primarie campania pd 2015

Si fa presto a dire Renzi. Le primarie campane raccontano invece un’altra storia, che con i vertici nazionali del Pd c’entra fino a un certo punto: è una storia già vista in Emilia-Romagna, e per certi versi anche in Liguria, nella quale il segretario del Partito democratico si limita a fare il vigile urbano senza nemmeno la facoltà (o la voglia, chissà) di comminare multe.  La vicenda di De Luca è, da questo punto di vista, paradossale: quello stesso Pd che gli ha permesso di candidarsi, nonostante la legge Severino, gli comunica ora che non farà nulla per evitarne la decadenza, nel caso in cui i giudici ne ravvisassero gli estremi. Un messaggio un po’ contorto, che tradotto suona più o meno così: sapevamo che avresti corso il rischio di essere ineleggibile, ma non avevamo la forza per fermare la tua candidatura.

Chi conosce De Luca, e chi lo ha visto affermarsi negli ultimi anni in ogni possibile sfida interna, ne conosce anche la forza elettorale. Che non è ascrivibile al Pd, anche se naturalmente ci sono pezzi del partito che lo sostengono: il suo è un consenso personale, trasversale, che lo rende quasi inattaccabile. Un altro, al posto suo, sarebbe stato defenestrato da Palazzo Chigi il giorno stesso in cui l’Antitrust gli comunicò l’incompatibilità tra le cariche di sindaco e sottosegretario del governo Letta; lui invece rimase fino all’ultimo giorno, totalizzando più ricorsi in tribunale che deleghe al ministero dei Trasporti.
Il candidato di Renzi in Campania, se c’era, era Gennaro Migliore. Che però rischiava di fare la fine di don Abbondio, “vaso di terracotta costretto a viaggiare con molti vasi di ferro”, e un colloquio con il presidente del Consiglio alla vigilia del voto lo ha convinto a ritirarsi. Con altri metodi, forse un po’ meno condivisi, era stato spinto al ritiro anche Matteo Richetti, dalle primarie in Emilia-Romagna: se c’era un renziano della prima ora, tra i vari candidati, era certamente lui; ma nel frattempo si era renzizzato anche Stefano Bonaccini, nome forte e gradito ai vertici locali, e il segretario nazionale non aveva nessuna voglia di sporcarsi di sangue in una battaglia all’arma bianca, rischiando tra l’altro di perderla.
La Liguria sembrerebbe raccontare una storia diversa, con la candidata di Renzi vincitrice sulla minoranza Pd, ma anche lì c’è qualche sfumatura tra il bianco e il nero. Basti pensare a Federico Berruti, sindaco di Savona, attivo sostenitore di parecchie Leopolde e Big Bang in tempi non sospetti: avrebbe voluto candidarsi anche lui, e aveva già preparato un programma di rottamazione totale, ma è stato a sua volta rottamato dai renziani della seconda ora, finendo poi per sostenere Cofferati. Negli anni in cui Berruti andava alla Leopolda,  Raffaella Paita – vincitrice delle consultazioni e attuale candidata del Centrosinistra alle Regionali – era dall’altra parte; ora i ruoli sembrano essersi invertiti, ammesso che la categoria del renzismo voglia ancora dire qualcosa negli equilibri interni al Pd.
Quello che è certo, e che le primarie in varie Regioni stanno dimostrando, è che il voto nazionale e il voto locale sono due sport diversi: in un unico caso (la vittoria di Nardella a Firenze, che quasi non fa testo) l’attuale presidente del Consiglio riesce a gestirli entrambi con successo, ma in tutti gli altri – se si impegnasse in prima persona – rischierebbe di prendere schiaffi. E così, con molta intelligenza e un po’ di cinismo, si limita a controllare: chiunque vinca, l’importante è non andare incontro a un risultato potenzialmente leggibile come una sconfitta personale.
Da un certo punto di vista, è come se il Pd fosse un partito federale, in cui la prima regola è non pestarsi i piedi: il livello nazionale guarda al voto d’opinione, quello locale al voto strutturato; la convivenza è possibile perché nessuno dei nomi forti sul territorio fa la guerra aperta a Renzi, e il segretario a sua volta si tiene alla larga dalle questioni locali. Ma certe volte – come nel caso De Luca, a legge Severino vigente – è difficile tracciare un confine netto, e il rischio di incartamento può essere altissimo. A meno che, sotto sotto, non si faccia il tifo per Caldoro: alcuni esponenti del Pd campano, del resto, non hanno già dichiarato di preferire il candidato del Centrodestra all’ex sindaco di Salerno?

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

Did you like this? Share it:

Tags: , , , , , , , , ,

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Paged comment generated by AJAX Comment Page
IMPORTANTE! Prima di pubblicare il commento, devi mostrare le tue abilità matematiche e risolvere la difficilissima operazione qui sotto (è una precauzione anti-spam, abbi pazienza). Poi spingi il pulsante "submit".

Quanto fa 12 + 2 ?
Please leave these two fields as-is: