In Aula si parla raramente di politica estera, ma con una lettera firmata da alcuni parlamentari (inter quos ego) e consegnata ai capigruppo siamo riusciti a far mettere in calendario per oggi il voto su una mozione bipartisan per il Tibet. Oggi e non un altro giorno, perché proprio oggi sono 50 anni dall’invasione cinese: mezzo secolo esatto, in cui la Cina è cresciuta sul piano internazionale, tanto da riuscire a mascherare con la sua potenza economica il mancato rispetto dei diritti umani. Nei giorni scorsi, Pechino ha lanciato un avvertimento chiaro a tutti i governi: se vi azzardate ad incontrare ufficialmente il Dalai Lama, troveremo il modo di farvela pagare. Ecco perché la nostra mozione – che non vi entusiasmerà, lo so, come del resto ogni post che dedico alla politica estera – è importante: perché una trentina di deputati, sia di maggioranza che di opposizione, chiedono al governo italiano il coraggio di schierarsi con la Francia e con il Tibet, non cedendo al ricatto della Cina. Eccola qui:

La Camera,
premesso che:
lo scorso marzo, in occasione del 49o anniversario dell’insurrezione nazionale tibetana contro l’amministrazione cinese, vi sono state manifestazioni di massa nella regione autonoma del Tibet e in regioni limitrofe da parte di cittadini di etnia tibetana;
le autorità cinesi hanno represso con la violenza tali manifestazioni impedendo l’esercizio della libertà di manifestazione;
secondo i dati forniti dal Governo tibetano in esilio la repressione delle autorità cinesi avrebbe provocato oltre 200 morti, oltre 1.000 feriti e migliaia di arrestati, mentre secondo le autorità cinesi i morti sarebbero solo 20 e provocati dai manifestanti tibetani;
Sua Santità il Dalai Lama ha ribadito in ogni occasione di essere contrario all’indipendenza nazionale e quindi alla secessione del Tibet dalla Cina, e di essere invece a favore di una soluzione politica che garantisca un’autentica autonomia culturale, politica e religiosa ai cittadini tibetani, e che ciò debba valere per tutti i cittadini cinesi;
nonostante il credito e l’apertura compiuta dalla comunità internazionale nei confronti della Cina, con l’assegnazione dei Giochi Olimpici 2008, anche dopo gli impegni assunti dal Governo di Pechino per un maggiore rispetto dei diritti umani, né durante, né dopo la fine dei Giochi Olimpici le autorità di Pechino hanno mostrato maggiore rispetto per i diritti umani fondamentali come la libertà di manifestazione e di espressione;
dopo la fine dei Giochi Olimpici di Pechino le autorità cinesi hanno continuato ad attaccare violentemente il Dalai Lama accusandolo di mentre e di puntare alla secessione del Tibet, nonostante la politica per l’autonomia della regione del Tibet all’interno della Repubblica Popolare cinese sia consolidata da ormai 20 anni da parte delle autorità tibetane in esilio;
a seguito di tale atteggiamento da parte delle autorità cinesi è fallito il round negoziale con le autorità del Governo tibetano in esilio svoltosi a fine dello scorso mese di ottobre;
le autorità tibetane in esilio hanno reso pubblico nelle scorse settimane il memorandum per l’autonomia del Tibet quale proposta ufficiale effettuata nei confronti del Governo di Pechino, che è stata formalmente rigettata dal Governo cinese;
a seguito dell’annuncio dell’incontro tra il Presidente di turno dell’UE Sarkozy e il Dalai Lama, le autorità cinesi hanno deciso di annullare il vertice Cina-Ue previsto per il 1o dicembre a Lione;
è inaccettabile che i leader europei, e in particolare la Presidenza di turno dell’UE, possano essere soggetti a ricatti politico-economici da parte delle autorità cinesi su tematiche relative al rispetto dei diritti umani e per la difesa del popolo tibetano;
si ritiene molto importante la decisione presa dal Presidente francese Sarkozy di non cedere alle minacce di ritorsioni politiche ed economiche da parte del Governo cinese nei confronti della Francia,

impegna il Governo:

