gelmini, carfagna, fitto, cattaneo

L’immagine che gira ai piani alti di Forza Italia, dopo la sconfitta di Alessandro Cattaneo a Pavia, è quella dell’onda azzurra di Maurizio Scelli, finita dritta contro il primo scoglio. Doveva essere la nave dei giovani “che non vogliono stare più in sala di attesa”, si trasformò in una zattera che a stento condusse l’ex commissario della Croce Rossa, in solitaria, sulla riva di Montecitorio.  Nel 2005 Berlusconi si era invaghito di lui, ricordano le cronache di allora, e Scelli – portato da Gianni Letta – si trovò al tavolo buono per qualche tempo, prima di finire nell’anonimato dei peones in Parlamento per una legislatura.
Non è detto che Cattaneo, trentacinquenne fino a ieri rampante, abbia una parabola altrettanto breve. Ma di certo la sconfitta a Pavia non lo aiuta, perché viene meno l’etichetta (evidentemente un po’ posticcia) di “sindaco più amato d’Italia”, persa sul campo dopo un solo mandato nonostante la grande visibilità. Chissà, forse alla stampa serviva un alter ego di Matteo Renzi a destra, e l’immagine del rottamatore dalla faccia pulita e la risposta pronta era una tentazione troppo grande a cui resistere; in realtà, a essere precisi, rottamatore vero Cattaneo lo sarà stato per un quarto d’ora, perché poi – quando si è reso conto che Forza Italia non è scalabile come il Pd dell’anno scorso – si è volentieri acconciato al nuovo ruolo di talent scout, ritagliatogli da Berlusconi in tandem con Giovanni Toti prima che arrivasse il ciclone Fitto a scombussolare i piani.
Sia chiaro, Raffaele Fitto non somiglia a Renzi nemmeno da lontano. Ma la sfida lanciata al suo partito con la richiesta di primarie, battendo il ferro ancora caldo dell’exploit di preferenze alle Europee, è forse ancora più dissacrante di quanto apparve all’epoca quella del sindaco di Firenze, militante di una forza politica che proprio sulle primarie aveva fondato lo statuto. Forza Italia, invece, rispetto al Pd è un mondo a parte: Berlusconi è, al contempo, il suo fondatore, il suo principale finanziatore e l’esponente che nella storia ha preso più preferenze in assoluto, con un paio di zeri di vantaggio sul secondo in classifica. Ecco perché, finché c’è lui, il ricambio – per quanto fisiologico e auspicato da molti – avrà una sola strada percorribile: non contro Silvio, ma al limite insieme a lui.
D’altra parte, la storia recente dimostra che in Forza Italia – parentesi del Pdl compresa – non c’è spazio di manovra per una guerra interna: chi vuole imporsi come nuovo, in alternativa a Berlusconi, può farlo soltanto lasciando il partito e sfidando il mare da solo. Fini lo fece nel 2010, con Futuro e libertà, per poi arenarsi nelle secche del Terzo Polo e naufragare del tutto alle Politiche 2013; Alfano ci sta provando da novembre scorso, con il Nuovo Centrodestra, e alle Europee solo l’alleanza con l’Udc gli ha permesso di superare il quorum per 200 mila voti scarsi.
Questo significa che a destra non ci sia spazio per le nuove leve, a meno che non siano polli di batteria o facce telegeniche buone per qualche ospitata nei salotti? No, non è esattamente così: la realtà è un po’ più sfumata, perché anche nei gruppi parlamentari di Forza Italia non mancano trenta-quarantenni in gamba, così come nelle amministrazioni locali (dicono appartenga a questa categoria il nuovo sindaco di Perugia, Andrea Romizi, che si è fatto le ossa nel movimento giovanile del partito). Ma quando militi in una forza politica caratterizzata dalla leadership, e non dalla forma partito stessa, la scalabilità diventa un concetto piuttosto relativo, se il tuo leader ha un portafoglio personale del 15 per cento di consensi che lo seguirebbe dovunque. Ed è un problema che, paradossalmente, potrebbe riguardare a breve anche il Pd di Renzi.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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Un commento to “Lista d’attesa”

  1. cicero tertio scrive:

    Ma che noia queste cronache bizantine su comparse e figuranti dell’ultimo periodo del declino irreversibile del paese. Destra, sinistra, centro.. ? ma qualcuno ancora ci crede? tutta gente inutile e dannosa solo per gli emolumenti che percepisce, poi non è Renzi il pigliatutto che provenendo da sisnstra (si fa per dire) fa politiche di destra (si fa per dire)? I padroni di questo disgraziato paese sono altri e stanno a Bruxelles. Ma però che si parli di loro, nessuno o quasi qui sa nulla delle funzioni dittatoriali sui paesi dell’Unione Europea e dell’Eurozonadi di questi organi, in primis la Commissione Europea, gente non eletta da nessuno che è il vero nostro padrone.
    La prossima volta sarebbe più interessante leggere un bell’ articolo sulle vicende sentimentali di Dudina, la fidanzata di Dudù.
    Con l’occasione vedo che i commenti e il dibattito su questo sito si sprecano. il silenzio è assordante: Che bei tempi quando qui pullulavano i critici di Berlusconi e i ferventi sostenitori di Monti… parlo solo di due-tre anni fa: un’era geologica

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