Lo premetto subito, anche se è cosi scontato che quasi mi vergogno di farlo: il pacco bomba scoppiato spedito dagli anarchici al direttore generale di Equitalia merita tutte le condanne del mondo, non ha un filo di giustificazione, fa ripiombare il Paese nell’insicurezza e nell’odio. Potrei andare avanti parecchio, ma siccome non aggiungerei nulla mi fermo qui. Mi sembra comunque utile farvi sapere che qualche mese fa – quando di pacchi bomba non si aveva sentore – la Camera aveva affrontato il tema Equitalia, perché non ci voleva un genio a capire che la situazione stava diventando insostenibile: ci vuole poco, soprattutto nei momenti di crisi, perché la disperazione si trasformi in rabbia. Anche al netto della violenza di oggi, voglio dire, che resta esecrabile e che non ha scusanti.

Il fine di Equitalia, società per azioni a totale capitale pubblico, è scritto teoricamente nel suo nome: è appunto quello di “contribuire a realizzare una maggiore equità fiscale”, facendo pagare a tutti il dovuto. L’efficacia della riscossione, in sé, è un requisito indispensabile per ogni Stato credibile: se metto un’imposta che tutti evadono, o faccio multe che nessuno paga, mi ritrovo con problemi sia di bilancio che di autorevolezza. Il problema è quando la riscossione diventa vessazione, ed è un problema antico come il mondo: ripensiamo ai pubblicani del Vangelo, mettiamo la cresta di Zaccheo in relazione con l’aggio del 9% praticato da Equitalia e ci accorgiamo che alla fine la storia non è poi cambiata di molto. Per carità, è giusto tenersi alla larga da facili tentazioni demagogiche: una struttura come Equitalia non fa nulla di illegale (anzi, applica leggi dello Stato) e soprattutto serve, se è vero che nell’ultimo anno ha recuperato 9 miliardi di euro, più del doppio di tutte le vecchie società concessionarie messe insieme. Ma quell’aggio così alto è insostenibile, così come – in un momento di crisi – sono difficilmente sopportabili le sanzioni elevate e gli interessi di mora, che nel 2010 ammontavano al 30% dei crediti recuperati: le stesse famiglie che chiedono rateizzazioni non ce la fanno più a pagare, alcune delle imprese hanno addirittura chiuso i battenti, la situazione in certe Regioni d’Italia (una su tutte: la Sardegna) è ormai sfuggita completamente di mano. Sul territorio nazionale, le imprese coinvolte da misure cautelari di Equitalia sono un milione e mezzo; le famiglie sono addirittura 6 milioni: possibile che siano tutti evasori cronici? O c’è qualcosa che non funziona nel sistema, tipo l’applicazione delle ganasce fiscali senza nessuna valutazione preventiva? In certi casi si arriva addirittura al grottesco, perché quello Stato che chiede soldi con la riscossione coatta e impone sanzioni elevate è lo stesso Stato che non paga i suoi debiti nei tempi stabiliti. Cito un esempio di Mauro Libè (Udc) che mi colpì molto, nella discussione in Aula del 7 giugno scorso:

MAURO LIBÈ. Noi abbiamo delle situazioni che non stanno in piedi: il problema per esempio delle compensazioni. Perché lo Stato non permette le compensazioni con i crediti vantati dalle aziende o dalle famiglie? Sapete che ci sono dei tribunali che devono pagare le dattilografe e le interpreti da tre anni e magari queste sono sotto scacco perché non pagano una multa ad Equitalia, non avendo i soldi che lo Stato doveva dare loro per il lavoro prestato? Perché non esiste un sistema che preveda una compensazione?

A Montecitorio, quel giorno, intervennero rappresentanti di tutti i gruppi politici. E la Camera approvò diverse mozioni che miravano tutte agli stessi obiettivi: promuovere una ristrutturazione dei debiti tributari, prevedere la possibilità di aumentare le rate, istituire un fondo di garanzia per le imprese a rischio chiusura, utilizzare i profitti (sanzioni e interessi) per sostenere famiglie e lavoratori in difficoltà, consentire con un decreto attuativo la compensazione dei crediti vantati nei confronti di enti territoriali ed enti del Servizio sanitario nazionale con somme iscritte a ruolo, limitare l’uso del fermo amministrativo sulle automobili, innalzare l’importo del debito al di sopra del quale si può iscrivere ipoteca o espropriare, e così via. Poi, come tutti sappiamo, l’estate passò tra manovre e mozioni di sfiducia, e quando arrivò l’autunno Berlusconi cadde insieme alle foglie. Ma ora Monti, che queste cose le conosce bene, dovrà porsi il problema e cercare in fretta una soluzione.

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