2013 politica

No, decisamente il 2013 non è stato un grande anno per la politica italiana. È iniziato con un governo dimissionario e con una campagna elettorale di due mesi, che ha portato al peggior risultato possibile: nessun vincitore, Paese spaccato in tre fazioni, tentativi andati a vuoto di creare un governo, incapacità di trovare un accordo in Parlamento sul nuovo presidente della Repubblica e bis di Napolitano, che a sua volta ha condizionato la propria permanenza alla formazione di un governo di larghe intese.

Sembrava si potesse finalmente iniziare a pensare ai problemi dell’Italia, e invece no: la condanna di Berlusconi e la successiva decadenza da parlamentare hanno spazzato via anche le larghe intese, restringendole a una maggioranza che oggi si regge in piedi con difficoltà e che non ha ancora lasciato il segno. I partiti che sostenevano il governo Letta si sono spaccati (Pdl, Scelta civica) oppure hanno subito un terremoto interno (Pd, con l’elezione di Renzi); le uniche a sopravvivere sono state le opposizioni (Cinquestelle, SEL, Lega, Fratelli d’Italia), che nell’anno appena trascorso hanno avuto buon gioco a denunciare immobilismo ed errori. Neppure da parte loro, però, c’è stato un contributo serio e costruttivo: l’impressione è che per comodità e convenienza elettorale si sia preferito giocare allo sfascismo, al “muoia Sansone”, alla delegittimazione dell’avversario e alla sua demonizzazione.
È l’Italia di sempre, insomma, anche se magari sono cambiati alcuni attori e se una nuova generazione sembra ormai sul punto di rubare la scena a quella precedente: è come se alla politica, capace solo di replicare vecchi schemi, mancasse davvero un’anima. In tutto questo, la presenza cristiana non pare aver offerto un contributo rilevante al miglioramento del clima: in Parlamento non mancano donne e uomini cristianamente impegnati, ma al di là della testimonianza personale non riescono ad incidere molto. E così i poveri, i deboli, le famiglie sono ancora una volta ai margini del panorama legislativo: le poche volte in cui il dibattito si accende, e nel 2013 molto meno del solito, è soltanto su questioni di bioetica o di morale sessuale.
Da osservatore esterno, dopo quasi 5 anni trascorsi a Montecitorio, auguro ai protagonisti della politica italiana un 2014 scomodo: scomodo come quegli auguri di Natale che scriveva don Tonino Bello, pregando “gli angeli che annunciano la pace” di portare guerra alla “sonnolenta tranquillità” di molti. Ai cittadini e agli elettori, invece, auguro di non perdere mai la speranza e la fiducia nell’impegno al servizio della società: è il disimpegno diffuso, semmai, il miglior alleato di chi non vuole cambiare nulla.

[Ho scritto questa riflessione per il sito Papaboys.org, ma spero possa interessare anche i non credenti. Buon anno a tutti, con l’augurio che le opinioni diverse non diventino mai un alibi per non dialogare e non provare insieme a migliorare le cose.]

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Un commento to “Tutto qui?”

  1. maurizio scrive:

