kirchner bachelet rousseff

Con un certo orgoglio, l’America latina vantava un anno fa la più alta concentrazione di donne presidenti nella storia contemporanea: erano in quattro (Argentina, Brasile, Cile, Costarica), e non era neppure una novità. La prima in assoluto era stata l’argentina Isabel Martínez, terza moglie di Perón, subentrata al marito nel 1974 e poi deposta dai golpisti di Videla; la prima eletta, invece, fu la nicaraguense Violeta Chamorro nel 1990. In quell’anno, per capirci, l’Italia non aveva ancora avuto una donna al Viminale in tutta la sua storia: la prima fu Rosetta Iervolino, dal 1998 al 1999; la seconda (e ultima, finora) Anna Maria Cancellieri, da fine 2011 a inizio 2013.

Le elezioni in Costarica a maggio scorso, con la vittoria di Luis Guillermo Solís, hanno assottigliato la rappresentanza femminile: sono rimaste Rousseff, Bachelet e Kirchner, che tra l’altro è ormai vicina alla scadenza. Secondo il vecchio proverbio, però, beati monoculi in terra caecorum: non è dunque un caso che proprio il Cile si sia reso protagonista, la settimana scorsa, di un vertice mondiale su donne e potere organizzato dall’Onu. Con un sottotitolo: “Per la parità, di questo passo ci metteremo 81 anni”, come ha dichiarato Michelle Bachelet nel suo discorso, davanti a una platea ricca di simboli: la presidente lituana, le prime cittadine di Santiago e Parigi, qualche ministra, la nostra Federica Mogherini in videocollegamento, e così via. Se fossero stati uomini, sia chiaro, sarebbero stati solo partecipanti; ma le donne, appunto, diventano subito simboli, perché ai vertici ne arrivano troppo poche e sulle spalle di ognuna si caricano le aspettative di una metà intera del mondo.
Uno di questi simboli è la presidentessa della Liberia, Ellen Johnson Sirleaf, che infatti è stata invitata al Parlamento europeo proprio in occasione della Giornata internazionale della donna. “Quanti altri presidenti donne vorrebbe vedere nei prossimi anni?”, le è stato chiesto. Ha risposto col cuore oltre l’ostacolo (“Nel prossimo anno, se siamo in grado di ottenerne due o tre sarei già felice. Ma in dieci anni vogliamo il 50% del mondo”), ma ha tracciato comunque una strada ben chiara, che passa per l’educazione. Perché in buona parte del pianeta è difficile trattenere le ragazze a scuola oltre le medie, e senza politiche adeguate sarà impossibile recuperare il gap.
C’è dunque un lavoro a tutto campo da fare, che non si limita soltanto alla rappresentanza politica, ma coinvolge (insieme all’educazione, appunto) anche l’economia. Perché nei prossimi dieci anni – come ha scritto sul País la direttrice dell’International Trade Centre, la spagnola Arancha González – un miliardo di donne entrerà nel mercato globale: saranno imprenditrici e lavoratrici, produttrici e consumatrici, che per ogni dieci soldi guadagnati ne reinvestiranno nove per migliorare la vita delle proprie famiglie (in educazione, sanità, migliore alimentazione), ossia più del doppio rispetto ai propri fratelli o mariti.
Tutto si tiene, insomma: l’educazione, la formazione professionale, il sostegno alla natalità, all’impiego e all’innovazione. E la presenza femminile nei vertici delle istituzioni ne è – a seconda dei punti di vista – una causa o un effetto: in ogni caso, è palese come ogni aspetto sia legato all’altro, e non stupisce dunque che una modifica costituzionale (come quella all’articolo 51, riformato tra il 2001 e il 2003 nel segno delle pari opportunità) o l’inserimento delle quote rosa in una legge elettorale (non nell’Italicum, pare, vista la bocciatura dell’emendamento sulla parità di genere) non riescano a risolvere il problema.
Da qualche parte, però, bisogna pure cominciare, e forse il verso giusto è quello della cultura. Il modello culturale più diffuso in Italia è ancora quello descritto da Bruno Vespa nel libro “Donne di cuori” (uscito a fine 2009, in piena epopea del bunga bunga, e venduto in 360 mila copie): la passione del potente per le donne, le donne che ci costruiscono sopra una carriera o un’intera esistenza. Ma poi, l’8 marzo, arrivano puntuali le mimose.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

Did you like this? Share it:

Tags: , , , , , , ,

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Paged comment generated by AJAX Comment Page
IMPORTANTE! Prima di pubblicare il commento, devi mostrare le tue abilità matematiche e risolvere la difficilissima operazione qui sotto (è una precauzione anti-spam, abbi pazienza). Poi spingi il pulsante "submit".

Quanto fa 14 + 7 ?
Please leave these two fields as-is: