Sulla cooperazione internazionale ci eravamo lasciati male, malissimo. Non so quanti di voi lo ricordino, ma c’era stata una lite sui soldi tra Frattini e Tremonti: il primo a inizio estate aveva anticipato alcuni fondi, per non bloccare i progetti in corso, con la promessa di restituzione da parte del secondo; arrivati al dunque, però, il secondo aveva fatto marcia indietro, e quindi la Farnesina aveva immediatamente sospeso l’erogazione dei contributi già rendicontati e messi in bilancio: erano quelli delle seconde e terze annualità dei progetti in corso, quindi ormai avviati – se non addirittura già conclusi – dalle organizzazioni non governative. Vari cooperanti all’estero sono rimasti senza stipendio, diversi progetti sono ancora in bilico, alcune ong hanno pensato addirittura di far causa allo Stato (con serie possibilità di vincerla). E il Pd presentò un’interrogazione proprio ai ministri degli Esteri e del Tesoro: eravamo a fine ottobre. Ecco, questo fu l’ultimo atto del governo Berlusconi in materia di cooperazione internazionale: la degna conclusione di un triennio vergognoso, che ci ha fatto perdere la faccia nel mondo e che – cito questo particolare tra gli altri, visto che l’altro ieri era la giornata mondiale per la lotta all’Aids – ci ha fatto espellere per indegnità dal consiglio di amministrazione dell’agenzia che amministra il Fondo globale. Eravamo stati tra i suoi fondatori, siamo stati cacciati perché dall’arrivo di Berlusconi al governo non pagavamo più le quote promesse.

Oggi, per la prima volta, è intervenuto su questo tema il governo Monti. E lo ha fatto con il ministro appositamente nominato, Andrea Riccardi, che ha mandato un messaggio alla Focsiv in occasione della Giornata del volontariato. Riccardi non si nasconde, parla di un aiuto allo sviluppo “stagnante” ormai da metà degli anni Novanta, denuncia la figuraccia dell’Italia sugli Obiettivi del millennio con l’Onu e con gli stessi partner europei, ricorda che solo la Corea ha fatto peggio di noi, e naturalmente spiega che a legislazione vigente il 2012 sarebbe ormai compromesso, visto che il bilancio l’ha fatto Tremonti. Non ho capito se questo voglia dire che c’è l’intenzione di cambiare rotta da subito, anche se lo spero vivamente; non so neppure se lo sappia con certezza lo stesso Riccardi, visto che esorta innanzitutto a mantenere alto l’impegno e i legami con i Paesi in via di sviluppo anche al di là delle “scarse risorse pubbliche che il sistema delle ONG è chiamato è gestire”. In sostanza, mi pare che gli obiettivi a breve termine – nell’attesa, cioè, di capire se dal cilindro di Monti spunterà fuori qualche risorsa – siano tre: ripensare la cooperazione partendo dagli errori commessi (se ho capito bene tra le righe del discorso di Riccardi, l’accusa è di aver fatto poco partenariato e troppo neocolonialismo), reintrodurre il tema nel dibattito pubblico, puntare innanzitutto sulla pace. Cito testualmente:

“Occorre riflettere seriamente su come rimodulare l’aiuto pubblico allo sviluppo del nostro Paese. Solo in questo modo parole che si sono svuotate di significato (sussidiarietà, complementarietà, sistema-paese), ritroveranno la loro forza. A questo proposito, ritengo che l’istituzione di un Ministero “dedicato” per la cooperazione internazionale e l’integrazione sia un’occasione di maggior impegno anche per tutta la società civile, chiamata a fare un salto di qualità nel senso dell’efficacia, dell’impatto, della trasparenza e della capacità propositiva. In questo contesto vi considero essenziali nel compito di sensibilizzare l’opinione pubblica, per ritrovare  –  proprio in un momento di crisi in cui sembrerebbe più giustificato pensare a sé  –  le ragioni e la saggezza dell’aiutare chi è lontano e chiede sostegno. Va inoltre rilanciato il binomio pace-sviluppo. Molto spesso gli aiuti non funzionano nei cosiddetti ‘Paesi fragili’. Come sapete, ho vissuto in prima persona la straordinaria vicenda della pace in Mozambico. In quel paese, dopo un decennio di aiuti, ci si accorse che senza pace non c’era sviluppo. Così investimmo sulla pace. E la pace ha avuto un grande effetto moltiplicatore sullo sviluppo del Paese”.

Se la linea è questa, sono d’accordo. Ma su tutta questa vicenda mi restano due dubbi, e non sono di poco conto: il primo riguarda proprio le risorse, perché uno ci può pure mettere tutto il know how e la buona volontà, ma la rinascita della cooperazione e il recupero dell’immagine internazionale dell’Italia non sono certamente ipotizzabili a costo zero; il secondo riguarda le deleghe che Monti darà ad Andrea Riccardi, e come queste si andranno a conciliare con le deleghe di Giulio Terzi, perché finora non mi pare che il discorso sia molto chiaro.

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Un commento to “Si cambia davvero?”

  1. Elisa Bacciotti scrive:

    On. Sarubbi (o, mi permetto, caro Andrea). Grazie per questo commento che riesce a dare voce a cio’ che provo anche io dopo aver letto questa presa di posizione. Da anni ormai le ONG, e non solo loro, denunciano che il non rispetto degli impegni presi mina la credibilita’ dell’Italia. Ci auguriamo che la nomina di un Ministro per la prima volta nella Repubblica possa costituire un segno del cambiamento di rotta del nostro paese. Senza un livello adeguato di impegno e senza il rispetto degli standard europei non c’e’ efficacia, coerenza, o impegno possibile. Grazie ancora a te e a tutti quanti lavorano per mantenere alta l’attenzione sul tema. Elisa

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