tsipras europarlamento

A questo punto, nelle migliori sceneggiature, ci si sarebbe aspettati un colpo di scena. Una proposta prendere-o-lasciare, magari pensata da mesi, in attesa del momento buono per metterla sul piatto: magari il primo discorso al Parlamento europeo dopo la vittoria al referendum, appunto, o qualcosa di simile. Invece, il copione di ieri a Strasburgo sembrava scritto dagli autori di una soap, con l’unico obiettivo di tirarla ancora un po’ per le lunghe. E Tsipras, fedele al proprio personaggio, ricordava il protagonista di una vecchia barzelletta: “Cosa vuol dire procrastinatore?” “Te lo spiego dopo”.

Se potesse, oggi la Grecia congelerebbe il tempo, in attesa che arrivi il tempo opportuno. L’eurozona, però, chiede riforme ora, chiede impegni precisi, e la battuta di Tsipras sul piano di 47 pagine già presentato è sembrata una mezza provocazione a chi è abituato a leggere numeri e tabelle precise e non elenchi di buone intenzioni. Ne è venuto fuori, per ora, un nulla di fatto, come spesso accade quando si inizia una trattativa; il problema è che non siamo all’inizio, ma quasi alla fine, e la spavalderia del governo greco nell’annunciare un accordo in tempi rapidissimi appare in queste ore un passo più lungo della gamba.
Tsipras si è mosso ieri su un filo sottile, come spesso gli accade: in una mano, gli slogan di facile presa sul bisogno di democrazia in Europa; nell’altra, la presa di distanza dagli scomodi alleati di destra che “scaricano le responsabilità di tutto sugli stranieri cattivi”. E non è un’impresa da poco, sia chiaro, perché fra lo strizzare l’occhio ai Paesi europei dai conti meno floridi – potenzialmente l’Italia stessa – e il ritrovarsi sul carro di Le Pen e Farage, con l’ombra di Alba Dorata sulla testa, passa un sentiero piuttosto stretto. Per dirla con Politico, che ieri ha scritto a caldo uno dei commenti più intelligenti, un governo che cerca davvero di ottenere gli aiuti dall’Europa non può pensare di portarli a casa mettendosi la maschera degli antieuropeisti.
La parte forse più interessante della giornata, anche per il carattere dei protagonisti, è stato lo scontro a distanza tra lo stesso Tsipras e Guy Verhofstadt, l’ex premier belga che al Parlamento europeo presiede il gruppo dei democratici e liberali (quello, per intenderci, di cui facevano parte la Margherita e un pezzo di Pd fino al 2009). Se i socialisti guidati da Pittella (e colonizzati dai parlamentari del Partito democratico, dopo il boom alle Europee 2014) si muovevano infatti con passo felpato, tra mille aperture e tentativi di conciliazione, l’Alde ha invece rimproverato alla Grecia tutte le riforme non fatte, e a Syriza, in particolare, un certo clientelismo nella gestione della spesa pubblica. Ridimensionamento del settore pubblico, riforma delle banche, lotta seria alla corruzione, fine dei privilegi per alcuni (armatori, militari, Chiesa ortodossa, piccole isole, partiti politici): Verhofstadt ci è andato giù piuttosto pesante, a testimonianza del fatto che – almeno per una discreta parte dell’europarlamento – il referendum di domenica scorsa non sembra aver spostato di molto i margini di contrattazione.
Tsipras, naturalmente, non ha negato i problemi, ma li ha scaricati sui governi precedenti (l’evasione fiscale, ad esempio, e le riforme inefficaci) e ha chiesto appunto un po’ di tempo per risolverli, chiamando a propria discolpa solo la mancanza di tempo. Può contare sull’appoggio dei socialisti nell’invocare politiche europee più attente alla crescita economica e agli investimenti, ma la presenza di Juncker alla guida della Commissione e di Angela Merkel al tavolo delle trattative sono sentinelle piuttosto inflessibili sulla necessità di contenimento della spesa pubblica: con il no all’austerità si può vincere un referendum interno, ma chi mira a convincere i partner dell’eurozona deve sapere – e Atene naturalmente lo sa – che la vera vittoria non è sul se, ma sul come e sul quando portare avanti un piano di rientro.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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