mons. charamsa gay coming out vaticano

Da mesi il Papa lavorava di fino, e per tentare di tenere insieme le varie sensibilità dei vescovi aveva capovolto il discorso: anziché parlare di famiglia – ha cercato di ripeterlo anche ieri sera, in piazza San Pietro, nell’ultima omelia prima del Sinodo – cerchiamo di imparare dalla famiglia. E restare aperti a “chi ha il cuore sofferente”, e “correggere senza umiliare”, e testimoniare che per la Chiesa “l’altro è un dono anche quando percorre strade diverse”. Macché: prima il viaggio in America (con il post-viaggio, ancora più travagliato) e poi, con scelta di tempo non casuale, il coming out del monsignore polacco, che annuncia di vivere da tempo con il proprio compagno. E sul Sinodo che inizia oggi, contro ogni desiderio di Francesco, piomba l’aria tipica dei momenti in cui i nodi stanno per venire al pettine.

Correttezza vuole che gli incontri privati con il Papa non si raccontino in giro per farsi belli: quando il Vaticano ne ha voglia li fa trapelare, magari accennando pure al contenuto, altrimenti restano appunto privati. È un modo di proteggere il Pontefice, per evitare il rischio che ogni udienza si trasformi in un potenziale endorsement, e nella maggior parte dei casi la regola viene rispettata. Ma siccome la guerra è guerra, e quella in atto sulla famiglia non fa eccezione, l’agenda di Francesco negli Stati Uniti è diventata un campo di battaglia.
Hanno iniziato i conservatori, spiazzati dalla presunta morbidezza del Papa davanti al Congresso: non aveva detto una parola contro la sentenza della Corte suprema sui matrimoni gay, limitandosi a citare generiche minacce alla famiglia, e si sentivano mancare la terra sotto ai piedi. Così hanno fatto uscire la notizia dell’incontro con Kim Davis, la funzionaria del Kentucky finita in carcere per essersi rifiutata di firmare certificati di matrimonio tra persone dello stesso sesso. E giù di retroscena e virgolettati (“Il Papa mi ha ringraziato per il coraggio e mi ha detto di rimanere forte”), poi smentiti dalla Sala stampa vaticana, che ha derubricato il tutto a un saluto di cortesia: per quanto favorevole all’obiezione di coscienza – lo ha ripetuto anche in aereo, nel viaggio di ritorno – Bergoglio è del resto allergico alle tirate di giacchetta, da una parte e dall’altra.
Poco dopo è arrivata la risposta dell’ala liberal, che nelle parole del portavoce vaticano (“L’unica udienza privata del Papa in Nunziatura è stata a un suo antico alunno con la famiglia”, ha scritto in un comunicato padre Lombardi) ha visto uno spot per le proprie battaglie: quell’ex alunno argentino, Yayo Grassi, era infatti lì con il suo compagno, e siccome il Vaticano ha parlato di “famiglia” voleva dunque dire che considera come tale anche quella formata da una coppia omosessuale. Finita lì? Macché: i conservatori hanno accusato padre Lombardi di dare evidenza alle notizie a seconda delle proprie convinzioni personali, e la querelle ha tutte le caratteristiche per poter andare avanti all’infinito.
La realtà, appunto, è che sul tema della sessualità e della famiglia c’è una Chiesa molto divisa, ben più di quanto non lo sia su altri argomenti. Da un lato, in giro per il mondo ci sono parroci – e talvolta anche vescovi – vicini alle comunità LGBT, che proprio ieri si sono dati appuntamento a Roma per chiedere alle gerarchie di “lasciare l’ideologia da parte” e di “sviluppare nuovi modelli di cura pastorale”. Dall’altro, trovano spazio (nonché un certo seguito) realtà conservatrici che rivendicano l’ortodossia e pubblicano in rete saggi di teologia morale sulle carezze tra fidanzati, spiegando testualmente che “i baci passionali possono essere molto facilmente peccati mortali (anche se non si tenta il piacere disonesto), soprattutto se sono sulla bocca e si prolungano per qualche tempo”.
Che gli strappi alla monsignor Charamsa possano aiutare il dialogo interno, in un clima del genere, appare improbabile. Ed è questo forse il rammarico più grande di Bergoglio, che dall’inizio del suo Pontificato ha cercato sempre la massima comunione. D’altra parte, però, quando la comunione non è possibile serve almeno la chiarezza, anche con il rischio di non piacere a tutti.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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3 commenti to “La giacchetta del Papa”

  1. SPOSA IL TUO CANE,ED ABBI FEDE scrive:

    Quella di indovinare regolarmente cio’ che sta per accadere non è piu’ per me ragione di vanto:è anzi diventato un incubo.Qualche giorno fa,dissi che il comportamento ambiguo del papa avrebbe spinto molti a spostare in avanti in continuazione l’asticella che divide il lecito dall’illecito e che,in poche parole,invece che donare certezza e sicurezza ai fedeli,le sue sortite aumentavano confusione ed ambiguita’.Qualcuno (LIBERO,per esempio)afferma che questo è un complotto contro Francesco.A mio modesto parere il giornale si sbaglia:questo è un complotto del papa contro sè stesso.Nemmeno la piu’ audace lobby gay avrebbe immaginato di arruolare un prete frocio per fare outing ad orologeria.Questa è una faccenda concordata da Francesco con quella lobby.La sempre straordinariamente istruttiva rubrica A SUA IMMAGINE Sabato schierava un certo numero (se si include la stessa Lorena Bianchetti)di presenti tutti a favore,chi in modo ambiguo chi apertamente,della “comprensione per le sofferenze dei gay”.”A sua immagine” parla con l’imprimatur della CEI,come è noto.MARIO ADINOLFI,settimane fa,faceva notare su RADIO MARIA che RAI 1 da TV cattolica è diventata TV gay,e che perfino la “benedetta ragazza”FRANCESCA FIALDINI si presta a questa squallida campagna.Tutto cio’ non accadrebbe senza l’imprimatur del papa e della CEI.In poche parole,si sta forzando la parte sana della Curia alla resa incondizionata.Come mai? Il vaticano ha come al solito fatto i conti,e tratto le conclusioni:non si puo’ ignorare il potere della lobby gay.Dietro di lei c’è il piano della finanza internazionale che mira,sul medio-lungo tempo,a distruggere le identita’ nazionali e con esse la famiglia,che ne è il garante,per abolire le frontiere.Creato un mondo “piatto”,i profitti estorti,chesso’,in Cambogia facendo lavorare i bambini 12 ore al giorno a 100 euro al mese,potranno spostarsi a Wall Street ed a Francoforte senza fastidiosi sobbalzi alle frontiere.E’ questa la “sofferenza dei gay”,questi i loro diritti civili.Il Vaticano da sempre amico dei potenti lo sa,illuminato come è dallo”spirito”.Innamoratevi del vostro cane,se vi pare,ed aspettate fiduciosi.”Chi sono io,per condannare uno che ama il suo Toby?” sentirete dire da un signore biancovestito.Sempre che siate abbastanza numerosi:ça va sans dire.

  2. cicero tertio scrive:

    Su forza, grazie a questo umile Papa, se alla fine lui non rimarrà prigioniero del conformismo ancora radicato nelle sacre stanze, forse la meta per por fine a tutte le passate ipocrite discriminazioni della Chiesa è vicina, per non parlare delle persecuzioni morali ed atrocità fisiche (roghi nel medioevo) del passato verso chi non era “conforme al disegno di Dio”. Come se loro fossero i rappresentanti legali ed autorizzati ad interpretare disegni di Dio (di cui pronunciano sempre il nome invano) che chissà perchè ogni tanto si diverte a giocare con i cromosomi sessuali. Poveri sciocchi usurpatori !

  3. cicero tertio scrive:

    L’esperto vaticanista che ha postato il primo commento così pieno di spirito ecumenico che ne sa cosa sia il lecito e l’illecito? forse si riferisce al codice canonico ? O è un prete lefevriano che vede ancora il modernismo come il male assoluto da combattere anche se è passato un secolo e mezzo? E che dire di papa Francesco ora alleatosi con le multinazionali che sfruttano i bambini cambogiani ? Che effetti collaterali provocano in certi individui un semplece coming out di un prete che ha voluto non essere ipocrita come tanti altri suoi consimili ! Certo che ascoltare radio Maria non salva il giovane e anche il meno giovane e dallo stress dell’ Azione Cattolica ! Lo sa anche Toby.
    !

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