rinvio pareggio bilancio padoan

Due anni fa, di questi tempi, il Parlamento votò la legge costituzionale che introduceva nella Carta il principio dell’equilibrio strutturale delle entrate e delle spese del bilancio. “Ce lo chiede l’Europa”, ripeteva lo slogan di allora, presto trasformatosi in una caricatura e oggi astutamente ribaltato dal Pd – che di quella maggioranza faceva parte – nei manifesti della campagna elettorale in corso. Era vero: ce lo chiedeva l’Europa, in concomitanza con l’acuirsi delle tensioni sui debiti sovrani dell’eurozona. Ma in modo molto più ragionevole di quanto una diffusa propaganda raccontasse in quel periodo, come la giornata di ieri ha dimostrato: il governo ha chiesto un differimento del pareggio di bilancio, il Parlamento glielo ha accordato, Bruxelles non ci ha espulso per direttissima dall’Unione né lo farà.

Fine del pareggio di bilancio, allora? No, perché il pareggio vero e proprio, in senso meramente contabile, non c’è mai stato. Né le manovre obbligatorie da 40 o 50 miliardi l’anno, ripetute anche ieri in Aula come un mantra da Lega e Cinquestelle. La norma parlava infatti di equilibrio strutturale tenendo conto del ciclo economico, prevedendo alcune uscite di sicurezza in presenza di circostanze eccezionali: circostanze che Padoan ha evocato, parlando del pagamento dei debiti alle aziende da parte della pubblica amministrazione, e che permettono dunque di rinviare l’obiettivo intermedio al 2016. Sul piano economico, insomma, la vicenda è molto più lineare di quanto la si racconti: le oscillazioni maggiori, invece, sono sul piano politico, perché molto è cambiato dagli accordi europei ad oggi.
Nel 2011, quando vennero approvati i primi provvedimenti nel segno di un maggiore rigore, al governo c’era la coppia Berlusconi-Tremonti: in una memorabile conferenza stampa agostana, nei giorni caldi dello spread, annunciarono l’anticipo di un anno del pareggio di bilancio “per mettere un freno alla speculazione”. Poi arrivò al governo Monti, e un pezzo dell’allora Pdl si sentì deresponsabilizzato: le assenze al voto sui provvedimenti economici crescevano con l’avvicinarsi delle possibili elezioni, e una buona parte del gruppo parlamentare si schierò contro il Fiscal compact. Il rigore era divenuto improvvisamente un ostacolo, e – a Camere ormai sciolte e con la campagna elettorale avviata – Berlusconi prometteva ironicamente di  “restituire Monti alla Germania”. Con noi al governo, annunciava il leader del Centrodestra, la musica cambierà.
Al governo, dopo un giro tortuoso, c’è invece il nuovo segretario del Pd, che pure verso le politiche montiane non aveva mai espresso critiche profonde, ritenendole passi nella direzione giusta. E che all’Europa, già dai primi incontri, ha garantito il rispetto degli impegni. Ma c’è una campagna elettorale, appunto, e Renzi ha spiegato a Bruxelles che, se non si rinvia il pareggio di bilancio ora, tra un mese e mezzo l’onda anti-euro travolgerà le urne e saranno guai anche per l’Ue. Da parte sua, Forza Italia recita ora un discorso speculare: siccome a Palazzo Chigi c’è Renzi  (e i soldi recuperati dal rinvio del pareggio di bilancio verranno utilizzati da lui, e probabilmente gli garantiranno consenso elettorale), i berlusconiani si riscoprono improvvisamente rigoristi, e accusano il governo – come ha fatto ad esempio Palese ieri alla Camera – di non mantenere gli impegni presi con l’Unione europea e di aver cominciato a cedere sulla tenuta dei conti.
Neppure i Cinquestelle sfuggono all’epidemia di campagnite. Da un lato, infatti, chiedono legittimamente come mai la maggioranza abbia bocciato una loro mozione sul rinvio del pareggio di bilancio, presentata un mese fa, e ora all’improvviso cambi idea. Dall’altro, però, si rifiutano di votare una risoluzione – quella sullo slittamento, appunto – che va proprio nella direzione da loro richiesta. E lo stesso vale per i centristi, che non mancano di condire le dichiarazioni di voto con prese di distanza da “questa Europa” e dallo stesso Def. È una presa di distanza generalizzata, insomma, talvolta (come nel Pd) interna anche ai singoli partiti. D’altra parte, con milioni di voti ancora in ballo, sarebbe difficile immaginare un panorama diverso.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

Did you like this? Share it:

Tags: , , , , , , , , , , , , , ,

Un commento to “Ce lo chiedono le Europee”

  1. cicero tertio scrive:

    Il pareggio di bilancio in costituzione fu un’iniziativa tutta nostra non ce lo chiese espressamente nemmeno Crukkendand oops… l’Europa.
    Tanto zelo per poi dopo due anni essere costretti a
    chiedere di sforare… poi l’anno prossimo ci aspetterà il Fiscal Compact bovinamente allora votato quasi all’unanimità da un Parlamento distratto che non sapeva nemmeno cosa fosse. Adesso qualcuno si è accorto della cappellata fatta e vuol ridiscutere pure quello, già il clima è cambiato la gente si sta un po’ svegliando, tra poco arrivano le elzioni europee e non è improbabile che le sorprese non manchino… e non solo in Italia. Non si sentono più quegli slogan tipo “ce lo chiede l’Europa” “dobbiamo cedere sovranità”…. Già sembra passata un’era geologica da allora, dal golpe (che io qui denunciai subito, ora è uscito anche un libro di Tremonti che lo spiega) con cui si mandò a casa un governo legittimamente eletto per mettere una troika in successione per ora tutta nostra (Monti-Letta-Renzi) non eletta da nessuno sotto la regia arbitraria di Re Giorgio in attesa che poi arrivi quella europea. Perchè è quello che ci aspetterà dopo il prevedibile fallimento del nuovo Berluschino che ci vuol far credere mostrando qualche slide che sta rimettendo a posto le cose.
    A meno che dopo maggio salti finalmente l’euro e tutta la baracca .

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Paged comment generated by AJAX Comment Page
IMPORTANTE! Prima di pubblicare il commento, devi mostrare le tue abilità matematiche e risolvere la difficilissima operazione qui sotto (è una precauzione anti-spam, abbi pazienza). Poi spingi il pulsante "submit".

Quanto fa 10 + 8 ?
Please leave these two fields as-is: