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	<title>Andrea Sarubbi</title>
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		<title>Se chiama il capo</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 18:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Sarubbi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="anticorruzione" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/10/anticorruzione.jpg" alt="" width="445" height="299" /></p>
<p>La differenza tra una maggioranza tecnica e una politica si è vista tutta oggi in Sala del mappamondo, dove erano riunite in congiunta le commissioni Affari costituzionali e Giustizia per l&#8217;esame del ddl anticorruzione. In teoria non ne farei parte, in pratica mi è stata chiesta una sostituzione per una collega impegnata nel suo collegio negli ultimi giorni di campagna elettorale prima del ballottaggio: ho detto di sì e ho fatto bene, perché ho visto con i miei occhi quello che avevo letto nelle cronache di questi giorni. Ho visto gli ultimi giapponesi, come li aveva definiti l&#8217;altro giorno Michele Serra, rispondere alla chiamata di un capo che in teoria non avrebbe più molto da difendere; in realtà, se vai nei dettagli, scopri nell&#8217;atteggiamento del Pdl una ragione privata (il caso Ruby) e una politica (la tattica verso il Pd).</p>
<p><span id="more-7573"></span></p>
<p>Guardando il mondo con gli occhi di Berlusconi, fa una grande differenza la definizione di concussione: se è tale soltanto quella che comporta una dazione di denaro, come sta cercando di dire il Pdl, allora non può rientrarci la telefonata in questura dell&#8217;ex presidente del Consiglio per liberare la nipote di Mubarak. Politicamente parlando, fa molto più comodo un Pd vicino alle posizioni giustiziaste di Di Pietro e dunque più distante da quelle garantiste dell&#8217;Udc, che in questo modo si sentirebbe attratto dalla riunione dei moderati eccetera eccetera. Anche oggi, in effetti, non è che l&#8217;Udc si sia sporcata molto le mani: con la scusa che non sarebbe stato giusto votare solo un emendamento (il nostro) mentre parecchi altri erano stati accantonati o ritirati, il partito di Casini si è astenuto sull&#8217;aumento delle pene relative all&#8217;articolo 319 del codice penale sulla corruzione per un atto contrario ai doveri d&#8217;ufficio. Astenuti anche la Lega (che si sta pian piano staccando dalla linea del Pdl, anche in nome del rinnovamento sbandierato da Maroni) e i radicali (che per principio sono contrari all&#8217;aumento della reclusione, e confondono la lotta all&#8217;emergenza carceri con la necessità di un taglio lineare delle pene), hanno comunque votato insieme a noi Idv e Fli: dalla pena attuale di 2-5 anni si passa dunque a 4-8 anni, più in là del tentativo di mediazione del ministro Severino, che aveva previsto 3-7 anni. Ma è stata comunque una delle poche votazioni del pomeriggio, perché i lavori sono stati anestetizzati dall&#8217;ostruzionismo smaccato del Pdl: Stracquadanio che la prende larga e racconta le sue esperienze personali con la giustizia penale (12 processi e una sola condanna, quasi fosse un vanto), Costa che riapre discussioni sul senso della vita e chiede &#8220;pause di riflessione&#8221; emendamento dopo emendamento, Contento che che rinfaccia al ministro di non aver risposto alle sue telefonate. Quando ancora si pensava di poter sbloccare l&#8217;impasse, tutti i partiti tranne il Pdl hanno accettato di ritirare i propri emendamenti, per arrivare in tempi brevi in Aula e poterli poi votare lì; alla fine, visto che il Pdl non mollava di un centimetro, abbiamo chiesto e ottenuto di votare il nostro emendamento sulle pene, portando almeno a casa un primo risultato. Chi sa qualcosa di giustizia sa che le pene scritte sul codice, in sé, contano fino ad un certo punto: dipende dall&#8217;orientamento dei giudici (applicare la minima o la massima fa una bella differenza) e da tutta una serie di sconti procedurali che si possono comunque ottenere. Ma il segnale politico di oggi è abbastanza chiaro: ora che il Pdl non ha più l&#8217;appoggio della Lega, e che la Lega è in cerca di una nuova verginità politica, sulla giustizia qualcosa può riaprirsi davvero: difficile che decidano di far cadere Monti per questo, visti anche i sondaggi dell&#8217;ultimo periodo.</p>
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		<title>Meno soldi e più controlli</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 16:40:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Sarubbi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="rimborsi partiti finanziamento" src="http://static.politica24.it/625X0/www/politica24/it/img/finanziamenti-pubblici-ai-partiti-nuove-norme.jpg" alt="" width="445" height="239" /></p>
<p>Lunedì abbiamo fatto una fesseria, punto. L&#8217;ho fatta anche io, che pure stavo lavorando (come è naturale che sia) ma non in Aula: avevo sottovalutato la portata mediatica della discussione generale sui rimborsi ai partiti, avvenuta davanti a non più di 20 deputati. Nella mia Commissione, naturalmente, l&#8217;avevo seguita con interesse, chiedendo e ottenendo (così pare, almeno finora) che alle detrazioni per i contributi privati ai partiti non venisse applicata una disciplina migliore rispetto ai contributi alle onlus. Ma alla discussione generale &#8211; che non è il momento in cui si affrontano nel concreto gli emendamenti: è una sorta di esposizione dei vari punti di vista, prima di scendere nello specifico, e viene normalmente seguita solo da chi è iscritto a parlare &#8211; avevo dato poca rilevanza, non considerandone il valore simbolico in un momento del genere. Chi si volesse divertire a cercare una discussione generale affollata nella storia del Parlamento italiano, dal 1948 ad oggi, avrebbe qualche difficoltà: eppure, mentre del lavoro di De Gasperi e soci gli italiani si fidavano ad occhi chiusi, ora che il pubblico legittimamente fischia bisogna almeno lottare su ogni pallone, e &#8211; per quello che possano valere le mie scuse - mi dispiace averne lasciato andare uno insidioso, che invece consideravo poco rilevante per il risultato finale.</p>
<p><span id="more-7566"></span></p>
