sergio mattarella papa francesco

Prima di diventare presidente della Repubblica, e prima ancora che Jorge Bergoglio diventasse Papa, Sergio Mattarella era di casa dai gesuiti. Che a Palermo hanno una scuola rinomata, il Centro educativo ignaziano, proprio nella via che porta il nome di Piersanti: è in quel complesso (all’epoca diviso con le suore) che parte della famiglia di Sergio ha studiato, è lì che studiano ancora i suoi nipoti. Fino a poco tempo fa, dai gesuiti il futuro capo dello Stato andava molto spesso, per una Messa o due chiacchiere con l’amico rettore: ne apprezzava l’approccio intellettuale, ne condivideva l’apertura mentale, ne ammirava la profondità.

La visita di ieri a Papa Francesco è stata dunque un appuntamento istituzionale solo in superficie: dietro il protocollo c’era molto altro, e il momento di preghiera sulla tomba di Pietro ha rappresentato solo la punta di un iceberg che il presidente della Repubblica ha tenuto ben nascosto dentro al cuore. Perché un cattolico democratico – vecchia regola non scritta – difficilmente ostenta: tra barocchismi e salamelecchi si destreggia meglio chi non crede, chi vede nella Curia vaticana solo un consesso di potenti da blandire.
Era dai tempi di Scalfaro, annotavano ieri alcuni osservatori, che non varcava le mura un presidente italiano dichiaratamente cattolico: tale non era considerato Ciampi, che pure andava a Messa ogni domenica nella parrocchia romana di San Saturnino, né certamente lo era il laico Napolitano. Ma dai tempi di Scalfaro, vent’anni fa, è il Vaticano ad essere cambiato: per dirla in parole semplici, la Chiesa di Francesco è più federalista e meno interventista, senza per questo confinarsi nella dimensione privata. Non è un caso che, appena eletto, il Papa abbia insistito molto sulla sua carica di vescovo di Roma, e che abbia istituito il cosiddetto C9 (Consiglio di nove cardinali, provenienti da varie parti del mondo) per la riforma della Chiesa stessa. Non è un caso nemmeno che si siano diradati gli interventi del Pontefice su questioni nazionali, perché – al di là dei principî di fondo, che naturalmente Francesco non smette di ribadire – sui temi specifici sono i vescovi locali quelli chiamati a misurarsi.
Sembra strano a dirsi, ma in Italia un cambiamento del genere mette più in difficoltà alcuni laici che alcuni cattolici. Perché la storia del Novecento ci ha insegnato che gli accordi con la Chiesa vengono stretti da Mussolini e Craxi, non da De Gasperi; che i momenti di tensione massima degli ultimi vent’anni non sono con Berlusconi, ma con Prodi. C’è una parte del mondo politico che cerca nel Vaticano una sponda per legittimare le proprie posizioni; un’altra che custodisce invece gelosamente la propria autonomia nelle decisioni. E non c’entra molto che siano credenti o non credenti: il problema non è di convinzioni, ma di metodo. Fino a qualche anno fa, la ruota girava bene per i soggetti del primo tipo; ora – così, almeno, si racconta Oltretevere – quando alcuni hanno provato a bussare per cercare sponde, chiedendo un intervento diretto della Santa Sede su questioni italiane, si sono sentiti rispondere che l’indirizzo era sbagliato: tutt’al più, si rivolgessero alla Cei.
Ma sui grandi temi, naturalmente, Francesco continua a fare la sua parte. Non dirà mai se l’abolizione dell’articolo 18 sia giusta o meno: parlerà di lavoro e di disoccupazione giovanile. Non entrerà nel merito del dibattito su Triton: chiederà che si intensifichi l’impegno di tutti per salvare le vite dei disperati che attraversano il Mediterraneo. Certo, l’Italia continua a rappresentare per la Santa Sede un partner diverso da tutti gli altri, e tra le righe delle parole di Francesco si coglie ancora la sua vicinanza ai nostri sforzi in ambito internazionale. Ma la sottolineatura della “reciproca autonomia”, che “non fa venir meno ma esalta la comune responsabilità”, parla più di molti trattati sulla laicità dello Stato. E ci vorrà probabilmente un altro cattolico – come De Gasperi, appunto, che non ebbe paura di litigare con il Papa sull’articolo 7 della Costituzione – per restituire serenità al dibattito.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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5 commenti to “La regola non scritta”

  1. San Tommaso scrive:

    “Sui grandi temi,naturalmente,Francesco fa la sua parte”
    E chi non se n’era accorto?Su grandi temi Francesco ha fatto la sua parte beatificando i due papi(GIOVANNI XXIII E GIOVANNI PAOLO II) eletti dal Sionismo comprando la Curia.Poi,dando un colpo al cerchio ed uno alla botte,ha PER DUE VOLTE,beatificato cardinali eletti dalla lobby massonica a trazione tedesca che in Curia convive in modo alquanto tumultuoso con quella filosionista.Dimenticando ogni comune senso del pudore,la lobby massonica non solo invia il suo rappresentante Ratzinger a presenziare ai Concistori,ma l’ultima volta in cui il Concistoro stesso si è svolto la signora Merkel in persona,distrattasi un attimo dalla procedura di assassinio della Grecia potata avanti dal suo governo criptonazista,è casualmente passata da Roma a significare il suo “Placet”.
    Dice una scritta sul fianco di una chiesa di Praga,scritta posta da Jan Hus
    SIAMO STATI A ROMA ED ABBIAMO INCONTRATO IL PAPA
    COSTUI CERTAMENTE NON E’ DIO
    COSTUI NON E’ NEMMENO UN UOMO COME NOI
    MA ALLORA CHI E’?
    Chi è realmente,costui che da 1500 anni conduce la sua politica coerentemente nemica del paese che lo accoglie,pronto a schierarsi col potente di turno? Papauotiua,a proposito di rapporti con l’Italia,impedi’a qualsiasi autorita’ italiana di mettere piede in Vaticano dal 1978(anno in cui fu eletto dopo che il suo predecessore era stato assassinato per fargli posto)al 1984.Francesco non sta tentando di superare il record.Deo Gratias,dobbiamo dire?O Dio con tutto cio’ non c’entra nulla?

  2. cicero tertio scrive:

    @San Tomaso (adesso il nostro si è santificato)…
    quando capirò Dante nel versetto “Pape Satan, pape Satan aleppe” forse capirò il tuo pensiero nel tuo ultimo pregevole commento da sperimentato ed introdotto vaticanista: ma che voli pindarici ! così apprendo che il Sionismo compra la Curia per far eleggere i Papi (con i soldi dei Rotschild? guarda che quelli prima di scucire un centesimo…) ma che gli frega ??? ed inoltre in Vaticano conviverebbero due lobbies: quella filotedesca (sponsorizzata dalla protestante sig.ra Merkel) e quella filosionista: rilevo che non hai citato la più importante quella gay ! Forse darebbe una più facile chiave di lettura…
    Poi ti chiedi sulla natura del Papa se sia Dio o uomo, o forse “mes e mes”? mi ricordi Renato Zero ne “Il Triangolo”: “lui chi è ?” (gli altri due sono il Diavolo e l’Acquasanta)e quella vignetta in cui un bambino chiede alla madre: ” Mamma, Dio è bianco o nero ?” e la mamma, “Dio non è nè bianco nè nero” e di nuovo “Dio è uomo o donna?”e la mamma “Dio non è nè uomo nè donna” allora la vignetta mostra un fumetto uscire dalla testa bambino che pensa all’immagine di Michael Jackson. Dai che forse ci siamo…

    Parlando più seriamente , se conosci la storia saprai che il Papato ha sempre avuto una sua dimensione spirituale ed una politica che non ha mai coinciso con gli interessi degli Stati (dallo scardinamento dell’impero romano cui contribuì in poi ) avendo una dimensione sovrannazionale anche quando esercitava il potere temporale e spesso scese ad alleanze, compromessi, intrallazzi e tradimenti molto terreni e che se l’Italia ha tardato la sua formazione a stato nazionale e la sua unificazione è dovuto alla presenza a Roma del Papa con l’allora Stato Pontificio di lunghissima storia. Solo una fasulla retorica nazionalista rinvangando estinti fasti passati poteva pensare a traformare una citta di circa 160.0000 abitanti, tale era la Roma papalina nella capitale di un’Italia riunificata da un altro Stato mezzo francese. Roma non aveva più quella vocazione.
    Ritornando all’argomento dei grandi temi in un tempo quale l’attuale in cui regna incertezza, confusione, decadenza, ritorno alla barbarie più orrenda, pur con tutti i limiti e gli eventuali presunti difetti che tu trovi in quelli che hai citato, una voce dal Papa per quanto affievolita non è mai da disprezzare, non c’è altrove di meglio, credi pure e … stai sereno.

    Pape Satan, pape Satan aleppe

  3. san tommaso scrive:

    @CICERO TERTIO.Confondere Jan Hus con Renato Zero sono cose che capitano,cosi’ come sono cose che capitano scrivere 160.0000 invece che 1.600.000.Capitano se si è un tantino a corto di cultura generale,a farla breve.Se la voce del papa aiuta a stare sereni,ascoltero’ direttamente Renzi,che quanto ad inviti a stare sereni lo supera di gran lunga.Quanto a pape satan aleppe,probabilmente significa che chi ama le banche,assieme ai giornali immondizia e le reti TV che possiedono,è amico di satan.E se la traduzione non è quella,il concetto vale comunque.

  4. cicero tertio scrive:

    Cosa ci vuoi fare, la mia cultura è molto limitata, lo so, Jan Hus non è effettivamente tra libri sul mio comodino, mi addormento spesso più laicamente con gli auricolari che diffondono musica anche leggera, però ho letto recentemente l’Opera al Nero di Marguerite Yourcenar (la conosci caro dotto e sapiente ?) in cui il medico Zenone fece purtroppo una fine analoga. Mi colpi la sua frase “Viviamo in tempi stupidi” (il romanzo era ambientato nel 1500). Allora invece che tagliare teste accendevano volentieri le fascine in Europa ma ora fortunatamente (anche per te con quello che scrivi) nonostante i tempi siano sempre stupidi e così pure molti contemporanei (ogni riferimento è puramente voluto) queste cose non si fanno più perchè grazie all’Illuminismo e la laicizzazione della società da noi abbiamo superato il fondamentalismo e l’oscurantismo religioso. Oggi la religione cristiana ed il Papa ora non fanno certo paura a nessuno e le tue paranoie meriterebbero un approfondaimento più clinico che perdere tempo a confutarle.
    La società islamica invece non ha conosciuto questa favorevole evoluzione e maturazione rimanendo pertanto pericolosa con i suoi rigurgiti periodici che la riportano a tempi in cui fu scritto il Corano.
    E’ per questo che guardo con molta preoccupazione ai molti migranti di tale fede che vogliono insediarsi tra noi. Non sono certo un arricchimento e una positività per noi, l’accoglienza di costoro che viene sbandierata come un segno di civiltà la considero un pericolo.
    Per la demografia di Roma fai una ricerca in rete (Wikipedia), poi vediamo chi è più ignorante.

  5. san tommaso scrive:

    Il vecchio trappolone,eh?Chi non la pensa come voi è matto.Matto era anche Sacharow,non insignito del Nobel perchè non appartennete alla mafia giudaica che ha comprato il Nobel per la Fisica ad un carneade a nome François Englert scippandolo alla nostra Fabiola Gianotti,scopritrice assieme alla sua straordinaria equipe del Bosone di HIGGS.Se studierai,se ti applicherai,scoprirai che UN MILIONE si scrive cosi’ 1.ooo.ooo,che il Parenzo non è un pesce parente del Pangrazio,che Leonardo da Vinci non è una motonave,che se la Merkel è protestante i massoni sono addirittura atei,visto che il loro Dio è roba da discussione al bar dello sport,che a dirigere la lobby giudaica con qualche addentellato gay(lo dico per farti piacere,visto che li adori) sono JL TAURAN e ROGER ETCHEGARAY.Se farai progressi,il tuo rabbino ti promuovera’ capo del Servizio dDsinformazione,e diventerai collega della squallida banda del CORRIERE DELLA SERA che,come sai, adora Netanyahu ed i sacrifici umani.

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