a reiterare al Governo cinese le richieste del Parlamento europeo e dell’Ufficio dell’Alto Commissario ONU per i diritti umani a favore dell’apertura di un’indagine indipendente sui tumulti e la repressione in Tibet, da svolgere sotto gli auspici delle Nazioni Unite, e a sollecitare le autorità cinesi a rivolgere un invito permanente all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo e ad altri organi delle Nazioni Unite a visitare il Tibet per monitorare il rispetto dei diritti umani;
a esprimere la solidarità del Governo italiano nei confronti del Presidente francese Sarkozy per la scelta di incontrare il Dalai Lama, e a dare la disponibilità del Governo italiano a reiterare tale incontro alla prima occasione possibile;
a ricercare una posizione comune in sede europea a favore di colloqui costanti e coordinati delle autorità europee e dei singoli governi nazionali con le autorità del Governo tibetano in esilio e con il Dalai Lama, e a promuovere un’iniziativa internazionale che faccia luce e accerti la verità sui negoziati tra le autorità cinesi e gli inviati del Dalai Lama in questi anni.
 
Il boicottaggio della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi – che io stesso avevo chiesto al sottosegretario allo Sport, Rocco Crimi – avrebbe dato probabilmente un segnale forte, ma Palazzo Chigi decise di no. Sono passati parecchi mesi e la situazione non è cambiata: al contrario, come ci diceva il Dalai Lama nell’incontro con l’Intergruppo per il Tibet,  c’è il rischio concreto di una rivolta armata della popolazione locale. Speriamo che, una volta tanto, il nostro governo prenda sul serio il Parlamento. Almeno nell’attesa che Silvio si inventi una maniera più divertente (una festa a villa Certosa, un concerto di Apicella, una tournée del Milan…) per convincere l’amico Hu Jintao.
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3 commenti to “Fino a quando?”

  1. Giancarlo scrive:

    Bravo Andrea , non lasciamo solo il popolo Tibetano , questa Europa che ha accolto ” la Cina come oppurtunità” si faccia finalmente sentire, non siamo più disposti ad accettare compromessi in nome ” dei rapporti economici” .
    Basta con questa Cina che avvelena il mondo , che ancora tiranneggia i cinesi e che vorrebbe eliminare ed inglobare il popolo tibetano.

  2. magociclo scrive:

    La voce internazionale a favore del Tibet è flebile perché molte delle potenze planetarie hanno o hanno avuto il loro “Tibet” personale. Penso al Nicaragua per gli USA o alla Cecenia per la Russia, per comprendere come la difesa dei diritti umani ceda spesso il passo alla difesa dei diritti economici e strategici dei paesi più forti.
    Il vs sacrosanto appello sarebbe più limpido se impegnasse il governo italiano ad un’iniziativa di ricognizione dei vari “Tibet” nel mondo, per poi pressare i governi responsabili ad attuare politiche maggiormente rispettose dei diritti umani. Chissa se con una schitarrata di Apicella Putin si ammordirebbe con la Cecenia!

  3. Matteo Negri scrive:

    Onestamente non riesco a capire tutto questo interesse solidale nei confronti del Dalai Lama, un uomo che crede di essere la reincarnazione dei suoi predecessori e che vorrebbe imporre una teocrazia di stampo medievale per governare attraverso una casta di sacerdoti su di una popolazione di contadini costretti alla miseria e all’ignoranza! Po ci lamentiamo delle condizioni socio-economiche delle repubbliche islamiche! A questo punto ridiamo le regioni centrali al Vaticano: sono più di cent’anni che l’Italia se n’è impossessata indebitamente!

    E poi: quest’ipocrisia buonista sui diritti umani in Cina…Ma vogliamo considerare il fatto che in Cina c’è più di un miliardo (!) di persone, divise in più di 50(!) etnie diverse ed è solo grazie alla dittatura che non si sono ancora scannati vivi tra di loro (di nuovo) negli ultimi 60 anni! In Italia siamo scarsi 60 milioni e sono secoli che non riusciamo ad andare d’accordo e a comportarci da popolo civile, nonostante una monarchia, una dittatura e una repubblica oligarchica!

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