charlie hebdo religioni satira limiti

A Manfredonia, sede di un Carnevale in grande stile, i fatti di Parigi non sono passati inosservati. E così, dice il sito della manifestazione, l’agenzia per il Turismo “indice, in memoria delle vittime di cotanto atto terroristico, la prima edizione del concorso denominato Premio Carnevale in Satira: Je Suis Charlie”. Basta mandare una vignetta satirica in formato A4 a tema carnevalesco, ma attenzione: il punto 1 del regolamento precisa che “non saranno accettate vignette che offendano il decoro pubblico e la religione”. Un premio dedicato a Charlie Hebdo, insomma, che Charlie Hebdo non potrebbe mai vincere perché non passerebbe nemmeno le selezioni.

In rete ci si diverte, con sarcasmo e indignazione, commentando che questa è l’Italia. E denunciando l’ipocrisia di chi pensa di ingabbiare la satira nel politicamente corretto, e spiegando che non si può fare il selfie con la matita per difendere la libertà di espressione ma poi chiedere agli umoristi, pochi giorni dopo, di scherzare coi fanti lasciando stare i santi. Il caso specifico fa piuttosto ridere, e per un po’ si è pensato che fosse la trovata di qualche buontempone. Il dibattito, invece, resta aperto e il confine sottile: anche nei Paesi occidentali, infatti, alcuni paletti li fissa la legge e altri la cultura.
In Italia, ad esempio, i giudici si sono più volte pronunciati e il quadro è abbastanza chiaro: alla satira – ricorda ad esempio la Cassazione nel 2007, quando condanna Giorgio Forattini per una vignetta di 9 anni prima contro l’allora procuratore capo di Palermo, Giancarlo Caselli – è inapplicabile il metro della correttezza dell’espressione, ma non il limite della continenza; al pari di ogni altra manifestazione del pensiero, non può infrangere il rispetto dei valori fondamentali della persona. Con maglie più larghe rispetto all’informazione, naturalmente, perché alla satira non è chiesto il requisito della veridicità; ma non senza regole, appunto, perché l’ordinamento giuridico cerca di trovare un bilanciamento quando sono in gioco più beni. Il sentimento religioso è tra questi e dunque la Corte Costituzionale, nel 1988, esclude dalla tutela dell’articolo 21 “la contumelia, lo scherno, l’offesa, per dir così, fine a sé stessa, che costituisce ad un tempo ingiuria al credente e oltraggio ai valori etici di cui si sostanzia ed alimenta il fenomeno religioso”.
Ma sono forse i paletti della cultura quelli più problematici, perché qui i confini sono ancora più labili. E così, mentre Charlie Hebdo viene assurto a simbolo del martirio per la libertà d’espressione, in Francia il comico Dieudonné viene addirittura incarcerato con l’accusa di aver difeso i terroristi. La prima reazione è in bianco e nero: di qui la satira, di lì l’antisemitismo e il razzismo. Poi, ripescando alcune copertine storiche di Charlie Hebdo e leggendo la lettera del comico al ministro dell’Interno francese, diventa un problema di sfumature di grigio, e proprio ieri su Repubblica Adriano Sofri coglieva il punto: il vittimismo dell’odioso Dieudonné e i suoi toni disgustosi rimangono, ma mentre “la differenza fra una questione di gusto o di morale e un reato sembra abbastanza netta”, in realtà “non è così, e il limite si fa sfuggente ed esposto alle convenienze”.
C’è in effetti dell’altro, dietro alla mobilitazione generale per Charlie, che non sia la difesa tout court della libertà d’espressione. In Francia c’è il desiderio di riscoprirsi comunità attorno ai propri valori fondanti, e la laicità è certamente uno dei collanti dello Stato repubblicano. Nei governi europei – al netto delle gomitate tra i vari leader, denunciate da Renzi stesso, per non perdere la photo opportunity – c’è la presa di coscienza di aver fatto troppo poco, finora, per costruire un soggetto politico vero, capace di tener testa agli Stati Uniti, alla Cina o alla stessa India, tanto per citare la risoluzione di ieri a Strasburgo sui marò. Tra la gente comune, infine, c’è un po’ di tutto: c’è chi ha comprato Charlie Hebdo per convinzione e chi – come quelli che cercano l’Osservatore Romano dopo l’elezione del Papa, o la Gazzetta dello Sport dopo aver vinto i Mondiali – solo per conservare in casa un pezzo di storia; chi darebbe davvero la vita per la libertà di espressione e chi, come molti altri, è uno strenuo difensore della satira solo fino a quando non ne diventa il bersaglio.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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2 commenti to “Scherza coi fanti”

  1. cicero tertio scrive:

    Per me la satira deve essere senza confini, però riconosco opportuno rispettare certi sentimenti tra cui quelli religiosi di molti altri che ne fanno una questione di principio perchè sono privi di humor. Per essere sincero non ho mai capito quella frase del Vangelo “beati i poveri di spirito perchè loro sarà il regno dei cieli”, significa che quindi chi è spiritoso è precluso da quel luogo? Bah pazienza, dicono che all’inferno ci sia più “vita”.
    Intanto dobbiamo conviverci assieme pro-tempore in questo condominio sferico che gira attorno al sistema solare e che fa parte di un universo immenso in cui pare siamo soli.
    Brutto affare.

  2. standard &rich scrive:

    C’è un bel po’ di carne al fuoco,in questo post sarubbiano.C’è Dieudonnè razzista ed antisemita,per esempio.Che Dieudonnè,che io non ho mai letto nè mai leggero’,sia razzista mi pare strano,visto che è africano.D’altra parte che gli Ebrei siano una razza lo sostiene solo un blogger ebreo che scrive ogni tanto sull’ECONOMIST:e lo fa per affermare che gli Ebrei sono una razza superiore.In effetti,che gli Ebrei siano una razza è totalmente falso:si tratta di merda nazista.E’ tuttavia possibile distinguere un Ebreo da un non Ebreo tramite l’analisi del DNA.Ma con la stessa analisi è possibile distinguere un nordeuropeo da un sudeuropeo,pur essendo entrambi appartenenti alla razza cosidetta “caucasica”.
    Quanto alla satira,molto bene che sia vietata:cosi’ si eviteranno vignette sull’olocausto,oltre che sull’Islam e sul Cattolicesimo.Giusto?O satira,diffamazione,ed insulti come quelli di Crozza ai cattolici,sul canale sionista LA7,sono un monopolio di qualcuno riconoscibile dalla Kippah,e dai suoi burattini?
    Quanto all'”oggetto politico vero”,ed il “riscoprirsi comunita'” dei francesi,se questo significa ricominciare con la favola della “Grandeur”come ha fatto un falso professore e vero provocatore e mentitore su RAI1,durante la ripresa che ha coperto il corteo,allora non ci siamo.Se l’alternativa “agli Stati Uniti ed alla Cina” consiste nell’ obbedire al gollismo,ed all’establishment bancario sionista che ne costituisce la colonna portante,meglio dare un’occhiata alla Storia:per verificare che gli Stati Uniti ci hanno liberati dal nazismo,difesi dal comunismo,ricostruiti col Piano Marshall:e tuttora si impegnano piu’ di chiunque altro nella difesa dell’Occidente dal terrorismo.Versando sangue e soldi,non balle scioviniste.Se Hollande,mandando al largo della Siria la portaerei DEGAULLE,(che notoriamente soffre di problemi di galleggiamento per un errore di progetto),facendola scortare da un sommergibile nucleare(ormai superati,la nuova generazione è costituita dai supersottomarini diesel elettrici,e perfino noi italiani ne abbiamo un paio),se come dicevo Hollande crede tutto questo,ed in piu’che la guerra all’ISIS si faccia coi sommergibili,allora questa barzellette le racconti ai gonzi del corteo.Molti dei quali,secondo qualche sondaggio,alle prossime elezioni voteranno per la LE PEN.Allora si che l’Europa scoprira’ l'”alternativa”.A Sionismo e Massoneria,ovvero alla delinquenza finanziaria ed ai progetti di colonizzazione del neonazismo merkeliano.Che è quel che ci serve,prima che sia troppo tardi.Altro che America e Cina.

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