Non so quanto sia facile tentare una riflessione pacata sul tema Ici, o Imu, e Chiesa, per un motivo personale e uno oggettivo. Quello personale viene naturalmente dalla mia storia, che permette a chi non mi conosce di darmi dell’embedded a priori; quello oggettivo deriva invece dal contesto attuale, perché quando un’ondata mediatica parte poi è difficile fermarla con le mani nude della ragione. Premesso questo, ci provo lo stesso, magari andando un po’ con l’accetta: se sbaglio, per restare in tema, mi corrigerete.

La storia. Due legislature fa, Berlusconi riforma l’Ici in maniera favorevole alla Chiesa; i radicali denunciano il fatto alla Commissione europea e il governo Prodi, entrato in carica nel frattempo, si impegna a modificare la disciplina. Ad agosto 2006, l’allora ministro Bersani limita l’esenzione alle attività “non esclusivamente commerciali”. I radicali non sono ancora soddisfatti e fanno ricorso alla Corte di giustizia del Lussemburgo, che a sua volta impone alla Commissione europea di verificare se questa legge è contraria alle direttive comunitarie sulla concorrenza: il limite fissato è giugno 2012. Ad oggi, la Commissione non ha ancora espresso il parere definitivo.
La vulgata. Versione popolare: “Mentre un proprietario di appartamento paga l’Ici, la Chiesa – che ha diverse proprietà date in affitto – non lo paga; dunque, bisogna cambiare la legge”. Risposta di Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, nell’editoriale di oggi: non è vero, perché “gli immobili di proprietà di enti religiosi dati in affitto sono assoggettati all’Ici e alle altre forme di tassazione come qualunque altro immobile dato in affitto”; se poi nel concreto ci fosse qualcuno inadempiente, “violerebbe la legge e meriterebbe di essere sanzionato: i Comuni hanno i mezzi per farlo”. Traduco: se un ex seminario è diventato nel frattempo un albergo, e non sta pagando l’Ici, il Comune vada a fare un’ispezione e lo smascheri. Ma non è un problema di inadeguatezza della legge attuale, dice Avvenire.
La platea. Sempre Avvenire ricorda oggi un particolare rimasto fuori dalla polemica: che “le esenzioni previste per le attività solidali e culturali svolte senza l’obiettivo di guadagnarci riguardano non solo la Chiesa cattolica, ma ogni altra religione che abbia intese con lo Stato italiano e ogni altra attività non profit di qualunque ispirazione, laica o religiosa”. Riguardano dunque l’Arci, i patronati, i sindacati, le associazioni sportive di base e così via. Il confine sta nel concetto di non profit: un bar interno a un oratorio o a un circolo dell’Arcigay è un’attività commerciale o no? Nessuno dei due, al momento attuale, paga l’Ici, così come non lo paga il bar all’interno alla società Arvalia Villa Pamphili, che con il rugby toglie i ragazzi dalle strade di Corviale. Tutti questi bar vendono bibite e merendine, come l’esercizio aperto dall’altro lato della strada. Ma fanno attività commerciale o no? Non esclusivamente, e quindi – secondo la legge attuale – sono esenti dall’Ici. È un favore alla Chiesa? Non direi: è un favore al non profit, in generale.
La soluzione. La prima soluzione, in attesa della pronuncia dell’Unione europea, si chiama controllo: se c’è un albergo a 5 stelle mascherato da ente non profit grazie alla presenza di una cappellina, il Comune ha tutti gli strumenti per verificarlo e sanzionarlo. La seconda, nel caso in cui l’Europa dovesse dire che si tratta di violazione della concorrenza, potrebbe essere quella di scorporare le attività: l’oratorio o la parrocchia non paga, il bar interno o una parte della canonica – quella adibita ad abitazione – sì; e lo stesso vale anche per l’Arcigay, la società di rugby e cosi via. Se servisse a rasserenare gli animi, sarebbe un guadagno per la stessa Chiesa. Queste crociate al contrario, invece, non aiutano proprio nessuno.

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14 commenti to “Parliamone”

  1. Grazie per la spiegazione.
    Potresti spiegare meglio cosa ha fatto “Due legislature fa, Berlusconi riformando l’Ici in maniera
    favorevole alla Chiesa”?
    Cosa succederebbe a tornare semplicemente alla normativa
    precedente, per esempio?
    Stasera abbiamo una riunione al PD-Parigi, che sarà bella
    rovente immagino …

  2. Giuseppe scrive:

    Condivido la tua lettura e sarei anche molto pesante con chi abusa… ma il problema è che attaccare la chiesa è diventata una moda per qualcuno, un affare per qualche altro. Su Facebook ho rilanciato l’articolo di Avvenire e mi son piovute critiche; le solite: disinformate, piene di luoghi comuni che davvero vien voglia di lasciare perdere… Proponevo poi una riflessione:
    “Ma la domanda è altra: se la Chiesa da domani chiudesse le sue strutture, chi ci rimetterebbe? E se lo stato fosse in grado di supplire a queste “chiusure”, quanto in più pagherebbe??? Ci giriamo intorno ma la legge c’è (e il Parlamento può cambiarla quando vuole) e se qualcuno fa il furbo va mazzolato senza che questo ricada sulle tante opere meritorie.”…

    Ma non c’è più sordo di chi non vuol sentire!

  3. Giuseppe scrive:

    Condivido la tua lettura e sarei anche molto pesante con chi abusa… ma il problema è che attaccare la chiesa è diventata una moda per qualcuno, un affare per qualche altro. Su Facebook ho rilanciato l’articolo di Avvenire e mi son piovute critiche; le solite: disinformate, piene di luoghi comuni che davvero vien voglia di lasciare perdere… Proponevo poi una riflessione:
    “Ma la domanda è altra: se la Chiesa da domani chiudesse le sue strutture, chi ci rimetterebbe? E se lo stato fosse in grado di supplire a queste “chiusure”, quanto in più pagherebbe??? Ci giriamo intorno ma la legge c’è (e il Parlamento può cambiarla quando vuole) e se qualcuno fa il furbo va mazzolato senza che questo ricada sulle tante opere meritorie.”…

    Ma non c’è più sordo di chi non vuol sentire!

  4. rostolf scrive:

    l’allora ministro Bersani limita l’esenzione alle attività “non esclusivamente commerciali”. Vuol dire che i cosiddetti
    “baretti” non pagano ICI ma l’albergo se esentato come sopra paga o non paga?
    Poi: Risposta di Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, nell’editoriale di oggi: non è vero, perché “gli immobili di proprietà di enti religiosi dati in affitto sono assoggettati all’Ici e alle altre forme di tassazione come qualunque altro immobile dato in affitto”; significa forse che gli immobili non affittati non pagano ICI?
    Ti ringrazio per gli spunti di riflessione del tuo articolo

  5. riccardo scrive:

    Grazie Andrea per aver spiegato meglio. Non condivido nemmeno io le crociate fine a se stesse ma cerchiamo di impegnarci per andare a smascherare là dove si fa passare per no profit ciò che è invece profit. E che non si tratta perciò solo di esenzione dall’ICI.

  6. Elena M. scrive:

    Sei stato molto chiaro, però, un paio di cose:

    Trasparenza: sarebbe fattibile un bell’elenco pubblico ufficiale diviso per comune degli immobili esentati completo di cifre (sia chiesa che altre organizzazioni) di modo che ognuno col dubbio va, verifica, si fa un’idea, segnala casi sospetti?

    Riflessione: Ve lo ricordate S. Paolo che oltre a predicare lavorava, per non farsi mantenere dalla comunità e per dare un esempio? Non avrebbe potuto dire che ogni ora di lavoro era un’ora rubata alla predicazione? Avrebbe legittimamente potuto… e si sarebbe trovato prima o poi in una situazione simile a quella della Chiesa con l’ici, che avrebbe minato la sua credibilità e creato diffidenza verso ciò che predicava.
    Avrebbe oggi la Chiesa diritto ad esenzioni? Sì. Può sostenere che ogni euro speso in ICI è un euro tolto all’assistenza dei bisognosi o al sostentamento del clero? Anche. Ma al costo di credibilità che stiamo vedendo.
    Saremmo noi cattolici a dover avere uno scatto d’orgoglio, rinunciare a chiedere una mano ad uno stato che in questo momento non se la può permettere e per scontare qualcosa a noi deve togliere ad altra causa altrettanto meritevole, e cerchiamo di finanziare noi stessi un poco di più le nostre parrocchie ed attività per recuperare quanto perso in ICI.
    Allora sì che ci facciamo bella figura.

