Calcolando le persone che non hanno avuto da mangiare a sufficienza per almeno due giorni di seguito nel corso dell’ultimo anno, e bilanciandole con una serie di parametri che lasciamo volentieri agli statistici, risulta che nella capitale d’Italia ci siano circa 100 mila poveri. La notizia viene dal Rapporto sulla povertà a Roma e nel Lazio presentato oggi dalla comunità di Sant’Egidio, in una sala tanto piena di addetti ai lavori e di cittadini comuni quanto vuota di rappresentanti delle istituzioni: l’unico parlamentare su quasi un migliaio ero io, di assessori della giunta Alemanno neanche a parlarne. “Se avessimo presentato un rapporto sulla ricchezza il parterre sarebbe stato diverso”, ha ironizzato uno dei relatori, e non riesco proprio a dargli torto.

Vado un po’ per slogan, anche se il Rapporto è un libro piuttosto corposo e merita di essere letto per intero. Punto primo: che cosa intendiamo per poveri? Quelli che proprio non ce la fanno o solo quelli che stanno peggio della media? Perché è chiaro che, in questo secondo caso, un romano indigente sarebbe tra i ricchi del Burkina Faso. La risposta è una via di mezzo: è vero che la povertà è spesso nelle statistiche un dato relativo, ma è altrettanto vero – come ha denunciato Giuseppe De Rita, presidente del Censis – che rispetto a 40 anni fa a Roma i ricchi sono molto più ricchi e i poveri sono molto più poveri. C’è tutta la questione di chi vive sulla soglia, poi, che rappresenta un fenomeno in crescita preoccupante: tanto per dirne una, a Roma il 38,8% delle famiglie (la media nazionale è del 33%) non riuscirebbe a far fronte ad una spesa improvvisa di 750 euro; tanto per dirne un’altra, la percentuale di sofferenze bancarie nella Capitale è del 12%, circa il quintuplo della media nazionale. Punto secondo: chi sono i poveri di oggi? Di solito, sono persone finite in difficoltà a causa di un evento personale (tipo un divorzio o una grave malattia di un parente prossimo, o un figlio che combina guai) oppure in seguito a un problema lavorativo: tipo il giovane che finisce il contratto a tempo determinato e non gode di ammortizzatori sociali adeguati, oppure il 55enne laureato che perde il lavoro e non riesce più a rientrare nel mercato. Punto terzo: e l’immigrazione, in tutto questo? C’entra fino ad un certo punto. A Roma e nel Lazio, infatti, gli immigrati sono più istruiti della media (60% di diplomati o laureati sull’intera popolazione straniera residente), hanno un tasso di occupazione elevato (57%, figli compresi) e – lo aggiungo a margine, perché il concetto è stato ribadito sia da Sant’Egidio che dal Censis – sono anche più impegnati nella vita ecclesiale rispetto agli italiani: il che non vuol dire nulla sulla povertà, ma è la migliore risposta a chi parla ancora di invasione islamica mentre tre quarti degli immigrati residenti a Roma sono di religione cristiana. Rispetto agli italiani – ha sottolineato Innocenzo Cipolletta – gli stranieri sono pronti a maggiori sacrifici per salire i gradini della scala sociale, ma nel momento in cui si pongono in competizione con gli italiani di sangue vengono discriminati: corriamo lo stesso rischio di Francia e Gran Bretagna, mostrandoci benevoli verso chi viene qui a fare lavori umili ma rifiutando chi – come sta già accadendo alle seconde generazioni – rappresenta un concorrente diretto. La discriminazione esiste pure – ha ricordato Lorenzo Tagliavanti, vicepresidente della Camera di commercio – sul fronte politico: “Se ci fosse una comunità molisana grande come quella degli immigrati a Roma, in Campidoglio sarebbero molisani il sindaco e almeno 6 assessori”. Vero, verissimo.

Did you like this? Share it:

Tags: , , , , , , , , , , , , ,

4 commenti to “Toh, i poveri!”

  1. Masso scrive:

    Andrea, prima gli italiani mandano a casa tutta la classe dirigente derivante dalla cosiddetta “prima repubblica” meglio sarà per tutti gli italiani.
    Mi affido a te (alla tua intelligenza e al tuo essere cristiano impegnato in politica).
    MP

  2. Virginia Invernizzi scrive:

    Grazie Andrea per essere andato ed aver rilanciato anche se non è di moda, qui c’è un po’ una cultura da ricostruire, ma piano piano l’interesse cresce. Speriamo, prima o poi, di vedere i poveri al centro dell’azione politica io non perdo la speranza :)

  3. MANLIO scrive:

    Senonchè,a Roma ci sono i prezzi immobiliari piu’ alti d’Europa.Andate su internet e paragonateli non a quelli del Burkina Faso,ma a quelli di una citta’ tedesca.Poi fatelo con una citta’ spagnola.Poi fatelo con una citta’francese:ecco,i francesi ci tengono testa.Come è possibile che in uja citta’ dove il 39%della ,popolazione è povera i prezzi siano cosi’ alti?Questi,fino a prova ontraria,sono prodotti dalla relazione tra domanda e offerta.Dove i prezzi sono alti la domanda è alta.Infatti,dove la fame c’è davvero,come in Irlanda,sono in piena caduta.Tra le famiglia romane che farebbero fatica a trovare 750 euro ci siamo io e mio padre.Per forza:on quel che rendono oggi i BTP,chi è quel fesso che tiene i soldi in banca?I risparmi degli italiani equivalgono a 3800 miliardi(non è inclusa la proprieta’ immobiliare,che equivale a 4800).La somma fa 2/3 del PIL DEGLI USA.Sono dati ISTAT.In una citta’ come Roma,con 4 milioni di abitanti,puoi trovare di tutto:dalla vecchietta delal foto al fenomeno con tre palle al posto di due.Si prende un eccezione,se ne fa la regola,e cosi’ si fabbrica una mistificazione.Intanto,con il prezzo di 100Mq all Magliana,dove probabilmente vive una parte di quell “38,8%”,si potrebbero nutrire gli abitanti di una citta’ africana per un mese.

  4. Lorenzo B. scrive:

    Di solito, sono persone finite in difficoltà a causa di un evento personale (tipo un divorzio o una grave malattia di un parente prossimo, o un figlio che combina guai) oppure in seguito a un problema lavorativo: tipo il giovane che finisce il contratto a tempo determinato e non gode di ammortizzatori sociali adeguati, oppure il 55enne laureato che perde il lavoro e non riesce più a rientrare nel mercato.
    In questa frase ce ne abbastanza per far comprendere a molti che non è una cosa troppo lontana da noi attualmente “non poveri”. Quindi se non te ne ce ne interessiamo per altruismo o spirito di carità, ce ne dovremmo interessare solo perchè potrebbe capitare anche a noi.

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Paged comment generated by AJAX Comment Page
IMPORTANTE! Prima di pubblicare il commento, devi mostrare le tue abilità matematiche e risolvere la difficilissima operazione qui sotto (è una precauzione anti-spam, abbi pazienza). Poi spingi il pulsante "submit".

Quanto fa 3 + 9 ?
Please leave these two fields as-is: