trascrizione matrimoni gay roma marino

Che i nodi arrivino al pettine non è una novità: stupisce, semmai, che quello dei matrimoni celebrati all’estero tra persone dello stesso sesso ci sia giunto solo ora. In Francia, tanto per dirne una, il diritto di famiglia si sta arrovellando da decenni sugli effetti del matrimonio poligamico, che in alcuni Paesi d’origine degli immigrati è ammesso, prevedendo in certi casi il riconoscimento di situazioni costituite all’estero che non sarebbero state consentite dall’ordinamento interno.

Il merito, in questi casi, è molto ma non tutto. Perché le cose accadono, e in un mondo globalizzato spesso accadono altrove, anche se non ti piacciono. E il dovere di uno Stato, per quanto possibile, è di governarle, se non vuole subirle: come un giardiniere che, in primavera, deve fare i conti anche con il polline dei boschi vicini, trasportato dal vento. Se crescono dei rovi, li tagli; se vengono su fiori bellissimi, li tieni; ma lo fai seguendo le indicazioni del padrone di casa, che in Italia si chiama – anche se non sembra – Parlamento e che continua a balbettare.
Il cortocircuito in atto tra il ministero dell’Interno e alcuni sindaci è l’esempio di come non si dovrebbe mai affrontare un tema del genere. Perché il duello fra trascrizioni in Comune e circolari al Viminale si traduce, alla fine, nell’ennesima battaglia mediatica sui simboli, che di giuridico non ha molto: trascrivere nei registri comunali non produce nuovi diritti, annullare la trascrizione non ne cancella. Mutatis mutandis, è lo schema già visto nella battaglia sui crocifissi nelle scuole: efficace per una photo opportunity o un posizionamento politico, un po’ meno per venire a capo della riflessione decennale sui rapporti tra Stato e Chiesa.
Il rischio della caricatura, insomma, è ancora una volta in agguato. E tutto può giovare tranne che risposte a favore di telecamera, da una parte e dall’altra: perché non è in atto uno scontro tra Alfano e Marino-Pisapia-Merola, né tra Stato centrale e autonomie locali, ma qualcosa di molto più trasversale che attraversa l’Italia a ogni livello. C’è differenza di vedute nel governo, tra i sindaci, persino tra i giudici (si pensi alle linee opposte del tribunale di Grosseto e della Corte d’appello di Firenze) chiamati a esprimersi sul tema. E lo stesso sarà naturalmente in Parlamento, viste le diverse opinioni degli elettori, ma questa non può essere una scusa per sfuggire al confronto: sono anni che la Corte Costituzionale chiede un intervento in materia – a giugno lo auspicò “con la massima sollecitudine” – per restringere almeno il perimetro di gioco, e per capire che cosa fare con fattispecie giuridiche impreviste fino a qualche decennio fa.
Non c’è una soluzione semplice, perché in un mondo globalizzato – fatto di Stati sovrani e di confini di carta – nasceranno sempre controversie derivanti da discipline nazionali non omogenee. E nemmeno una legge sulle unioni civili tra persone omosessuali, a meno che non venissero equiparate ai matrimoni, sarebbe esente in futuro da ricorsi, sentenze, polemiche sulle trascrizioni e battaglie mediatiche. Ma è chiaro che, una volta fissati alcuni criteri nella massima condivisione possibile, da un lato diminuirebbe lo spazio per il diritto fai-da-te e dall’altro si rimetterebbe un po’ d’ordine nei ruoli: la disobbedienza civile alle direttive del ministero dell’Interno può essere infatti una medaglia al valore nei casi in cui la democrazia è minacciata, ma stona parecchio se a praticarla sono i primi cittadini delle principali città d’Italia.
La situazione, al momento, è la seguente. Alla Camera la Commissione competente è la Giustizia, dove non è mai iniziata una discussione: sono stati presentati 8 progetti di legge in materia, ma nessuno ne ha mai chiesto la calendarizzazione e quindi non sono stati nemmeno accorpati, né si è proceduto alla nomina di un relatore. È invece al Senato che i lavori sono più avanti: 9 proposte, un testo base (il 14, primi firmatari Manconi e Corsini), una relatrice (Cirinnà), un esame degli emendamenti già avviato e un calendario che si era addormentato mesi fa (prima della pausa estiva) ma che proprio oggi pomeriggio dovrebbe riprendere, per concludere l’esame entro la prossima settimana. Se non altro, il teatrino fra sindaci e Viminale potrebbe essere servito a qualcosa.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

Did you like this? Share it:

Tags: , , , , , , , , , , ,

Un commento to “Scene da un matrimonio”

  1. cicero tertio scrive:

    Una correzione: il padrone di casa in questa materia in Italia non è mai stato il Prlamento ma il Vaticano. Ci sono volute le aperture di questo Papa intelligente ed umile che ha detto “chi sono io per giudicare?” per finalmente rompere un’ortodossia che sempre più cozzava con il cambiamento dei tempi con finalmente la presa di coscienza per l’affermazione dei diritti affettivi delle persone. Fino a Benedetto XVI la posizione era sempre quella: la difesa “della famiglia”, la famiglia tradizionale, il contenitore sigillato ermeticamente da cui non si poteva uscire e la condanna per tutte le altre forme di unione per non parlare di quelle omosessuali. I gay venivano sempre discriminati(senza andare indietro quando venivano anche perseguitati), Papa Wojtila li definiva ancora “disordinati” ora con Francesco sono stati definiti “portatori di valore”. Beh non esageriamo, di quesato passo diventeranno magari “fratelli maggiori? Poi ad Alfano verrebbe l’infarto.

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Paged comment generated by AJAX Comment Page
IMPORTANTE! Prima di pubblicare il commento, devi mostrare le tue abilità matematiche e risolvere la difficilissima operazione qui sotto (è una precauzione anti-spam, abbi pazienza). Poi spingi il pulsante "submit".

Quanto fa 9 + 15 ?
Please leave these two fields as-is: