Inutile girarci intorno: la strage di oggi a Firenze non è una questione di nostalgie fasciste, così come l’incendio di sabato al campo rom di Torino non è una questione di ultras del calcio. Magari fossero fenomeni così circoscrivibili, mi verrebbe da dire, perché – per quanto gravi – per impedire il contagio basterebbe una quarantena, un cordone sanitario o al massimo un vaccino; temo invece che siano metastasi di un tumore radicato in profondità nell’Italia di oggi, che va combattuto con una terapia forte. Sopravviveremo, alla fine, ma solo se ci rendiamo conto della malattia: l’alternativa è una continua rincorsa ai sintomi, che oggi cerca la medicina per il folle, l’altro ieri la cercava per il teppista e domani chissà.

In queste ore le forze di destra – da quelle più moderate, come il Pdl, a quelle più estreme – sembrano preoccupate di una lettura politica dall’uccisione dei tre ragazzi senegalesi, derubricandolo a un episodio da “scemo del villaggio” e accusando naturalmente la “sinistra becera” di volerne approfittare. Non si tratta, in realtà, di volerne approfittare o meno, perché l’organizzazione di campagne elettorali sulla pelle dei disperati è un vergognoso copyright della Lega; si tratta solo di capire il significato dell’aggettivo “politico”, perché è innegabile che dietro a questa tragedia ci sia una lettura della società profondamente sbagliata, dovuta a ideologie pericolose che purtroppo stanno facendo breccia nell’italiano medio. L’atto violento – l’omicidio, l’incendio, la stessa accusa falsa di stupro – viene dopo: prima c’è un’idea di società fatta di un noi e di un loro, con le casacche distribuite in base agli esami del sangue e non alla condivisione dei valori. Mi torna in mente l’approccio autarchico di Forza nuova, più volte teorizzato da Roberto Fiore: facciamo più figli e ripopoliamo l’Italia di italiani, così non saremo costretti a importare manodopera straniera ed eviteremo il rischio che altre culture spazzino via la nostra. Se questo si chiami razzismo o follia, sinceramente, mi interessa poco; so solo che quando fissi così nettamente i confini dell’appartenenza, quando la tua città ideale ha le porte sigillate, poi non puoi scandalizzarti se qualcuno ti prende alla lettera e dà la caccia all’invasore. Non mi riferisco solo allo squadrismo fascista, che pure non sottovaluto, ma anche alla ragazza che ha inventato la storia dello stupro: non le è servita una militanza politica di destra per trovare nei rom un capro espiatorio ideale, e questo fa capire bene quanto ormai le metastasi siano diffuse. Il resto viene da sé: a Torino un centinaio di teppisti che vanno a punire i nomadi colpevoli di esistere, a Firenze un estremista cinquantenne che spezza le vite di due immigrati senegalesi. Due vu’ cumpra’, li definivano agenzie e giornali nelle cronache del pomeriggio, e c’è voluta qualche ora perché qualcuno li chiamasse finalmente per nome: Samb Modou e Diop Mor. Neppure i giornalisti sono immuni dal contagio, purtroppo.

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3 commenti to “La malattia”

  1. judoboyjudo scrive:

    Andrea, fai il possibile per denunciare il forum di stormfront.
    http://www.stormfront.org/forum/t852050/
    Non è pensabile parlare di censura di contenuti quando forum di questo genere sono ancora in piedi.

    Grazie.

  2. Giulia scrive:

    Trovo deplorevole, in questo caso come in tutti gli altri
    (e da parte di chiunque), la metafora della medicina e della
    malattia; condivido pienamente i contenuti e i concetti
    del suo pensiero che ritengo altresì puntualmente
    espressi da Vendola (in http://fb.me/1bGbLpdM4).
    Fermare la xenofobia è un dovere urgente di tutti,
    la condanna di certe azioni deve essere unanime
    (vale anche per Liegi)

  3. marco scrive:

    ma al delirante neofascista, la magnum chi l’aveva data ? la deteneva illegalmente ? oppure legalmente ?

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