papa francesco raúl castro cuba vaticano

Per arrivare all’incontro di ieri, nell’auletta papale dietro la Sala Nervi, Papa Francesco e Raúl Castro hanno preso una rincorsa durata due anni. Forse addirittura cinquantatré, dicono alcuni, ripensando al messaggio di Giovanni XXIII a Kennedy e Krusciov in uno dei momenti più critici della guerra fredda. Altri tempi e altri protagonisti, stessa determinazione della Santa Sede nel cercare uno spazio di mediazione tra due pezzi di Americhe: tanto più ora che sul soglio di Pietro siede un argentino, pronto a sfruttare il lavoro ai fianchi compiuto dai suoi predecessori.

Quella di ieri non è la prima stretta di mano in assoluto, ma è la prima a risultato quasi ottenuto: la fine annunciata dell’embargo, la normalizzazione in corso delle relazioni con gli Usa. Un obiettivo seguito passo passo dalla diplomazia vaticana, che ha saputo alternare occasioni ufficiali a favore di telecamera a un lungo e paziente lavoro sottotraccia, che Washington e L’Avana hanno pubblicamente lodato a dicembre. E la Segreteria di Stato vaticana, di solito riservata e parca di particolari, ha aperto il rubinetto, confermando tutto: le lettere del Papa a Obama e Castro, l’incontro di ottobre con le delegazioni dei due Paesi, gli argomenti (tra il politico e l’umanitario, come l’embargo e la situazione dei detenuti) al centro del negoziato.
Se Francesco ha potuto giocare così di fino, nello stile dei gesuiti, il merito è anche di chi ha preparato il terreno. Fidel Castro, ad esempio, fu così intelligente da capire che la sponda di Wojtyla sarebbe stata fondamentale per riaprire un dialogo con gli Stati Uniti senza perdere la faccia: così, quando nel 1994 venne a Roma per la Fao, attraversò il Tevere e si presentò dal Papa, che meno di quattro anni dopo ricambiò la visita. Fu uno spot in mondovisione per Cuba, che si fece ritrarre nel suo profilo più dialogante: la liberazione di un centinaio di detenuti, i passi in avanti sulla libertà di culto, la giacca e la cravatta al posto della divisa militare. Ufficialmente erano relazioni bilaterali, tra il governo castrista e la Chiesa cattolica; in pratica, si parlava a nuora (la Santa Sede, appunto) perché anche la suocera (la Casa Bianca) intendesse.
Ne è scaturito un dialogo tenuto costantemente in cima ai dossier vaticani, anche nei momenti apparentemente meno politici: basti pensare al viaggio nel 2012 di Benedetto XVI, in arrivo dal Messico. L’occasione spirituale (il quattrocentesimo anniversario del ritrovamento di una statua della Madonna) si trasformò, anche con Ratzinger, in un appuntamento politico: prima l’incontro istituzionale con il presidente Raúl, poi quello nella nunziatura vaticana, tenuto celato fino all’ultimo, con il líder máximo Fidel. Con un solo prezzo diplomatico da pagare: il no alle organizzazioni di dissidenti, che pure avrebbero voluto parlare con il Papa e che oggi, di fronte alle aperture del governo, ancora non si fidano davvero.
Poi, appunto, è arrivato Bergoglio, e con lui il cambio al vertice della Segreteria di Stato. Nell’estate 2013 Francesco sceglie l’uomo delle mediazioni difficili – il cardinale vicentino Pietro Parolin, già nominato da Benedetto XVI nunzio in Venezuela in un momento di rapporti complicatissimi con Chávez – e gli affida appunto il nodo cubano, che nel frattempo si allenta un po’: la visita di Obama, a marzo 2014, è un passaggio fondamentale, in cui ci si confronta sull’andamento degli incontri segreti in corso tra Washington e L’Avana in sedi nascoste. Poi, certo, l’economia dà una grossa mano – con il petrolio ancora alle stelle e i finanziamenti di Chávez, forse i Castro avrebbero sentito meno il bisogno di un riavvicinamento – ma l’abilità vaticana di sfruttare questo spiraglio è stata indubbia. E non finisce qui, se è vero che per settembre Papa Francesco ha già cambiato programma: il suo doveva essere solo un viaggio negli Usa, con passaggio fondamentale all’Onu, e invece si è aggiunta una tappa. A Cuba, naturalmente, dove ormai il Vaticano è quasi di casa.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

Did you like this? Share it:

Tags: , , , , , , , , , , , ,

Un commento to “Holy See Social Club”

  1. cuba libre? scrive:

    Il”lavoro sottotraccia”della “diplomazia che gioca di fino”.Certo:la povera Cuba,infondo,è assai cambiata,dicono,dai tempi in cui Fidele Krusciow tentarono di scatanare una guerra atomica.Usciti dalla Storia e perfino dalla Moda,ai governanti cubani non restava altro che capitolare.Ed il Papato,gestore ufficiale della Carita’ di Cristo,è sempre pronto a perdonare,comprendere,fare oggetto di misericordia chiunque non si chiami Berlusconi:incallito peccatore costui,autore di infinite malefatte,e perfino piccoletto ad imitazione di Zaccheo:ma mai invitato a pranzo da colui che “dialoga” con Scalfari,fondatore di REPUBBLICA e,secondo uno che lo conosce bene,Giampaolo Pansa,responsabile morale dell’assassinio del Commissario Calabresi grazie ad una intensa,odiosa,criminale ondata di articoli,raccolta di firme dell’immondizia culturale comunista,rivelazioni false come il diavolo.Cosi’ la “chiesa” continua a”mediare” ed intanto ad interferire negli affari interni dell’Italia.Si media con Cuba,seguendo Papauoitiua,e si rifiuta per 6 anni,dal 1978 al 1984,di ricevere in Vaticano qualsiasi autorita’ italiana per far contenta la boriosa feccia gollista ed il suo establishment finanziario ebraico,che avevano pagato la sua elezione e sgomberato il campo dal suo predecessore.E poi non si dice la “Verita’ che ci rende liberi”su Emanuela Orlandi e MIrella Gregori,povere bimbe assassinate dalla banda della Magliana perchè Papauoitiua aveva chiesto 20 miliardi ai quei mafiosi per finanziare Solidarnosc,(ora col rifiuto di accettare i migranti lo vediamo,dove andava a parare il “sindacato” di Walensa e Uoitiua),ma poi prendendosi gioco,come era nel suo stile,dell’Italia,non solo della mafia,non aveva restituito il malloppo.Questioni aperte:è di ieri la comparsa in TV dei parenti delle due povere bimbe,i quali ancora non si danno pace.Il papa intanto media,ride alle battute del pagliaccio di regime Benigni,dialoga con Scalfari omaggiando in tal modo i suoi mandanti sionisti,e pesa con ineguagliabile gesuitica sottigliezza cosa conviene al prestigio ed al potere della banda vaticana,e cosa conviene “troncare,sopire”.Mi fermo qui:ma potei andare avanti per saecula saeculorum.Siano lodati Gesu’ e Maria.

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Paged comment generated by AJAX Comment Page
IMPORTANTE! Prima di pubblicare il commento, devi mostrare le tue abilità matematiche e risolvere la difficilissima operazione qui sotto (è una precauzione anti-spam, abbi pazienza). Poi spingi il pulsante "submit".

Quanto fa 2 + 8 ?
Please leave these two fields as-is: