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La politica si appiglia a tutto, per ottenere consenso e per attaccare chi lo ottiene. Ma quando il partito del presidente del Milan accusa Renzi di voler utilizzare le vittorie sportive come grimaldello elettorale, allora capisci che Forza Italia è davvero in difficoltà. Non per l’argomento in sé, su cui si potrebbe discutere, ma per il pulpito da cui viene l’accusa: il parallelo tra i successi nel calcio e quelli al governo, infatti, è stato il mantra del berlusconismo dalla campagna elettorale del 1994 in poi.

L’attuale presidente del Consiglio non ha una squadra di proprietà, ma sopperisce con fantasia: svaria su più discipline, dovunque ci sia una maglia azzurra, e unisce il dovere istituzionale alla ricerca di un selfie a duratura memoria. Conosce bene il potere del calcio – e lo utilizza da sempre: nel primo incontro da premier con Angela Merkel, a Berlino, le regalò la maglia viola di Mario Gomez – ma soprattutto conosce quello delle vittorie sportive. Che i governi, nel corso dei decenni, hanno cercato di sfruttare con risultati altalenanti.
Si dice che Spadolini volesse andare al Bernabeu, per Italia-Germania del 1982, ma Pertini gli chiese di restare a casa, perché un governo divide per natura mentre il Quirinale rappresenta la Nazione intera; ventiquattro anni dopo, scena simile ai Mondiali tedeschi: Napolitano in tribuna per la finale con la Francia e Prodi (che pure aveva visto la semifinale a Dortmund) davanti alla tv. In assenza di Mattarella, dunque, non c’è da stupirsi della presenza di Renzi a Flushing Meadows, essendo la finale degli US Open tra due italiane un unicum nella storia: ciò che stupisce, semmai, è la reazione indignata di chi, al suo posto, avrebbe certamente fatto lo stesso.
La realtà, confermata dai sondaggi degli ultimi giorni, è che il Centrodestra non leghista è una congrega di anime in pena, spiazzate da un avversario politico onnivoro – Renzi in questo è lo specchio di Berlusconi – che, come il Merckx dei tempi d’oro, non ti regala mai una tappa. Vorrebbero legittimamente contestarlo, ma l’impressione è che non sappiano su cosa: si ritrovano quindi a interpretare parti lontane dalle proprie sensibilità (questi attacchi sui personalismi, ad esempio, o le critiche alle liberalizzazioni nel ddl concorrenza) e nel frattempo si vedono mangiare il consenso da Salvini, che – non avendo mai preteso di essere moderato – ha mani più libere e si muove all’opposizione in maniera più convincente.
Ecco allora la levata di scudi contro il viaggio americano del presidente del Consiglio, contrapposto a quello russo dell’ex Cavaliere: andato a Yalta (testuale, dal Mattinale di Brunetta) per “costruire la coalizione che può assicurare un futuro pacifico a questo nostro mondo, al Mediterraneo, al Medio Oriente e all’Africa”. Più in basso, una vignetta con Renzi streaker, che appare nudo in campo durante la finale tra Pennetta e Vinci per cercare visibilità; con un vuoto di memoria sulla politica del cucù praticata nel ventennio berlusconiano, sui “mister Obamaaa” urlati durante i vertici, sulle corna dietro le teste dei colleghi nelle foto di famiglia.
È come se, nel giro di sei anni, si fosse rovesciato il mondo. Allora c’era un Centrosinistra spiazzato dall’onnipotenza di Berlusconi e portato nascondere le difficoltà politiche attingendo all’antiberlusconismo; oggi c’è un Centrodestra diviso in mille voci – come il Pd di allora – e disorientato dalla capacità di Renzi di nascondergli il pallone, tanto da dover ricorrere in continuazione all’antirenzismo per ricompattarsi.
In mezzo c’è Grillo, certo, che prima non esisteva e che ora – i sondaggi confermano anche questo – a un quarto degli elettori pare l’unica alternativa a due offerte politiche troppo simili tra loro; c’è anche un Salvini che deve però scrollarsi di dosso, se mai ce la farà davvero, l’approccio nordista e xenofobo di cui si è nutrito per vent’anni. E c’è comunque l’Italia di sempre, va tenuto a mente, che nel segreto dell’urna magari dimentica il dibattito cupo sulle riforme e non si cura dei rapporti con la Russia, ma ricorda benissimo la foto sorridente in mezzo a due campionesse del tennis.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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Un commento to “L’onnivoro e le anime in pena”

  1. LA PENNETTA SERVE AI TRINARICIUTI? scrive:

    IL paragone tra Berlusconi e Renzi è una delle cose piu’ inutili che si siano lette negli ultimi millenni.Qui non siamo di fronte ad un imitatore del Berlusca,qui siamo di fronte all’icona di un sistema che ha invaso,occupato e pervertito TUTTE le Istituzioni.Che poi Renzi ci metta del suo con la sua protervia di teppista e la su invadenza è fatto perfino secondario.Il regime altresi definito PD,okkupa
    LA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA
    LA PRESIDENZA DEL SENATO
    LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO
    LA CORTE COSTITUZIONALE
    TUTTI I MEDIA PIU’ IMPORTANTI INCLUSI I CANALI RAI pagati dai contribuenti
    LE PRINCIPALI CASE EDITRICI
    I PRINCIPALI PREMI LETTERAI
    LE PRINCIPALI UNIVERSITA’,SPECIALMENTE I DIPARTIMENTI DI LETTERE,FILOSOFIA,SCIENZE
    RICATTA REGISTI ED ATTORI,facendo scomparire i non allineati
    I FALSI CANTANTI DI REGIME COME JOVANOTTI,DE GREGORI,LIGABUE,MANNOIA,ETC.Tutta roba completamente invendibile all’estero,data la loro assoluta mancanza di talento
    IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI
    IL MINISTERO DELLA DIFESA
    L’ALTO RAPPRESENTANTE DELLA POLITICA ESTERA UE
    Che poi Renzi si sia intrufolato tra la Pennetta e la Vinci,lo abbia fatto,vincendo con la propaganda perfino la gravita’,con l’astronave di Samantha,o lo faccia rilasciando al TG1 la 823esima intervista,e che tutto questo “lo avrebbe fatto anche Berlusconi”,che c’entra? Che c’entra col fatto che col regime di Renzi la democrazia è diventata una farsa,che l’ultima invenzione del regime sia la gestione in stile giudaico dei TG1,che sembra diventato LA7,con mezzibusti che polemizzano con l’opposizione mentre inviati speciali pongono agli stessi esponenti domande provocatorie,meraviglioso esempio di faziosita’?Il problema non è cio’ che avrebbe fatto Berlusconi,il problema è che la barbarie avanza assieme al potere del regime.

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