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Tra i titoli di Fox news che scorrono ininterrottamente sul marciapiede davanti alla sede newyorkese del colosso di Murdoch, in Sixth Avenue, il nome di Giovanni Lo Porto è un dettaglio in mezzo a tanti. Almeno hanno azzeccato lo spelling, questo sì, perché sui giornali – e pure in Senato, nei comunicati ufficiali di cordoglio – c’è chi lo chiama Lo Porta e chi non lo nomina nemmeno: nel dibattito in corso in America, ad essere sinceri, l’ostaggio italiano è un puntino sullo sfondo, perso tra le polemiche sui droni che uccidono civili e sulle critiche alla Casa bianca da parte della famiglia della vittima statunitense.

Tutto ruota intorno alla morte di Warren Weinstein – il dottor Warren Weinstein, precisa la Fox – e la cruda morale della favola è racchiusa nella spietatezza di una domanda retorica che il Washington Post raccoglie da un anonimo ufficiale della Cia: “Quante altre volte Obama avrebbe parlato e ammesso pubblicamente l’uccisione di due civili in un’operazione del genere, se in mezzo non ci fosse stato un cittadino statunitense?”. E poi, tra le righe del New York Times, quell’insinuazione che fa ribollire l’Italia: il presidente americano sapeva, quando Renzi è andato in visita a Washington, ma lo ha tenuto per sé, perché stava ancora mettendo a punto una strategia di comunicazione nei confronti della famiglia Weinstein.
Sembra di rivivere una scena dell’ultima stagione di House of Cards, in cui Frank Underwood è seduto alla scrivania del suo studio. Ha ordinato un blitz in Medio Oriente, finito male, e quel foglio bianco con la lettera da scrivere ai genitori del soldato americano ucciso è un muro altissimo da scalare. Quand’anche fosse superficiale raccontarla in questo modo, è proprio così: non c’è nulla che infiammi l’opinione pubblica statunitense, in tutta questa storia, più dell’atteggiamento di Obama verso la famiglia della vittima. Se il loro figlio è morto, una madre e un padre hanno il diritto di saperlo: perché dunque tenerlo nascosto tre mesi – ma sarebbe troppo anche un’ora soltanto – anziché avvertirli immediatamente?
La risposta ufficiale – quella della “certezza non assoluta” – non convince tutti, ma è l’unica carta che Obama può giocarsi senza venire travolto dall’indignazione popolare. Di tutto il resto, rapporti con l’Italia compresi, importa poco o niente: sono relazioni diplomatiche tra Paesi adulti, che se la vedranno da soli. La Farnesina se ne farà una ragione, insomma, mentre la famiglia Weinstein continuerà a piangere Warren. Si potrebbe obiettare che anche dall’altra parte dell’Atlantico c’è una famiglia, con gli stessi sentimenti dei Weinstein, ma sarebbe chiedere troppo a un’opinione pubblica e a un sistema informativo cronicamente autoreferenziali.
C’è ben poca Italia, insomma, nel dibattito in corso, che con la voracità di un leone digiuno da una settimana mastica notizie e le digerisce in fretta. La fase due della vicenda – uscita già dalla home page dei principali siti di informazione – verte ora sulle strategie da adottare in futuro: si discute, tra gli appassionati del genere, del nuovo organismo che la Casa Bianca ha intenzione di mettere in piedi con FBI, Pentagono e servizi segreti, per gestire tutte quelle situazioni che vedono coinvolti ostaggi statunitensi all’estero. Ma a nessuno, nemmeno tra i critici, è venuto in mente di accusare Obama di mancanza di rispetto verso gli alleati.
Se si parla di noi, insomma, è per altri motivi: i morti nel Mediterraneo, ad esempio, o ancora di più l’operazione antiterrorismo contro la cellula di Al Qaeda, perché titolare – come fa la CBS – che le guardie del corpo di Osama Bin Laden si nascondevano in Italia fa sempre un certo effetto. E poi la notizia di un piano per attaccare il Vaticano che, nonostante l’acqua gettata sul fuoco da padre Lombardi, ha aperto di nuovo il dibattito sul dialogo interreligioso con l’Islam. È di questo che scrivono anche i corrispondenti romani dei principali media statunitensi: cercare commenti su eventuali frizioni con l’Italia per la vicenda Lo Porto è tempo sprecato, perché – semplicemente – da queste parti il fatto non sussiste.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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2 commenti to “Little Italy”

  1. US AIR FORCE scrive:

    Sicuri di aver letto bene il cognome?WEIN STEIN.Come EIN STEIN O GOLD STEIN.Per quello che tutto ruota attorno all’ostaggio americano.Per quello che la stampa si scatena,il NY TIMES prende one stone,two birds riuscendo contemporaneamente a diffamare l’odiato Obama,e l’Italia che al sionista NYT non è mai piaciuta:salvo quando l’infame traditore Mario Monti la diresse per il tempo necessario a rovinarla.Allora front page,per il traditore!D’altronde,qualcuno doveva pur sottolinearlo,che l’Italia non conta:salvo quando serve il sangue dei suoi soldati(circa 100 caduti tra IRAQUI COALALITION ED AFGHANISTAN),o quando serve qualcuna dell 113 basi NATO in Italia.E quel qualcuno sono sempre gli stessi:i Sionisti ed i loro tirapiedi.

  2. US AIR FORCE scrive:

    Naturalmente,si dice Caduti e COALITION.Ma quando ti girano i coglioni…succede!E a me stanno girando,come se stessero dandomi dello juventino.

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