angelino alfano

Da ministro della Giustizia, con Berlusconi presidente del Consiglio e in pieno caso Ruby, difendeva la presunzione di innocenza di un indagato anche dopo rinvii a giudizio; da ministro dell’Interno, in evidente ansia da prestazione, ha definito “efferato assassino”  un uomo che, in quel momento, doveva ancora essere sentito dal giudice per le indagini preliminari. Che Angelino Alfano sia in difficoltà, schiacciato fra lo strapotere di Matteo Renzi e le accuse quotidiane degli ex amici di Centrodestra, è sotto gli occhi di tutti. Anche degli elettori, evidentemente, che – se non fosse stato per l’alleanza con l’Udc – non gli avrebbero fatto raggiungere nemmeno il quorum per Strasburgo.

Ma se a livello parlamentare può bastare un’intesa con Casini, e nuovi gruppi comuni, per essere determinante oggi, a livello di prospettive future è tutto più complicato. Ecco allora la virata sulla sicurezza, ostentata ieri nella conferenza antidroga e il giorno prima nell’annuncio della cattura di Massimo Bossetti: un annuncio a dir poco inusuale, seguito da un imbarazzante botta e risposta con il procuratore di Bergamo e accompagnato da critiche pesanti. Prevedibile quella di Beppe Grillo, un po’ meno quella di Giulia Bongiorno, ex collega di partito nel Pdl e già presidente della Commissione Giustizia della Camera, che su Twitter si chiedeva retoricamente cosa fare “se poi, per caso, l’assassino di Yara non fosse quello che nel giro di poche ore è stato condannato dal ministro” .
Proprio l’avvocato Bongiorno – che sabato scorso era con Corrado Passera, al lancio di Italia Unica – è tra i più scettici, nel panorama politico, sull’infallibilità del DNA, che ha permesso agli inquirenti di arrivare a Bossetti. Ma in molti Paesi la banca dati è una realtà da anni, e anche l’Italia – aderendo nel 2009 al Trattato di Prum, siglato nel 2005 da Belgio, Francia, Germania, Spagna, Lussemburgo, Austria e Paesi Bassi – ha avviato il percorso per la sua istituzione. C’è un organismo a Palazzo Chigi che si occupa del tema (il Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita), c’è una sede con un laboratorio costato 16 milioni di euro e già collaudato all’interno del carcere di Rebibbia, c’è un bando di assunzione per il personale: nonostante gli spot televisivi, però, al momento la banca non funziona, perché il ministero dell’Interno (quello diretto da Alfano, appunto) non ha ancora approvato il regolamento attuativo.
Se ne parlò a lungo nella scorsa legislatura, specialmente al Senato: fu Francesco Rutelli, all’epoca presidente del Copasir, a depositare un disegno di legge molto dettagliato, poi confluito – insieme a quelli del gruppo Idv, del finiano Valditara e del pidiellino Compagna – nel testo governativo. Che restringe il prelievo forzoso “di campioni di mucosa del cavo orale” ad alcune categorie ben definite (soggetti in custodia cautelare, arrestati in flagranza, sottoposti a fermo di indiziato di delitto, condannati per delitti non colposi per i quali è consentito l’arresto facoltativo in flagranza) e comunque “nel rispetto della dignità, del decoro e della riservatezza”.
Proprio quello della privacy è il punto cruciale, sul quale la politica dovrà misurarsi: è un tema su cui anche il Garante per la protezione ai dati personali, nelle ultime settimane, ha consegnato al Viminale i propri rilievi. C’è infatti il nodo da sciogliere sulla conservazione dei dati raccolti, che spetta proprio al ministero dell’Interno: trattandosi di un tema di sicurezza nazionale, toccherà dunque ad Alfano garantire che i dati siano disponibili soltanto alle forze dell’ordine e alla magistratura. A meno che – si commenta con sarcasmo in Transatlantico – non decida di pubblicarli sui suoi profili Facebook e Twitter, come ha fatto con Yara.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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