Quando il generale Petraeus prese il posto di McChrystal, per colpa di un’intervista sopra le righe, negli Usa si riaprì immediatamente il dibattito sulle regole d’ingaggio in Afghanistan: secondo i militari americani impegnati sul campo, infatti, quelle in vigore erano troppo strette, perché – nel tentativo di evitare il più possibile vittime civili – ponevano limitazioni che li costringevano a “combattere con le mani legate dietro alla schiena”. Lo stesso dibattito si sta aprendo ora, in Italia, con il ministro della Difesa che ha ipotizzato la possibilità, finora scartata, di armare i nostri aerei con le bombe: non vuole più decidere da solo, ha detto, ma vuole dividere la responsabilità con il Parlamento. E fa bene, aggiungo io, perché – al di là dei sofismi – l’articolo 78 della Costituzione ricorda che sono le Camere a deliberare lo stato di guerra.

Sì, lo so che ho detto guerra, e che guerra non si dice. Ma allora la finiscano con l’equivoco sulla missione di pace, perché il peacekeeping e le bombe faticano a stare dentro la stessa frase. Peacekeeping significa mantenimento della pace: la pace c’è già, io mando i militari per consolidarla. E loro – obbligati a muoversi entro paletti piuttosto rigidi, tipo l’imparzialità e l’uso minimo della forza – devono mantenere l’ambiente sicuro e vigilare che nessuno violi una tregua, mettendosi eventualmente in mezzo alle due fazioni in lotta. Altra roba è il peace enforcement, l’imposizione della pace: qui posso usare le armi ed assumere un atteggiamento sostanzialmente offensivo, che significa in sostanza – ma neppure questo si può dire – fare la guerra per portare la pace. Altri contingenti nostri alleati hanno ricevuto dai propri Parlamenti nazionali l’autorizzazione al peace enforcement: tanto è vero che le operazioni di rastrellamento dei terroristi le fanno loro, e si incavolano pure con noi perché non vogliamo fare il lavoro sporco. Il contingente italiano, invece, ha ricevuto dal Parlamento l’autorizzazione al peacekeeping, e dall’invio dei primi militari in avanti non si è fatto altro che prorogarne i termini. Prendo ad esempio l’ultimo decreto convertito in legge, il 102/2010: all’articolo 2 parla di “iniziative volte al mantenimento della pace”, all’articolo 3 di “una missione di stabilizzazione  economica,  sociale  e  umanitaria  in Afghanistan e Pakistan al fine di fornire sostegno al Governo afgano e al Governo pakistano nello svolgimento delle attività prioritarie nell’ambito del processo di sviluppo e consolidamento delle istituzioni locali e nell’assistenza alla popolazione”. All’articolo 1 ed all’articolo 5 si parla espressamente di “iniziative di cooperazione”, ed all’articolo 4 si scende addirittura nel dettaglio sui progetti in Pakistan (“sostegno al settore sanitario; sostegno istituzionale e tecnico; sostegno della piccola e media impresa, con particolare riguardo all’area di frontiera tra il Pakistan e l’Afghanistan; sostegno dei mezzi di comunicazione locali”). Non una parola di più, non un comma che autorizzi i nostri soldati ad imporre la pace con l’uso delle bombe: dunque a me pare naturale (per quanto forse un po’ antipatico, rispetto al resto della Nato) che il contingente italiano, sic stantibus rebus, si fermi un passo prima degli altri: che non possa, cioè, andare a stanare il nemico, ma soltanto difendersi se attaccato. Che sia giusto o sbagliato lo discuteremo in Aula, così come certamente discuteremo delle meraviglie prodotte in questi anni dalle bombe intelligenti; in ogni caso, come ci ha ricordato oggi Rasmussen, dovremo discuterlo noi e solo noi. E se anche La Russa si svegliasse un mattino e nel prossimo decreto sostituisse la parola mantenimento con la parola imposizione, poi quel decreto dovrebbe passare all’esame del Parlamento. Per quanto mi riguarda, cominciate a togliere un voto dalla conta.

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4 commenti to “Parole chiare”

  1. mariade scrive:

    Bravo Andrea, sei stato chiaro! Speriamo sia venuto il momento
    di rifletterci su seriamente.

  2. Virginia Invernizzi scrive:

    togliete dalla conta dei favorevoli anche l’on Fassino, da alcuni frettolosamente cooptato…
    http://pierofassino.ilcannocchiale.it/
    p.s tutto il mio appoggio affinchè la missione di pace rimanga una missione di pace e non qualcos’altro pur sotto lo stesso nome!

  3. MANLIO scrive:

    Fatto è che le bombe non servono,serviranno anzi ai provocatori si EMERGENCY ed a qualche cattodelinquente cattobolscevico per accusare i nostri militari di comportarsi come le SS in Italia,nel44,mentre i Talebani sarebbero i paretigiani.le bombe non servono pwerchè non sono mai state usate per liberare la valle di baghdis,profonda 100 km,dove ora la gente vivetranquilla.Il 183 paracdutisti,eliminati 400 talebani,l’ha restituita ai legittimi proprietari.L’operazione,semplare,è indicata da PETREUS come uno dei motivi di speranza per la missione ISAF.Cio’ che è accduto qualche giorno fa pèarla di cattiva pianificazione.Se,come si fa in altre zone da noi liberate,si mandassero i PREDATOR 12 ore prima a controllare il percorso dei convogli in arrivo,non staremmo qui a piangere 4 Caduti.Se i PREDATOR fossero armati con missili,come quelli USA,coloro che stanno mseppellendo le IED verrebbero fulminatio sul posto.Oggi non staremmo qui a dibattere,perchè lìeliminazione dei talebani è una nion notizia.In Afghanistan,che Allah clemente e misericordioso sia benedetto,col Suo aiuto ne abbiamo mandati in Paradiso 15oo.Li’ c’è la pace,sotto dove c’erano loro,c’è la pace.Cè pace dovunque.

  4. Lorenzo M. scrive:

    Dopo l’ennesimo commento del cavolo sopra riportato, pur approvando il codice di comportamento e di “tenuta” del sito del nostro ospite, ritengo doveroso un atto di censura o quantomeno di filtro dei suoi commenti.
    La persona e’ palesemente affetta da schizofrenia paranoide: capisco lasciarlo scrivere liberamente, e pure cercare di ignorarlo, ma ci sono dei limiti che sono stati abbondantemente superati.

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