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Il 6 aprile dello scorso anno, in piena campagna elettorale per le Europee, Renato Brunetta era una furia: l’Italicum, trasmesso al Senato a metà marzo, giaceva da tre settimane nei cassetti della Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama. Tre settimane, non tre mesi. Ma il capogruppo di Forza Italia alla Camera definiva già “insabbiata” la legge elettorale, e accusava Matteo Renzi di essere ostaggio della minoranza del partito. Analoga preoccupazione veniva manifestata per le sorti della riforma costituzionale: Palazzo Chigi aveva approvato il disegno di legge lunedì 31 marzo, e 6 giorni dopo non era stato ancora presentato al Senato.

Se c’era qualcuno che aveva fretta, insomma, quello era proprio il partito di Berlusconi. Che non a caso, con regolarità quotidiana, ricordava quanto fossero determinanti i propri voti: teneva il conto dei dissidenti nel Pd, ne registrava le dichiarazioni, faceva notare che senza l’apporto dei deputati forzisti l’Italicum non avrebbe mai avuto il via libera di Montecitorio. “Per chiarezza, per verità  storica, per trasparenza – chiosava l’ex ministro – vediamo chi bara. Voglio proprio vedere la loro riforma del Senato senza Forza Italia, voglio proprio vedere il via libera definitivo all’Italicum senza i nostri voti, già decisivi per l’approvazione della legge elettorale alla Camera”.
A forza di esprimere un desiderio, però, c’è il rischio che si realizzi davvero. E quello di Brunetta, un anno dopo, potrebbe prendere corpo: un pacchetto di riforme istituzionali approvato senza i voti di Forza Italia, sostituiti da parlamentari di varia provenienza. Peccato che, nel frattempo, i berlusconiani abbiano cambiato idea: da ieri, con le dimissioni di Sisto da relatore, sono ufficialmente all’opposizione. E faranno di tutto – ancora Brunetta, testuale, dieci mesi dopo le precedenti dichiarazioni – per rallentare questo percorso verso il disastro”. In nome della tattica? Macché: “in nome di una scelta morale di convinzione e responsabilità politica”.
A guardarla da fuori, la vicenda sembrerebbe comica. Ci sono due partiti – i più grandi dei rispettivi schieramenti, a meno che il sorpasso della Lega a Forza Italia non si stabilizzi – che si sono accordati su un testo scritto a quattro mani: così su misura per se stessi, in alcuni punti, da far insorgere anche Alfano, che a fatica (tra l’altro solo al Senato, dove i numeri di Renzi sono più a rischio) è riuscito a far cambiare qualche dettaglio dell’Italicum. Per questo accordo, Pd e Forza Italia hanno litigato con tutti: il Pd a sinistra, Forza Italia a destra, entrambi al centro. Ma oggi – dopo, cioè, che Renzi ha fatto eleggere Mattarella senza coinvolgere pubblicamente Berlusconi nella scelta – salta tutto, e quelle riforme che prima si facevano “con sacrificio, nel nome dell’Italia” diventano improvvisamente una schifezza, una iattura.
Intendiamoci, non è solo una questione di Forza Italia. Perché il discorso opposto vale per quei parlamentari che, fino a ieri, definivano l’Italicum e la riforma del Senato due passi verso l’autoritarismo, e che nelle prossime settimane probabilmente li voteranno convinti: ora che Berlusconi non le condivide più, infatti, le riforme figlie del Nazareno sono diventate buone e giuste. Avranno qualcosa in cambio? Può darsi. Ma l’impressione è che lo farebbero lo stesso, perché politicamente oggi conviene. Per motivi di tattica, appunto, che sempre più nel panorama italiano stanno sostituendo il merito delle questioni. E che, sia chiaro, muovono spesso anche le mosse del Pd.
Hanno capito in pochi, tra gli stessi parlamentari democratici, quale sia il ruolo di Alfano nel futuro prossimo: un giorno passa per matto, il giorno dopo viene convocato a Palazzo Chigi per appurare che i problemi interni al suo partito non siano irrisolvibili. E in pochi escluderebbero che, soprattutto al Senato, il governo possa tenersi in piedi grazie a un manipolo di neo-Responsabili: nella scorsa legislatura li chiamavano i Disponibili, ora no perché non fa più ridere. Attenzione, però, perché “di tattica si muore”: così, almeno, disse Renzi a D’Alema nel 2011, quando faceva un altro mestiere.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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Un commento to “Di tattica si muore”

  1. standard&rich scrive:

    No no,di tattica si vive e si fa carriera.L’esistenza politica di Renzi ne è la conferma.Quando rinascero’,nelle prossime incarnazioni chiedero’a mamma(che poi sara’la mia ex nipote)di poter fare il politologo,o il quirinalista.Intanto faccio il cittadino,e guardo sgomento le mosse di questo figuro.Renzi non sa che cazzo sia l’etica,come dimostrero’,e dunque che titoli ha per fare riforme storiche?Mi pungerebbe vaghezza,se posso,di dire che le riforme riguardando TUTTI I CITTADINI,devono essere varate in accordo tra TUTTI i partiti.Renzi ne ha fatto uno strumento di unita’ interna del Regime.Durera’ un amen,visto che il PD è spaccato in modo irreversibile tra i burattini della turboFinanza,e coloro che si ricordano di essere stati un partito comunista.Se è vero che capire qualcosa è capire qualcuno,che si capisce del brutale rifiuto di andar incontro ai pensionati allargando ad essi i famosi 80 EUro?Che sta obbedendo a BRuxellino,dove gli anziani sono considerati un fardello,assieme ai malati,e dove l’infame serie di vincoli(FISCAL COMPACT,3%,60% DEFICIT PIL)sarve ad abbattere lo Stato Sociale,ovvero ad accrescre la mortalita’ tra quella pretora di scocciatori che sono gli anziani.Renzi,che non vuole rotture di coglioni,ha immediatamente e cinicamente,con quella punta di volgare assenza di diplomazia che lo contraddistingue,deciso in un amen che non si parla,di aumento di pensioni.Punto e basta.Il Nostro sta anche facendo un’altra cosa:sta lentamente accrescendo le accise sui carburanti,nonostante il petrolio stia sempre attorno ai 50$.Ha perfino aumentato le tasse sui trucioli o pallets.Il messaggio che manda a tutti è quello di un pompiere che dovunque noti il minimo focolaio di speranza,qual’è quello costituito da un calo dei prezzi,interviene come di fronte al piu’grave dei pericoli.E cosi’,fingndo di riformare,guida cinicamente l’affondamento del Titanic,ed inventa statistiche che annunciano la ripresa dell’Italia,laddove trattasi piu’ che altro di una elice combinazione astrale.R

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