L’episodio era passato quasi sotto silenzio, perché Monte Porzio Catone non è l’ombelico della politica, ma vale la pena ricordarlo oggi. L’anno scorso, alla vigilia delle elezioni amministrative, nessuno aveva dubbi sulla riconferma del Centrosinistra: nonostante il nome terribile scelto per la coalizione (“Verdi, Bianchi e Rossi per Monte Porzio Catone”), l’amministrazione uscente godeva di un consenso piuttosto solido, in virtù del buon lavoro svolto. Ma con la presentazione delle liste arrivò anche il patatrac: anziché comprare un prestampato di Buffetti, infatti, i nostri raccolsero le firme per la candidatura del sindaco Buglia su fogli separati. Mancava, in sostanza, un timbro, ma questo bastò a farci escludere dalla competizione. Vinse quindi il Centrodestra – che all’epoca, però, non scese in piazza per la libertà, né parlò di complotti antidemocratici – e noi perdemmo pure il ricorso al Tar.

Monte Porzio a parte, una storia simile si è ripetuta anche in questi giorni: i radicali avrebbero voluto presentarsi in tutte le Regioni, ma sono stati esclusi dal voto praticamente dappertutto, tranne che in Toscana e lì dove correvano insieme al Pd. Senza l’aiuto del Partito democratico, infatti, non sono riusciti a raccogliere un numero sufficiente di firme, e così – come è accaduto alla lista Formigoni in Lombardia – non sono stati ammessi al voto. Questo per quanto riguarda i fatti, mentre sulle opinioni possiamo anche discutere: il mio approccio culturale è piuttosto garantista, per cui continuo a sperare in una soluzione (come feci quando scoppiò il caso della puntata di A sua immagine saltata per l’intervista a Bachelet), confidando nel solito principio per cui la legge è fatta per l’uomo e non l’uomo per la legge. Detto questo, però, è sempre ai giudici che va lasciata l’ultima parola: sono loro quelli chiamati ad applicare il precetto, a declinare il generale nel particolare, e credo che non c’entrino nulla gli altri poteri, dall’esecutivo (sento parlare di un decreto ad hoc) al legislativo (l’alternativa è una leggina bipartisan), finendo addirittura per coinvolgere il Capo dello Stato. Tanto meno – e lo dico con grande rispetto delle mobilitazioni di piazza – si può aggirare il problema con una sollevazione popolare, perché una giustizia che corre dietro agli umori del popolo è una giustizia che mi fa paura. E non solo a me, se è vero che gli stessi leader del Pdl – oggi pronti a rispondere alle decisioni dei giudici con la prova di forza del consenso popolare – rimproverano a Mani Pulite di non aver saputo reggere all’urto dell’opinione pubblica, finendo per giustiziare anche gli innocenti. Se ci pensate bene, è l’altro lato della stessa medaglia: chi ha fiducia nei giudici li rispetta sempre, chi non ne ha pensa che si possano sempre condizionare, a seconda delle convenienze. C’è poi, in fondo a tutto, il lato sportivo della vicenda: vincere (ammesso che si vinca) un’elezione senza il Pdl è come vincere il campionato con la Juve in B. Ma non mi pare che il ministro nerazzurro Ignazio La Russa, all’epoca, si sia fatto troppi scrupoli nello stappare lo champagne per lo scudetto del 2007.

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5 commenti to “La parola ai giudici”

  1. manlio laurenti scrive:

    E come diceva Longanesi”..o Roma..,o Orte..”.E’ vero che il fascismo è stato fondato in una trascurabilissima piazzetta di Milano,(pza S.Sepolcro),ma che ci abbia riprovato a Monte Porzio Catone mi pare strano.Che invece i Comunisti ci provino partendo da Roma e Milano mi pare piu’ovvio.Il fatto è che le radici del PD sono quello che sono,ed un tantino differenti da quelle del Partito Democratico USA.Ed infatti in America,un partito dei giudici sarebbe roba da fantascienza.Anch’io ho un approccio piuttosto garantista:purchè i magistrati non partecipino a manifestazioni in cui stanno in testa ad un corteo sventolando bandiere rosse,non definiscano nelle loro sentenze “Combattenti” dei terroristi assassini e poi li scarcerino,non si presentino in Parlamento urlando insulti e menzogne,aizzando la gente,fomentando l’odio,e facendolo con l’ispirazione di quelle che Frattini definisce con simpatico eufemismo “Forze oscure internazionali”.Chi ha fiducia nei Giudici li rispetta se i Giudici hanno fiducia nella Democrazia:se no li considera nemici di classe quali essi hanno scelto di essere,emettendo sentenze ad orologeria stranamente coordinate con buffonesche manifestazioni “per la liberta’ di stampa”.Oggi intanto,a proposito di coordinamento tra i vari Poteri della Sinistra,uno dei tromboni che scrivono sul CORRIERE per conto dell’altro Potere,quello delle banche infestate,sia detto en passant, da “Azionisti”Francesi,suggerisce che la soluzione si puo’ trovare solo con l’accordo di Maggioranza ed Opposizione.Ovvero la “Maggioranza”,per garantire a TUTTI i cittadini il diritto di voto,dovrebbe farsi ricattare dall’Opposizione.Dunque,senza soluzione bipartizan,niente soluzione.Anch’io ho un approccio piuttosto garantista all Stampa,oltre che alla Magistratura,ma quando si fa portavoce di un ricatto,e lo fa per giunta in nome di interessi non solo nostrani,ma anche stranieri ed ostili,allora mi domando se in questo paese non si stia stravolgendo totalmente la Democrazia,e non si stia giocando col fuoco o,come ho gia’ detto,col sangue.

  2. Fabio V. scrive:

    Mi raccomando, però, niente accordi su leggi o leggine!
    Bersani oggi m’è sembrato un po’ troppo disponibile, con quel “Il PDL ammetta l’errore”.

  3. Aldair scrive:

    Nel calcio chi non si presenta al campo all’ora prefissata perde partita. Senza se e senza ma. Se ci sono motivi di forza maggiore (es. problemi con gli aerei, gravi perturbazioni, ecc.) lo si segnala per tempo alla lega competente, che decide se rinviare la partita. Se la partita non è stata rinviata è obbligatorio presentarsi all’ora indicata. E’ prassi che le squadre arrivino al campo con congruo anticipo onde evitare disguidi dovuti al traffico o al maltempo. Non ho mai sentito la dirigenza di una squadra di calcio pretendere con la forza di rigiocare una partita persa a tavolino perché la squadra non si è presentata in tempo utile al campo (oltrettutto per futili motivi). Al campo l’arbitro controlla i documenti di tutti i calciatori e se ci sono irregolarità nella documentazione non permette ai calciatori di scendere in campo. Se una squadra commette irregolarità nello schierare calciatori, che non avevano diritto di giocare, perde partita a tavolino. In genere chi perde partita a tavolino ricorre al giudice di competenza, che, in genere, conferma la sconfitta a tavolino. La dirigenza della squadra che ha perso a tavolino accetta la sentenza, medita sulla propria superficialità e si organizza per la partita successiva.

  4. Luca scrive:

    Casi come Monte Porzio c’è ne sono tanti. Nel mio piccolo comune del Parmense FONTEVIVO, l’anno scorso le tre liste che si presentaro alle amministrative produssero un numero di firme superiore a quello previsto e per questo ricusate e nonostante ricorso al TAR (autopagato 2500 euro) non ammesse alla competizione. Tutte e tre e quindi un anno circa di commmissario ed ora si vota. Questo perchè si doveve far riferimento al dato dell’ultimo censimento (<5000 abitanti e quindi max 60 firme) e non al dato effettivo che è superiore ai 5000 abitanti con min 60 max 120 firme.

  5. Daniela scrive:

    Anche se arrivi in stazione in ritardo non puoi far tornare indietro il treno, le regole o ci sono per tutti o si va a scatafascio.
    Quella delle firme in numero superiore: Fontevivo, mi sembra una bella sciocchezza, come sarebbe a dire che c’è un numero massimo?
    Perchè si sarebbero raccolte al di fuori del paese?

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