<p>Premesso ciò, quello che avrei voluto dire sui costi della democrazia lo ha detto Roberto Giachetti: non credo che la nostra sia attualmente la posizione ufficiale del Pd, ma spero che lo diventi.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://documenti.camera.it/apps/commonServices/getDocumento.ashx?sezione=deputati&amp;tipoDoc=schedaDeputato&amp;idLegislatura=16&amp;idPersona=300480&amp;webType=Normale">ROBERTO GIACHETTI</a>. <em>Purtroppo ci troviamo in una condizione nella quale diamo per scontato che il testo presentato dai relatori sia “blindato’ e debba essere licenziato dall&#8217;Aula. (…) Chiarisco subito che questo testo presenta un dato positivo: dimezza intanto i contributi del finanziamento pubblico restanti, quindi già questo è un elemento in base al quale, essendo tutti i partiti d&#8217;accordo, mi sento di dire che, anche se non concorderò probabilmente con molte delle previsioni contenute nel provvedimento in esame, voterò a favore di esso, perché almeno contiene tale previsione.  Tuttavia (…)  lo dico ai relatori: ci pensino, perché voi state introducendo di nuovo il finanziamento pubblico e lo rivendicate anche nella relazione. Penso che questo sia un errore strutturale. Noi dobbiamo garantire il rimborso elettorale, garantire che il rimborso elettorale vada soltanto a coloro che hanno avuto la capacità di avere gli eletti, ma una parte di soldi dello Stato che non sono diretti come rimborsi dobbiamo prevederla per altri soggetti. (…) E a tutte quelle realtà, che si chiamino partiti o si chiamino in un altro modo, che magari sono molto più reali &#8211; penso alle liste civiche &#8211; che decidono di fare la loro politica, di attuare l&#8217;articolo 49 della Costituzione, senza intasare il treno elettorale, e che magari fanno molte più iniziative e con molto più valore. (…) Ovviamente c&#8217;è un problema di controlli. Ne parliamo dopo che i buoi sono scappati e che è accaduto tutto quello che è accaduto. Invece di rivolgersi all&#8217;organo che normalmente è adibito al controllo, come diceva il collega Zaccaria, si prevede una commissione speciale. Un partito non è uguale alla pubblica amministrazione però, prende soldi pubblici e quindi diciamo che l&#8217;analisi sui partiti è molto più vicina all&#8217;idea che ad esercitare il controllo sia la Corte dei conti, che si occupa della pubblica amministrazione e, quindi, anche dei fondi pubblici piuttosto che una commissione speciale. Oltre i costi di organizzazione &#8211; infatti non sono solo cinque magistrati ma gli va costruito intorno un bel sistema magari con qualche fuori ruolo che si prende altri 600-700 mila euro, così come fanno da qualche altra parte &#8211; si sottrae il sistema dei partiti a un meccanismo che ormai dovrebbe essere rodato che è quello della Corte dei conti. Mi auguro invece che il mio partito, che ha presentato su questo una proposta esattamente conforme a quello che sto dicendo, sia in qualche modo conseguente e proponga la sua proposta che poi verrà respinta &#8211; pazienza &#8211; ma ovviamente sarà chi ha respinto la proposta a farsi carico di spiegare le ragioni. (…) Concludo semplicemente con un invito (…) a riflettere su qual è il modo migliore per rispondere non all&#8217;antipolitica, ma alla richiesta, pressante, che ci arriva da parte di tutti gli elettori di tutti i partiti e anche da parte di quelli che non votano, di avere un momento di chiarezza nel confronto, indicazioni su quali soluzioni trovare ad alcune questioni, a cominciare da quella se effettivamente questo Paese nel 2012, con tutto quello che è successo, in risposta ai casi Lusi, ai casi Belsito e via dicendo, avesse questa stressante esigenza di ritornare e reinserire, come modifica sostanziale del provvedimento, il finanziamento pubblico.</em><strong></strong></p>
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		<title>Ci riproviamo</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 15:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Sarubbi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="dopo di noi" src="http://media.pennlive.com/bodyandmind_impact/photo/spencerjpg-ea3b7e2a1b6a8df6.jpg" alt="" width="445" height="345" /></p>
<p>Per una serie di ragioni anche un po’ strane – fra cui un mio colloquio piuttosto casuale con Angelino Alfano, qui alla Camera – in Commissione Affari Sociali è ripreso oggi l’esame di un provvedimento importante che il governo ci aveva affossato. Ne avevo già parlato: è quello che in gergo chiamiamo “Dopo di noi” e riguarda il destino dei disabili gravi quando i loro familiari non ci saranno più. È una legge figlia del nostro tempo, e delle cresciute aspettative di vita: non molti anni fa un ragazzo down moriva a trent’anni, oggi diventa adulto e anziano; e si trova dunque a sopravvivere ai propri genitori, che si sono presi cura di lui fino alla fine. È una legge a prima firma Livia Turco, ma quando l’abbiamo calendarizzata ha trovato appoggio anche nel Pdl (con un testo parallelo di Lucio Barani) e dalla Lega (testo analogo di Manuela Dal Lago). <a title="Disabili: scontro in Commissione" href="http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/disabiliscontro-commissione-governo-no-fondi-dopo-di-noi-1191084/">Venne in Commissione il sottosegretario Cecilia Guerra</a>, ci disse che i soldi non c’erano e che tutti gli sforzi del governo sarebbero confluiti nel piano di Fabrizio Barca; ma quello è un piano solo per alcune Regioni del Sud, e tra l’altro non affronta nello specifico il problema.</p>
<p><span id="more-7562"></span></p>
<p>Oggi è ripreso l’esame, appunto, e sono stati approvati due emendamenti che hanno sbloccato la situazione: uno sulle polizze assicurative, l’altro sulla copertura finanziaria di tutta la norma.<br />
<strong>Polizze assicurative. </strong>Lo Stato agevola la sottoscrizione di polizze previdenziali ed assicurative finalizzate alla tutela delle persone affette da disabilità grave (ai sensi della 104/1992), che siano prive del sostegno familiare, in quanto prive di entrambi i genitori o con genitori non autosufficienti. A queste polizze si applica la detraibilità dei premi assicurativi, in linea con il decreto del Presidente della Repubblica 917/1986: lo sgravio fiscale è coperto da un fondo di 5 milioni di euro all’anno, che il governo prenderà dalle riduzioni di spesa in altri settori.<br />
<strong>Strutture.</strong> Qui il costo è decisamente più elevato, perché parliamo di 150 milioni di euro l’anno: servono a finanziare tutti quei programmi di intervento (tipo gli appartamenti, ad esempio: per farsi un’idea nel concreto, c’è <a title="Anffas di Patti - Dopo di noi" href="http://www.anffasonluspatti.it/anffaspatti/anffas-patti/fondazione-dopo-di-noi.html">il sito dell’Anffas di Patti</a>, in provincia di Messina) che la legge affida ad “associazioni, fondazioni ed enti senza scopo di lucro, facenti parte di strutture di livello nazionale con comprovata esperienza nel settore”, in concorso con gli enti locali. Parallelamente, le risorse possono essere utilizzate anche per realizzare insieme alle Aziende sanitarie locali “protocolli familiari personalizzati di presa in carico”, così come previsto dalla legge quadro dell’assistenza (328/2000). Abbiamo deciso di recuperare quei soldi dai giochi già esistenti: non istituendone di nuovi, perché sono già troppi, ma redistribuendo di fatto gli introiti a favore dello Stato (0,5% in più), visto che attualmente ci guadagnano soprattutto le concessionarie e le entrate statali sono in percentuali abbastanza ridicole.<br />
I prossimi passi non sono troppo lontani: si aspetta il parere della Commissione Bilancio, che sarà il vero scoglio, e poi si conta di approvare il testo direttamente qui in Commissione Affari Sociali, in sede legislativa.</p>
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		<title>Dentro la tomba</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 16:32:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Sarubbi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="tomba De Pedis" src="http://m2.paperblog.com/i/100/1000161/nessuna-ispezione-alla-tomba-di-de-pedis-cosa-L-znjxVQ.jpeg" alt="" width="445" height="277" /></p>
<p>Che nella tomba di Enrico &#8220;Renatino&#8221; De Pedis ci sia De Pedis è già qualcosa, e dispiace soltanto che la notizia sia arrivata con 22 anni di ritardo. La vicenda non è ancora chiusa, ma almeno è stata riaperta: ci sono volute un po’ di pressioni politiche, e altre probabilmente ne serviranno ancora. La più esplicita è stata un question time del Pd, primo firmatario Walter Veltroni, al ministro dell’Interno: era il 28 marzo di quest’anno e alla Camera, in tribuna, erano presenti anche le sorelle e il fratello di Emanuela Orlandi, che da 28 anni attendono chiarezza.</p>
<p><span id="more-7557"></span></p>
<p>Il 21 gennaio 2012, Pietro Orlandi aveva organizzato una manifestazione davanti a Sant’Apollinare; tutti i partecipanti vennero fotografati da un misterioso avventore, poi rivelatosi un gendarme vaticano in borghese. &#8220;Presunto&#8221;, ha specificato Anna Maria Cancellieri, che ha annunciato l’esistenza di indagini da parte della squadra mobile di Roma per identificarlo. Il <em>question time</em> verteva naturalmente anche sulla tumulazione di De Pedis, che non fu mai autorizzata da nessun decreto (come invece la legge richiedeva nel 1990 per le sepolture in un luogo diverso dal cimitero): il ministro ha risposto che Sant’Apollinare è territorio SCV e dunque bastava una semplice autorizzazione del governatore vaticano; ne fu informato solo il Comune di Roma, ma non la Prefettura né lo stesso Viminale. Ma il problema, naturalmente, è più profondo:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://documenti.camera.it/apps/commonServices/getDocumento.ashx?sezione=deputati&amp;tipoDoc=schedaDeputato&amp;idLegislatura=16&amp;idPersona=30790&amp;webType=Normale">WALTER VELTRONI</a>. <em>Non riesco ad accettare l&#8217;idea che il capo della banda della Magliana, a capo di una struttura criminale che è stata, purtroppo, protagonista di una delle pagine più tragiche della nostra storia recente, sia sepolto in una delle basiliche più importanti di Roma. Lo considero del tutto eticamente inaccettabile, e so quanto la Chiesa abbia combattuto: penso a Don Puglisi, penso a quello che in altri momenti ha detto Giovanni Paolo II, penso a Don Diana, all&#8217;impegno di tanti cattolici per la legalità. Penso, dunque, che gridi come uno scandalo la presenza del capo di un&#8217;organizzazione criminale di quella dimensione dentro la Basilica di Sant&#8217;Apollinare, tanto più se ciò è stato fatto senza che venissero rispettati i requisiti di legge richiesti. (…) Questa storia dura da troppo tempo, ed è una storia nella quale la famiglia Orlandi e, con essa, l&#8217;intero Paese, è stata sottoposta ad una quantità di depistaggi e di false verità del tutto inaccettabili. Ancora recentemente, l&#8217;autorità giudiziaria ha assicurato alla giustizia due esponenti della banda della Magliana: un padre e un figlio. Pensi cosa si è scoperto, a giudicare dalle rivelazioni contenute negli articoli dei giornali che riferiscono di questa inchiesta: il figlio è l&#8217;autore di una telefonata alla trasmissione </em>Chi l&#8217;ha visto<em> del 2005, in cui diceva di andare a cercare nella Basilica di Sant&#8217;Apollinare, e il padre è l&#8217;autore delle telefonate alla famiglia Orlandi nel 1985. È chiaro che qui c&#8217;è qualcosa di molto marcio e, poiché la banda della Magliana non è un soggetto neutro, ma è stata agenzia di tante vicende sporche che sono accadute in questo Paese, la preghiera, signor Ministro, è di andare veramente fino in fondo e che lo Stato italiano prema sullo Stato Vaticano, perché per la famiglia Orlandi e per la famiglia Gregori e per tutto il Paese, ora è il momento di conoscere la verità</em> (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).</p>
<p>Da deputato della Repubblica italiana, naturalmente, non posso che essere d’accordo. Ma aggiungo una nota a margine, e cioè che da cristiano lo sono ancora di più: un gesto di chiarezza non può che far bene innanzitutto alla Chiesa, perché laddove c’è un’ombra si insinua un sospetto, e il sospetto sull’istituzione rischia di provocare danni allo stesso messaggio che questa custodisce. Dan Brown ci ha già messo del suo: se la Santa Sede non è fessa, eviti di regalare materiale a un altro bestseller.</p>
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		<title>Il confine della legalità</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 14:44:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Sarubbi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="equitalia bombe" src="http://www.rai.it/dl/img/2012/05/1336740220672eq.jpg" alt="" width="445" height="297" /></p>
<p>È un discorso complicato, quello su Equitalia, e per farlo bisogna premettere qualche domanda. È lecito che uno Stato chieda tasse ai propri cittadini? È lecito che sanzioni chi non rispetta le regole? È lecito che preveda un sistema di riscossione, per quei cittadini che non pagano quanto dovuto? Se una delle tre risposte fosse no, sarebbe giusta e logica una rivolta civile; altrimenti, discutiamo pure sulle modalità di pagamenti e sanzioni ma non stiamo dalla parte di chi spacca vetrine e tira petardi contro un’agenzia di riscossione, o ne mura l&#8217;ingresso, anche perché il suo lavoro è nell’interesse di tutti.</p>
