giuramento ministri letta

Bisognerebbe almeno chiamare le cose con il proprio nome, perché una sfiducia individuale al singolo ministro e un rimpasto di governo sono due cose diverse. Bisognerebbe, soprattutto, applicare la stessa misura per tutti, e non variarla a seconda del peso politico di questo o quel membro dell’esecutivo. Ma così non è, o almeno finora non è stato, e lo stesso Letta che spingeva Josefa Idem alle dimissioni per un’Imu non pagata si è trovato a mettere la faccia su situazioni molto meno difendibili, in nome della ragion di Stato. O meglio, di coalizione: il Pd – dice la battuta più ricorrente del 2013 a Montecitorio – fa il lupo con i ministri propri e l’agnello con quelli degli altri.

L’unico vero caso politico di questi ultimi mesi, separabile dalle vicende personali, è quello kazako. Qualcuno – soprattutto a destra – aggiungerebbe volentieri anche i marò, tirando in ballo Emma Bonino, ma in realtà si tratta di una situazione ereditata dal governo precedente e comunque piuttosto complessa da risolvere anche se alla Farnesina ci fosse il segretario generale dell’Onu. Sulla deportazione di Shalabayeva e figlia, invece, il quadro è chiarissimo: anzi, gli ultimi sviluppi non fanno che peggiorare la situazione di Alfano, aumentando i sospetti che abbia addirittura mentito al Parlamento. Ma anche le valutazioni oggettive diventano un’opinione, quando è in ballo il destino di chi ha tenuto in piedi il governo strappando da Berlusconi: il numero due del governo, nonché leader del Nuovo Centrodestra, gode evidentemente di un’immunità diplomatica che ad altri finora è stata negata.
Anche sul caso Ligresti il governo ha rischiato di ballare, ma a favore della ministra Cancellieri ha giocato la tempistica: il dibattito è giunto in Aula poche ore dopo le primarie del Pd, e Renzi non se l’è sentita di iniziare con uno strappo del genere prima ancora di mettere piede al Nazareno. Se fosse accaduto oggi, per dire, l’esito sarebbe stato molto più incerto: da un lato, l’atteggiamento più aggressivo del Pd; dall’altro, la crescente insoddisfazione degli stessi centristi, che guardano ai propri ministri e non capiscono più chi sia in quota di chi. Dopo la scissione, ad esempio, Scelta Civica ha cominciato ad alzare la voce contro Mauro, che con l’avvicinamento a Casini è diventato un doppione di D’Alia; la stessa Cancellieri viene considerata in quota Udc-Napolitano, e così i montiani hanno detto testualmente – durante l’ultima fiducia alla Camera, quella sul travagliato Salva-Roma – di sentirsi svincolati dall’approvare provvedimenti alla cui stesura in Consiglio dei ministri non hanno potuto partecipare.
È in questo quadro che si inserisce ora la vicenda di Nunzia Di Girolamo e delle sue parole sull’Asl di Benevento. Che sono innanzitutto un problema di stile – con l’attenuante di essere state pronunciate in un luogo privato e per giunta dentro casa – ma che mettono in imbarazzo la titolare dell’Agricoltura e il suo partito. Dietro c’è un’operazione politica, si capisce, legata alla contesa tra Forza Italia e Nuovo Centrodestra sull’eredità del Pdl campano; ma se il peso di NCD oggi fosse uguale a quello di due mesi fa, e se il ministro coinvolto fosse Alfano, probabilmente si risolverebbe tutto a tarallucci e vino.
Nel frattempo, invece, sono cambiate diverse cose. Innanzitutto, è diventata un caso la sovrarappresentazione del Nuovo Centrodestra: sia numericamente (un ministro ogni 12 parlamentari) che politicamente (dopo le primarie nel Pd), conta troppo rispetto alla sua consistenza reale. Poi, ci sono varie pressioni da parte degli altri alleati di governo – oltre alla citata Scelta civica, hanno cominciato a lamentarsi pure i socialisti – per avere una rappresentanza a Palazzo Chigi. Infine, come le dimissioni di Fassina dimostrano, ci sono le questioni interne al Pd: Letta ha bisogno di coinvolgere maggiormente Renzi, di lasciargli le mani meno libere, e per questo è probabile che in alcuni ministeri di peso vadano a finire nomi graditi al leader democratico. Ma tutto questo si chiama rimpasto, appunto: la sfiducia è un’altra cosa.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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