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		<title>Buone vacanze</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 10:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Sarubbi</dc:creator>
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Le notizie di attualità politica non mancano mai, ma prima o poi bisogna mettere un punto. Nonostante il Parlamento non sia ancora chiuso per la pausa estiva - il divorzio tra Fini e Berlusconi ha riaperto un po&#8217; i giochi e quindi noi ci siamo abilmente infilati nella frattura, chiedendo la calendarizzazione della mozione di sfiducia a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="buone vacanze" src="http://www.dimanoinmano.it/immagini/blog/offerta_in_vacanza.jpg" alt="" width="445" height="361" /></p>
<p>Le notizie di attualità politica non mancano mai, ma prima o poi bisogna mettere un punto. Nonostante il Parlamento non sia ancora chiuso per la pausa estiva - il divorzio tra Fini e Berlusconi ha riaperto un po&#8217; i giochi e quindi noi ci siamo abilmente infilati nella frattura, chiedendo la calendarizzazione della mozione di sfiducia a Caliendo &#8211; approfitto di questo fine settimana per mettere quel punto oggi: come ogni anno, ad agosto il blog chiude per un mesetto e riaprirà all&#8217;inizio di settembre, prima che ricomincino i lavori alla Camera. Non proprio il primo o il 2, ma giù di lì. Ma se Berlusconi dovesse cadere nel frattempo, sia chiaro, faccio volentieri un&#8217;eccezione.</p>
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		<title>Il bacio del principe</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 15:40:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Sarubbi</dc:creator>
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Ogni volta che il governo mette la fiducia, come sapete, la Camera si ferma per 24 ore. E noi martedì pomeriggio abbiamo impiegato la pausa per andare all’Aquila: non una passerella sotto le luci, ma piuttosto un pellegrinaggio nel dolore; e siccome nei pellegrinaggi, più che parlare, si sta in silenzio, per una volta vorrei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.andreasarubbi.it/wp-content/uploads/2010/07/LAquila-Pd.jpg" rel="lightbox[4827]"><img title="L'Aquila Pd" src="http://www.andreasarubbi.it/wp-content/uploads/2010/07/LAquila-Pd.jpg" alt="" width="445" height="334" /></a></p>
<p><a href="http://www.andreasarubbi.it/wp-content/uploads/2010/07/LAquila-Pd.jpg" rel="lightbox[4827]"></a>Ogni volta che il governo mette la fiducia, come sapete, la Camera si ferma per 24 ore. E noi martedì pomeriggio abbiamo impiegato la pausa per andare all’Aquila: non una passerella sotto le luci, ma piuttosto un pellegrinaggio nel dolore; e siccome nei pellegrinaggi, più che parlare, si sta in silenzio, per una volta vorrei restare zitto anch’io e conservarmi dentro le sensazioni. Farei un torto a quella gente, però, che chiede proprio a noi di tenere l’attenzione viva su un luogo che sembra morto. O almeno ibernato, messo in freezer da un anno e lasciato lì.</p>
<p><span id="more-4827"></span></p>
<p>C’è un negozio della Chicco, nei pressi della piazza centrale, che ha ancora in vetrina un cartello: “Siamo aperti domenica 5 aprile 2009”. Ecco, L’Aquila è ferma a quel giorno lì, come Biancaneve che – dopo aver mangiato la mela avvelenata – aspetta il bacio del principe per riaprire gli occhi e ricominciare a vivere. Lo aspetta dalla fine del G8, quando venne abbandonata dagli stessi che si erano appena serviti di lei: finite le passerelle berlusconiane sulle macerie, però, le macerie sono rimaste lì, e se non fosse per il popolo delle carriole sarebbero anche di più. Quei sassi ancora a terra, come un anno fa, danno l’idea di un tempo bloccato per chissà quanto: per le strade, poi, vedi soldati e non muratori, e la scritta “lavori in corso” sui nastri biancorossi che recintano i palazzi pericolanti avrebbe un che di autoironico, se ci fosse spazio per l’ironia. Gli aquilani non l’hanno persa, in verità, e viene fuori anche nei momenti più accesi dell’assemblea pubblica: quella sotto il tendone, in piazza, che iniziamo travolti dalle accuse e chiudiamo, un’ora e mezza dopo, tra gli applausi. Ci rimproverano, all’inizio, di non aver fatto abbastanza: né in Parlamento, dove per pochi voti non sono passati alcuni emendamenti che li avrebbero aiutati, né sui mezzi di informazione, dove la favola del miracolo è stata prontamente rimpiazzata dal silenzio quando il padrone del vapore si è accorto che le bugie non reggevano più. Un anno e quasi quattro mesi dopo, nessuno nega il grande sforzo della Protezione civile (e del governo stesso) durante la prima emergenza: fu un momento – ci hanno ricordato ieri gli aquilani, quasi con le lacrime agli occhi – in cui si ebbe davvero la sensazione di far parte di una comunità nazionale. Ma quando oggi nomini il governo e i vertici della Protezione civile a questa gente, sale forte la rabbia e si mischia ad una delusione che sa di tradimento. Perché loro a Berlusconi avevano creduto davvero: non quando prometteva crociere e posti letto nelle sue ville, perché il personaggio lo conoscevano già, ma quando assicurava che a settembre, poi novembre, ognuno avrebbe avuto una casa, e che presto L’Aquila sarebbe rinata come prima. Poi cominciò a parlare di new town, una città con villette e giardini sul modello di Milano due. Poi neanche più quello. E Biancaneve aspetta ancora il principe, nella sua bara di macerie.</p>
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		<title>La ritirata</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 19:34:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Sarubbi</dc:creator>
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Giorni fa mi chiedevo se sulle intercettazioni avessimo vinto, visti gli stravolgimenti al testo presentato dal governo. La risposta è arrivata oggi, con la decisione di rimandare il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità, e forse addirittura ieri sera, quando il presidente del Consiglio ha ventilato la possibilità di ritirare il testo: sì, avevamo vinto. Soprattutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="berlusconi" src="http://static.sky.it/static/contentimages/original/sezioni/tg24/politica/2010/03/04/silvio_berlusconi_pensieroso.jpg" alt="" width="445" height="279" /></p>
<p><a title="Abbiamo vinto?" href="http://www.andreasarubbi.it/?p=4788">Giorni fa mi chiedevo se sulle intercettazioni avessimo vinto</a>, visti gli stravolgimenti al testo presentato dal governo. La risposta è arrivata oggi, con la decisione di rimandare il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità, e forse addirittura ieri sera, quando il presidente del Consiglio ha ventilato la possibilità di ritirare il testo: sì, avevamo vinto. Soprattutto – mi sento di dire, per onestà intellettuale – aveva vinto il Parlamento, che ogni tanto si ricorda di non essere un passacarte e si prende il lusso, per dirla alla Berlusconi, di trasformare un cavallo in un ippopotamo.</p>
<p><span id="more-4834"></span></p>
<p>È il momento di cantare vittoria, insomma, e cantiamola pure, ma prima di farlo ragioniamo un po’ insieme su quello che è successo, perché se abbiamo vinto questa partita possiamo vincerne molte altre. Purché, si capisce, si verifichino le stesse condizioni.</p>
<p><strong>L’opposizione unita. </strong>Nonostante le diverse sfumature, che magari in Aula ci avrebbero portato a dividerci su alcuni singoli emendamenti, siamo stati compatti sui punti cruciali da sostenere: la possibilità di continuare a fare indagini da un lato, la libertà di stampa dall’altro. Penso soprattutto ai nostri due alleati, che parecchie volte si annullano a vicenda; stavolta, invece, l’Idv non ha ceduto alla tentazione di far saltare le trattative sugli emendamenti per urlare ancora più forte, e l’Udc ha resistito a quella di chiudere un occhio in cambio dell’ingresso nel governo. E aggiungiamoci che il Pd si è giocato benissimo le sue carte, anche a livello di tattica parlamentare.</p>
<p><strong>La sponda finiana.</strong> È evidente che, senza l’appoggio di Giulia Bongiorno in Commissione e senza la minaccia dei voti finiani in Aula, non ce l’avremmo fatta: non per colpa nostra, si capisce, ma solo perché i numeri sono numeri. Con il voto segreto, Berlusconi aveva paura di andare sotto: pensate a che cosa sarebbe accaduto se, dopo aver cacciato Fini dal Pdl stasera, domani Berlusconi avesse incassato una sconfitta sulle pregiudiziali di costituzionalità!</p>
<p><strong>La campagna mediatica.</strong> Da più di un anno, i giornali stanno martellando su questo tema: e non parlo della campagna dei post it di Repubblica, ma del fatto che la protesta abbia unito la stampa di vari orientamenti, fino ad utilizzare l’arma dello sciopero per difendere i propri diritti. Ecco, questo mi sembra un punto importante da sottolineare: siccome c’era in ballo un proprio legittimo interesse, quello di informare, la stampa (quasi tutta: Minzolini lo do per perso) ha finalmente esercitato quel ruolo di controllo sul governo che troppo spesso dimentica di avere.</p>
<p>Un Parlamento con la schiena dritta, un’opposizione unita, una parte della maggioranza aperta al confronto ed una stampa che controlla: ma siamo sicuri di essere in Italia?</p>
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		<title>Quali papaveri?</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 16:23:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Sarubbi</dc:creator>
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Difficilmente si potrebbe spiegare la manovra meglio di come lo abbia fatto oggi, in Aula, Pierluigi Bersani. Che ha preso la parola in un momento un po’ surreale, con i banchi della maggioranza semivuoti, probabilmente  perché i nostri colleghi del Pdl erano più interessati alla conferenza stampa di Denis Verdini che non ad un provvedimento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="bersani camera" src="http://www.concettaraia.com/wp-content/uploads/2010/03/bersani_camera01g96505_img1.jpg" alt="" width="445" height="250" /></p>
<p>Difficilmente si potrebbe spiegare la manovra meglio di come lo abbia fatto oggi, in Aula, Pierluigi Bersani. Che ha preso la parola in un momento un po’ surreale, con i banchi della maggioranza semivuoti, probabilmente  perché i nostri colleghi del Pdl erano più interessati alla conferenza stampa di Denis Verdini che non ad un provvedimento su cui non hanno toccato palla. Né loro, né quei ministri che – come Frattini, che lo ha detto, e come Brunetta, che invece è rimasto zitto – avrebbero volentieri cambiato più di qualcosa.</p>
<p><span id="more-4824"></span></p>
<p>Non sono l’esegeta del segretario, dunque lascio i commenti a voi. Mi permetto, però, di sottolineare con orgoglio il passaggio sulla cittadinanza ai minori, in cui Bersani – che ha addirittura peccato per difetto, parlando di 50 mila bambini stranieri nati ogni anno in Italia, mentre sono almeno 75 mila – ha ricordato al Centrodestra che ci sarebbero cose serie di cui occuparci, se solo la maggioranza fosse disponibile al confronto. Ma mi pare che i loro problemi, in questo momento, siano molto distanti da quelli degli italiani che due anni e mezzo fa li hanno votati.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a title="Vai alla scheda personale: BERSANI Pier Luigi" href="http://www.camera.it/29?idLegislatura=16&amp;shadow_deputato=300026&amp;webType=Normale">PIER LUIGI BERSANI</a>. <em>Signor Presidente, vorrei rivolgermi in modo diretto e sincero ai colleghi della maggioranza &#8211; che, forse, come vedo, in questo momento, soffrono un po&#8217; di solitudine &#8211; per fare loro una domanda: vorrei chiedere se hanno tenuto conto delle questioni di fiducia che sono state poste dall&#8217;inizio della legislatura fino ad oggi. Ebbene, sono trentasei: siamo ad una fiducia e mezzo al mese, agosto e Natale compresi.</em><em><br />
Vi è un problema di fondo: la parola Parlamento non è popolarissima in questo momento nel Paese, me ne rendo conto, tuttavia, il Parlamento resta il luogo della libertà di tutti. Non ci può essere libertà per nessuno, se non c&#8217;è qui. Un Parlamento zittito significa un&#8217;opposizione zittita, una maggioranza zittita, un Consiglio dei ministri zittito. Quanti ministri non si sono resi conto di quello che votavano in questa manovra! Significa portare conformismo nella discussione pubblica, nelle forze sociali, nella comunicazione, e quando la discussione pubblica è strozzata &#8211; questo forse lo sappiamo meglio noi da questo lato dell&#8217;emiciclo perché siamo un po&#8217; specializzati in materia &#8211; finisce che deve stringere la cinghia, per così dire, chi non ha privilegi, i ceti più esposti, e finiscono invece per guadagnarci quelli che i privilegi ce li hanno. E, infatti, è così: siamo qui in una discussione strozzata ad approvare, non con il nostro voto, una manovra profondamente ingiusta.<br />
Ho sentito affermazioni oniriche, mi scuserà il Ministro; ho sentito dire: «questa manovra fa pagare i papaveri», ma quali papaveri ci stiamo fumando, scusate? Scusate la battuta </em>(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico &#8211; Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania). <em>Insegnanti, poliziotti, infermieri, vigili del fuoco: stiamo parlando di questo! Stiamo parlando di quegli agricoltori che sono là a protestare, cari amici della Lega, contro gli evasori delle quote latte, voi che avete poco fa inalberato la campagna anti-evasione </em>(Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)<em>.</em><em> </em><em>Chi sono questi papaveri? Quegli italiani che, senza colpo ferire, si vedono allungato di un anno l&#8217;età della pensione &#8211; un anno e mezzo per gli autonomi &#8211; e sequestrati i contributi </em>(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)<em>? I cittadini che, da gennaio, pagheranno più cari i servizi o ne avranno meno? Sto parlando di mense, trasporto scolastico e via dicendo. Sono questi i papaveri? E, invece, i miliardari della portata del nostro Presidente del Consiglio, che non pagano un euro per questa manovra, cosa sono, delle mammole da proteggere </em>(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)<em>?<br />
No, questa manovra è profondamente ingiusta ed essendo ingiusta è anche depressiva, per forza, e indebolirà i tenui segnali di ripresa. Vorrei ricordare che, quando parliamo di ripresa, noi andiamo a colpi di «zero virgola», dovendo rimontare meno sei, che è il doppio di quello che hanno perso gli altri Paesi europei.<br />
È una manovra depressiva perché riduce gli investimenti e riduce i consumi. C&#8217;è poco da fare, è così! Ma d&#8217;altronde è logico: quando c&#8217;è un problema, se non vai a prendere i soldi che sono sotto il mattone e prendi, invece, quelli che servono a rianimare l&#8217;economia, non puoi pretendere di dare una spinta all&#8217;economia, all&#8217;occupazione, al lavoro.<br />
È logico, lo so anch&#8217;io, Ministro, che la comunità internazionale e i mercati chiedono all&#8217;Italia di tenere i conti a posto, di non dare disturbo ai mercati, e non pretendono certo da noi di essere la locomotiva della ripresa, perché ci penseranno gli Stati Uniti, ci penserà la Cina, ci penserà la Germania, lo so anch&#8217;io. Ma il 30 per cento di disoccupazione giovanile, ce l&#8217;abbiamo noi, migliaia di piccole imprese che saltano, ce le abbiamo noi, e dobbiamo pensarci noi</em>(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)<em>!<br />
Allora, anche se non saremmo arrivati fino qui, 24 miliardi: ok, 24 miliardi! Noi abbiamo detto, però: andiamo a prendere i soldi da un&#8217;altra parte. Non si è potuto discutere. Cosa sono, fantasie? Se vi diciamo: rafforziamo qualche strumento antievasione, come abbiamo detto; se vi diciamo: alleggeriamo imprese e lavoro e cominciamo a disturbare rendite patrimoniali e finanziarie, sono chiacchiere</em>(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)<em>? Se vi diciamo: vogliamo mettere a gara qualche frequenza liberata, perché non si mangia mica solo TV</em>(Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)<em>! Se vi diciamo: vogliamo lasciar perdere un attimo il ponte sullo stretto di Messina, dare un po&#8217; di soldi per i piccoli cantieri dei comuni </em>(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)<em> </em><em>e fare qualcosa di serio nel Mezzogiorno, che è la prima vittima della favola? Dove è finita la banca del sud? Qualcuno ha traccia della banca del sud?<br />
E quando abbiamo detto: mettiamo qualche norma di liberalizzazione, anche dura, per mettere un po&#8217; di soldi in tasca ai consumatori e alle famiglie, noi ne abbiamo proposte quattro o cinque; e abbiamo detto: andiamo a disturbare gli evasori che hanno ripulito illiceità e illegalità alla modica cifra del 5 per cento. Chi ha detto qui che ha mantenuto le promesse? Sapete che non abbiamo mai avuto una pressione fiscale così alta per chi le tasse le paga</em>(Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)<em>?<br />
Abbiamo fatto anche altre proposte; tuttavia, così è, </em><em>ipse dixit</em><em>: la fiducia. Non è stato possibile discutere, nessun cambiamento, amen.<br />
Tuttavia, adesso il gioco si sta facendo un po&#8217; diverso perché la manovra viene in settimane che parlano di un cruciale passaggio politico, e su questo mi avvio a concludere, signor Presidente.<br />
Credo che stia succedendo qualcosa sul piano politico, che richiede una risposta politica, richiede che il Parlamento discuta sulla seguente domanda: a che punto siamo? Ognuno dica la sua, io dico la mia: secondo me, noi siamo arrivati alle colonne d&#8217;Ercole della vicenda berlusconiana.<br />
La navigazione procede, adesso, in acque non conosciute, questo è il punto. Questa è la realtà, mentre il Paese ha altre esigenze, ha problemi stringenti, vuole riforme e vede che passiamo mesi sulle intercettazioni che con il buon senso si sarebbero risolte in quindici minuti, se non vi fossero state seconde intenzioni</em>(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)<em>!<br />
E non si parla mai di una cosa che si chiama lavoro! Lavoro! Non si parla mai di lavoro </em>(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)<em>!<br />
Abbiamo il compito, noi opposizioni, di predisporre un progetto per questo Paese, e di lanciare un messaggio diverso, realistico, come dice il Presidente della Repubblica. Non è vero che non abbiamo problemi: li abbiamo, scivoliamo, ci preoccupa il futuro della nuova generazione, ma possiamo uscirne, con uno sforzo comune, rimboccandoci le maniche, ma tutti. E chi ha di più dia di più. E ci disturbiamo tutti con certo numero di riforme: legge elettorale, fisco, lavoro per i giovani, un po&#8217; di diritti civili. È possibile andare verso il futuro con un Paese dove nascono cinquantamila bambini figli di immigrati che non sono né immigrati né italiani? Vogliamo dirgli chi sono </em>(Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)<em>?<br />
Queste e altre cose saranno un progetto per l&#8217;Italia, e non sono certo a chiederlo a voi della maggioranza; a voi, o a chi di voi può ascoltare, chiedo un&#8217;altra cosa: prendete atto della situazione, fate un passo verso una diversa prospettiva. Noi, per quel che ci riguarda, siamo pronti ad una fase di transizione che, in primo luogo e principalmente, consenta una corretta democrazia parlamentare a partire dalla riforma elettorale </em>(Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Unione di Centro)<em>,</em><em> </em><em>che ci dia la condizione anche di riflettere sulle prospettive del sistema politico e di vedere primissime emergenze, che non sto ad elencare. A voi la responsabilità.<br />
Cercare di galleggiare, andando avanti così? Forzare la mano con atti di arroganza? Oppure prendersi una responsabilità nuova? Questo perché chi vince le elezioni non ha in mano un destino divino, ma una responsabilità maggiore. Mi auguro che voi mettiate in campo una maggiore responsabilità </em>(Prolungati applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Unione di Centro e Italia dei Valori)<em>.</em><em></em></p>
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		<title>Il taglio annunciato</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 11:54:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Sarubbi</dc:creator>
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Non mi lamento dei mille euro in meno, perché di fronte agli operai senza lavoro sarebbe ridicolo. Ma se devo essere sincero, c’erano parecchi modi di tagliare i costi del Parlamento – e dunque dei parlamentari – più efficaci e forse anche più equi di questo. Si è deciso di togliere 500 euro alle spese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="taglio costi politica deputati" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2009/11/costi-della-politica-300x243.gif" alt="" width="445" height="360" /></p>
<p>Non mi lamento dei <a title="Corriere della Sera" href="http://www.corriere.it/politica/10_luglio_27/taglio-stipendi-parlamentari_d4b5a162-995b-11df-882f-00144f02aabe.shtml">mille euro in meno</a>, perché di fronte agli operai senza lavoro sarebbe ridicolo. Ma se devo essere sincero, c’erano parecchi modi di tagliare i costi del Parlamento – e dunque dei parlamentari – più efficaci e forse anche più equi di questo. Si è deciso di togliere 500 euro alle spese di segreteria e 500 euro alla diaria, senza distinzioni, e si è persa – secondo me – un’occasione di rendere lo stipendio dei deputati più legato al loro effettivo impegno. Non credo che l’elettore medio se ne accorgerà, ma voglio spiegarvelo lo stesso.</p>
<p><span id="more-4821"></span></p>
<p>Come molti di voi sapranno, ogni deputato riceve 4.190 euro per i cosiddetti “rapporti con gli elettori”: per tutto quel lavoro di mediazione con il proprio collegio (ammesso che di collegi si possa ancora parlare, con questa legge elettorale terribile) che può anche significare l’affitto di un ufficio sul posto o il contributo economico alle attività del partito locale, ma che nella stragrande maggioranza dei casi coincide con le competenze dei collaboratori. Quello dei collaboratori –definirli portaborse è davvero un insulto – è un lavoro prezioso, che va dalla segreteria classica al lavoro di “cucina” parlamentare (raccogliere i dati su una interrogazione e buttarla giù, fare un lavoro di studio preparatorio per una proposta di legge, e così via) ma che non tutti utilizzano: diversi miei colleghi hanno i collaboratori pagati da altri (penso ai presidenti di Commissione, il cui staff viene pagato dalla Camera, o a quei deputati che hanno incarichi rilevanti nel gruppo parlamentare e quindi utilizzano per la loro segreteria le risorse umane del proprio gruppo), altri addirittura non hanno nessun collaboratore, altri ancora hanno magari un collaboratore pagato 500 euro al mese. Eppure, i 4.190 euro – che ora diventeranno 3.690 – vanno a tutti indistintamente: sia a chi li spende integralmente per il proprio staff, sia a chi li intasca. Bastava legare l’erogazione di questa cifra alla sua destinazione effettiva e si sarebbero risparmiati molti più soldi, tra l’altro andando ad incidere direttamente sugli sprechi. Gli altri 500 euro al mese, vi dicevo, verranno tolti dalla diaria, che è un altro capitolo strano del nostro trattamento economico: non tiene conto, ad esempio, del lavoro in Commissione, che in realtà – proprio per questo motivo, voglio essere maligno – coinvolge poco più della metà dei miei colleghi. Ci voleva molto a penalizzare le assenze in Commissione? E non si sarebbe risparmiato, anche qui, molto di più? Mi rendo conto che al cittadino certe questioni tecniche interessino poco, e che un’opinione pubblica assetata di tagli alla casta non ha neppure voglia di mettersi a discutere se sia giusto o meno. Ma vista dall’interno, vi giuro, è davvero un’occasione persa per rendere questo strano mestiere un po’ più simile agli altri lavori sul pianeta Terra.</p>
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		<title>Roba da ricchi</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 11:18:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Sarubbi</dc:creator>
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A guardarlo da fuori, quello di oggi in Aula sulla manovra economica sembra un dibattito normale: il Centrodestra la difende, il Centrosinistra ne critica i punti più controversi e propone soluzioni alternative. Non voglio togliere nulla all’importanza del confronto parlamentare, per carità, ma sappiamo tutti che si tratta di una discussione senza sbocchi concreti: hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="zio paperone" src="http://donnaemadre.files.wordpress.com/2009/10/zio-paperone.jpg" alt="" width="445" height="409" /></p>
<p>A guardarlo da fuori, quello di oggi in Aula sulla manovra economica sembra un dibattito normale: il Centrodestra la difende, il Centrosinistra ne critica i punti più controversi e propone soluzioni alternative. Non voglio togliere nulla all’importanza del confronto parlamentare, per carità, ma sappiamo tutti che si tratta di una discussione senza sbocchi concreti: hanno già deciso di mettere la fiducia e lo faranno domani, intorno all’ora di pranzo, per poi votare il decreto così come è arrivato dal Senato.</p>
<p><span id="more-4816"></span></p>
<p>Dal punto di vista costituzionale, si ripete la prassi del monocameralismo alternato: si fa svolgere il dibattito in uno solo dei due rami del Parlamento (possibilmente il Senato, che per Berlusconi è più blindato rispetto alla Camera) e si riduce l’altro ad uno studio notarile, anche se di cose da dire ce ne sarebbero ancora parecchie. Se si mette la fiducia, infatti, non è solo per evitare i blitz dell’opposizione, ma anche per soffocare in culla i contrasti all’interno della maggioranza: sulle quote latte, ad esempio, avremmo facilmente mandato sotto la  Lega con i voti del Pdl, e sulle carriere del personale diplomatico era dalla nostra parte anche Frattini, ma non Tremonti. L’unica cosa che il deputato medio può fare, in circostanze del genere, è dunque quella di denunciare ciò che non va, nella speranza che la notizia arrivi ai cittadini nonostante il silenzio delle tv di regime. Ed è quello che ho fatto io nella mia Commissione, la Affari sociali, sulle parti di nostra competenza: ecco qui, dal sito della Camera, il resoconto sommario dell’intervento.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Andrea SARUBBI (PD) ricorda come il decreto-legge in esame penalizzi fortemente i medici e tutto il personale sanitario sul piano retributivo, spingendo i primi verso la libera professione e i cittadini verso la sanità privata, secondo una filosofia che già emergeva nella proposta di legge in materia di governo delle attività cliniche. Stigmatizza, quindi, la pesante riduzione delle risorse destinate alle politiche sociali e per la famiglia, sottolineando come l&#8217;obbligo morale di sostenere le famiglie discenda anche dal ruolo di ammortizzatore sociale che esse, di fatto, assolvono. Ricorda, quindi, come, sul tema dell&#8217;innalzamento della soglia di invalidità, abbia avuto luogo, nel corso dell&#8217;esame al Senato, un inaccettabile «balletto» di posizioni diverse, fortunatamente conclusosi con la soppressione della norma. È, tuttavia, ingiustificabile che le famiglie con figli disabili, invece di essere aiutate, debbano sostenere i costi dell&#8217;insegnante di sostegno. Evidenzia, infine, come il definanziamento del Fondo per l&#8217;inclusione sociale degli immigrati dimostri l&#8217;assenza di una seria politica dell&#8217;immigrazione e dell&#8217;integrazione da parte dell&#8217;attuale Governo.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>L’intervento era in realtà più colorito, ma credo che il senso si capisca bene. Si capisce bene, soprattutto, perché nella campagna elettorale del 2008, durante un dibattito televisivo, Silvio Berlusconi consigliò ad una ragazza di risolvere i propri problemi sposando un miliardario: l’unico modo per cavarsela in Italia, finché governa lui, è nascere ricchi o diventarlo in qualche modo.</p>
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		<title>La battaglia di Fabio</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 14:11:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Sarubbi</dc:creator>
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La mia amicizia con Fabio Granata, nata attorno all’ormai nota proposta di legge sulla cittadinanza, mi fa guardare a tutto questo casino scoppiato nel Pdl con meno distacco di quanto vorrei. Mi piacerebbe essere super partes e godermi lo spettacolo di un Centrodestra in frantumi, ma non ci riesco: da una parte c’è una persona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="fabio granata" src="http://notizie.tiscali.it/media/10/03/fabio-granata2.jpg_370468210.jpg" alt="" width="445" height="277" /></p>
<p>La mia amicizia con Fabio Granata, nata attorno all’ormai nota proposta di legge sulla cittadinanza, mi fa guardare a tutto questo casino scoppiato nel Pdl con meno distacco di quanto vorrei. Mi piacerebbe essere <em>super partes</em> e godermi lo spettacolo di un Centrodestra in frantumi, ma non ci riesco: da una parte c’è una persona che combatte per la legalità, anche a scapito dell’unità del partito, e dall’altra ce ne sono molti altri che combattono per l’unità del partito, anche a scapito della legalità. Mi piacerebbe che fosse lui a vincere la battaglia, e giuro che direi la stessa cosa anche se il suo partito fosse il Pd, ma temo – purtroppo – che alla fine non sarà così: l’accerchiamento di queste ore dimostra che, per superare le tante contraddizioni interne, le tante anime del Popolo della libertà hanno bisogno di compattarsi attorno ad un unico bersaglio.</p>
<p><span id="more-4812"></span></p>
<p>Una cosa che politicamente contesto a Fabio – e gliel’ho sempre detto – è che certe volte lui se le va a cercare: il suo essere in dissenso perenne, su tutto, porta i suoi colleghi a sospettare che si tratti di una tattica per acquisire visibilità. Ma qui non stiamo parlando di piano casa o di manovra, di immigrazione o tagli alla cultura, tutti argomenti sui quali uno potrebbe anche dirgli “amico mio, la nostra linea è quella e se non ti sta bene cambi aria”: qui stiamo parlando di legalità, un tema che in nessun partito del mondo dovrebbe essere fonte di divisioni. Voglio riprendere un passaggio della lettera di Granata a Farefuturo, per chiarire il concetto:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“Le vicende giudiziarie che riguardano Cosentino, la condanna di Dell’Utri, l’esaltazione di Mangano come eroe nazionale, l’inquietante vicenda della cosiddetta P3 che vede unite figure torbide provenienti dal passato quali Flavio Carboni, allo stesso tavolo con magistrati infedeli, faccendieri, pezzi della politica hanno lasciato perfettamente indifferenti alcuni dirigenti del Pdl che invece dimostrano tutta la loro diuturna preoccupazione, in alcuni casi vera e propria indignazione, verso coloro i quali si appellano alla legalità repubblicana e sostengono l’azione dei magistrati per ottenere verità e giustizia sulle stragi del ‘92”.</em></p>
<p>Che cosa accadrebbe di fronte ad una situazione del genere in qualsiasi altro partito di governo delle democrazie occidentali? Penso all’Ump francese, al Psoe spagnolo, alla Cdu tedesca, ai democratici americani:  un filotto come quello appena visto (Dell’Utri-Cosentino-P3) porrebbe un problema di legalità al proprio interno o ricompatterebbe il partito (all’insegna di un non meglio identificato garantismo, anche quando ci sono richieste di arresto da parte dei giudici) contro chi osa sollevare tale problema? Possibile che tutto venga visto in chiave di tattica? Possibile che, prima ancora di riflettere su questo tema cruciale, si abbia già la risposta pronta (“Granata fa così perché vuole spaccare tutto”), anziché interrogarsi seriamente sul virus che ha colpito il Pdl? Davvero si spera di uscirne dirottando l’attenzione (propria e degli elettori) altrove? E quando gli italiani scopriranno che diversi finiani girano da anni con la scorta, per le continue minacce di morte ricevute dalla criminalità organizzata, come lo spiegherà il Capezzone di turno? Con una controaccusa di esibizionismo?</p>
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		<title>Doppie vite</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 12:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Sarubbi</dc:creator>
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Potrebbe sembrare un’invasione di campo, ma in realtà non è il mio coté politico che vuole mettere il becco negli affari della Chiesa. L’ho detto anche ieri pomeriggio alla giornalista che mi ha chiamato per intervistarmi in merito: la mia preoccupazione principale, sull’inchiesta di Panorama che ha rivelato la doppia vita di diversi preti omosessuali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="panorama preti gay" src="http://blog.panorama.it/italia/files/2010/07/immagine-71-large.png" alt="" width="445" height="549" /></p>
<p>Potrebbe sembrare un’invasione di campo, ma in realtà non è il mio <em>coté</em> politico che vuole mettere il becco negli affari della Chiesa. L’ho detto anche ieri pomeriggio alla giornalista che mi ha chiamato per intervistarmi in merito: la mia preoccupazione principale, sull’<a title="L'inchiesta di Panorama" href="http://blog.panorama.it/italia/2010/07/22/le-notti-brave-dei-preti-gay-una-grande-inchiesta-in-edicola-venerdi-con-panorama/">inchiesta di Panorama che ha rivelato la doppia vita di diversi preti omosessuali</a>, è una preoccupazione da credente. Sapendo bene che – contrariamente a quanto afferma la vulgata più in voga – la prima ad esserne turbata è la Chiesa stessa, come ha dimostrato anche <a title="&quot;I preti gay vengano allo scoperto&quot;" href="http://lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201007articoli/56982girata.asp">il comunicato diffuso ieri dalla diocesi di Roma</a>.</p>
<p><span id="more-4806"></span></p>
<p>La giornalista – che, ho scoperto dopo, aveva intervistato anche Giovanardi: mi sa che è la prima volta che sono d’accordo con lui – mi chiedeva che cosa ne pensassi: io ho iniziato distinguendo tra tendenze ed atti. Posto che ogni consacrato è innanzitutto un uomo, e che prima o poi l’ormone bussa alla porta, e che quello del sacerdote è un <em>mestiere</em> che deve fare i conti con la solitudine, non mi stupisce più di tanto che i preti provino attrazione per altre persone. Che il mio parroco si innamori di una donna conosciuta in confessionale o del sagrestano con cui divide parecchi pezzi di vita, onestamente, lo metto pure in conto: il problema scatta nella fase due, quella degli atti, perché qui entra in gioco la scelta del celibato. Che si potrà discutere, e probabilmente nei prossimi decenni si discuterà pure, ma che comunque rientra sempre nella categoria delle scelte libere, perché quando ti sei fatto prete conoscevi le regole e nessuno ti ha obbligato. Questa differenza sostanziale fra tendenze ed atti è ben presente anche alla dottrina ufficiale della Chiesa, che, pur mettendo l’omosessualità fra le cosiddette “tendenze disordinate”, non tira fuori la categoria del peccato se non nel caso di passaggio alla pratica: che è poi lo stesso criterio applicato per gli eterosessuali non sposati tra loro, per capirci, e non sto qui a dare giudizi morali ma sto solo tentando di spiegare.  Che un sacerdote sia potenzialmente omosessuale o potenzialmente etero, insomma, alla Chiesa è sempre interessato fino ad un certo punto: quello che più interessava, fino a qualche anno fa, era che si rimanesse, in entrambi i casi, dentro il recinto del “potenzialmente”. Poi, già durante il pontificato di Giovanni Paolo II, si capì che i buoi erano scappati: sinodo dopo sinodo, emergeva il problema dei seminari, dove – all’interno di una comunità esclusivamente maschile – gli omosessuali latenti si trasformavano spesso in praticanti. Se ne occupò la Curia, con un primo documento del 1985, fino a quando nel 2005 Benedetto XVI (eletto da pochi mesi) decise di affrontare la questione direttamente, con un’apposita Istruzione della Congregazione per l’educazione cattolica: si ribadiva, in entrambi i casi, la distinzione che vi facevo prima tra tendenze ed atti, e si invitavano i vescovi a vigilare. Onestamente, non mi sento di dire che negli ultimi anni non si sia vigilato abbastanza: anche i più critici verso la Chiesa non possono negare il tentativo di portare avanti un’operazione trasparenza, che magari non pagherà nel breve periodo – perché si stanno ancora scontando errori del passato – ma che, come dice il Vangelo, darà frutto a suo tempo.</p>
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		<title>La parte del governo</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 15:02:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Sarubbi</dc:creator>
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In attesa che il presidente del Consiglio ci faccia sapere chi sarà il ministro allo Sviluppo economico – lo scopriremo la prossima settimana, come nelle serie tv – noi orfani di Scajola arriviamo addirittura a rimpiangerlo, e quasi quasi facciamo una colletta per pagargli il mutuo al Colosseo e per riaverlo indietro: con un ministro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="fiat serbia" src="http://www.motori24.ilsole24ore.com/IMMAGINI/Industria-Protagonisti/2010/06/Mladjan-Dinkic-marchionne_352.jpg?uuid=" alt="" width="445" height="364" /></p>
<p>In attesa che il presidente del Consiglio ci faccia sapere chi sarà il ministro allo Sviluppo economico – lo scopriremo la prossima settimana, come nelle serie tv – noi orfani di Scajola arriviamo addirittura a rimpiangerlo, e quasi quasi facciamo una colletta per pagargli il mutuo al Colosseo e per riaverlo indietro: con un ministro di fronte, infatti, la Fiat avrebbe avuto magari un po’ di pudore e non avrebbe minacciato la chiusura di Mirafiori per aprire uno stabilimento in Serbia. Non lo avrebbe fatto, almeno, con questa leggerezza e questa protervia, a poche settimane dal referendum di Pomigliano.</p>
<p><span id="more-4799"></span></p>
<p>Parto dalle dichiarazioni ufficiali di Massimo Auci, il responsabile delle relazioni istituzionali Fiat, che ha liquidato il tutto come “un problema industriale”: l’azienda torinese “fa solo macchine, non si occupa di politica”, e quindi “non si deve più parlare di ricatti” eccetera eccetera. Un marziano appena atterrato in Italia, probabilmente, non avrebbe nulla da ridire: nel mondo globalizzato, infatti, un marchio produce dove gli conviene e non è colpa sua se gli operai serbi o polacchi costano meno di quelli italiani. Ma noi che marziani non siamo, e che non abbiamo la memoria corta, ricordiamo perfettamente quelle grandi operazioni di salvataggio che sono stati gli incentivi alla rottamazione per le automobili, finanziati con i soldi pubblici e finiti nelle tasche delle case produttrici. Volkswagen e Ford comprese, così come Peugeot e Renault, Citroen e Skoda… ma non ci vuole un genio dell’economia per capire che, fra tutti i produttori di auto, chi ne ha beneficiato di più è stato chi ha venduto di più in Italia. Ovvero, chi storicamente vende di più in Italia, dove ogni mese ci sono tre automobili del gruppo Fiat (Punto, Panda e 500) fra le quattro più vendute in assoluto, e dove la sola Punto (dati di giugno 2010) ha lo stesso volume di vendite di tutti i modelli Ford messi assieme. Se vogliamo fare due calcoli, scopriamo che nel 2009 sono stati proprio gli incentivi statali a tenere in piedi il mercato dell’auto, che – nonostante la crisi – ha conservato i livelli del 2008; il loro mancato rinnovo nel 2010 – stimano gli esperti del settore – porterà, alla fine di quest’anno, a circa 350 mila vendite in meno. Considerando che il gruppo Fiat detiene stabilmente più di un terzo del mercato italiano (mi sono appena andato a riguardare i dati del 2009 e quelli del 2008), questo significa che i soldi pubblici – quelli delle nostre tasse – hanno permesso all’azienda torinese di vendere nel 2008 circa 120 mila automobili in più di quante ne avrebbe vendute senza la spinta statale: non saprei dire ad occhio quanto sia il fatturato aggiuntivo, ma in percentuale (mi rifaccio sempre ai dati del 2009) si attesta sul 15% in più di macchine vendute. L’obiezione della Fiat è che anche la Ford e la Citroen beneficiano degli stessi incentivi, però nessuno rompe loro le scatole sull’italianità della produzione. Ma innanzitutto, ci dicono i freddi numeri, il beneficio sui volumi di vendita non è minimamente comparabile; inoltre, nessuna delle altre aziende ha l’aggettivo “italiano” nel proprio marchio. Ieri Bersani lo ha ricordato a Marchionne, oggi Chiamparino gli ha pure telefonato… in attesa che Berlusconi si decida a nominare il successore di Scajola, insomma, la parte del governo la stiamo facendo noi.</p>
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		<title>Aló presidente</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 14:28:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Sarubbi</dc:creator>
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A pensarci bene, la colpa è di chi – come noi – si meraviglia ancora: il messaggio di Berlusconi ai simpatizzanti di forzasilvio.it era disponibile su internet per i sostenitori registrati, il tg1 è un sostenitore registrato ormai da tempo (qualcuno lo mette in dubbio?) e quindi ne ha dato notizia. Pare che sia l’inizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="alo presidente" src="http://www.tribunalatina.com/es/img2/alo-presidente990789990.jpg" alt="" width="445" height="302" /></p>
<p>A pensarci bene, la colpa è di chi – come noi – si meraviglia ancora: il messaggio di Berlusconi ai simpatizzanti di forzasilvio.it era disponibile su internet per i sostenitori registrati, il tg1 è un sostenitore registrato ormai da tempo (qualcuno lo mette in dubbio?) e quindi ne ha dato notizia. Pare che sia l’inizio di un nuovo esperimento: d’ora in poi, il sito del tg1 scomparirà – in nome della lotta agli sprechi, si capisce – e resterà in piedi solo il redirect verso forzasilvio.it, risparmiando così quell’inutile duplicazione di procedure tipo copia-incolla, &#8220;embed html&#8221; e roba simile. Visto che i media sono ostili, ha deciso il premier, le notizie del giorno le darà direttamente Palazzo Chigi. Già commentate, naturalmente, e pronte da digerire.</p>
<p><span id="more-4796"></span></p>
<p>Che io sia un buontempone è cosa ormai nota, ma stavolta scherzo fino ad un certo punto. Perché quello che ha detto oggi il presidente del Consiglio a proposito dell’informazione, parlando di “furibonde campagne mediatiche contro il governo e contro il Popolo delle libertà”, è un concetto che gli gira per la testa da tempo: se volessi fissare una data precisa direi che il tarlo ha cominciato a roderlo nel periodo delle dieci domande di Repubblica, quando Berlusconi si è accorto che le pezze a colori raccattate qua e là per coprire il caso Noemi non convincevano più neppure i suoi figli. Lì fu la signora Veronica a rompere il muro di gomma, con quella famosa lettera al Corriere, mentre nei mesi successivi – sul fronte politico – sono stati i finiani: e così, da un annetto a questa parte, anche l’elettore più tiepido comincia a dubitare fortemente di quell’odore di santità che il premier esibisce appena può negli studi di Porta a Porta. Fino all’anno scorso, infatti, esisteva una sorta di scudo spaziale che bloccava la fuga di notizie o che al limite le anestetizzava, in attesa che uscissero dal dibattito politico: su casi simili a quello di Noemi, la moglie del premier sarebbe rimasta in silenzio; sulla vicenda Mangano o su quella Cosentino, gli alleati di governo avrebbero voltato gli occhi dall’altra parte (cosa che la Lega, infatti, continua a fare, ma i finiani non più). E così, paradossalmente, il maggiore azionista dell’informazione in Italia si ritrova ad aver paura dei mass media: l’uomo che nel ’94 sfidava le telecamere – perché sul terreno della comunicazione era una spanna sopra a tutti, e il povero Occhetto di fronte a lui sembrava un pensionato ai giardinetti – ora teme pure la battuta ai giornalisti sotto casa. Tanto da annunciare loro, lo scorso 12 giugno, che fino alla fine della legislatura non rilascerà più nessuna dichiarazione estemporanea: comunicherà soltanto attraverso conferenze stampa – dove c’è un canovaccio ben preciso, un discorso già scritto, e dove le domande possono essere più facilmente controllate – e note ufficiali di Palazzo Chigi. Oppure, come abbiamo visto in queste ore, tramite messaggi internet a fantomatici ammiratori (i promotori della Libertà, i giovani del Pdl, i sostenitori di forzasilvio.it…) che sono in realtà puri dispacci di propaganda, non avendo mai un contraddittorio ed essendo preparati nei minimi dettagli. Il prossimo passo  sarà l’importazione su Radio Rai di un format venezuelano, <em>Aló presidente</em>: diretta no-stop, finché il conduttore non si stanca; tantissime notizie in anteprima (spesso non le sanno neppure i ministri che partecipano alla trasmissione); ma soprattutto, nessun giornalista scomodo tra le scatole, perché il conduttore – dimenticavo – è Hugo Chávez.</p>
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