<p><span id="more-7551"></span></p>
<p>Se il problema dell’Italia è l’evasione fiscale, che toglie risorse al pubblico e fa pagare di più agli onesti, la riscossione va difesa e non attaccata; non posso tuonare la mattina contro chi non paga le tasse e il pomeriggio contro chi cerca di fargliele pagare. D’accordo, in tempi di crisi contestualizziamo pure, perché dietro un mancato pagamento può nascondersi una difficoltà momentanea: per questo approvammo alla Camera, qualche mese fa, apposite mozioni, in cui ad esempio il Pd chiedeva un momento preventivo di confronto fra Equitalia e debitore; altro potrà essere fatto, e sono sicuro che Monti giovedì se ne farà carico, sul fronte delle sanzioni e della rateizzazione o magari della compensazione con i crediti esistenti. Ma l’importante è avere sempre chiaro il confine della legalità, che invece sta sfuggendo a una parte del mondo politico in perenne ricerca di consenso. <a title="Quel comodo capro espiatorio" href="http://www.corriere.it/economia/12_maggio_12/di-vico-capro-espiatorio-equitalia_f937a768-9c08-11e1-a2f4-f4353ea0ae1a.shtml">Lo scrive bene Dario Di Vico, sul Corriere di oggi</a>:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“Se vi vogliono ridiscutere le regole di ingaggio lo si faccia ma non si può delegittimare quotidianamente l&#8217;azione dei suoi uomini e giustificare così ogni nefandezza nei confronti di Equitalia. I sindaci quando dovranno gestire localmente la riscossione avranno tutto il tempo di dimostrare la loro capacità, saranno sicuramente in grado di coniugare efficacia e rispetto del cittadino ma fino ad allora è bene che si dimostrino classe dirigente. Perché solo nella giornata di ieri abbiamo avuto un assalto alla sede napoletana, l&#8217;invio di un pacco bomba alla direzione generale, due ispettori aggrediti a Milano e una telefonata minatoria agli uffici di Viterbo. In più il cronista non può non constatare come a cinque mesi dagli attentati di dicembre ancora non si sappia nulla di certo sugli autori dei quei gesti che segnarono l&#8217;inizio di una vera e propria campagna terroristica. È chiaro che in queste condizioni solo un kamikaze potrebbe chiedere di lavorare ad Equitalia. Con tanti saluti alla lotta contro l&#8217;evasione fiscale”.</em></p>
<p>Traduco: se Equitalia si rompe le scatole di ricevere bombe, a un certo punto comincia ad allentare la morsa; siccome siamo in Italia, comincia a diffondersi la leggenda metropolitana che pagare le multe è da fessi, perché tanto non ti fanno niente, e salta tutto il sistema di regole. Le tasse diventeranno come il cestino all’offertorio durante la Messa – chi vuole, mette qualcosa, ma tanto il prete non controlla – e le aliquote certamente non diminuiranno (ho voluto essere ottimista). Ma soprattutto, l’Italia non cambierà mai, <a title="Il Paese che non vuole cambiare" href="http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/134628/il_paese_che_non_vuole_cambiare">come nota Stefano Menichini su Europa</a>:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“Per decenni la politica s’è data da fare per garantire protezione ai singoli e alle categorie. La flessibilità fiscale era parte del patto non scritto della Prima repubblica ed è diventata emblema della Seconda, marcata da condoni e berlusconismi. Tanto, benevolenza, maglie larghe, e mancati controlli (da cui il mio vizio, premiato, di non pagare le multe) finivano a carico della collettività, come indebitamento e come pressione fiscale esagerata: una denuncia che è diventata tormentone dei riformisti. Ora, dopo appena sei mesi di inversione di marcia, rigore e legalità appaiono insopportabili, insostenibili a causa della crisi. Partiti e teorici del </em>laissez faire <em>ripropongono lesti l’ideologia dello Stato esattore oppressore. Piccoli, medi e grandi, tutti scoprono l’ingiustizia di dover rispettare (con la mora, purtroppo) regole mai rispettate. Dietro il velo doloroso dei suicidi si costruisce la rivincita dell’Italia dei furbi, travestita perfino da antagonismo sociale. E si chiude la finestra, anzi lo spiraglio, che miracolosamente si stava aprendo verso un Paese civile e normale”.</em></p>
<p>Anch’io, da cittadino e da contribuente, ho la mia storia sull’Agenzia delle entrate e sull’ottusità di certi strumenti di verifica: a chi interessasse, potrei anche raccontarla. Se provo grande dolore per i suicidi di queste settimane, però, la preoccupazione non è minore per le fasce deboli della popolazione che ricevono servizi scadenti anche per colpa di chi non paga il suo debito con lo Stato.</p>
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		<title>Era ora</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 16:56:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Sarubbi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="mario monti fabrizio barca" src="http://www.lettera43.it/upload/images/01_2012/l43-barca-monti-120127185303_big.jpg" alt="" width="445" height="313" /></p>
<p>Il piano contro la povertà presentato oggi dal governo è la cosa migliore messa in piedi da Monti in questi primi 6 mesi a Palazzo Chigi. Avevo cominciato a dubitarne, dico la verità, perché se ne parlava da tempo ma non si vedeva nulla di concreto; si sapeva del lavoro sotterraneo di Fabrizio Barca, che stava cercando di cavare il sangue dalle rape dei fondi comunitari, e dell’aiuto di Andrea Riccardi nell’individuazione delle emergenze. È prematuro capire quali saranno i risultati concreti, e può anche darsi che qualcosa si perda per strada; chi però non riesce a vedere differenze tra questo governo e quello precedente dia uno sguardo alle misure annunciate oggi e le paragoni alla social card di Tremonti, tanto per farsi un’idea.</p>
<p><span id="more-7547"></span></p>
