refugees welcome

Per certe cose ci vuole un po’ di coraggio, o almeno di abitudine. Tipo una manifestazione come quella di ieri a Stoccolma, con la gente in piazza per dire di sì all’accoglienza: da noi verrebbe etichettata come tafazzismo, come tentativo di regalare voti agli xenofobi, e certamente nessun partito di governo penserebbe di organizzarne una in campagna elettorale. L’idea che gira, infatti, è che l’immigrazione faccia perdere voti: un tema eticamente giusto, per carità, ma da trattare un po’ sottovoce, senza dare troppo nell’occhio, perché la pancia degli italiani non lo digerisce e perché le elezioni senza pancia non si vincono mai.

Accade invece che, nel nostro stesso pianeta e addirittura nel nostro stesso continente, migliaia di cittadini decidano di rompere gli indugi della politica e facciano il primo passo, urlando il proprio benvenuto ad altre donne e altri uomini come loro, nati però da una parte meno fortunata del mondo. Tutti membri dell’associazionismo, tutti casa, parrocchia e diritti umani? Macché: gli striscioni di benvenuto ai rifugiati cominciano ad apparire anche nelle curve degli stadi, non certo il prototipo di quella società civile impegnata con cui la politica gioca spesso di sponda. Non è il solito appello dei professoroni, per dirla alla Renzi, o dei mangiatori di tartine ai convegni, ma un grido diffuso del cuore che interroga qualsiasi governante.
Nel giro di pochi giorni – tagliamola con l’accetta: dalla foto del piccolo Aylan, trovato morto sulla spiaggia di Bodrum – la narrazione è cambiata radicalmente. Forse un po’ troppo radicalmente, perché è difficile pensare che un’immagine possa modificare così tanto e così in fretta l’atteggiamento di un continente intero, ma l’Europa che i media raccontano oggi sembra la sorella buona di quella della settimana scorsa: striscioni negli stadi, piazze piene, cartelli di benvenuto e inni alla gioia, bambini siriani avvolti da bandiere dell’Unione che trascinano zaini del Real Madrid pieni di vestiti e giocattoli. Ma non sono gli stessi cittadini di cui i governi temono il giudizio, quando partecipano ai vertici sui migranti con il freno a mano tirato? E come mai l’accoglienza è improvvisamente diventata semplice e indolore?
La risposta facile, ma sbagliata, sarebbe quella di contrapporre l’Europa dei popoli (buona, generosa) a quella dei governi (arcigni, preoccupati solo dell’economia). La realtà, invece, è che i popoli non sono sempre così buoni e i governi non sempre così cattivi, e che le responsabilità sono diverse: l’accoglienza dal basso – così come ogni mobilitazione popolare dopo le tragedie, dalle alluvioni ai terremoti – è per sua natura emotiva, ma per quanto massiccia non ha mai rappresentato la soluzione definitiva ai problemi; spetta infatti alla politica il compito più difficile di occuparsi della seconda fase, quando l’emergenza non sarà più trovare un vestito o un pacco di biscotti, ma una sistemazione duratura e sostenibile per i disperati in fuga dalle guerre in attesa di tempi migliori.
Sarebbe altrettanto superficiale, però, che la politica e i mezzi di comunicazione facessero oggi finta di niente, di fronte a questa solidarietà diffusa e per certi versi imprevista nel cuore dell’Europa: le vicende attuali, infatti, dimostrano chiaramente che gli elettori – di qualsiasi convinzione – sono prima di tutto donne e uomini dotati di un cuore, pronti a commuoversi (nel senso etimologico del termine, ossia a muoversi insieme) quando sentono le sofferenze dell’altro sulla propria pelle.
Anche il cuore, come la pancia, risponde al pulsante dell’emozione, e non è dunque sufficiente per governare uno Stato o un continente, attività che richiede una notevole dose di testa. Ma un po’ più di attenzione al cuore dell’elettorato, e un po’ meno alla sua pancia, farebbero bene a molti leader europei e al dibattito politico in diversi Paesi, compreso il nostro.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

Did you like this? Share it:

Tags: , , , , , , , , , , ,

4 commenti to “Pancia o cuore”

  1. cicero teretio scrive:

    Non sapevo di quanto fosse grande il cuore dell’elettorato, specie di quello di Stoccolma in festa per l’arrivo dei migranti. Vado su google e saltano fuori invece come primi risultati scontri violenti che hanno messo a ferro e fuoco le periferie nel 2013, che la Svezia ha un rapporto esplosivo tra immigrazione e popolazione locale, difficoltà logistiche, di integrazione, di disoccupazione. Ma quale miracolo è ora avvenuto, tutto risolto in questi due anni tanto che migliaia di svedesi ora urlano il benvenuto all’accoglienza di chissà quanti altri stranieri nella loro terra! Ma erano tutti svedesi quelli che urlavano?
    Qui mi sembra che Goebbels in fatto di propaganda sia stato stracciato.
    O forse sono io imbranato che non ho capito che ora l’Europa è diventata buona, brama di aprire le sue braccia ed i suoi cuori prima aridi all’accoglienza? Quale nemesi! Ed i migranti da parte loro arrivano da paesi lontani issando la bandiera blu dell’Europa, i loro bimbi se l’avvolgono addosso, caspita che spirito europeistico che hanno e che lezione impartiscono ad alcuni di noi che dubitiamo, non parliamo poi di quei paria dei greci che quelle bandiere da qualche tempo a questa parte le bruciano addirittura, chissà poi perchè! Ma loro sono molto più avanti dei greci ed anche di noi, sanno dove si trova e si costruisce la vera Europa, è la Germania che vogliono mica tanto il resto, sanno che lì lo spirito europeistico è al massimo livello come lo è il loro, naturalmente è idealità e non materialità che li anima. Significativa dall’altro lato la signora Merkel che solo un mese fa aveva fatto piangere una bambina palestinese e che ora convertitasi sulla via Damasco ( è da lì che infatti tanti arrivano) impartisce lezioni di accoglienza a certe riottose nazioni europee, poi lei ha un debole per i siriani perchè sono quelli maggiormente istruiti, li vuole tutti per lei, gli altri ce li lascia graziosamente, anzi ha chiesto i controlli al Brennero, non importa se poi li il confine è con l’Austria.
    Delle brutte linguacce dicono che i tedeschi li vogliono per ingrossare le fila dei lavoratori da sottogare. I loro governanti hanno già fatto la riforma Hartz per fregare e sottopagare i loro connazionali ora stan facendo la riforma Hertz (che in tedesco vuol dire cuore) per fregare sottopagare anche questi disgraziati… dicono ‘ste linguacce…
    Suoniamo l’inno europeo alla gioia ed in alto i CUORI. Quanto alle PANCE si sfoghino nello stanzino in fondo a sinistra. A sinitra perchè è li che viene meglio.

  2. UNA MIGLIOR VOLKSWAGEN scrive:

    Non ho molto da aggiungere a questo post,se non che una cosa mi preoccupa:l’AD della VOLKSWAGEN è ASSAI CONTENTO DELL’ACCOGLIENZA.Dal 2013 la Germania ha un piano di accoglienza per 2 MILIONI DI PERSONE cui offrire il favoloso minijob da 400 Euro.Se sei stato l’inventore dei Stalager,non cambi da un giorno all’altro.Come dicono a Roma,se nasci tondo non muori quadro.E quel che succede in Siria come in Libia stava nei disegni delle BILDEMBERG,TRILATERAL,GRUPPO DAVOS da qualche annetto.La domanda e l’offerta si incontrano,i bimbi muoiono,ma anche gli adulti innocenti,i profitti aumentano.E’ pero’ cambiato il livello di barbarie e cinismo attraverso il quale gli obiettivi di certi poteri forti li perseguono.Pian piano,lentamente ma inesorabilmente,tutti in tutto il mondo saranno investiti da questo cambiamento epocale pilotato da gruppi di gangsters in guanti gialli.E poichè è noto ed è anzi un luogo comune che l’incendio sfugga di mano all’incendiario…prepariamoci.D’altronde,”qualcuno” ci ha gia’ provato,a scatenare la guerra nella stessa Europa.Hanno trovato in Putin un baluardo di assoluta fermezza:ma avevano tentato gia’anni fa e ci riproveranno.E questo è un continente dove due guerre mondiali hanno regalato 65 milioni di morti.A quei poteri forti non dice granchè,questa cifra.Tra noi si nascondono uomini e donne che non sono uomini e donne,ma belve feroci.In loro balia,ed in balia dei loro giornali,delle loro banche,delle loro industrie e dei loro politici di riferimento,il futuro appare buio come non mai.

  3. CONSOLE DISONORARIO scrive:

    Il console disonorario di Francia in Turchia ha onorato la grandeur a modo suo.Io pero’ ho anche un altro sospetto:che dall’Africa equatoriale francese arrivi gente uscita dallo svuotacarceri per destabilizzare l’Italia.Su progetto di Parigi,ovviamente.Come quando,sempre per destabilizzare il nostro paese,ospitarono centinaia di BR.Intanto un avvocato francese ha difeso l’India al ribunale di Amburgo per la detenzione dei nostri Maro’.

  4. cicero tertio scrive:

    questo brano è tratto dall’articolo “Guardate perchè Orban ha ragione” da leggere interamente.
    La storia si ripete, chi la non conosce o non la vuole conoscere pagherà la sua ignoranza o supponenza, quando poi sono i governanti grande è la loro responsabiltà per il danno che procurano alla società.

    “Quando nel 376 una massa di Goti sfollati (fuggivano l’avanzata unna) si presentarono sulle rive del Danubio, macilenti, con le famiglie e i carriaggi, implorando di entrare nell’impero di Roma, l’imperatore Valente fu ben contento di farli entrare: l’impero, in piena crisi demografica, mancava di manodopera, specie militare, con cui rimpolpare l’esercito. Fu organizzata “L’accoglienza” – anche i romani usarono un termine burocratico , la receptio – ai confini furono installati magazzini per la distribuzione immediata di generi di vestiario e alimentari ai profughi. Lo sappiamo perché ci furono processi contro funzionari romani corrotti che facevano il mercato nero e peggio, vendevano a caro prezzo ai fuggiaschi gli alimentari che dovevano dare gratis – e la storia ha registrato questo scandalo. Le famiglie venivano sistemate in zone da coltivare; i giovani maschi, inseriti nelle legioni ed addestrati.

    Lo storico Ammiano Marcellino commentò così quella organizzata “accoglienza”:

    “La cosa suscitò più gioia che paura, e tutti gli adulatori istruiti lodarono smodatamente la buona sorte del principe (Valente) che in modo così inaspettato gli procurava tante giovani reclute e venute dagli estremi confini, giacché unendo le sue forze a quelle degli stranieri, avrebbe messo insieme un esercito davvero invincibile. E poi, oltre alla leva di soldati che ogni provincia (data ai profughi perché la coltivassero, ndr.) doveva fornire annualmente come tributo, ciò av

    rebbe fatto affluire al tesoro imperiale una gran quantità d’oro”.

    Sembra l’attuale inno di lodi alla buona fortuna della Merkel – non mancano nemmeno gli “adulatori istruiti” ad incensare l’accoglienza da ogni tg e Gr e giornali.

    Qualche tempo dopo, Valente fu sconfitto nella battaglia di Adrianopoli, la peggiore per Roma dai tempi di Annibale, dove perse la vita insieme ai due terzi delle sue legioni – i goti arruolati contro un gigantesco esercito di goti, si batterono valorosamente ma da barbari: gettarono via le armature, non ascoltarono più gli ordini dei centurioni, e invece di obbedire alle manovre, si gettarono nudi nella mischia, da barbari quali erano ancora.

    Sempre più profughi si stabilirono nelle zone dell’impero – ovviamente come aspiranti alla cittadinanza romana e vogliosi di godere del benessere superiore romano – raccolsero le tasse per Roma ma se le tennero loro, facendo mancare la linfa che manteneva l’esercito. Apprezzavano il benessere materiale romano ma non ne capivano la complessità e non si curarono della sua manutenzione: diroccarono splendidi acquedotti, lasciarono in rovina le fogne e le strade.

    Nel quinto secolo, lo storico Eugippo racconta di una superstite guarnigione imperiale nella città di Batavis, attuale Passau. La quale mandò alcuni dei suoi soldati a riscuotere le paghe – forzatamente, al di là delle Alpi, forse a Milano. L’ultima volta, “gli inviati furono uccisi dai barbari durante il viaggio”; solo molto dopo i loro corpi furono visti sulla riva del fiume, dove la corrente li aveva portati. Nessuna paga giunse più a Batavis…”Quelle truppe scomparvero insieme alla frontiera”, scrive Eugippo.

    “Non c’è provincia dove non si siano stanziati i barbari”, lamentava l’anonimo Cronista del 452. E un altro: “Gli antichi romani erano temuti; ora siamo noi che temiamo. I barbari pagavano loro i tributi; ora siamo noi a pagare tributi ai barbari. Ci fanno pagare perfino la luce del giorno, dovendo noi comprare il diritto alla vita. Dobbiamo addirittura ringraziare i barbari per il diritto di riscattarci. Cosa c’è di più miserevole e umiliante!”.

    L’articolo Guardate perché Orban ha ragione è tratto da Blondet & Friends, che mette a disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi consigli di lettura.

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Paged comment generated by AJAX Comment Page
IMPORTANTE! Prima di pubblicare il commento, devi mostrare le tue abilità matematiche e risolvere la difficilissima operazione qui sotto (è una precauzione anti-spam, abbi pazienza). Poi spingi il pulsante "submit".

Quanto fa 3 + 4 ?
Please leave these two fields as-is: