sbarchi migranti immigrati lampedusa italia

Seimilacinquecento abitanti è la dimensione del comune di Apice, in provincia di Benevento, oppure di quello nato l’anno scorso, in provincia di Udine, dalla fusione di Rivignano e Teor. È meno dei residenti nel Serpentone, il palazzo lungo un chilometro nel quartiere romano di Corviale. È il numero di spettatori di una partita media di serie B alla Spezia o a Livorno. Messi tutti sui barconi, naturalmente, fanno un altro effetto, ma è bene partire dai freddi numeri, perché affrontare la questione di pancia non aiuta nessuno.

L’emergenza – ha comunicato il prefetto Mario Morcone, nella circolare inviata dal Viminale – riguarda appunto altri 6500 posti, da trovare in breve tempo per garantire “una civile accoglienza ai gruppi di immigrati e richiedenti asilo”. C’è da chiedersi se la civile accoglienza sia un valore per tutti, ma in campagna elettorale queste sono domande che non si fanno: guai a parlare di immigrazione, anche tra i partiti di Centrosinistra, “perché è un argomento – così dice la vulgata – che fa perdere voti”. O che li fa guadagnare se, come Matteo Salvini, lo cavalchi senza pietà.
Da mesi, ormai, la Lega interviene in Aula per denunciare i trattamenti di lusso riservati ai migranti che sbarcano sulle nostre coste: qualcosa da mangiare e un tetto per dormire, la maggior parte delle volte in strutture di accoglienza o in residence (altrimenti vuoti) a prezzo concordato. Detta così non farebbe indignare, ma l’espressione “vitto e alloggio pagati in alberghi a tre stelle” funziona meglio e arriva dritta allo stomaco: così come quando si dice che i mafiosi vengono mantenuti in prigione, con le tasse dei cittadini onesti, eppure a nessuno verrebbe in mente di abolire le carceri.
Del fatto che l’emergenza sbarchi abbia bisogno di soluzioni politiche non dubita nessuno: la preoccupazione per i barconi del Mediterraneo non è un’esclusiva leghista, né la vicenda può essere confinata alla politica interna. Come ha detto ieri la Farnesina, infatti, è con la Libia che va trovata un’intesa; possibilmente migliore – e meno umiliante, per il rispetto dei diritti umani – di quel Trattato di amicizia firmato con Gheddafi e votato nel 2012 da destra e sinistra, perché al prezzo di 200 milioni di euro l’anno tenesse gli immigrati nei lager e non li imbarcasse a forza sulle carrette del mare.
Ma è un problema di politica interna l’accoglienza, questo sì, e va gestita con lo stesso criterio che si chiede all’Europa: se il mio ritornello – peraltro inattaccabile – a Bruxelles è che l’immigrazione non riguarda solo le frontiere dell’Italia, perché non è colpa nostra se siamo uno stivale in mezzo al mare, ma riguarda in generale le frontiere europee, il discorso vale anche per Lampedusa e in generale per i luoghi che ospitano centri ormai strapieni. Se chiedo alla Germania – che tra l’altro con il Kosovo fu molto più generosa di noi, durante la crisi dei Balcani – di accogliere gli immigrati che sbarcano sul nostro territorio, perché sono un problema di tutti, non posso poi protestare contro una circolare che impone alle Regioni italiane di dividersi il carico dei disperati approdati in Sicilia.
In Veneto si vota, d’accordo, e la Lega divisa dopo l’addio di Tosi rischia un po’ più del previsto; anche in Puglia, in Liguria, Toscana, Umbria e Marche si vota, e il Centrodestra si trova a dover rincorrere; in Campania, infine, è un testa a testa. È chiaro, dunque, come la rivolta dei sindaci capeggiata da Salvini – con tanto di minacce di occupare gli ostelli – sia un tentativo spregiudicato di compattare l’elettorato attorno a un nemico comune, sfruttando una facile contrapposizione. Ma se qualcuno avesse una calcolatrice a disposizione, farebbe presto i conti: 700 immigrati in Veneto su 5 milioni di residenti significa uno ogni 7142 persone, ossia una persona in più per un Comune grande come Soave; 300 in Puglia su 4 milioni di residenti significa uno ogni 13600 persone, pari agli abitanti di Monte Sant’Angelo. Poi, certo, si può discutere a lungo di Europa, di primavere arabe, di squilibri tra nord e sud del mondo, di massimi sistemi; al netto della propaganda elettorale, però, perché altrimenti non si arriva lontano.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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5 commenti to “Pancia mia”

  1. cicero tertio scrive:

    Ma scherziamo ? Seimilacinquecento sono quelli arrivati solo negli ultimi giorni, moltiplichiamoli per tutti gli altri in cui possono arrivare, aggiungiamoci quelli che già sono arrivati e ci sono rimasti e si vedrà che c’è poco da sta tranquilli.
    La maggior parte di chi immigra sulle nostre coste non è per i motivi ammessi, ossia scappare dalle guerre e dalle persecuzioni ma per motivi economici (al riguardo non ho mai capito perchè si arrestano poi solo i trafficanti di questo mercimonio e non si persegue anche chi li paga).
    Dato poi che da noi l’economia va molto male e abbiamo già milioni di disoccupati nostrani (i motivi sono noti) non c’è lavoro per loro a meno di quello nero o vivere di espedienti se non delinquere, e di delinquenti aggiuntivi non ne abbiamo proprio bisogno con la situazione che già ci ritroviamo con le politiche lassiste dei governi che si sono succeduti. Aggiungiamoci le possibili infiltrazioni di estremisti islamici dalla Libia destabilizzata grazie a quel disgraziato di Sarkozi e il quadro è completo. Cosa del resto potremo concordare con la Libia quando non si sa con chi interloquire in quel paese? E se qualcuno crede anche all’Europa per risolvere qualcosa vive nel mondo dei sogni, magari con l’ALTO Commissario Mogherini che conta come il due di picche.
    L’Impero Romano collassò quando fu travolto da forti immigrazioni barbariche, noi lo saremo pure presto e saremo anche islamizzati.

  2. Andrea Sarubbi scrive:

    @Cicero Tertio: ecco, appunto.

  3. cicero tertio scrive:

    @Andrea Sarubbi
    Ecco, appunto cosa? sul tema dell’islamizzazione ? basta fare una ricerca su internet per trovare molti articoli che parlano del pericolo della futura islamizzazione dell’Europa con dati alla mano mentre qui col buonismo e permissivismo ci stiamo arrendendo fatalisticamente. Siamo il ventre molle dell’Europa da dove si può entrare facilmente e far i propri comodi e loro lo sanno.
    Abbiamo dimenticato la storia: tre volte l’Europa corse il pericolo di diventare musulmana e fu sventato: nel 732 a Poitiers con i Franchi di Carlo Martello che fermarono l’avanzata islamica dalla Spagna; nel 1571 a Lepanto con le flotte della Lega Santa quando i Papi avevano gli attributi; sotto le mure di Viemma nel 1683 quando fu fermato l’Impero Ottomano che aveva già in parte islamizzato i Balcani e lo sono tuttora.
    In tutte e tre le occasioni ci furono delle coalizaioni di popolazioni europeee e loro regnanti che combatterono unite per difendere una Civiltà che sentivano comune.
    Dobbamo ringraziare costoro se oggi possiamo vivere liberi come viviamo ma a quanto pare tanti se lo dimenticano mentre pare non vedano cosa è riservato agli ultimi cristiani del medio-oriente con la rescudescenza del fondamentalismo islamico che periodicamente sempre ritorna.
    Un apprezzamento comunque a questo Papa che domenica finalmente ha riacquistato la memoria denunciando lo sterminio degli Armeni di cento anna fa. Ecco, appunto…

  4. cicero tertio scrive:

    Ecco, appunto, notizia di oggi:
    (Corriere della Sera)

    Quindici immigrati (tra cui un minorenne) sono stati sottoposti a fermo di polizia giudiziaria dalla Squadra mobile di Palermo mercoledì notte con l’accusa di aver gettato in mare durante la traversata del Canale di Sicilia 12 loro compagni di religione cristiana. I fermati sono di nazionalità ivoriana, malese e senegalese, e sono accusati di omicidio plurimo, aggravato dall’odio religioso: sono tutti musulmani e tra loro c’è anche un minorenne. Per tutti e 15 il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha firmato l’autorizzazione a procedere: l’atto è legato al fatto che il caso è avvenuto in acque internazionali.

    La ricostruzione

    I testimoni, piangendo, hanno raccontato di essere superstiti di uno scontro religioso scaturito dall’odio di un gruppo di musulmani verso i cristiani. I migranti hanno raccontato di essersi imbarcati il 14 aprile su un gommone, partito dalle coste libiche con 105 persone, in prevalenza senegalesi ed ivoriani. Durante la traversata, nigeriani e ghanesi, in minoranza, sarebbero stati minacciati di essere abbandonati in acqua perché cristiani, da una quindicina di passeggeri, di nazionalità ivoriana, senegalese, maliana e della Guinea Bissau. Dalle minacce i musulmani sarebbero passati all’azione gettando in acqua dodici tra nigeriani e ghanesi. La polizia dice che i «superstiti si sarebbero salvati soltanto perché oppostisi strenuamente al tentativo di annegamento, in alcune casi formando anche una vera e propria catena umana». Un rapporto è stato consegnato stamattina al procuratore aggiunto Maurizio Scalia. La Procura ha adesso 48 ore di tempo per chiedere la convalida dell’arresto. I 15 fermati fanno parte di uno dei tre gruppi di profughi sbarcati ieri a Palermo con tre diversi navi che li avevano soccorsi nel Canale di Sicilia.

  5. mohamed tertio scrive:

    @CICERO TERTIO.Se invece di fare chiacchiere,accogliessi in casa tua tre emigrati della Somalia,due dall’Eritrea e cinque del Gabon come fa Sarubbi,comprenderesti meglio la gioia di “accogliere”.Eppoi,non sono mica tutti poveracci ignoranti,costoro.Intervistato da LA7, un tizio affermava di essere un professore,in Eritrea,ma di volerlo fare a Londra.Negare questi diritti è fare un torto all’Umanita’.Io per esempio,sto per citare la NASA,che vuole escludermi dal progetto per inviare alcuni astronauti su Marte.Volevo andarci per conoscere meglio i marziani,visto che qui sulla Terra ne ho incontrato uno solo.Farebbe due con la Boldrini,ma è sempre poco.

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