<p>I 2 miliardi e 300 milioni di cui si parla non sono usciti dal cilindro, ma ricavati dallo spreco: per lo più fondi, come spiega il governo, “sottoutilizzati o allocati su interventi inefficaci o ormai obsoleti”. Tipo “porti turistici, eventi, assistenze tecniche incompetenti, sussidi, progetti belli ma non fattibili”, come ha spiegato lo stesso Fabrizio Barca poco fa su twitter. E i soldi andranno a quattro Regioni del sud: Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Tutto il contrario di ciò a cui ci aveva abituati il governo a trazione leghista, addirittura capace di utilizzare i fondi Fas (destinati dunque alle Regioni più svantaggiate) per le quote latte degli allevatori padani. Ed è interessante anche la distribuzione, perché quasi il 40% di questi soldi viene destinato a obiettivi di inclusione sociale: 730 milioni sono per le fasce più deboli (bambini ed anziani). Se finanzio i servizi di cura ai bambini piccoli e agli anziani ultra 65 – sostiene giustamente il governo – da un lato creo occupazione (generalmente femminile) e dall’altro libero energie (sempre femminili) per il mercato del lavoro. In più, impedisco che – con l’ammalarsi di un genitore, ad esempio – alcune famiglie investano tutti i propri risparmi nella cura e finiscano a ridosso della soglia di povertà.</p>
<p><strong>Bambini.</strong> L’obiettivo sono 40 mila posti in più negli asili nido entro il 2015: 16.629 in Campania, 9.609 in Sicilia, 8.347 in Puglia e 5.174 in Calabria. Saranno finanziati in gran parte dallo Stato e nella quota mancante dalle Regioni, per arrivare almeno al 12% (dall’8,5% del 2010) dei bambini tra 0 e 2 anni. Si comincia da quei Comuni (grandi e piccoli) che nel 2010 non offrivano nessun servizio di asilo nido, con un sistema di voucher alle famiglie e trasferimenti diretti agli enti locali. Per dare un’idea della spesa, la gestione di un posto-bambino in un asilo nido è quantificata in circa 6.700 euro l’anno: le famiglie comparteciperanno al 20% (circa 1.340 euro l’anno) e il resto verrà coperto dai fondi pubblici.</p>
<p><strong>Anziani. </strong>La strada scelta è quella del potenziamento dell’assistenza domiciliare integrata, anche se siamo a livelli piuttosto bassi: l’obiettivo è ancora quello del 3,5% della popolazione anziana già fissato a suo tempo, ma questo significa comunque raddoppiare la platea attuale nelle Regioni in questione, assicurando a tutti un’assistenza di 180 ore. Nel concreto, si pensa a un “rafforzamento delle prestazioni di tipo socio-assistenziale dirette a garantire un ausilio nel compimento degli atti della vita quotidiana”, che significa “sostegno nella cura e igiene personale, nella preparazione dei pasti, nella pulizia della casa, nel disbrigo di pratiche burocratiche”. Poi ci saranno interventi in conto capitale per “strutture specializzate nell’assistenza agli anziani, leggere e rispettose della dignità e della libertà individuale”, in cui fare anche assistenza semi-residenziale, per alleviare un po’ il peso sulla famiglia. Per quanto riguarda le badanti, il governo ha in mente due cose: una formazione, che oggi manca, e dei servizi per facilitare l’incontro fra domanda e offerta.</p>
<p>Il documento completo di Barca è <a title="Piano sociale per il sud" href="http://www.ministrocoesioneterritoriale.it/wp-content/uploads/2012/05/ALLEGATI-pac-aggiornamento-II.pdf">qui</a> e spiega anche tutto il resto. Non lo butteremo, per verificare se avranno mantenuto le promesse.</p>
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		<title>Arriva la legge</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 18:38:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Sarubbi</dc:creator>
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<p><img class="alignnone" title="dipendenza giochi d'azzardo" src="http://www.hubmagazine.it/wp-content/uploads/2012/03/ludopatia-460x250.jpg" alt="" width="445" height="242" /></p>
<p>Dopo aver ascoltato associazioni di volontariato, enti  locali, concessionarie statali e medici esperti di dipendenze, oggi la  discussione sui giochi d’azzardo ha fatto un passo in avanti, con l’audizione  del ministro della Salute. Renato Balduzzi ci ha detto essenzialmente tre cose:  la prima è che i tempi per un provvedimento sono ormai prossimi, nel senso che  la legge di delega fiscale prevederà una delega specifica al governo per un  decreto su questo punto, fissandone i criteri generali; la seconda è che si  pensa di finanziare i vari servizi di recupero con il gettito recuperato dalle  multe a chi non rispetta le regole (sulla trasparenza delle regole o sul gioco  ai minori, per esempio); la terza è che non si prevede l’abolizione totale degli  spot, ma di certo si combatterà la pubblicità ingannevole.</p>
<p><span id="more-7542"></span></p>
<p>Bisogna stare attenti a non cadere nel proibizionismo e a  non mettere tutto nello stesso calderone, perché ci sono situazioni  molto  diverse. Tirare la levetta della slot machine (o pigiare il pulsante) in maniera  meccanica, affidandosi totalmente al caso, è un discorso; scommettere su chi  vincerà i prossimi Europei di calcio, o i 100 metri alle Olimpiadi di Londra,  richiede invece una certa abilità personale. Che non è l’unico fattore, perché  naturalmente l’alea rimane, ma che comunque aiuta. Tanto è vero che, se si vanno  a guardare le dipendenze, sulle scommesse sportive si registrano percentuali di  giocatori patologici molto più basse rispetto alle slot: trattare le une e le  altre allo stesso modo, quindi, non sarebbe giusto. Però si potrebbe facilmente  fare qualcosa che vada bene per tutti, magari legando la singola giocata al  codice fiscale: questo avviene già per alcuni giochi online, ma non ancora per  le macchinette mangiasoldi, e potrebbe aiutare a monitorare sia l’età del  giocatore sia il suo comportamento, fermandolo con una sospensione quando si  scorgono fondati rischi di patologia. Ci sono alcuni gestori di scommesse online  (penso a Betfair, perché ieri li ho ricevuti alla Camera e mi hanno spiegato un  po’ di cose) che prevedono anche un’autosospensione per 6 mesi, ma il guaio è  che poco dopo il giocatore sente il richiamo della foresta e – non sapendo  aspettare la fine della sospensione – si rivolge ad altre agenzie: se i Monopoli  di Stato monitorassero tutto questo, con una banca dati comune a livello  nazionale, probabilmente si riuscirebbe a individuare per tempo un comportamento  a rischio e dunque a giocare più di prevenzione che di repressione. Nel  frattempo, le Regioni ci stanno dicendo di non avere gli strumenti adatti ad  affrontare questo nuovo fenomeno, che in tempi di crisi purtroppo aumenta: la  risposta del governo, sentita stamattina, è che insieme agli introiti derivanti  dalle sanzioni verrà destinata alla cura della ludopatia anche una quota del  bilancio del Servizio sanitario nazionale. Vorrei fosse chiaro che non si tratta  di una questione morale, anche se &#8211; dal mio punto di vista, umanamente parlando  &#8211; non è irrilevante che una persona utilizzi i suoi risparmi per costruire  qualcosa di solido nella sua vita oppure per tentare la fortuna: si tratta di  una questione sociale, sanitaria e naturalmente anche economica, che la politica  ha il dovere di affrontare prima della fine di questa legislatura.</p>
</div>
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		<title>Il polo sciolto</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 16:23:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Sarubbi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="casini fini rutelli terzo polo" src="http://image.excite.it/politica/news/casini_fini_rutelli-default.jpg" alt="" width="445" height="230" /></p>
<p>La più importante scossa di assestamento dopo il terremoto elettorale mi sembra la morte in culla del Terzo Polo, annunciata ieri sera da Casini con una doppietta mediatica (per i <em>vecchietti</em> l’intervista al Tg1, per i <em>gggiovani</em> un tweet) che non mi pare sia stata preceduta da grande dibattito interno. Non so nemmeno se lo avesse detto a Fini, e faceva un certo effetto leggere, venti minuti dopo, il tweet trionfalistico di Rutelli sull’11% dell’Api a Cardito: probabilmente non era stato avvisato nemmeno lui. Le elezioni in tempo di crisi – <a title="Elezioni al tempo della crisi" href="http://www.andreasarubbi.it/?p=7464">lo scrivevo due settimane fa a proposito della Francia</a> – accentuano il bipolarismo e penalizzano il centro; e così, nel lampo di un tweet, l’Udc ha cancellato un percorso iniziato a luglio 2010 e ha lasciato per strada i suoi alleati, proseguendo da sola – mi par di capire – in direzione Centrodestra.</p>
<p><span id="more-7536"></span></p>
<p>Spero di avere torto, ma ragiono a voce alta. Il Pdl è in agonia, ma i suoi elettori esistono ancora e dovranno votare per qualcuno alle prossime elezioni. Per il 40% – misurazione nasometrica – si tratta di elettori tendenzialmente vicini al <em>Tea party</em> americano: all’epoca videro in Berlusconi l’uomo del fare, la risposta alla politica di professione; odiano le tasse e interpretano le norme con la categoria “lacci e lacciuoli”; sognano la fine dell’Europa e dell’euro; vedono ogni cosa – poveri e immigrati, ad esempio – come una minaccia al proprio benessere. Il restante 60% appartiene alla specie diffusa del moderato benpensante, che magari non va in chiesa dal giorno del matrimonio ma guai a chi gli tocca il crocifisso nei tribunali, che magari non è razzista ma pensa che gli immigrati siano troppi, che magari non è omofobo ma è contrario alle unioni civili, che vede dappertutto un nemico comunista o una minaccia alla propria identità (nazionale, religiosa, culturale, e così via). Alla prima categoria, quella del <em>Tea party</em>, Casini non piace: se proprio devono scegliere un altro partito, guardano alla Lega o a Grillo. Per chiarire, ecco un articolo illuminante su Libero di ieri (a firma Renato Besana):</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“Sembrano gli antipodi Berlusconi e Grillo, eppure le consonanze tra i due sono più numerose di quanto parrebbe a prima vista. Due vite quasi parallele le loro, in un certo senso complementari, al punto che il trionfo di uno ha coinciso con la disfatta non sappiamo se definitiva dell’altro.  (…) Entrambi hanno instaurato un rapporto personale con i loro elettori, che non passa attraverso mediazione alcuna, né la carta stampata (nessuno dei due ci ha mai creduto) né gli apparati di partito. (…) Non differisce troppo neppure il messaggio percepito dagli elettori (…) quale alternativa al sistema dei partiti. (…) Anche il bacino elettorale coincide in larga parte: il Movimento 5 Stelle, quando si rivolgeva alla sinistra spettinata e insofferente, racimolava percentuali modeste. Il balzo in avanti è dovuto all’apporto dei delusi da Pdl e Lega. Altrove, in Francia come in Grecia, c’era una destra ad accogliere l’esasperazione dei ceti rovinati dalle tasse e dalla crisi. Da noi è invece sparita per consunzione e stupidaggine: a raccoglierne in qualche misura l’eredità è arrivato lui, Beppe Grillo. Le sue parole d’ordine, che un anno fa stavano tra Di Pietro e i No Global, si sono via via corrette, fino ad accarezzare chi non si riconosce più nell’insipido brodino dei moderati.”</em></p>
<p>Quell’insipido brodino, però, a Casini piace parecchio, e già nel Pdl hanno cominciato a gettargli ponti: è di poco fa, ad esempio, l’invito di Maurizio Lupi a ricomporre l’area moderata, eccetera eccetera. Ecco perché ha rinunciato in un attimo a Fini, che – dopo lo strappo del 2010 – una parte del Pdl non vuole più vedere nemmeno in cartolina; e non mi pare che i miei colleghi di Futuro e libertà l’abbiano presa benissimo. Ora, se da qui a qualche settimana sentirete Casini riabilitare Berlusconi, non dite che non vi avevo avvisato.</p>
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		<title>Tre cose sul voto</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 16:11:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Sarubbi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="amministrative 2012 pd" src="http://www.partitodemocratico.it/gallery/enti%20locali/amm2012cs.jpg" alt="" width="445" height="284" /></p>
<p>Come al solito, ai risultati elettorali si può far dire tutto e il contrario di tutto. C’è Alfano che ha lodato il radicamento territoriale del Pdl, Rutelli (uno dei fondatori del Partito democratico!) che si è avvinghiato al successo del leghista Tosi, Casini che festeggia i rari ballottaggi dei suoi candidati, la Lega che fa aprire la Padania con un titolone sul modello Verona, noi che celebriamo la sopravvivenza del Pd allo tsunami. Poi c’è il capitolo Grillo, che in realtà non mi pare abbia vinto le elezioni – se esiste ancora una differenza tra avere un buon risultato e vincere – ma che è trattato in queste ore come se fosse il kingmaker d’Italia, tanto da cercare una rivalità mediatica con Napolitano che non avrebbe ragion d’essere. Non si chiede al presidente della Repubblica un commento sulle performance dei singoli partiti, che sia il Pd o il M5S, e non si utilizzano le sue risposte diplomatiche in maniera polemica. Ma anche questa è l’Italia: un luogo in cui la politica ha parecchi difetti, ma l’informazione non sta molto meglio.</p>
<p><span id="more-7532"></span></p>
