monti scelta civica

Che la situazione in Scelta civica fosse irrecuperabile si è capito ieri all’ora di pranzo, quando il deputato catanese Andrea Vecchio, di area montezemoliana, ha fatto saltare la nomina del suo capogruppo Lorenzo Dellai, di area popolare, a presidente della Commissione Antimafia. Era l’ennesima tappa di una guerra interna che serpeggiava ormai da mesi, che gli eventi delle ultimissime ore – come la cacciata del senatore Luigi Marino, troppo filogovernativo per Monti e invitato espressamente ieri mattina a lasciare il gruppo per entrare nell’Udc – avevano fatto precipitare e che il documento degli undici senatori legati al ministro Mauro ha concluso una volta per tutte con una pietra tombale sul progetto.

Non sono soltanto i senatori firmatari, ma anche una discreta parte dei deputati, a prendere le distanze dal Professore. Che non ha avuto nemmeno bisogno di leggere il documento, peraltro piuttosto blando, per capire che si trattasse di una “mozione di sfiducia” nei suoi confronti. E per questo si è dimesso, lasciando al proprio destino una creatura nata con molte speranze, rimasta in piedi dopo una campagna elettorale condotta al limite dell’autolesionismo e mai davvero sbocciata come avrebbe potuto.
I meno montiani di Scelta civica avevano sempre rimproverato all’ex presidente del Consiglio di parlare troppo a ruota libera, dettando la linea senza mai aver consultato il resto del partito; di pensare più alla propria sistemazione europea che al futuro del progetto; di avere scelto i ministri (Moavero, Dassù, Cancellieri, Mauro) praticamente da solo, dando qualche contentino alle varie anime (Italia Futura, Udc, la stessa Comunità di Sant’Egidio) per non averle contro. Nelle ultime settimane, poi, gli hanno pure contestato di non aver compreso l’occasione, costituita dalla vittoria della Merkel in Germania e dall’alzata di testa delle colombe berlusconiane, per ricostruire un centrodestra “credibile e popolare”.
Ma un centrodestra “credibile e popolare”, in realtà, non è mai stato il progetto del Professore, che altrimenti – come del resto ha detto al Senato nell’ultima dichiarazione di fiducia al governo Letta – avrebbe accettato l’offerta berlusconiana di guidare la coalizione dei cosiddetti moderati alle scorse Politiche. Monti si è sempre visto, invece, come un collante tra una parte del Pd e una del Pdl, tra Letta ed Alfano, sperando di giocare un ruolo fondamentale anche in futuro. Invece sono accadute due cose: da un lato, Letta e Alfano si sono trovati dalla stessa parte senza aver bisogno di nessun ponte tra le due sponde; dall’altro, la tanto auspicata faglia nel Pd non sembra all’ordine del giorno nemmeno con la vittoria di Renzi, che nella corsa al congresso difende il bipolarismo e guarda a sinistra.
Era forse inevitabile, insomma, che prima o poi i nodi venissero al pettine. La rottura con l’Udc si era consumata ormai da tempo – alcuni deputati parlano già alla Camera a nome della “componente Udc all’interno del gruppo Scelta civica” – e ha visto momenti di ulteriore tensione proprio in questi giorni, con i distinguo dei liberal (lo stesso Monti, Ichino e Lanzillotta) dal decreto D’Alia sulla pubblica amministrazione, per i cedimenti sull’assorbimento dei precari. Da parte sua, sembra spaccata anche l’ala di Italia futura, divisa tra chi in Europa pensa all’alleanza con il Partito Popolare (Merloni, lo stesso Montezemolo) e chi invece sogna strade alternative (Susta, Andrea Romano). In mezzo, alcuni cattolici piuttosto spaesati: tollerati in questi mesi da una parte di Scelta civica, non vorrebbero finire ora tra le braccia di Berlusconi, né si sentono di Centrodestra, ma non hanno la forza di mettere in piedi un progetto alternativo.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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Un commento to “C’era una volta”

  1. cicero tertio scrive:

    E’ da un po di tempo che non mi interesso più del suo blog dato che per me era diventata una perdita di tempo, anche se il mio tempo possa valere poco. Non intervengo nel merito di questo post per commentare tutti i rivoltanti bizantitismi descritti tra questi rivoltanti personaggi inutili e pletorici intenti solo a fare i loro interessi e la cui lettura mi rivolta pure lo stomaco per quanto sono distanti con i loro intrallazzi dai veri problemi del paese che si sono nel frattempo solo drammaticamente aggravati a causa della loro ignavia ma principalmente a causa dell’opera criminale di Mario Monti nello smontare l’economia del Paese con le sue politiche VOLUTAMENTE recessive. Mi ricordo che lei si definiva filo-montiano. E’ ancora di quest’opinione dopo l’economicidio che il senatore a vita ha perpetrato ? Od ha ora finalmente capito che quello che io subito scrivevo, definendo un colpo di stato la sua surroga impostaci con un agguato della finanza speculativa dei poteri Forti tramite lo spread artatamente fatto schizzare in alto era veritiero? un governo democraticamente eletto (non che tifavo per esso) era stato fatto saltare per imporci un alieno loro cameriere con l’aggravante di una inusitata quanto immeritata ed inconsueta nomina a senatore a vita da parte di un presidente della repubblica che aveva esorbitato alla grande dalle sue prerogative.
    Ed ora saltano fuori le prove della sua criminale opera demolitoria per sua stessa ammissione :
    si veda e si legga quanto descitto in questo link :

    http://www.byoblu.com/post/201.....terna.aspx

    Con l’aggravarsi di questa crisi chi ha pagato di più sono le classi medio-basse, proprio quelle che il PD dovrebbe difendere: 6 milioni di disoccupati e 5 di poveri estremi, ogni giorno chiudono circa 50 aziende, si concentri su queste cifre, basta con le cronache cialtronesche di personaggi inutili come quella qui sopra riportata. Grazie.

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