referendum trivelle

Alla fine ieri sono andato a votare, e ho votato sì, ma non mi sento un gufo, né un demagogo, né un rosicone. Non ho visto il referendum come un plebiscito su Renzi, perché sulla scheda c’era scritto altro: mi si chiedeva, cioè, se fossi favorevole ad abrogare le concessioni di estrazione “finché morte (del giacimento) non ci separi”. E ho risposto di sì – vado con l’accetta, scusate – per un paio di motivi: uno liberale (anche sulle concessioni vorrei concorrenza) e uno statalista (vorrei che fosse sempre lo Stato a poter avere l’ultima parola, anche quando i suoi beni o servizi passano per il privato). Tutto il resto lo trovo un po’ demagogico: tanto la difesa dei posti di lavoro (erano le obiezioni che mi facevano per gli F-35, quando presentavo mozioni per rinunciare al programma) quanto i discorsi sulla politica energetica (che naturalmente mi sta a cuore, ma che poco ha a che vedere con il referendum in questione). E proprio la demagogia, da entrambe le parti, mi ha dato come al solito molto fastidio. In ogni caso, se a qualcuno interessa il mio commento per i giornali locali del gruppo Espresso, è qui.

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