regionali 2015

Sarebbe frettoloso giudicare la tenuta di una maggioranza e la forza delle opposizioni sui risultati di ieri: ci si può limitare soltanto a qualche spunto, per un paio di motivi. Il primo è che il voto alle Regionali è forse quello in cui l’opinione pesa di meno: capita spesso che siano i candidati nelle varie liste a trainare il consenso per i partiti e non viceversa. Il secondo è che, comunque, si votava soltanto in un pezzo d’Italia: tolte alcune sfide segnate (Toscana e Veneto su tutte), il vero dubbio era capire se ci sarebbero state grandi sorprese rispetto alle previsioni. La risposta è nì: Renzi non può stappare champagne, ma probabilmente già lo immaginava.

Da un lato, si conferma che il risultato delle Europee 2014 fa storia a parte: sull’onda della speranza lanciata dall’homo novus, il Pd toccò una percentuale che ora vede con il binocolo, perché un anno abbondante di governo logora e perché nel frattempo il Centrosinistra ha ricominciato a dividersi come è nel suo dna. Si torna dunque a un’Italia divisa in tre o quattro tronconi, in cui la maggioranza non è altro che la più forte delle minoranze: quando riesce a governare, dunque, è grazie al premio, perché con un proporzionale non ce la farebbe mai. Da questo punto di vista, sarà curioso vedere alla prova il nuovo sistema elettorale e capire chi, nel ballottaggio dell’Italicum, potrebbe oggi sfidare l’attuale presidente del Consiglio: Centrodestra e Cinquestelle, infatti, sembrano piuttosto vicini.
Ma non è un dominio assoluto, come dimostrano i voti in Veneto, in Liguria e gli equilibri nella stessa Umbria, che tutti davano per scontata forse con troppo anticipo. Il Veneto avrebbe potuto anche essere la cartina di tornasole del nuovo partito della nazione, ma non lo è stato: chi voleva capire se, in una terra tradizionalmente moderata, l’offerta politica renziana fosse in grado o meno di infastidire il Centrodestra ha visto il leghista Zaia passeggiare comodamente verso il bis, nonostante la scissione di Tosi, senza che un solo sondaggio in tutta la campagna elettorale desse mai il Centrosinistra in corsa.
La Liguria, che gli exit poll e le prime proiezioni assegnano a Toti, è poi la conferma di quanto l’ala sinistra del Centrosinistra non sia magari in grado di vincere le elezioni, ma riesca – se vuole – a farle perdere ai suoi ex compagni. A Genova, dove Raffaella Paita non era andata bene alle primarie, hanno votato; alla Spezia, dove la candidata di Renzi è di casa, si sono astenuti in parecchi. Altri ancora hanno appoggiato Pastorino, se non direttamente (nel segreto dell’urna) Toti: tutto pur di dare un segnale al segretario del Partito democratico, facendogli capire che l’uomo solo al comando non può andare lontano.
Ma la Liguria è stato anche l’unico caso in cui si è visto uno scontro determinante a sinistra, reso possibile da un candidato ufficiale del Pd abbastanza debole: in Campania, invece, la cosiddetta sinistra radicale ha fatto il solletico a De Luca (su cui si riaprirà ora il tira e molla giudiziario), la cui popolarità è stata più forte dei tentativi di metterla in discussione. La stessa pubblicazione della lista degli impresentabili a due giorni dal voto, e a ridosso del silenzio elettorale, non sembra aver condizionato molto gli elettori: se voleva dunque essere un’operazione di disturbo a Renzi dalla minoranza del suo partito – come dai renziani stessi è stata interpretata – è riuscita piuttosto male.
Per il resto, al netto dell’astensionismo molto alto, alcune considerazioni sparse. La prima è che i Cinquestelle esistono anche se non fanno nulla: pur non segnalandosi in Parlamento per iniziative particolarmente meritorie, né avendo lasciato un grosso segno nella politica nazionale, sono sempre lì, e vanno forte anche stando fermi. La seconda è che il Centrodestra non è morto, anche se non gode di ottima salute: vince dove ha buoni candidati o dove il Centrosinistra si divide, e l’unico lusso che non può permettersi in questo momento è di dividersi anche lui. La Lega ha superato Forza Italia in varie circostanze (in Toscana il risultato è clamoroso), gli stessi fittiani hanno segnato un buon risultato in Puglia; nessuno, però, può farcela da solo: se Salvini, Berlusconi e dissidenti vari prendono strade diverse, infatti, vanno tutti a sbattere.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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2 commenti to “Sorprese annunciate”

  1. cicero tertio scrive:

    Indipendentemente da come finirà in Campania la sintesi di queste elezioni regionali trasformate da tutti in elezioni con valenza nazionale è che l’astensionismo ha vinto, la nausea per i miasmi che questa politica quotidianamente rilascia hanno tenuto lontano circa il 47 % degli italiani dal voto.
    L’altra sintesi è che il vento del cambiamento, ( …loro, i cani da guardia dell’ euro, i mercati , lo chiamano in maniera dispregiativa populismo, antieuropeismo, euroscetticismo e via dicendo) il vento del cambiamento dicevo, sta spazzando via l’Europa delle monete, dei capitali, dei mercati, dell’austerità, delle privatizzazioni, della depauperazione del patrimoni nazionali. La vittoria di Cameron che ha agitato la bandiera del Brexit, lo tsunami Podemos e il risultato odierno del Movimento 5 Stelle e della Lega devono fare riflettere oltre le inutili riforme neoliberiste imposte all’Europa.
    Crolla il PD, il Movimento 5 Stelle conferma i suoi numei e la Lega asfalta Berlusconi e la Moretti conquistando il centro.
    E loro a cosa pensano …ai mercati, ai mercati non piacerà questo, quello e quell’altro, come sempre …

  2. nON DIMENTICARE,NON IMPARARE scrive:

    I risultati delle elezioni locali hanno a volte annunziato svolte clamorose sugli equilibri nazionali:ma non è questo il caso.Il centrodestra è diviso tra Salvini ed il morto che cammina Berlusconi tuttora convinto di essere l’Opposizione dopo avere lasciato l’Italia a Monti senza combattere.E la Grecia sta li’a confermare,che con i gangsters di Bruxelle si poteva e si doveva farlo.A sbattere ci andra’ di sicuro,ammesso che vada da qualche parte.Fa bene Renzi,ad andare a Kabul dopo le elezioni:a Kabul.centinaia doi Ascari sventolanti la bandiera sabauda e cantanti “Faccetta Nera” non c’erano,ma è come se ci fossero stati.E dunque a lui che gliene frega,di elezioni:lui è il Regime.IL voto di Toscana ed Umbria,e l’anomalia ligure che prima o poi si riparera’,dimostrano che il nucleo duro dei trinariciuti non molla:peccato non si sia votato anche in Emilia Romagna,a dimostrarlo.Mentre l’ex Parito Comunista si è trasformato i Partito della Turbofinanza Intenazionale,loro continuano a votare come papa’,che voto’ come nonno.E cosi’ Peppone gongola,nella tomba.Gli imbecilli,si sa,non dimenticano nulla e non imparano nulla.E’questo il messaggio per i “Mercati”:mentre qualcuno in Spagna e Polonia si è accorto che disobbedire a dieci Consigli di Amministrazione si puo'(sono loro,i “mercati”,come affermano diversi Autori),in Italia si vota per tranquillizzarli.Capissero questo,gli speculatori,lo spread sarebbe a zero.Renzi,dopo che il regime ha opportunamente intimidito l’opposizione con la sua magistratura,e potendo contare su Peppone e la sua discendenza,governera’ per altri 40 anni,battendo di gran lunga Mussolini e Berlusconi.Sempre che a Wall Street,visto che si continua con OTC,CDS ed altra monnezza,non accada qualcosa di terribile.Scrisse Thomas Jefferson che “i banchieri si dimostrano molto piu’ pericolosi degli eserciti armati,per le nostre liberta’…occorre resituire al popolo la facolta’ di battere moneta”.Questo pericoloso sovversivo potrebbe tornare di moda:allora vedremo,come si regolera’ il Regime che nei banchieri sionisti trova i suoi alleati.E si lascia ricattare al punto di non voler riconoscere,ormai unico in Europa,i diritti del popolo palestinese ad avere uno stato.Riconoscera’ quelli del popolo americano,Dio lo voglia,quando un nuovo movimento populista nascera’ negli USA,come qualcuno prevede e si augura,dopo la nuova annunciata catastrofe di Wall Street.

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