<p>C’è un po’ di vero in tutte le analisi che ho letto sui giornali, compresa quella vignetta terribile su Libero di oggi in cui si vedono Alfano, Bersani e Casini andare a fondo, con Grillo che dalla riva mostra loro il dito medio: non è andata proprio così – <a title="L'amaca, 8 maggio 2012" href="http://www.radicali.it/rassegna-stampa/lamaca-113">è bravo oggi Michele Serra</a> a sottolineare come il tanto vituperato Pd sia rimasto a galla – ma non c’è dubbio che l’appoggio al governo di emergenza sia stato un peso per tutti. Vorrei dire tre cose mie, per rispondere ad altrettanti  temi caldi, e scusate il tono poco diplomatico.</p>
<p><strong>Palermo. </strong>Nonostante la mia antica amicizia con Leoluca Orlando, quello è un gioco sporco. È il bambino che si porta via la palla quando perde, per poi giocare con le regole sue. Partecipi alle primarie, le perdi e – visto che sono andate male – le rinneghi; dici in aramaico che non ti candiderai, e poi eccoti lì a fare il baluardo degli uomini liberi, in un mondo di uomini al guinzaglio. Al guinzaglio dei partiti? No, Luca: al guinzaglio delle regole che liberamente ci siamo dati tutti, compreso il tuo partito, che non perde mai il vizio di segnare a gioco fermo e poi dà lezioni di moralità. Su Palermo diffido chiunque a parlare di sconfitta del Pd: quella è una sconfitta della politica seria e leale. Poi può darsi che diversi elettori di Rita Borsellino o Davide Faraone abbiano deciso, vista la sconfitta del proprio candidato alle primarie, di non far vincere Ferrandelli: non so, è un’ipotesi, ma neppure questa sarebbe una sconfitta dei vertici Pd. Sarebbe, al limite, un segno di immaturità della base.</p>
<p><strong>Grillo.</strong> Se ritornano di moda il dito medio e il vaffa alla politica, se il Movimento 5 stelle prende voti e contemporaneamente la destra Pdl-Lega li perde, non mi si venga a dire che quelli sono voti rubati al Pd. Sono naturalmente rispettabili, rispettabilissimi, ma non sono i nostri. Nascono da una domanda di rinnovamento della politica che anche gli elettori del Pd si fanno, ma la risposta è profondamente diversa; hanno idee profondamente diverse dalle nostre sui diritti, sull’immigrazione, sul welfare, sull’Europa. Non andrò mai a rincorrerli su quei terreni. Mai. E forse non prenderò mai i loro voti, ma resterò me stesso. Allo stesso tempo, cercherò in ogni modo di dimostrare agli elettori del Pd che una politica seria è possibile, che non siamo tutti ladri e che non siamo tutti uguali. Ma Grillo stia pure dove stia. E venga anche a governare l’Italia, quando avrà la maggioranza: di certo, non con il mio voto.</p>
<p><strong>Il Pd.</strong> Siccome è sempre colpa del Pd per definizione, la lettura del voto è abbastanza semplice: se vince un candidato nostro, è merito delle civiche; se vince un candidato non nostro ma appoggiato da noi, il candidato ha vinto e il Pd ha perso; se Orlando violenta le primarie, è stato umiliato il Pd.  <a title="Vincere sulle macerie" href="http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/134518/vincere_sulle_macerie">Scrive oggi Stefano Menichini, su Europa</a>, un commento che avrei voluto scrivere io:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“Passato lo tsunami, il Partito democratico rimane l’unico partito in piedi. Il bilanciamento col Pdl è ormai mera finzione, retaggio parlamentare di un’epoca cancellata. I democratici non sono solo primi in Italia, lo sono ormai anche nel Nord un tempo impenetrabile. Per vie contorte e per meriti non tutti loro, sono finalmente quella forza centrale nel paese che era nella missione originaria. (…) Da domani il Pd sarà l’unico contraltare a un turbinio di cose diverse, un mix di speranze, istanze radicali e pura rabbia distruttrice.  Si rafforzerà inevitabilmente la tendenza, già evidentissima, a fare del Pd il bersaglio preferito degli anatemi contro i costi e le inefficienze della politica. Si acuirà la polemica contro provvedimenti del governo che il Pd, sempre più in solitudine, si troverà a dover difendere. E si esagererà la confusione – che per carità, c’è – dell’ipotetica coalizione di centrosinistra candidata alle elezioni nazionali”.</em></p>
<p>Non riesco a pensare ora alle prossime Politiche. So che ci aspetta un anno duro, in cui il fango aumenterà. Se siamo bravi, agiamo d’anticipo: rinnovamento, trasparenza, coraggio. E facciamo un servizio a tutta la politica, non solo a noi stessi.</p>
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		<title>Ci giriamo intorno</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 12:06:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Sarubbi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="napolitano cittadinanza figli immigrati " src="http://www.lapoliticaitaliana.it/img/620/20111122_47820.jpg" alt="" width="445" height="299" /></p>
<p>È la quarta volta dall’uscita di scena di Berlusconi, e dunque dalla caduta del governo a trazione leghista, che il presidente della Repubblica interviene sul tema della cittadinanza ai figli degli immigrati. Uno: la cerimonia per i nuovi italiani al Quirinale. Due: l’incontro con le comunità evangeliche, sempre al Quirinale. Tre: il messaggio di fine anno a reti unificate. Quattro: la lettera di ieri al sindaco di Nichelino in occasione delle cittadinanze onorarie conferite a 450 nuovi italiani, nati qui o arrivati da piccoli. E qualcosa si sta muovendo, spesso trasversalmente, anche nelle amministrazioni locali. Manca solo il Parlamento, insomma, e non è un dettaglio.</p>
<p><span id="more-7528"></span></p>
<p><strong>15 novembre 2011. </strong>Davanti alla Nazionale di calcio di Balotelli e a quella ginnastica ritmica, che riunisce atlete italiane di origine diversa, Napolitano è abbastanza soft nella forma, ma deciso nei contenuti.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“All&#8217;interno dei vari progetti di riforma delle norme sulla cittadinanza, la principale questione aperta rimane oggi quella dei bambini e dei ragazzi. Molti di loro non possono considerarsi formalmente nostri concittadini perché la normativa italiana non lo consente, ma lo sono nella vita quotidiana, nei sentimenti, nella percezione della propria identità. I bambini nati in Italia, che fino ai 18 anni si trovano privi della cittadinanza di un Paese al quale ritengono di appartenere, se ne dispiacciono e se ne meravigliano, perché si sentono già italiani come i loro coetanei. (…) Lo stesso atteggiamento hanno quei ragazzi che in Italia sono arrivati da piccoli, ma qui sono cresciuti e hanno studiato: ritengono di avere diritto ad un trattamento che riconosca il loro percorso di vita ed educativo. E proprio sulla necessità di riflettere su una possibile riforma delle modalità e dei tempi per il riconoscimento della cittadinanza italiana ai minori si è registrata una sensibilità politica significativa e diffusa già nella discussione del gennaio 2010 alla Camera dei Deputati. Si osserva, inoltre, una ampia disponibilità nell&#8217;opinione pubblica italiana a riconoscere come cittadini i bambini nati in Italia da genitori stranieri”.</em></p>
<p><strong>22 novembre 2011. </strong>Al termine dell’incontro con una delegazione della Federazione Chiese Evangeliche in Italia, il presidente spiega di aspettarsi qualcosa di nuovo dai nuovi equilibri politici. E prende la cittadinanza ai minori come esempio, andandoci pesante:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“Credo che si siano create e si possano creare le condizioni per una maggiore obbiettività e costruttività del confronto tra gli schieramenti politici, che naturalmente hanno ciascuno una propria identità, anche nel quadro della nuova soluzione di governo che si è resa necessaria. Quindi, forse sarà possibile affrontare temi di questa natura, come l&#8217;altro tema, che è stato finora molto divisivo, dei diritti degli immigrati. Io ne ho parlato qualche giorno fa ricevendo i nuovi cittadini (ai quali abbiamo dedicato una speciale udienza). Ho messo soprattutto l&#8217;accento su quella che è un&#8217;autentica, non so se definirla follia o assurdità, cioè quella dei bambini di immigrati nati in Italia che non diventano cittadini italiani. Noi abbiamo oramai centinaia di migliaia di bambini immigrati che frequentano le nostre scuole e che, per una quota non trascurabile, sono nati in Italia, ma ad essi non è riconosciuto questo diritto elementare, ed è così negata la possibilità di soddisfare una loro aspirazione &#8211; che dovrebbe corrispondere anche a una visione nostra, nazionale, volta ad acquisire delle giovani nuove energie ad una società abbastanza largamente invecchiata (se non sclerotizzata).  Penso che anche questo possa forse affrontarsi come tema del prossimo futuro in un Parlamento che vorrei &#8211; ci sono qui alcuni parlamentari &#8211; fosse pienamente cosciente del fatto che adesso si apre un campo di iniziativa anche maggiore che nel passato”.</em></p>
<p><strong>31 dicembre 2011.</strong> Non era scontato, perché negli anni precedenti non era mai avvenuto. Eppure, Napolitano inserisce un riferimento alle seconde generazioni anche nel messaggio alla Nazione, segno che per il Quirinale è uno dei temi centrali da affrontare.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“Avvertiamo i limiti del nostro vivere civile, confrontandoci con l&#8217;emergenza della condizione disumana delle carceri e dei carcerati, o con quella del dissesto idrogeologico che espone a ricorrenti disastri il nostro territorio, o con quella di una crescente presenza di immigrati, con i loro bambini, che restano stranieri senza potersi, nei modi giusti, pienamente integrare.  Ci si pongono dunque acute necessità di scelte immediate e di visioni lungimiranti. Occorre una nuova forza motivante perché si sprigioni e operi la volontà collettiva indispensabile; occorrono coraggio civile e sguardo rivolto con speranza fondata verso il futuro&#8221;.</em></p>
<p><strong>6 maggio 2012. </strong>Il sindaco di Nichelino – 50 mila abitanti tra cui 5 mila stranieri residenti, ottava città del Piemonte, a maggioranza Pd – sceglie la strada della cittadinanza onoraria e annuncia di voler scrivere ai parlamentari piemontesi per sensibilizzarli sul tema. Ai ragazzi vengono dati una copia della Costituzione, l&#8217;attestato di cittadinanza onoraria e una pubblicazione su Nichelino. Il Comune ha donato loro anche una spilletta dorata con la bandiera italiana, insieme alla bandiera del Paese di provenienza della loro famiglia. La minoranza di Centrodestra non è ostile: una delle organizzatrici, cittadina romena, è addirittura la moglie di un consigliere comunale Pdl. Il presidente della Repubblica apprezza e manifesta il proprio sostegno:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>&#8220;L’attribuzione della cittadinanza onoraria può rappresentare un prezioso contributo per un&#8217;opera di sensibilizzazione dell&#8217;opinione pubblica sul tema, anche se tale provvedimento non ha ovviamente un valore giuridico, ma solo simbolico. L&#8217;iniziativa ha, tuttavia, il merito di riconoscere le seconde generazioni come parte integrante della nostra società. È evidente, come ho più volte rilevato, il disagio di tutti quei giovani che, nati o cresciuti nel nostro Paese, rimangono troppo a lungo legalmente stranieri, nonostante siano, e si sentano, italiani nella loro vita quotidiana. È auspicabile che queste iniziative costituiscano uno stimolo a una seria e approfondita riflessione anche in sede parlamentare, per una possibile riforma delle modalità e dei tempi del riconoscimento della cittadinanza italiana ai minori stranieri&#8221;.</em></p>
<p>Dicevo delle varie iniziative a livello locale. La cittadinanza onoraria è la via adottata anche dalla Provincia di Pesaro Urbino, dal comune di Savona, da quello di Nonantola (MO), da quello di Torino (simbolicamente, per la prima bambina nata nel 2012 da figli di immigrati) e annunciata da quello di Napoli, dove la delibera è in via di approvazione. Alcune risoluzioni sono all’esame delle assemblee regionali (in Emilia-Romagna, ad esempio, e c’è anche una proposta in Liguria) perché accada lo stesso in tutti i Comuni. A Roma, dove governa il Centrodestra, c’è <a title="mozione Pd Roma cittadinanza onoraria" href="http://www.stranierinitalia.it/attualita-pd_roma_mozione_in_campidoglio_per_cittadinanza_onoraria_ai_figli_degli_immigrati_14527.h">una mozione presentata dai consiglieri Pd Masini e De Luca</a>, mentre l’Udc nazionale ha rivolto un appello pubblico ad Alemanno, perché conceda la cittadinanza onoraria ai nuovi romani. E nel municipio X, a maggioranza di Centrosinistra, hanno istituito la <em>civil card</em>, una sorta di pre-cittadinanza, per i nati in Italia da genitori stranieri. Ci stiamo girando attorno, insomma, e prima o poi arriverà anche la legge. Più prima che poi, speriamo.</p>
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