collage senato riforma

La frase chiave è del senatore Paolo Naccarato, gruppo Grandi Autonomie e Libertà, di vocazione “indipendente cossighiano” anche se Francesco Cossiga non c’è più: uno bravo a infilarsi dalla porta di destra nelle maggioranze di sinistra, tanto da finire a Palazzo Chigi (sottosegretario alle Riforme) quando il presidente del Consiglio era Prodi. E la sua frase, riecheggiante liriche scilipotiane, dice che “gli stabilizzatori agiscono perché vogliono vedere l’orizzonte”. Non più i responsabili, dunque, ma gli stabilizzatori. Quanto all’orizzonte, è variabile: per alcuni la promozione (presidente di Commissione, strapuntino al governo), per altri la promessa di una ricandidatura, per tutti la rassicurazione che questa legislatura morirà a tempo debito di vecchiaia serena e non di morte violenta all’improvviso.

Se il contesto è questo, e per un cospicuo numero di senatori lo è davvero, Renzi può dormire sonni molto più tranquilli di Berlusconi, che cinque anni fa arrivò alla conta dopo lo strappo di Fini: rimase in piedi per alcuni transfughi del Centrosinistra (il duo folkloristico Razzi-Scilipoti, l’ex capolista del Pd Calearo e altri meno noti) e per un pugno di finiani persi per strada, o tenuti nascosti fino alla fiducia – così raccontano le leggende di Montecitorio – nell’ufficio di Denis Verdini, grande cerimoniere dell’operazione. Non è un caso che Verdini sia oggi dall’altra parte, a continuare il lavoro di sempre: il re del Parlamercato, il Mino Raiola degli stabilizzatori, abile ad assicurare ai suoi assistiti un futuro ricco di benefit e soddisfazioni.
Sostiene il vicepresidente del Senato Calderoli, il leghista con più entrature a sinistra della storia, che il voto segreto in Aula farà ballare il governo: se lo dice, probabilmente, è perché qualcuno della maggioranza glielo avrà confidato, e del resto l’insoddisfazione di un pezzo del Pd è ormai sotto i riflettori da parecchio tempo. L’esperienza insegna, però, che i gesti molto plateali nelle trattative – tipo l’abbandono del tavolo tecnico da parte della bersaniana Lo Moro – non sono quasi mai dettati dal desiderio di rottura ma piuttosto dalla voglia di ricomporre: ecco allora le parole di Cuperlo sullo showdown che non conviene a nessuno, ecco i tentativi di mediazione interna al partito che nelle prossime ore si intensificheranno.
L’esperienza del Quirinale non fa escludere che Renzi possa tirare fuori un altro cappello dal cilindro (come fu con la candidatura di Mattarella), prevedendo una soluzione in cui tutti salvano la faccia e ognuno guadagna qualcosa: la minoranza Pd non viene umiliata nei numeri, il segretario del partito non fa la figura di quello che governa l’Italia solo grazie alla destra e ai trasformisti. Chissà, magari potrebbe trattarsi di uno scambio tra l’approvazione della riforma del Senato e un ritocco all’Italicum, che l’ala bersaniana giudica lontano dal sentire comune dei cittadini: tra abolizione delle candidature multiple e dei capilista bloccati, ricompensando i partiti minori con il premio alla coalizione e non più al partito, gli spazi di un’intesa non mancano. Tanto ormai il patto del Nazareno è un reperto archeologico, e – soprattutto dopo lo strappo di Verdini – il rapporto tra Renzi e Berlusconi non è più paritario: oggi è il primo a dettare l’agenda e il secondo a doverlo inseguire, proteggendosi a sua volta dall’opa di Salvini sul Centrodestra.
Prima ancora dei numeri, comunque, è proprio la debolezza dell’opposizione (o meglio, delle opposizioni) che rafforza ulteriormente la posizione del presidente del Consiglio. Perché mentre a dicembre 2010 Berlusconi si trovava di fronte alla minaccia di un’alternativa politica – concretizzatasi meno di un anno dopo nell’alleanza tra il neonato Terzo Polo e il Pd, con la nascita del governo Monti – oggi Renzi ha di fronte avversari che faticano a parlarsi tra loro, e che al massimo possono trovare un accordo su uno slogan (“La riforma del Senato distrugge la Costituzione”) ma mai su una proposta comune. E rischiano di passare alla storia come quelli che impedirono la fine del bicameralismo barocco e il taglio dei parlamentari.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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Un commento to “Sonni tranquilli”

  1. OVVERO:COME SOPRAVVIVE UN REGIME scrive:

    Beh,citare il dicembre 2010 è un tantino ingeneroso:allora c’era la immensa ombra della Grandeur,a minacciare gli equilibri italiani:qualcuno,che forse io conosco abbastanza,utlizzandone le formidabili risorse,aveva comperato una trentina di traditori(o si dice infami?)con lo scopo di rovesciare il Governo dell’ex Cavaliere.Ma poichè l’ombra della Grandeur tanto grande non è e non era,basta anzi appena a nascondere qualcuno che urina dietro l’angolo,fu sufficiente che Putin comprasse Razzi e Scilipoti per mandare a carte 48 tutto il complotto,compreso l’arruolamento dei Black Block che bruciarono mezza via Del Corso,e tentarono di ammazzare qualche carabiniere per permettere a REPUBBLICA e CORRIERE di accusare Berlusconi di omicidio.La Procura di Roma poi sia attivo’,per idagare i due di corruzione,ma si disattivo’ 48 ore dopo.Forse perchè qualcuno fece sapere a quegli eroici massoni camuffati da magistrati che lo STB, il servizio di Putin,è capacissimo di metterti il Polonio nel cappuccino se,come direbbe Montalbano in prima serata,ti permetti di scassargli i cabasisi.Comunque sia,la ricostruzione sopra fatta su quanto accade in Parlamento ricorda assai i bei tempi della Prima Repubblica, i manuali Cencelli,le convergenze parallele,i nuovi vecchi equilibri.Forse non siamo ancora al regime,altrimenti Bersani sarebbe gia’ stato arrestato all’alba da uomini in impermeabile e cappellaccio.Forse siamo alla farsa,al momento,o ad una commistione tra farsa e regime.Quando ducescamente Renzi promette di spezzare le reni alla CGIL,e di fermarla sul bagnasciuga,siamo al regime.48 ore dopo siamo alla farsa delle trattative di marca democristiana.L’Italia sta attraversando il guado,insomma.O sta attraversando il guano?

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