due persone dello stesso sesso posso convivere per amore, per affetto, per solidarietà, per convenienza. Questo vale per chi vuole vivere una relazione omosessuale stabile ma penso anche al fenomeno sociale di molte donne sole che decidono di vivere insieme per affrontare meglio le difficoltà della vecchiaia, della solitudine, del rischio di povertà. Chiudo con una nota personale: convivo con la mia compagna in Belgio da 15 anni e abbiamo 3 bei bimbi. Ho recentemente scoperto che se dovesse succedermi qualcosa la mia compagna riceverà solo la pensione di reversibilità per i contributi pagati in Belgio e non per quelli pagati in Italia. Eppure la nostra situazione è uguale ma trattata differentemente, in Italia e in Belgio. Grazie.

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