patto del nazareno renzi berlusconi

Due colpetti in tema di giustizia, un punto che al centrodestra fa sempre male, e il Pd fa capire in poche ore chi, nel patto del Nazareno e nell’alleanza di governo, sta tenendo il coltello dalla parte del manico. Il primo è l’accordo su Alessio Zaccaria, candidato Cinquestelle al Csm, ricambiato dal sostegno a Silvana Sciarra, nome in quota Pd dopo il passo indietro forzato di Violante: l’unica casella da riempire, a questo punto, resta quella berlusconiana, e non è un caso. Il secondo – grazie ai voti grillini – è lo strappo con Ncd sulla responsabilità civile dei magistrati, nella commissione Giustizia del Senato: formalmente tutto chiarito al telefono tra Renzi e Sacconi, in pratica non ci vuole molto a capire che il salvataggio di Alfano da parte del Pd non sarà gratis, in termini di equilibri politici nella maggioranza.

Alla base del Partito democratico, anche a quella che ha votato Renzi alle ultime primarie, gli accordi con il centrodestra non andranno mai giù. Nei circoli, quale che sia l’orientamento delle tessere, Berlusconi resta innominabile e Alfano – per quanto ufficialmente autonomo, e leader di un altro partito – è ancora percepito come il suo delfino: il no alla mozione di sfiducia al ministro dell’Interno è stato un rospo pesante da ingoiare, e i paragoni con il caso Shalabayeva, quando l’allora sindaco di Firenze accusava il Pd di essersi calato le braghe, hanno colorato i commenti delle ultime ore.
“Renzi è il figlio illegittimo di Berlusconi”, scherza Fiorello, ma se cominciassero a pensarlo anche gli elettori del Pd sarebbero guai. Ecco, allora, che dopo mesi di sintonia profonda il copione cambia: l’Italicum “si vota anche se Forza Italia non vuole”, e in generale – tra poco, probabilmente, toccherà ai diritti civili – si fa strada la minaccia del doppio forno, delle riforme che “si votano con chi ci sta”. L’importante è evitare la sovrapposizione con il Cavaliere, che sta facendo la fortuna degli autori di satira, e uscire un po’ dalla gabbia della realpolitik: se l’attuale segretario del Pd è arrivato a Palazzo Chigi, infatti, è stato per la capacità di vendere speranza, non certo per l’abilità di trattare con il resto del panorama politico che a Letta proprio non mancava.
Può davvero, il Pd, fare ciò che vuole? Naturalmente no, perché ci vorrebbe la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, e non è questo il caso. Ma può minacciare di farlo, e provare a tirare la corda il più possibile, se i sondaggi continuano a fotografare un panorama così favorevole: non c’è un’alternativa di centrodestra a Renzi, tanto che i suoi avversari più accreditati sembrano al momento i lepenisti di casa nostra, e lo stesso Movimento 5 Stelle viaggia su percentuali ridimensionate rispetto al 2013.
Nessuno, in realtà, ha troppa voglia di andare al voto: paradossalmente, l’unico che non ha paura è proprio Berlusconi, convinto che – in caso di precipitazione degli eventi – l’Italicum verrà abbandonato per strada e che si voterà con il vigente Consultellum, ovvero il. proporzionale a liste bloccate. Certamente Forza Italia non vincerebbe, ma con ogni probabilità sarebbe determinante nella formazione di una nuova maggioranza: roba da sogno, per un uomo che mesi fa sembrava scomparso dal panorama politico e per un partito abbastanza ai margini del dibattito attuale.
L’incognita, da qui al possibile voto, si chiama Quirinale. Perché ormai in molti, negli ambienti vicini a Napolitano, ripetono che il capo dello Stato annuncerà le proprie dimissioni nel discorso di fine anno: sarebbe dunque questo Parlamento a doverne eleggere il successore. Ecco perché, sotto sotto, a nessuno oggi conviene davvero strappare: Renzi potrà scegliere un candidato gradito, Berlusconi (e Alfano) potranno bloccarne uno sgradito. Si chiama realpolitik, dicevamo, ed è un gioco pericoloso: a volte capita di lasciarci le penne.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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Un commento to “Realpolitik”

  1. cicero tertio scrive:

    Di fronte alle solite cronache bizantine di questa classe politica inutile,anzi dannosa, mi sono stufato di ripetermi per quanto ho già in passato scritto su questo sito (ove pare sia rimasto solo io a commentatre) in merito alla distrazione di massa di cui fanno largo uso i media per distogliere l’attenzione dai reali e drammatici problemi del paese che sta precipitando a picco nella sua tenuta economica e sociale. Anche questo articolo sulle vicende della nostra politica con personaggi che non contano nulla fa parte della serie, non serve a niente.
    Mi limito a pertanto riportare queste riflessioni di Paolo Barnard (recentissimo articolo tratto dal suo sito):

    “2 giugno 1992. Sul Panfilo Britannia si tiene la riunione finale sulla distruzione della Repubblica Statalista italiana, e sulla consegna del Paese alla speculazione internazionale, alle privatizzazioni selvagge e alla soppressione della sua Sovranità costituzionale, nazionale e monetaria. L’Italia viene consegnata alla più devastante rapina della sua ricchezza da sempre, per mano delle tecnocrazie europee e del sistema bancario formale e informale. Il danno al PIL del Paese, alla disoccupazione, la spoliazione del Paese nei suoi DIRITTI, supererà (ad oggi) di almeno 12 volte il danno di corruzione e Mafie assommati, cifre della Banca d’Italia alla mano. Mario Draghi partecipa per 15 minuti alla riunione del Britannia.

    Dal 1992 a oggi due giornalisti organizzano la più massiccia e frenetica campagna mediatica di DISTRAZIONE DI MASSA della Storia Occidentale. Sono Marco Travaglio e Peter Gomez, con codazzo assortito. Si dovevano distrarre 60 milioni di italiani dalla pianificazione franco-tedesca dell’apocalisse finanziaria, economica, produttiva e democratica che i Trattati Europei da Maastricht in poi ci avrebbero portato. Travaglio e Gomez creano un fenomeno di isteria di massa, senza precedenti nel mondo, contro Silvio Berlusconi e soci e il malaffare mafioso di cui si sarebbero serviti. Grillo si associa.

    Risultato: il 50% dei fagiani italiani si schiera con i due giornalisti, che nel frattempo incassano fortune finanziarie, e un altro 50% di cefali italiani si schiera dalla parte opposta.

    Nessuno in Italia si accorge cosa intanto accade a Bruxelles, a Francoforte, in JP Morgan, Goldman Sachs, Black Rock, all’Aspen Institute, nel Bilderberg, al Bruegel, nella City di Londra e a Wall Street, al G30, all’IIF, ecc.., i nostri Veri Padroni, il Vero Potere. E come tutto ciò ci devasterà come mai dal 1948. * (si legga Il Più Grande Crimine, (sito paolobarnard.info o Andromeda Ed.)

    NESSUNO.

    Il resto è Storia, che riassumo con una frase degli economisti Jamie Galbraith, Alain Parguez, e Warren Mosler: “La distruzione di una civiltà”, l’Europa e la nostra Italia.

    Ma tutti dietro ai ladri di polli dei libri fotocopia di Travaglio, Gomez, e codazzo. Loro ci hanno incassato fortune, voi avete perso l’Italia. Congrats.

    La rottura fra Grillo, il M5S e i due sopraccitati divi crea per un istante la speranza che un grande movimento popolare italiano possa finalmente alzare lo sguardo sopra agli italici ladri di polli della ‘Casta’, e puntare le armi contro il Vero Potere che ci divora. Poi arriva Casaleggio e i grillini si squagliano al sole. Fine delle speranza. Congrats anche a voi.”

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