Quando Francesco Rutelli, che nel 2008 sperava di farcela al primo turno, si ritrovò al ballottaggio contro Gianni Alemanno, sui muri di Roma spuntarono nostri manifesti che inneggiavano all’antifascismo. Le difficoltà politiche erano evidenti, il trend di Alemanno in crescita, e si ricorreva all’extrema ratio: un tentativo di riportare al voto lo zoccolo duro e di mobilitare gli indifferenti, seguendo uno schema – quello del voto contro – che in politica spesso paga.

Il problema è che, quando decidi di evocare un nemico, devi pure convincere le tue truppe che quel nemico esista davvero e che, se esiste, sia un pericolo concreto, altrimenti non ti viene dietro nessuno: proprio ciò che avvenne al secondo turno di quelle amministrative romane, dove il richiamo all’antifascismo non pesò nulla rispetto ai problemi che l’elettore medio percepiva come reali. L’antifascismo, se vi ricordate, venne asfaltato dalla sicurezza e gli 80 mila voti di vantaggio del Centrosinistra sparirono nel nulla: i romani non credevano in un ritorno del Duce ed avevano ragione, perché il discorso tenuto oggi da Alemanno sembra copiato dal messaggio di ieri del presidente Napolitano, dalla cui linea – quella di una pacificazione necessaria – non si discosta neppure il video inviato ai tg da Berlusconi. Fui io stesso, tempo fa, a riflettere sulle strane coincidenze tra Silvio e Benito; fu uno più a destra di me, Indro Montanelli, a parlare di dittatura dolce, riferendosi al controllo berlusconiano su ampi settori della società. Ma se ragionare sulle storture della democrazia attuale ha certamente un senso, perché ci aiuta a non ripetere gli errori della storia, mi pare che invece regga poco l’accusa di fascismo ereditario nei confronti di chiunque provenga da destra: fa il paio con la retorica antibolscevica di Berlusconi, che – quando lo mettiamo in difficoltà sulle cose concrete – tira fuori gulag e soviet per ringalluzzire il suo zoccolo duro anticomunista. Se mi arrabbio in quelle circostanze, e mi arrabbio parecchio, non posso non farlo pure oggi, quando sento che Renata Polverini non ha potuto aprire bocca a porta San Paolo perché ritenuta fascista, e quando il capo della Fgci (non dell’Anpi, cacchio, ma di una Federazione dei giovani!) dice che “se lo è meritato, perché chi semina vento raccoglie tempesta”. Tra di noi, per fortuna, qualcosa sta cambiando: il gesto di Nicola Zingaretti – che ha rinunciato al proprio discorso perché alla Polverini non era stato concesso di tenere il suo – è un segnale importante, nel senso di quella pacificazione che oggi è obbligatoria. Se lo hanno fatto ebrei e tedeschi dopo Auschwitz, o americani e giapponesi dopo Hiroshima, o – più recentemente – bianchi e neri in Sudafrica dopo l’apartheid, possiamo farcela anche noi.

P.S. Conosco bene il valore dell’antifascismo, anche per esperienza familiare: mio bisnonno Gaetano, il padre di mio nonno paterno, finiva spesso in carcere perché leggeva l’Avanti. Proprio per questo, però, mi sento di dire che, a 65 anni dal 25 aprile, una certa retorica strumentale del Cln ha già accumulato abbastanza contributi per andarsene tranquillamente in pensione.

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11 commenti to “La pace obbligatoria”

  1. Ismail Ademi scrive:

    Condivido in pieno. é impensabile proseguire con l’Italia divisa in due.

  2. Virginia Invernizzi scrive:

    completamente d’accordo su tutta la linea. La cosa divertente è che i vecchi comunisti l’avevano capito benissimo:mio padre racconta che il mio prozio,Valentino Invernizzi, partigiano sindacalista e militante del Pci si arrabbiava tantissimo quando sentiva che i leader democristiani venivano fischiati alle manifestazioni per il 25 Aprile. Diceva: qui c’è la base comune per tutti, la base da cui è nata la costituzione, loro vengono a celebrarla se li si caccia si rischia il ritorno del fascismo quello vero. Ed infatti ci sono leader di destra che celebrano le foibe e non il 25 Aprile. Fondamentale ribadire che la festa della liberazione è la festa di tutti gli italiani ed anche di chi vuole diventarlo.

  3. Caro Andrea sono completamente d’accordo. A metà! 😉
    Nel senso che è davvero inutile alzare steccati che richiamano solo al passato e soprattutto è del tutto sbagliato (immorale, incostituzionale, incivile…) impedire ad una persona di esprimere il proprio pensiero. Non è questo peraltro il vero antifascismo.

    Epperò… in giro ce n’è un bel po’ di (neo)Fascismo. Sia in versione soft (e ne hai parlato anche tu) che in versione hard: penso alla Casa Pound, al Blocco Studentesco, ai movimenti striscianti attorno ai simboli di Forza Nuova, dove trovo posizioni oggettivamente pericolose per la società (non tutte, ma molte loro idee mi sembrano davvero incompatibili).

    Tu l’hai visto Nazirock? Lo proiettiamo dopodomani a Lama. Sei invitato (naturalmente se puoi…)

  4. Oscar Nasuti scrive:

    Dirò di più, invece di fare un novello CLN con il morto che cammina Fini, perché non rilanciare subito facendo una proposta sulle riforme? Non bisogna essere un grande giocatore di poker per capire che se il signor B. bluffa sulle riforme condivise, lo scopriamo, se non bluffa potremmo imporre qualche riforma decente del sistema elettorale e bloccare qualche riforma ardita del sistema istituzionale, che sennò con la scusa che non gli rispondiamo nemmeno verrà fatta dalla sola maggioranza.Per non parlare che riprenderemo il pallino della proposta invece di seguire sempre la Loro iniziativa ANCHE QUANDO LITIGANO non possiamo sembrare sempre e comunque dei comprimari.

  5. Stefano Basilico scrive:

    Concordo al 100%. Ci vuole una memoria condivisa.

  6. Gianni scrive:

    Sono pienamente d’accordo. L’antifascismo di maniera ha stufato, esattamente come l’anticomunismo da operetta di Mister B. Solo i disinformati e chi ha la testa perennemente rivolta all’indietro ci casca.

  7. Raffaele Cimino scrive:

    Completamente d’accordo. Buon 25 aprile e auguri a tutti i Marchi da Venezia

  8. cicero tertio scrive:

    D’accordo pure io, sottoscrivo in pieno, è ora di finire con le retoriche e i pregiudizi. Quanto agli imbecilli chi si trovano nei movimenti estremisti di destra e di sinistra (oggi a Milano sono stati insultati degli ex-deportati di Auschwits) ci vorrebbero dei corsi di storia obbligatori, come per quelli che perdono i punti della patente.

  9. MANLIO scrive:

    Perchè la FGCI parla in un modo,ed il PD in un altro?Perchè la bassa manovalanza dei delinquanti politici serve sempre,ai desegni della sinistra,ed allora si da’ un colpo al cerchio ed uno alla botte.Eppoi non bisogna scontentare troppo Di Pietro,che nell’Italia del 2010 svolge la funzione svolta dalle BR negli anni 70/80.Se si mettono a dormire per sempre i delinquenti dei Centri Sociali,quando verranno utili per la rivolta promessa dallo Sbirro come si fara’?Quello,se varra’,sara’il momento di chiedere “larghe convergenze”per assicurarare la salvezza della Democrazia.Deja vu anche questo.

  10. Gian Paolo di Ruvo scrive:

    A te lo posso dire Manlio, ormai ci conosciamo: di quello che hai scritto non c’ho capito niente, Fgci, BR, Di Pietro, larghe convergenze, deja vu.
    Ma che ti sei bevuto, visto che dici che non fumi?
    Vive la France.

  11. MANLIO scrive:

    @GIAN PAOLO DI RUVO.Che tu non abbia capito niente non è una novita’:ci sei abituato.Uno che crede che “colabrodo”sia un insulto agli altri,piuttosto che a sè stesso,deve avere il quoziente d’intelligenza di una Platessa Surgelata.Voi Francesi oontinuate pure a pagare le voste marionette,noi Italiani continueremo a bastonarle.Il vostro elettorato ha gia’ inviato un dolce messaggio,al fascista licenziatore di giornalisti scomodi che usa i soldi dei contribuenti Francesi per tentare di contrabbandare in Italia la Grandeur della quale facciamo carta igienica.

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