Ora che il referendum elettorale è saltato, hanno detto subito Fini e Schifani, ci pensino le Camere. E io credo, solito ingenuo, che alla fine il Parlamento ci penserà: l’ondata di antipolitica sta cominciando a preoccupare anche quelli che hanno più pelo sullo stomaco – io la vivo malissimo già da tempo, sono mesi che somatizzo – e mi pare che la sensazione dominante sia la necessità di dare un segnale ai cittadini, perché si illude chi pensa di resistere a vita asserragliato nel fortino, in attesa che passi la tempesta. Premesso questo, il problema non è se il legislatore avrà intenzione di modificare il Porcellum, ma quale compromesso uscirà dalle contrattazioni fra i partiti, perché è evidente che su questo tema ogni forza politica si fa calcoli e controcalcoli, dai metri quadrati delle circoscrizioni alle virgole degli scorpori, e le nobili discussioni sui principî passano regolarmente in secondo piano.

Io vorrei una legge, innanzitutto, che restituisse al cittadino la sensazione di sentirsi rappresentato: oggi può capitare solo per caso, se tra le persone che il tuo partito ha fatto eleggere nelle liste bloccate ce n’è una che la pensa come te, che condivide le tue stesse battaglie, che vive il suo mandato con lo stesso spirito con cui lo vivresti tu. Questa mi pare l’esigenza principale, prima ancora dell’appartenenza al territorio: lungi da me la tentazione di difendere il paracadutaggio sistematico – da romano eletto a Napoli, sperimento sulla mia pelle quanto sia complesso rappresentare degnamente un collegio che non è casa tua – ma neppure suonerò la cetra per la leggenda del deputato di condominio, perché quasi tutti i temi che si affrontano in Parlamento riguardano questioni nazionali, e perché proprio alcune lobby localistiche in certi casi hanno fatto da freno alle riforme e non da stimolo. Servirebbe una legge, insomma, che salvaguardi l’una e l’altra esigenza: possibilmente accompagnata da una riforma del Senato, rendendolo più un luogo di rappresentanza delle autonomie locali, lasciando invece a Montecitorio il compito di affrontare i temi da una prospettiva nazionale. In questo senso, se si introducono le preferenze non possono essere in collegi piccoli, perché lì è chiaro che verranno premiati i pacchettisti di voti; d’altra parte, più allargo i confini del collegio e più corro il rischio che la guerra delle preferenze si trasformi in una lotta senza limiti di spesa, e che alla fine venga premiato chi ha investito 500 mila euro sulla propria elezione con l’obiettivo di recuperarli, in qualche modo, durante il mandato. Mi convince di più, in generale, l’idea dell’uninominale maggioritario, pur con tutti i limiti del caso: è evidente che neppure lì ti fabbrichi il deputato su misura, perché i partiti giocano comunque un ruolo fondamentale nell’abbinamento tra candidato e collegio, ma almeno puoi scegliere tra più opzioni e la concorrenza obbliga le forze politiche a ridurre drasticamente il numero di impresentabili. In un collegio di Centrosinistra, ad esempio, un ottimo candidato Idv vincerebbe su un pessimo candidato Pd; in uno di Centrodestra, un ottimo candidato della Lega vincerebbe su un pessimo candidato Pdl; in condizioni di incertezza, un ottimo candidato del Terzo Polo potrebbe anche vincere su tutti. Quanto al recupero proporzionale del Mattarellum, come al solito è un’opportunità e allo stesso tempo un rischio: l’opportunità di far eleggere candidati di spessore, che magari non smuovono le folle ma sono una ricchezza per il Parlamento, ma anche il rischio di proteggere i soliti noti (o gli amici degli amici) nonché di far rientrare gli impresentabili dalla finestra. Più ancora che la forma – temo che dalle trattative venga fuori una roba complicatissima – mi interessa la sostanza: se il prossimo non sarà un Parlamento a portata di voto, non serve a niente starsi a scervellare sul seggio-in-più o seggio-in-meno, perché l’ondata dell’antipolitica diventerà uno tsunami che trascinerà via tutti.

Did you like this? Share it:

Tags: , , , , , , , , , , ,

3 commenti to “A portata di voto”

  1. pgcd scrive:

    Sono entusiasticamente d’accordo – con una piccola postilla: facciamo un bell’uninominale maggioritario *a doppio turno*, così che il filtro sia veramente sui candidati e non sulla spesa.
    E già che ci siamo, mettiamo pure il divieto di presentarsi in più circoli, così da impedire al “vincitore certo” di turno di conquistare seggi su seggi, lasciandoli poi in mano a gente che non sarebbe stata eletta nemmeno se avessero votato solo i famigliari stretti.

  2. MANLIO scrive:

    Senza porcellum,in Campania i deputati li eleggera’ la camorra,in Sicilia la mafia,mentre la Ndrangheta li eleggera’ in Calabria e nel nordovest di Milano.Meglio che si pronunci il prof Sartori:chiamiamolo e diciamogli che torni da Marte.Forse solo i marziani come lui,assai avanti a noi in tecnologia,hanno la soluzione.Altrimenti,se il bip bip di Sartori fa ridere solo i prezzzolati che siedono a Ballaro’,ma risulta incomprensibile,teniamoci il porcellum.In fondo,del maiale non si butta niente,con una legge sbagliata si butta il paese.

  3. pietro_d scrive:

    ringraziandoti (ti do del tu) dell’apparizione sul mio blog non posso che essere d’accordo con il tuo post e con chi mi ha preceduto.

    al massimo l’unica variazione che farei (in stampo proporzionalista) al doppio turno (alla francese non all’italiana) è inserire il 10% dei seggi distribuiti con il proporzionale puro basato sui risultati del primo turno e con l’elezione dei dei migliori non eletti sempre su base dei risultati del primo turno. In questo modo i “ripescaggi” sarebbero comunque tra i più “bravi” e non tra persone messe in lista perché igieniste mentali ;)

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Paged comment generated by AJAX Comment Page
IMPORTANTE! Prima di pubblicare il commento, devi mostrare le tue abilità matematiche e risolvere la difficilissima operazione qui sotto (è una precauzione anti-spam, abbi pazienza). Poi spingi il pulsante "submit".

Quanto fa 15 + 8 ?
Please leave these two fields as-is: