renzi padoan def

Dopo gli annunci, arrivano i numeri. Che pure non sono quelli definitivi, va detto, perché il Documento di economia e finanza è appunto un documento, poco più di una manifestazione d’intenti messa nero su bianco, ma non una legge: prima che diventi tale sarà cambiato chissà quante volte, e in quanti punti, come e più di un normalissimo decreto. Con una differenza sostanziale, però: che il decreto produce effetti normativi dal momento in cui il governo lo approva, mentre il Def è un piano soggetto a ripetuti aggiustamenti, a rischio estremo – per dirla alla Berlusconi – di uscire cammello da Palazzo Chigi e arrivare a destinazione elefante.

Tanto più quando, come in questo caso, c’è una campagna elettorale di mezzo: la battuta di Galletti in Consiglio dei ministri (“Se Padoan non fosse un economista, penserei che le cifre siano vere”) dà l’idea di quanto volatili siano i numeri, nonostante le rassicurazioni di Matteo Renzi sull’estrema prudenza e l’aderenza alla realtà da parte del governo. Ma resta comunque l’itinerario tracciato, che conferma – anche nelle cifre – il profilo post-ideologico dell’esecutivo attuale, non facilmente collocabile sull’asse tradizionale destra-sinistra perché in un solo provvedimento riuscirebbe ad occupare contemporaneamente più di una posizione.
Non c’è il pugno battuto sul tavolo dell’Europa, e rimane la previsione del 2,6 per cento di rapporto tra deficit e Pil, ma anche questo era facilmente prevedibile: nel suo primo giro delle capitali, a inizio mandato, Renzi non ha chiesto ma promesso; veniva dopo due presidenti del Consiglio piuttosto stimati in ambito europeo, come Mario Monti ed Enrico Letta, e la sua prima necessità era quella di mostrarsi affidabile. Nessuno scatto in avanti unilaterale, insomma, almeno per ora: quello che si potrà eventualmente negoziare sul fiscal compact si vedrà più avanti, dopo aver mostrato a Bruxelles la propria appartenenza al club dei governi di buona volontà.
Entrare nel dettaglio delle coperture è prematuro, finché non sarà chiaro il piano di Cottarelli (“Anche un po’ troppo severo”, lo ha definito Renzi, che lo ha addolcito del 25 per cento) sulla spending review. Finora i tagli più imponenti – che non saranno lineari, ed è già una buona notizia – si fanno precedere da quelli più notiziabili: le auto blu messe all’asta su eBay a poche migliaia di euro (di cui lo stesso segretario del Pd aveva ammesso la componente demagogica, nell’ultima direzione del partito), gli stipendi dei manager pubblici con il tetto del Quirinale, le indennità dei consiglieri provinciali risparmiate con l’ultima riforma, l’abolizione del Cnel e così via. Ma tutto – dagli 80 euro nella busta paga dei lavoratori dipendenti all’aumento della tassazione sull’operazione Bankitalia, che rende ragione in ritardo ad alcune obiezioni di Fratelli d’Italia, Lega e Cinquestelle – sembra comunque andare in una direzione se non altro comprensibile dall’opinione pubblica, contribuendo a dare l’idea di una riduzione della distanza tra politica e resto del mondo.
Restano naturalmente molte incognite, perché bisognerà poi vedere i numeri definitivi, e con loro anche l’iter parlamentare dei singoli provvedimenti. L’unica certezza è che saranno incognite destinate a restare, se non a crescere, negli anni che verranno, a meno che l’economia non cominci davvero a girare: da un lato, infatti, non sarà sempre aprile, e dal 2015 le coperture dovranno essere trovate per 12 mesi anziché per 9; dall’altro, i 2,2 miliardi provenienti dal gettito Iva e dalle banche hanno più l’aspetto dell’una tantum che di una riforma strutturale. In ogni caso – al netto delle scivolate da Bar dello Sport, che sembrano aver preso il posto delle barzellette berlusconiane – Renzi la racconta così bene che saprebbe vendere anche i ghiaccioli agli eschimesi, ma non c’era bisogno di un Def per scoprirlo.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

Did you like this? Share it:

Tags: , , , , , , , ,

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Paged comment generated by AJAX Comment Page
IMPORTANTE! Prima di pubblicare il commento, devi mostrare le tue abilità matematiche e risolvere la difficilissima operazione qui sotto (è una precauzione anti-spam, abbi pazienza). Poi spingi il pulsante "submit".

Quanto fa 11 + 14 ?
Please leave these two fields as-is: