casini berlusconi

Quando Renzi e Berlusconi uscirono dal Nazareno in profonda sintonia, con la bozza dell’Italicum sottobraccio, Casini rilasciò dichiarazioni al miele che in molti non capirono. Non spese una parola in difesa dei partiti di centro, destinati a uscirne con le ossa rotte, come aveva fatto invece 6 anni prima a Porcellum vigente; disse invece che l’accordo tra Pd e Forza Italia era nell’ordine delle cose, perché non si può far finta di nulla di fronte al bipolarismo del Paese, e insomma – pensò chi non lo conosce bene – la prese piuttosto sportivamente.

In realtà, come capirono subito quelli del giro stretto, aveva vinto ancora una volta il senso di Pier per la poltrona. Renzi – che forse nei contenuti non gli è neppure lontanissimo, ma che a livello di immagine rappresenta il suo opposto – non lo avrebbe mai imbarcato, lo sbarramento all’8% lo avrebbe sepolto, l’ala Mediaset del Centrodestra (Confalonieri, lo stesso Toti) lo avrebbe accolto a braccia aperte. Mario Mauro, che stava lavorando da mesi per un rientro soft in pista con la safety car di Comunione e liberazione, gli avrebbe rubato la scena e forse anche il posto, se non si fosse mosso in tempo. Alcuni pezzi di Scelta civica, ora confluiti nei Popolari per l’Italia, avrebbero potuto garantire al Centrodestra quella rappresentanza dei moderati che l’Udc sventola storicamente come bandiera. Ecco fatto, allora: si torna a casa, la Casa delle libertà, sperando magari che i consiglieri di Silvio (Francesca Pascale compresa) non convincano il padrone a chiudere la porta.
Quale che sia il destino personale di Casini, comunque, resta da capire che fine farà il contorno. E forse non lo sa nessuno, nemmeno i protagonisti della vicenda. Fino a qualche giorno fa, ad esempio, l’ex coordinatore nazionale di Scelta civica, Andrea Olivero, ora passato nel gruppo Per l’Italia, rilasciava interviste sulla necessità di una forza alternativa, definendo “archeologica” l’operazione Forza Italia e auspicando un posizionamento di Alfano autonomo da Berlusconi. Certamente berlusconiani non sono – “i popolari sono nati per chiudere con il berlusconismo, non per resuscitarlo”, twittava ieri la deputata Milena Santerini – i parlamentari provenienti dalla Comunità di Sant’Egidio, che per la loro storia personale tutto potrebbero digerire tranne un’alleanza con la Lega. Ma non li entusiasma neppure l’ipotesi Renzi – gradita invece ai superstiti di Scelta civica, che stanno costruendo sponde per fare l’ala destra della squadra di sinistra – e lo sbarramento alto, d’altra parte, rende piuttosto velleitaria la prospettiva terzista, al di là dell’ottimismo di facciata durante la discussione generale alla Camera sulla nuova legge elettorale.
La reazione di queste ore, negli ambienti centristi, è abbastanza stizzita: a Repubblica – dicono in molti – Casini ha parlato a titolo personale e non a nome del gruppo. Il che è certamente vero, ma da un lato non considera che in diversi lo seguiranno, e dall’altro non sposta di una virgola il problema: si può ancora sventolare, di fronte all’intesa sull’Italicum che ammazza i partiti medi non coalizzati con quelli grandi, la bandiera del terzo polo? O non bisogna invece prendere atto – come fa il navigato Casini, gran conoscitore dei venti – che ormai il terzo polo non è più quello della moderazione, ma quello del grillismo? Quando nel 2008 l’Udc sopravvisse al Porcellum, tenendo alto lo scudocrociato, i primi a gridare al miracolo furono proprio i sopravvissuti; ma siccome sopravvivere a due naufragi è roba da Guinness dei primati, prevarrà probabilmente la soluzione del liberi tutti, con Pierferdinando – ancora una volta – capace di aprire il paracadute al momento giusto.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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Un commento to “Il professionista”

  1. cicero tertio scrive:

    Bei tempi quando Berlusconi carpendo la buona fede degli italioti si accreditava come l’industriale competente venuto a salvare l’Italia e sprezzante liquidava come “teatrino della politica” le gesta della classe relativa. E Casini che si mise all’opposizione di Berlusconi rivendicando la sua superiorità morale diceva che “gli italiani non sono in vendita”, che il Cavaliere vuole solo “alleati servili” e che ha governato pensando “solo ai suoi interessi”: Poi si invaghì di Monti gridando a squarciagola che “aveva salvato l’Italia mentre la distruggeva e la mandava in recessione. Entrambi sostennero il governo di quello sciagurato personaggio impostoci dai poteri forti finanziari con l’avallo del Colle che con zelo lo fece pure arbitrariamente senatore a vita.
    Con queste credenziali andrebbero solo mandati fuori a calci ed invece dobbiamo ancora leggere dei loro edificanti inciuci per salvarsi a vicenda mentre il paese reale affonda ed ha problemi insormontabili davanti a sè di cui a loro non importa nulla per come l’hanno ridotto insieme da tutta questa classe politica parassita che non molla la poltrona.
    Ora questi inutili personaggi per salvarsi reciprocamente

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