partito della nazione

Se ci fossero diritti da pagare per ogni citazione di Totò, nell’ultima settimana gli eredi De Curtis avrebbero dovuto accendere un cero al Nazareno: Renzi aveva aperto le danze accusando la minoranza Pd di essere contro di lui “a prescindere”, dopodiché – tra uno spezzone e l’altro di Youtube, compresa la pernacchia all’ufficiale nazista (I due marescialli) e l’invito a fare buon uso della carta bianca che gli era stata data (I due colonnelli) – è stato un crescendo di punzecchiature nemmeno troppo sottili. È vero che c’è una legge di stabilità alle porte, con fiducia annessa, ma non è questo l’unico motivo dell’attuale nervosismo: il confronto è aspro anche sul destino stesso del Pd, che a forza di iniezioni rischia di cambiare i propri connotati.

La presa di posizione di Cicchitto, che nei giorni scorsi ha annunciato di essere favorevole allo scioglimento del Nuovo Centrodestra per confluire nel Partito democratico, non è una notizia del tutto inattesa: insieme a Barani (oggi con Verdini) e ad altri, infatti, l’ex socialista si era trovato a destra più per odio verso il Pci – accusato di aver pilotato Tangentopoli, tramite i magistrati amici, per uccidere il Psi e restare in piedi da solo – che per amore della destra stessa. E ora ringrazia pubblicamente Renzi di aver portato a termine il lavoro, ossia di avere tolto di mezzo i comunisti dal di dentro, spiegando che l’impresa non era riuscita nemmeno a Berlusconi dal di fuori.
Provocazioni dialettiche o meno, è chiaro che a una buona parte del Pd l’idea di un partito della Nazione, con dentro ogni orientamento politico, fa venire i brividi. Perché non era questo ciò che si sognava quando si decise di unire le tradizioni del riformismo postcomunista, del cattolicesimo democratico, dell’ambientalismo e del liberalismo di sinistra, ma anche perché – a dirla tutta – il timore è che il soggetto politico in questione sarebbe soprattutto un partito del presidente del Consiglio, ossia un contenitore di destini e carriere legati non dalle idee ma dalla vicinanza a Renzi. Non è di destra né di sinistra che si parla, ma appunto di nomi: perché se scavalchi Fassina a sinistra coprendoti con i reduci di SEL e se scavalchi Passera a destra coprendoti con gli ex berlusconiani, di fatto stai occupando ogni spazio possibile nell’arco parlamentare ad esclusione del voto marcatamente di protesta. Anzi, hai pure un pezzo di quello: diversi ex Cinquestelle (l’ultimo, Orellana, proprio ieri) sono già saliti a bordo del carro.
Non è detto che l’idea diventi un partito vero e proprio – anzi, è alquanto improbabile, perché in politica le fusioni fanno spesso perdere voti – ma ci sono vari stadi possibili di alleanza senza dover necessariamente arrivare fino in fondo: dipenderà tutto dalla versione finale dell’Italicum, la legge elettorale che in teoria è già stata approvata a maggio ma che in pratica potrebbe essere ritoccata prima delle prossime Politiche. Se si resta così, ovvero con il premio di maggioranza dato al partito più votato, l’ipotesi più probabile è che davvero Cicchitto e alcuni suoi colleghi di partito si candidino sotto il simbolo del Pd, contrattando un numero di candidature sicure tra i capilista, magari per formare poi un gruppo parlamentare autonomo già a inizio legislatura; se invece si cambia la legge, assegnando il premio elettorale alla coalizione, allora ci sarà spazio anche per una forza centrista con un simbolo proprio, che metta insieme (se ci riesce) tutti i cespuglietti nati nel corso degli anni.
Anche Berlusconi cercò, a suo tempo, di fare di Forza Italia un partito della Nazione: l’idea era quella di mettere insieme liberali puri e socialisti, cattolici di destra ed ex radicali, uniti da una leadership forte e da un nemico ben identificabile (il comunismo, vero o presunto). Non gli riuscì mai totalmente per una serie di motivi, tra cui appunto la compattezza interna e l’esperienza politica dei propri avversari: quelli di Renzi, invece, o sono divisi in mille rivoli (sia a destra che a sinistra), oppure – come i Cinquestelle – non sono ancora percepiti dalla maggioranza degli italiani come un’alternativa credibile.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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Un commento to “Il Pd della nazione”

  1. UNA NAZIONE IN MISERIA scrive:

    Non ho mai tollerato i comunisti:forse perchè in un paese comunista ci ho passato 13 estati e due inverni,e so cosa vuol dire stare in fila con 15 sotto zero,assieme a poveri vecchi di 80 anni,in attesa che il macellaio,in ritardo di 2 ore,apra dopo avere regalato i tagli migliori ai capi della polizia in cambio di protezione.Devo dire pero’ che quando sento le dichiarazioni di D’ATTORRE,che nel suo DNA di atomi PCI deve averne piu’di uno,vengo preso da uno strano senso di rispetto.La Nazione di Renzi,se nascera’,sara’un Paese che contribuira’ moltissimo al raggiungimento di quella cifra di 150 milioni di poveri in Europa che qualcuno si aspetta per il 2025.Molti milioni,di questi 150,saranno pensionati italiani che vivranno col 60% della media dei loro salari calcolati su tutta la vita lavorativa.Molti avranno venduto i loro miseri averi per pagarsi il Servizio Sanitario a pagamento,altri saranno semplicemente morti non avendo da mangiare e/o da curarsi.Questo assassinio inizio’ molti anni fa con la vittoria di Ronald Reagan e Maggie Thatcher in due paesi fondamentali per l’economia occidentale.Fu l’inizio della riscossa del neoliberismo,e delle mafie massogiudaiche che lo sventolano come bandiera.Ronnie affermava che lo Stato è il problema,il Mercato la soluzione.Nei nostri,di mercati,i vecchietti raccolgono da terra le mele cadute dai banchi:la soluzione,appunto.La soluzione finale del problema della vecchiaia:la morte per fame.Renzi arriva ultimo,come sempre arriva ultima l’Italia,ma arriva bene.Ed aggiunge al Reaganismo quel quid di comunismo nostrano quando racconta balle grazie ad un apparato mediatico di stampo sovietico,ad un paio di interviste al giorno sui principali canali,ad una pressione propagandistica vergognosa che solo un partito che è stato comunista sa organizzare,L’Italia non esce dalla crisi:questa è la verita’.I successi dell’economia di Renzi sono solo oscillazioni statistiche,mentre nuove tasse camuffate nei conti sono in arrivo,e mentre la privatizzazione delle Poste fruttera’ 9 miliardi di cui il 70% andra’ agli”investitoti istituzionali”,ovvero ai banchieri,ovvero a LORO,gli amiconi mediatico finanziari di Renzi,il quale,unico ormai in Europa,si dimentica di riconoscere i diritti del popolo palestinese.Cosi’ il cosidetto “debito pubblico” invenzione di farabutti camuffati da economisti dei quali non c’è traccia nelle Universita’ giapponesi(paese che prospera magnificamente con un debito pari al 240 % del PIL),scendera’ da 2189 a 2181 miliardi:un successo senza eguali.Chi ci racconta queste cose andrebbe arrestato,altro che.Ci aspetta un futuro in cui meta’ della popolazione vivra’ in poverta’,un quarto vivra’alla bell’e meglio,un quarto leggera’ su REPUBBLICA che tutto va bene e ci credera’.La barbarie neoliberista e turbofinanziaria avanza da 35 anni senza che nessuno la fermi.Lo chiameremo PARTITO DELLA FAME DELLA NAZIONE,e se qualcuno lo battera’ alle elezioni verra’ arrestato da Bruti Liberati o dal suo successore.Ma si consolera’di certo:almeno,in galera si mangia due volte al giorno.

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