    è il primo gennaio, sto ascoltando la meravigliosa, straordinaria dolcissima versione di new york city serenade che bruce springsteen ha regalato al suo pubblico a roma, nel 2013… tutto questo, oggi, forse tende a farmi sopravvalutare gli aspetti positivi della realtà, e del mondo. Forse per questo, mi viene da pensare – e da scrivere – che non condivido il parere di Sarubbi, quando dice: “decisamente il 2013 non è stato un grande anno per la politica italiana”; mi chiedo: secondo Sarubbi, quale è stato un grande anno per la politica italiana? Mi piacerebbe saperlo. Avere da lui una pietra di paragone. Forse potrei capire meglio le sue parole di oggi.
    Da parte mia, io – quasi cinquant’anni, psicologo, votante M5S nel febbraio 2013, dopo vent’anni di voto a sinistra (è vero, però, il primo voto fu ai radicali… forse è vero che il primo amore non si scorda mai), penso che il 2013 sia stato un grande anno, un anno importante.
    Nel sistema politico italiano è entrato qualcosa di nuovo. Ha – volenti o nolenti – costretto tutti gli altri a tenerne conto. Il modo migliore per verificare l’effetto M5S, è nel voto delle primarie PD: l’Italia di Bersani, che aveva detto no a Renzi, dopo 12 mesi diventa l’Italia di Renzi. Così. In un anno.
    Cambiare pagina. Cambiare pagina. Vogliamo tutti cambiare pagina. Cambiare pagina. E’ diventata una ossessione. Incontenibile. Saranno possibili altre, ennesime operazioni di facciata, trasformismi italioti in grado di addormentare anche questa ondata popolare che chiede di voltare pagina? Non credo. Forse sono troppo ottimista, ma non credo. Questa volta non riusciranno.
    Forse sono troppo parziale, ma devo confessare che non mi interessano niente, ma proprio niente, i microchip, le sirene, i pino chet, gli scontrini… fa tutto parte di una “narrazione”-antiM5S che non mi interessa, non mi tocca. Non mi tocca perchè è disonesta: una analoga attenzione rivolta verso qualunque altro soggetto politico negli ultimi vent’anni, non è mai esistita. Sarebbe stata necessaria. Non è mai esistita. Ma è gossip, non è informazione.
    E il post contro maria novella oppo, le accuse di squadrismo, di fascismo? Non temo proprio. Io, antifascista, non temo proprio. Vedo gli eccessi, gli sbagli, posizioni che non condivido, ma non cambiano la mia posizione. Davvero esiste qualcuno che si identifica al 100per100 con le scelte e le posizioni di un unico soggetto politico? Io ne sarei preoccupato. Ma l’idea di “derive totalitarie” è solo una narrazione, è solo propaganda. Non ha nessuna base nella realtà.
    E sull’immigrazione? Sull’immigrazione Grillo è di destra? Non mi interessa. Sia quel che vuole, perchè sul punto principale, ha ragione lui: l’immigrazione per vent’anni per la destra e la sinistra è stato solo un terreno di scontro di enunciazioni, NON di scontro tra politiche diverse. Nelle prassi, rispetto all’immigrazione non c’è stata destra, o sinistra, c’è stato un unico modo, uguale per tutti: nessuno ha voluto prendersi la responsabilità di GESTIRLA CON EFFICACIA, ognuno ha solo cercato di blandire il proprio elettorato, il risultato è la vergogna dei CIE, le migliaia di morti nel mediterraneo, annotati scrupolosamente nel corso degli anni in blog non letti e non considerati neanche a sinistra.
    Ma mi sto dilungando troppo. Ho tagliato con l’accetta, ho semplificato, ma mi sto dilungando troppo.
    Scrive Sarubbi, parlando dell’opposizione: “Neppure da parte loro, però, c’è stato un contributo serio e costruttivo: l’impressione è che per comodità e convenienza elettorale si sia preferito giocare allo sfascismo”. Mi sembra una lettura frettolosa, ingiusta: tolti i primi quattro mesi di inevitabile spaesamento, confusione…. l’attività parlamentare del M5S è sicuramente un bene prezioso che il 2013 ci consegna. Davvero: è un bene prezioso, che il 2013 ci regala.
    Chiudo: il 2013 è stato, per me, rispetto al quadro politico, il miglior anno da quando seguo la politica, cioè da oltre vent’anni.
    Nel febbraio del 2103 sono uscito dalla cabina elettorale felice. Non mi capitava da una vita. Tanti anni a votare turandomi il naso, sempre di più. Poi basta. Mi colpì molto, scoprire la felicità con cui uscivo dalla cabina elettorale. E oggi, rimango contento del mio voto. La dinamica che si è avviata nel febbraio 2013 è chiara: c’è un fattore di cambiamento, FORTISSIMO, e c’è tutto un mondo che vuole respingerlo, contenerlo, deviarlo, addormentarlo. Ma si è messo in moto qualcosa, che sta costringendo tutti a cambiare (perfino il discorso di Napolitano, ieri sera: anche lui, è stato costretto a tirare fuori il meglio, per essere all’altezza). Il cambiamento è in corso.
    Auguro a Sarubbi, che seguo con continuità con #opencamera, un ottimo 2014, e a tutte e tutti noi, auguro, riprendendo Sarubbi, di non perdere mai la speranza del cambiamento, e la fiducia nell’impegno al servizio della società. Buon 2014.

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