  7. MANLIO scrive:

    La “Chiesa”possiede a ROMA UN NUNERO NON QUANTIFICABILE,DATA LA SUA ENORMITA’,DI CONVENTI,CASE DI PREGHIERA,SEMINARI SEMIVUOTI.GRAZIE ALL’EURO,ROMA possiede un numero non quantificabile di pensionati dei quali sentiamo dire che “é stato identificato mentre rubava salamini in un supermarket”,ovvero”i vicini,allarmati dal cattivo odore,hanno chiamato la Polizia,che ha trovato il Rossi morto nel suo letto.Il decesso risalirebbe ad alcun giorni fa”.D’inverno,stanno nelle biblioteche fingendo fi leggere per la quinta volta “Il gattopardo”:ma la,bibliotecaria sa benissimo che la ragione dlla loro permanenza è un’altra:non hanno i soldi per il riscaldamento.La “Chiesa”,ispirata dallo Spirito, potrebbe decidere di risolvere il problema relegando Paolini,Agostiniani,Mariani,Francescani,Clarisse,al primo piano del loro convento,gli altri piani ai Giuseppe Rossi.A spese sue,ovviamnte,o con la sponsorizzazione del governo di Parigi,nella quale era specializzato Giampol tu.Cosi’ eviterebbe di essere citata in circostanze antipatiche come queste.Perchè non lo fa?E se non lo ha fatto sinora,non è tempo di corrigersi?
    PS.Il maiuscolo è un errore di typing.Sorry.

  8. magociclo scrive:

    Sottoscrivo per intero l’articolo di Andrea e penso che il problema ICI/Chiesa cattolica sia un ultimo retaggio di un modo di pensare del secolo scorso (se non di due secoli fa). A me fa incaxxare molto di più il medico che (esperienza personale di 8 giorni fa) al termine della visita mi dice “mi dia 50 euro per il disturbo, senza ricevuta però, eh?”, o il meccanico che ti offre il doppio preventivo, con o senza ricevuta. Oppure scoprire che mio figlio all’università è l’unico che non può usufruire degli sconti a mensa perché la sua famiglia (con padre e madre impiegati e quindi soggetti al pagamento delle imposte fino all’ultimo centesimo) ha un reddito superiore a 26.000 euro all’anno. Questo significa che il figlio dell’architetto, il figlio dell’imprenditore edile, il figlio del commerciante di abiti (anche qui, esempi reali), compagni di studio di mio figlio, hanno un reddito familiare complessivo inferiore a 2.166 euro al mese, o almeno dichiarano un reddito inferiore a questo limite. Ecco, questo io trovo immorale, direi quasi devastante: ci sono milioni di contribuenti che pagando per intero le imposte si devono portare sulle spalle un massa altrettanto grande di concittadini che guadagnano, non pagano correttamente le imposte e per di più usufruiscono di tutti i servizi che lo stato sociale offre (sanità, istruzione, trasporti, difesa, forze dell’ordine…).
    Approfittando della citazione di Andrea, voglio ringraziare l’Arvalia Villa Pamphili e tutte le analoghe associazioni che, contando solo sulla buona volontà e sullo sforzo dei singoli individui riescono quotidianamente a fare miracoli di promozione sociale. E magari ti offrono anche un caffè!

  9. watchdogs scrive:

    giuseppe, quali strutture se chiuse dalla chiesa darebbero difficoltà, gli alberghi? visto che destinano un misero 20% di soldi pubblici alle opere di carità, se le chiudono gli togliamo tutto, anche l’80% che vanno a coprire i costi della chiesa intesa come casta politica e i soldi magicamente ricompaiono.

  10. Andrea scrive:

    Sono costernato dalla mozione dei parlamentari PD. Veramente, costernato.

    E deluso.

    Ci sono tre casi, infatti.

    1 – Proprietà della Chiesa non commerciali (chiese, oratori, mense dei poveri). NO ICI.
    2 – Parzialmente commerciali, tipo il baretto dell’oratorio. Vogliamo tassarlo? Allora tassiamo tutti.
    3 – Esercizi commerciali: già la pagano. e se non la pagano il comune può riscuotere.

    Di cosa si discute?

    E’ solo per il bisogno del popolino bue di trovare il capro espiatorio?
    Un capro espiatorio che tra l’altro supplisce in gran parte le assenze dello stato sul welfare?

    Serietà, dai.

    Con cose del genere la fuga dei vari Rutelli e Lanzillotta sarà destinata ad avere dei seguaci.

  11. riccardo scrive:

    Giusto per continuare a parlarne.
    La lettera di Tonino Perna, presidente del Comitato scientifico di Banca Etica.
    http://www.repubblica.it/polit.....-26286405/

    In Italia purtroppo i cambiamenti sociali avvengono solo così, finchè qualcuno dalla società civile non lancia un sasso nello stagno tutto tende a rimanere immobile e nascosto nel silenzio dei palazzi. Stiamo ancora pagando il dominio prolungato democristiano. E lo dico da cattolico.

  12. Fringui scrive:

    Andrea, tu dici che “se c’è un albergo a 5 stelle mascherato da ente non profit grazie alla presenza di una cappellina, il Comune ha tutti gli strumenti per verificarlo e sanzionarlo”. Ma la legge del 2006 dell’allora ministro Bersani che limita l’esenzione alle attività “non esclusivamente commerciali”, permette effettivamente di farlo? E’ proprio sull’avverbio, «non esclusivamente», che si è giocata la partita fino a oggi, come giustamente scrive il Corriere della Sera.

  13. Damiano scrive:

    In una inchiesta (http://newrassegna.camera.it/c.....cle=141H78) di Stefano Liviadotti per il settimanale L’espresso si sottolinea, parallelamente a quanto ha fatto il Corriere della Sera, come, tramite la dicitura «non esclusivamente commerciale», lo stato della chiesa sia riuscito ad evadere più e più volte il pagamento dell’ICI. Sono sostanzialmente d’accordo con lei quando afferma che gli evasori vanno ricercati e puniti. Ma non può sfuggire che, grazie alla famosa dicitura «non esclusivamente commerciale» risulti più difficile proprio la dimostrazione dell’evasione. Che la legge in questione venga poi utilizzata da altri circoli Arci o da società sportive è irrilevante. Si vuole paragonare l’evasione da parte di società singole rispetto a quella attuata da enti (o “società”) che, diffusissime sul territorio italiano, fanno però riferimento ad uno Stato estero? Che le autorità italiane di competenza abbiano il dovere di fare accertamenti sulle associazioni non rispettose della legge è più che ovvio, che le stesse abbiano il dovere di fare accertamenti su una costellazione di associazioni, enti e società rispondenti ad uno stato estero che non mette in campo nessuna strategia affinché la legge venga rispettata, francamente mi sembra meno ovvio.
    Una legge giusta dovrebbe essere facile da comprendere e difficile da aggirare. Se questa legge non lo è – perché fraintendibile, allora va modificata. Non capisco il motivo di tanto risentimento da parte dal mondo cattolico. E comprendo ancor meno questa tendenza di “giocare a fare la vittima” da parte della chiesa. C’è una crociata? Forse. Ma, oltre l’esenzione dall’ICI, ci sono privilegi e “donazioni” da sei miliardi di euro, mentre moltissimi sono i cittadini italiani sempre più in affanno (http://www.icostidellachiesa.it – ma la stessa cifra viene riportata da L’espresso di qualche settimana fa). Se si vuole porre fine a queste battaglie, beh, allora bisogna iniziare a praticare un po’ più di trasparenza.

    La ringrazio della “reply” su Twitter.

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