marino dimissioni collage

Egocentrico, presuntuoso, poco capace di lavorare in squadra. E goffo, terribilmente goffo, in una città di aspiranti fighetti. Se bastassero gli spigoli del carattere a mandare a casa un sindaco, Ignazio Marino avrebbe dovuto dimettersi con due anni e mezzo di anticipo. Ma gli amministratori vanno giudicati soprattutto in base ai risultati, e da questo punto di vista c’è chi sostiene che abbia fatto più il chirurgo in metà mandato di alcuni suoi predecessori in un mandato intero.

Quella della Capitale è una vicenda complicata, insomma, che un francesismo riassumerebbe così: da quando si è messo sorridente la fascia tricolore al collo a quando ha scritto controvoglia la lettera di dimissioni, il sindaco più marziano della storia romana contemporanea ha pestato tanti piedi e pure qualche cacca. Il problema è che quando pesti un piede se ne accorge solo l’interessato, mentre quando pesti una cacca se ne accorgono tutti. E così, infatti, è stato.
Come spesso accade nei momenti di difficoltà, in rete girava ieri la lista del buongoverno, spammata dalla contraerea mariniana sulle bacheche di mezzo mondo: una quarantina di punti a tutto campo, con i difetti classici della propaganda, che però rendono bene l’idea degli ultimi due anni e mezzo. Rileggendoli, infatti, si ha l’impressione – anche al netto dei passaggi più opinabili – che il chirurgo sia intervenuto in profondità, o che almeno abbia cercato di farlo, andando a toccare proprio gli organi più malati. Ma allo stesso tempo, per restare in metafora, chi subisce un’operazione delicata non sempre ne vede gli effetti subito, né magari ne avrebbe sentito la necessità se un medico non gliela avesse imposta. Ecco, l’attenuante di Marino è proprio questa: il fatto che Roma, alla fine, con certe malattie ha sempre convissuto, e probabilmente avrebbe continuato a farlo se un marziano non si fosse messo in testa di guarirla.
Detto il bene, però, resta il male. Che è così evidente da essersi trasformato subito in un bersaglio grosso e che deriva sostanzialmente dal difetto cronico del soggetto in questione: la tendenza a voler strafare, in ogni circostanza, per affermare se stesso e la propria bravura. Alcuni si sarebbero accontentati di stringere la mano al Papa in Vaticano, per rimediare qualche titolo di giornale e una mezza investitura sul Giubileo; lui no, lo segue a Filadelfia con l’obiettivo di un selfie da mostrare al mondo, e poi Francesco sull’aereo lo ridicolizza. Alcuni si sarebbero accontentati di amministrare la città in maniera seria e trasparente; lui no, si riduce lo stipendio e mette online tutte le spese della carta di credito (mai nessuno lo aveva fatto prima), e poi viene fuori la storia degli scontrini – con le smentite dei presunti ospiti, forse più gravi degli scontrini stessi – che ha trascinato la situazione verso lo showdown di ieri.
Se sbagli e chiedi scusa, magari puoi farla franca; se sbagli e hai sufficiente pelo sullo stomaco per incassare il colpo fischiettando, c’è la possibilità che prima o poi qualcuno lo dimentichi; se invece sbagli e metti pezze, e ogni pezza è peggio del buco (“Le multe alla Panda rossa sono frutto di un complotto, ma le pago lo stesso”, “Le cene con la carta di credito erano tutte istituzionali, ma le pago lo stesso”), arrivi a un punto in cui rilanciare non è più possibile, perché le cartucce sono finite e perché nessuno è più disposto a difenderti.
Così è stato ieri, con il Pd che si è tirato indietro al termine di uno stillicidio annunciato, costringendo il sindaco a prenderne atto. Renzi non aveva nessun interesse a mettere la faccia su una situazione perdente – lo dimostra il tentativo speculare dei Cinquestelle di tirarlo dentro – e si era già sfilato da parecchio; dopo gli ultimi fatti, poi, l’odore del sangue della preda ha risvegliato i predatori, e la coabitazione scomoda si è trasformata in un gioco al massacro (anche di alcuni media, che in situazioni simili non avevano iniziato la caccia all’uomo). Ma sarebbe superficiale, per il partito, pensare di uscirne immacolato: l’improbabile vicenda degli assessori mandati a salvare la baracca e poi ritirati nel momento cruciale dimostra, meglio di tante dichiarazioni pubbliche, che nel Pd romano è piuttosto grande la confusione sotto il cielo. E ancora più grande, probabilmente, quella nella testa dei suoi elettori.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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Un commento to “Piedi e cacche”

  1. UN BELLISSIMO WEEKEND scrive:

    A proposito di kakka,avete mai provato a farvi a piedi Via della Scrofa?Per il cinofilo,per l’animalista,è un esperienza da orgasmo.Centinaia di kakke dei tesori vieni amore vieni dalla mamma trasformano una delle piu’ belle via di Roma in un merdaio(oh,pardon,diciamo letamaio per non offendere i preti,le suore e magari i cardinali che leggono questo blog),mettendo a dura prova le capacita’slalomistiche di chiunque non sia Alberto Tomba.A poche diecine o decine di metri,la mia auto è stata rimorchiata via dal carro gru dell’Imbecille per antonomasia.Prezzo?126 euro.L’Imbecille,ora facciamoci due calcoli,è stato eletto col 60% di trinariciuti in un 40% di votanti.Siccome 4×6 fa 24,messi a posto gli zeri è stato eletto dal 24% dei romani,ovvero meno di uno su 4.Che dire? Che se il sonno della ragione genera mostri,il sonno della democrazia genera Marino.Mi pare fuori di dubbio che se a votare fosse stato l’85 % del corpo elettorale,sarebbe stata eletta una persona piu’ degna.Se alle urne va sempre meno gente,e per giunta quella è gente trinariciuta,si restringe anche il quoziente medio di intelligenza dell’elettore.La superiorita’ della democrazia sulla dittatura sta tutta qui:a decidere sono piu’ persone invece dei pochi leccapiedi del duce o del marziano di turno.Perchè a votare ci vanno in pochi?Perchè se rivince il regime nulla cambia:se perde,il giorno dopo escono i primi titoli della monnezza mediatica di regime:INDAGATO sul CORRIERE,INDAGATO su REPUBBLICA, e via cosi’ indagando sui capi dell’Opposizione per isolarla,incarcerarla e screditarla.Che i marziani abbiano deciso di atterrare proprio a Roma,che nel loro disco volante ci fosse non solo Marino ma anche la Boldrini e molti altri,non è un caso.L’Italia è ormai l’unica dittatura comunistoide al mondo,l’unico paese dove si perseguita chi non la pensa come il duce,l’unico paese dove TUTTE DICASI TUTTE le Istituzioni sono in mano allo stesso partito,l’unico paese dove il capo del governo è eletto da un comitato centrale del partito stesso invece che dagli elettori.Salvo la Corea del Nord:che pero’,dotata di una organizzatissima contraerea,ha consigliato i marziani a spostarsi sull’Italia.E’stato un bellissimo week end,grazie alla notizia della destituzione di questo alieno.Peccato pero’che alla Domenica segua il Lunedi’,e la ovvia intervista a “matteorenzi”su qualche canale televisivo.Renzi tra l’altro,e mi si perdonera’ se esco dal tema,sta applicando le Clausole di Salvaguardia su bollette gas e luce,dimostrandosi il mentitore che tutti abbiamo imparato a conoscere.C’è un solo modo di liberarsene:andare a votare e spazzare via i trinariciuti ed i loro scafandri.Alle ultime regionali qualcuno lo ha fatto,ed il salutare effetto si è visto.Se oltre ad andare al voto,la prossima volta saranno non solo gli insegnanti incazzati,ma anche i tranvieri,i droghieri,i softwaristi ed i lattai,forse torneremo sul pianeta Terra.

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